La “pace fiscale” e la fine della cittadinanza: è tornata la finanza creativa

di Alessandro Volpi Negli ultimi tempi sembra essere tornata di moda la finanza creativa. A differenza di quanto avveniva in passato però, le attuali proposte di più o meno credibili interventi sui conti dello Stato hanno a che fare quasi esclusivamente con tasse e imposte. La recente ipotesi di finanziare la riduzione del carico fiscale, […]

Immigrazione e sicurezza: cosa prevede il decreto Salvini

di Annalisa Camilli

Il 24 settembre il consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità il cosiddetto decreto Salvini su immigrazione e sicurezza. Il decreto si compone di tre titoli: il primo si occupa di riforma del diritto d’asilo e della cittadinanza, il secondo di sicurezza pubblica, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata; e l’ultimo di amministrazione e gestione dei beni sequestrati e confiscati alla mafia.

Nei giorni precedenti all’approvazione si erano diffuse delle voci su possibili dissidi tra i due partiti di maggioranza, Lega e Movimento 5 stelle, ma il ministro dell’interno Matteo Salvini durante la conferenza stampa a palazzo Chigi ha voluto sottolineare che i cinquestelle hanno approvato senza riserve il suo progetto di riforma.

All’inizio i decreti avrebbero dovuto essere due: il primo sull’immigrazione e il secondo sulla sicurezza e sui beni confiscati alle mafie, poi nel corso dell’ultima settimana sono state fatte delle “limature” e i due decreti sono stati accorpati in un unico provvedimento. Il decreto dovrà ora essere inviato al presidente della repubblica Sergio Mattarella che a sua volta deve autorizzare che la norma sia presentata alle camere. Ecco in sintesi cosa prevede.
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L’appello di docenti ed educatori: sì allo ius soli e allo ius culturae

Noi insegnanti guardiamo negli occhi tutti i giorni gli oltre 800.000 bambini e ragazzi figli di immigrati che, pur frequentando le scuole con i compagni italiani, non sono cittadini come loro. Se nati qui, dovranno attendere fino a 18 anni senza nemmeno avere la certezza di diventarci, se arrivati qui da piccoli (e sono poco meno della metà) non avranno attualmente la possibilità di godere di uguali diritti nel nostro paese.

Ci troviamo così nella condizione paradossale di doverli educare alla «cittadinanza e costituzione», seguendo le Indicazioni nazionali per il curricolo – che sono legge dello stato – sapendo bene che molti di loro non avranno né cittadinanza né diritto di voto. Questo stato di cose è intollerabile. Come si può pretendere di educare alle regole della democrazia e della convivenza studenti che sono e saranno discriminati per provenienza?

Per coerenza, dovremmo esentarli dalle attività che riguardano l’educazione alla cittadinanza, che è argomento trasversale, obbligatorio, e riguarda in modo diretto o indiretto tutte le discipline e le competenze che siamo chiamati a costruire con loro. Per queste ragioni proponiamo che noi insegnanti ed educatori martedì 3 ottobre ci si appunti sul vestito un nastrino tricolore, per indicare la nostra volontà a considerare fin d’ora tutti i bambini e ragazzi che frequentano le nostre scuole cittadini italiani a tutti gli effetti.
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Ius soli: la prevedibile convergenza dei Cinquestelle con la Lega

di Eva Garau

A poche ore dall’arrivo in Senato della riforma sulla cittadinanza le prime pagine dei quotidiani nazionali somigliano più a un bollettino medico che alla cronaca politica. Inevitabile, considerata la zuffa andata in scena tra i banchi dell’aula tra spintoni, corse in infermeria e cerotti, attori principali i rappresentanti della Lega Nord. Ma ad alimentare la polemica è soprattutto la posizione del Movimento 5 Stelle, un’astensione che, di fatto, è un voto contrario senza l’effetto collaterale di una parziale perdita di consenso tra gli italianissimi iscritti (tra i requisiti per il tesseramento, infatti, la cittadinanza italiana è indispensabile).

Il punto di vista del M5S sullo ius soli e, in generale sull’immigrazione, non deve sorprendere. Se è vero che l’abolizione del reato di clandestinità è stata proposta nel 2013 da due senatori pentastellati, Maurizio Cioffi e Andrea Buccarella, e poi passata grazie ai voti del PD (332 favorevoli, 124 contrari) già allora Grillo si era espresso sul blog. Il post firmato con Casaleggio sottolineava la distanza del movimento da un’iniziativa personale e “non autorizzata” di due “dottor Stranamore fuori controllo”.

