Le mani della finanza sulle città

di Paolo Berdini Per comprendere la devastazione che il neoliberismo ha causato alla vita delle città, dobbiamo ritornare agli inizi dell’offensiva culturale che ha progressivamente abolito ogni regola di trasformazione urbana. Tutti gli strumenti urbanistici delle grandi città a partire dagli anni Novanta (varianti parziali comprese) si sono fondati sul motore della rendita urbana, aumentando […]

Indagini su una morte che non interessa a nessuno

di Giuseppe Rizzo

“È facile dare regole generali. Ma i dettagli?”.
Il buonuomo Lenin, Curzio Malaparte

Una mattina di inizio agosto il tribunale di Roma è accecato da una luce rovente. Alle nove ci sono già 34 gradi e i dieci ettari della città giudiziaria sono deserti. Lungo le scale in cemento grezzo della palazzina C, un addetto alla pulizia incrocia un poliziotto e gli chiede come stanno andando le indagini sul fatto che sembra tormentare i pochi rimasti. “Si sa niente del crollo nell’ufficio scansioni?”. “Stiamo facendo i turni per risolvere il caso”, risponde il poliziotto.

Nei corridoi lastricati di granito grigio e illuminati da luci al neon il ronzio di ventilatori e condizionatori ha sostituito quello delle fotocopiatrici. Sulle porte degli uffici si leggono messaggi che avvisano che i pubblici ministeri sono in ferie. Quella di Attilio Pisani è socchiusa, il sostituto procuratore lavora ancora una settimana prima delle vacanze. Laureato nel 1980, ha cominciato a fare il magistrato nel 1983. È un tipo sbrigativo. “Avrà sentito del crollo”, dice. Colpa dei temporali estivi? “No, aria condizionata. L’acqua dei condizionatori ha allagato un controsoffitto ed è venuto giù tutto”.

Tra i sette-otto fascicoli di cui si occupa ogni giorno, ce n’è uno che non interessa a nessuno e che lui stesso ricorda poco, tanto da pensare di averne chiesto l’archiviazione. L’aprile scorso sembrava trattarsi di un omicidio, ma dopo un primo parere del medico legale, Pisani aveva fatto scarcerare tre sospetti e pensava che la storia si sarebbe chiusa presto.
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Roma e la strategia dei rami sporgenti: analisi del primo anno di governo dei 5 stelle

Virginia Raggi

di Sandro Medici

Come successe con Marino e, prima di lui, anche con Alemanno, il consenso ricevuto da Virginia Raggi va molto al di là dell’adesione politica o del riconoscersi in un programma elettorale: contiene soprattutto una speranza. La speranza che questa nuova amministrazione possa risollevare Roma dalle sue dolenti pene. Che poi il movimento cinquestelle riesca davvero a schiodare questa città afflitta ed esanime, è ancora da vedere; anzi, i risultati di questo primo anno di governo non appaiono particolarmente incoraggianti, come evidenziano sondaggi in verità un tantino sospetti. E del resto un po’ tutti se ne stanno rendendo conto, anche tra gli stessi elettori della Raggi. Ma quell’aspettativa non sembra tuttavia appannarsi. Malgrado un cammino pericolante e incertezze d’ogni genere, nonostante pasticci, capricci, dispetti e ripetute turbolenze, a prevalere in città è tuttora un diffuso sentimento di indulgenza politica.

Nessuno poteva ragionevolmente pensare che con l’avvento delle cinque stelle, gli innumerevoli problemi di Roma si sarebbero d’incanto risolti. Ma solo per stabilizzare l’intelaiatura politico-amministrativa c’è voluto un anno intero, peraltro ancora non del tutto. E durante questo prolungato assestamento, il ponte di comando del Campidoglio è stato tempestato da conflitti, crisi, dimissioni, contorsioni, avvicendamenti, ripensamenti, nomine incaute e revoche precipitose, forse congiure e di certo raggiri, oltreché da denunce, esposti, sentenze e inchieste ancora in corso.

La sindaca Raggi ha barcollato a più riprese, coinvolta anche direttamente tra avventatezze istituzionali e trame politiche. Si è perfino profilato il suo addio. Ma è riuscita a sopravvivere, provata ma tenacemente convinta ad andare avanti, soprattutto dopo aver ricevuto il sostegno, inizialmente sofferto ma alla fine risoluto, di Beppe Grillo in persona. E ora, superati inciampi e squilibri, con un assetto relativamente consolidato, si potrà forse comprendere meglio l’azione politica della giunta romana, la sua impronta culturale, i suoi intenti e i suoi metodi, le strategie, le pratiche, gli strumenti. Cosa che finora è apparsa sfuggente e contraddittoria, e per lo più manchevole.
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