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Matera 2019: primo, liquidare le “sottoculture” sudiste qui e in tutto il sud

di Michele Fumagallo

Prima di addentrarci nel “caso Matera”, analizzando pezzo per pezzo le sue strutture culturali e l’impatto che quest’anno di “capitale europea della cultura” può avere anche sugli altri impianti del vivere civile (la cultura non è mai separata dal resto) e prima di vedere cosa fanno quelli che per me (questa rubrica è un piccolo diario di un comunista) sono i due soggetti forti del cambiamento egualitario, cioè il mondo del lavoro dipendente e sfruttato e il mondo femminile, proseguiamo il nostro cammino prendendola un po’ alla larga.

Nella precedente puntata abbiamo parlato dell’imprescindibile (nuova) autonomia municipale se si vuole costruire, a Matera e altrove, la “nuova” (e democratica) Europa. Oggi dedichiamo questo spazio al sudismo (con annesso neo borbonismo), la micidiale sottocultura che ha imperversato al Sud negli ultimi decenni e che è la causa culturale “locale” dell’emarginazione meridionale.

Noi non dovremmo più discutere, se non in sede storica, dell’Unità d’Italia. Ma, complice la Lega Nord di tempo fa, oggi tramutata in Lega nazionale ancor più insidiosa perché cerca di far passare dalla finestra ciò che non le è riuscito a far passare dalla porta (una secessione di fatto), la problematica del Meridione è precipitata in un cul di sacco. La risposta alle scelte politiche ed economiche dei governi nazionali, sovente indirizzati da interessi della parte più sviluppata del paese, è stata una riscoperta dei peggiori istinti conservatori delle popolazioni meridionali.

Matera: un inizio tra musica, bande e istituzioni, ma curiosamente “dimesso” nella diretta Rai

di Michele Fumagallo

Noi non ci soffermiamo troppo né amiamo le cerimonie di nessun tipo. Tuttavia quella inaugurale di “Matera capitale europea della cultura 2919”, trasmessa in Rai1 sabato 19 gennaio (ore 19), è stata davvero poca cosa, non all’altezza di un evento di questo tipo già annunciato da giorni di pubblicità e, tra l’altro, in eurovisione. Si è trattato, alla fine, di uno spettacolo dimesso mentre molti si aspettavano ben altro.

Basti pensare che il tono si è innalzato solo con il discorso finale di un uomo che tutto è tranne intrattenitore televisivo, cioè il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Certo per le strade di Matera si è snodato un corteo di musicisti e quant’altro accompagnato dall’entusiasmo comprensibile dei materani e dei turisti. Ma ciò che è rimasto nel grande pubblico nazionale e oltre è la trasmissione di questo spettacolo “minore”, curioso per un avvenimento preceduto da un forte battage pubblicitario. Ma tant’è.