Non si era fatto mistero, allora, del fatto che se inserita nel manifesto programmatico del movimento un’apertura del genere avrebbe avuto conseguenze drammatiche in termini elettorali, dal momento che ancora l’umore della base non si era manifestato in maniera chiara. L’abolizione del reato di clandestinità non è stato accompagnato da un discorso politico che ne mettesse in evidenza il significato.
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La democrazia diretta e i suoi strumenti, pro e contro

di Roberto Puglisi

Quali sono i pro e i contro della democrazia diretta? E quali caratteristiche hanno i paesi che più la utilizzano? Per “spacchettare” senza danni un tema specifico dalla delega generale data agli eletti servono cittadini istruiti e stabilità politica.

Il ruolo dei referendum

Il referendum su Brexit e quello sulla riforma costituzionale Boschi-Renzi hanno riportato con forza l’attenzione del pubblico sugli strumenti di democrazia diretta, anche se ci si è più che altro concentrati sulla (scarsa) capacità da parte dei sondaggisti di prevedere quale posizione avrebbe vinto poi. Nel panorama politico italiano a ciò si aggiunge l’apprezzamento da parte del Movimento 5 Stelle per queste forme di decisione politica che scavalcano la tradizionale rappresentanza parlamentare.

Invece di focalizzarsi sugli esiti di referendum specifici – e sulla loro prevedibilità – vorrei formulare qualche riflessione su due questioni più generali. La prima è di carattere teorico: quali sono i benefici e costi di forme di democrazia diretta all’interno di democrazie largamente basate sul principio rappresentativo? La seconda questione è invece di stampo empirico: quali sono le caratteristiche dei paesi che utilizzano con più frequenza strumenti di democrazia diretta?

Partiamo dalla teoria: a mio parere il modo più incisivo per capire il ruolo dei referendum sta nel partire dalla constatazione che i rappresentanti dei cittadini eletti in assemblee legislative o all’esecutivo devono decidere su un numero molto ampio di argomenti, cercando possibilmente di interpretare la volontà degli elettori.
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Migranti a Ventimiglia

Diritti, ideali e uguaglianza: politica e potere che non concedono accoglienza

di Claudio Cossu

Un’ombra tenebrosa, lunga e densa di nubi malefiche incombe da qualche tempo sulla Francia e sull’Europa, nubi appartenenti a un eterno passato, quasi provenienti dagli inferi, nubi avviluppate a tradizioni arcaiche ed autoritarie, fatte di paure ed ansie nei confronti di ogni innovazione e aperture mentali. Timori ed angosce ancorati a miti quali onore e obbedienza, fedeltà, autoritarismi e culto della personalità, mentre si rallegrano le oligarchie finanziarie e i “salotti buoni” dei ricchi poteri delle multinazionali e dei gruppi monopolistici finanziari.

Poteri senza limiti, che sovrastano ormai la politica e l’economia spicciola europea. Desideri compulsivi di respingere e reprimere gli oppositori, i diritti e gli ideali dell’eguaglianza e dell’accoglienza si aggirano come avvoltoi. Si mascherano nell’ombra di Pètain e degli inquisitori di Dreyfuss, di Salan e dei propugnatori dell’Algeria francese, serva e colonizzata, dei paras torturatori, ombra che cerca di abbattersi su tutti i devoti della religione islamica, senza distinzione di sorta, dei miseri abitanti le “banlieu”.

Dimenticando che non tutti gli islamici sono terroristi e ancora spira gelido il vento di Vichy generato dalla paura degli attentati terroristici e dai politici quali Marine Le Pen, nonchè da tutti coloro che strumentalizzano, senza scrupoli, questo senso di smarrimento e di panico per il flusso di gente straniera in fuga dalle guerre e dalla fame patite in terre lontane.
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Cittadinanza referendaria per fermare la controriforma

Costituzione - Foto di Emilius da Atlantide
Costituzione - Foto di Emilius da Atlantide
di Nadia Urbinati

Cominciamo dall’articolo 138 della Costituzione. Cominciamo con lo svelare alcuni trucchi retorici usati ai danni dei cittadini da parte dei promotori e sostenitori di questa modifica della Carta. L’articolo 138 porta il titolo, Revisione della Costituzione – Leggi costituzionali. Questo il testo:

“Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.”

Primo punto
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Migranti a Ventimiglia

Migranti: l’Italia sarei io

di Sergio Bontempelli

Garantire la cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori immigrati. Impedire che giovani venuti al mondo nel nostro Paese, cresciuti accanto a noi e con noi, siano considerati stranieri, magari da espellere se non hanno il permesso di soggiorno. Era questa la sfida lanciata dalla campagna L’Italia sono anch’io, concretizzatasi in due proposte di legge di iniziativa popolare, a loro volta sostenute da 100 mila firme raccolte ai gazebo e ai banchetti sparsi in tutta la penisola.

Sono passati tre anni da quando la campagna ha portato al Parlamento i testi che aveva elaborato. Adesso, finalmente, il 29 luglio è stata depositata, in Commissione Affari Costituzionali della Camera, una proposta di legge di riforma della cittadinanza, prima firmataria la parlamentare Pd Marilena Fabbri. Le novità ci sono e sono sostanziali [qui il testo, confrontato con le norme attuali], anche se si registra un evidente passo indietro rispetto a L’Italia sono anch’io. Vediamo meglio.

Riformare la cittadinanza: la posta in gioco dei minori

Prima di entrare nel merito, vediamo quali sono i nodi che una riforma della cittadinanza deve, o dovrebbe, affrontare. La prima questione – la più sentita – riguarda appunto i bambini nati in Italia da genitori immigrati. Con la normativa attuale, questi ragazzi restano stranieri fino alla maggiore età: poi, compiuti i diciotto anni, possono chiedere la cittadinanza, ma devono dimostrare la residenza legale ininterrotta dalla nascita.
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Lavori che gli italiani non fanno più

di Stefano Galieni

Ce ne sono parecchi, e uno di questi è andare a votare. Il 31 maggio, come è noto, ci sono state le elezioni in varie regioni italiane. Il denominatore comune della tornata è stato il tasso di astensionismo decisamente alto: quasi il 50 per cento. In contemporanea però, fuori dai seggi, si è svolta un’altra consultazione, che si rivolgeva ai quasi 5 milioni di immigrati regolarmente presenti nel nostro Paese: gente che lavora, paga le tasse, contribuisce significativamente alla tenuta del nostro sofferente welfare e del nostro Pil, ma non ha diritto al voto.

Cinque milioni sono tanti, corrispondono alla popolazione media di una regione. E, infatti, l’iniziativa è stata a ragione “intitolata”la Regione che non vota. A concepirla e portarla avanti le stesse organizzazioni e associazioni che, nel 2010, avevano lanciato la campagna L’Italia sono anch’io. In alcuni capoluoghi di Regione o in città dove l’incidenza della popolazione straniera è più rilevante, gli attivisti hanno installato dei seggi, muniti di schede elettorali fac simile. Nonostante le difficoltà organizzative (budget risicatissimo per la comunicazione e disponibilità limitata dei seggi) il risultato è stato molto interessante.

A Prato in piazza Mercatale, in sole 3 ore sono stati registrati 80 votanti, una percentuale decisamente superiore a quella degli autoctoni. A Napoli, presso la sede provinciale delle Acli, in via del Fiumicello, dalle 14 alle 20, sono state 243 le persone che hanno partecipato alle elezioni. Quattro seggi aperti, con orari differenti, a Bari, per un totale di 1695 votanti.
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L’addio ignorato a Robert Castel, il sociologo francese che scrisse di questione sociale, salari e diritti

Robert Casteldi Maurizio Bergamaschi

Non è forse casuale che i più importanti giornali italiani non abbiano dato notizia della morte del sociologo francese Robert Castel (tranne la felice eccezione del Manifesto che gli ha riservato un’intera pagina giovedì 14 marzo). Riservato e composto, sempre pronto a sottrarsi ai riflettori mediatici, intimamente “antiaccademico”, Robert Castel mostrava nei confronti dei suoi interlocutori una straordinaria capacità di ascolto e disponibilità al confronto.

Al termine dei suoi seminari settimanali all’Ecole des hautes études en sciences sociales (EHESS), lo potevi incontrare nel bistrot accanto dove la discussione con i suoi studenti continuava per ore davanti a una birra. Sebbene non abbia costruito intorno a sé una propria “scuola”, a differenza di altri suoi colleghi francesi, rimane il suo contributo intellettuale alla “storia del presente”. L’esigenza di problematizzare le questioni contemporanee in una prospettiva storica, che caratterizza tutta la sua produzione scientifica, fin dai primi lavori sulla psichiatria e la psicanalisi, è riconoscibile anche nel libro per il quale ha iniziato a lavorare a partire dai primi anni Ottanta e pubblicato nel 1995, “Le metamorfosi della questione sociale”.
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