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Circolo di Padova: chiudiamo, basta con il nome “manifesto”. Le ragioni di una scelta

il Manifesto quotidiano comunista

il Manifesto quotidiano comunista

delle compagne e dei compagni del Circolo di Padova

Il Circolo del manifesto di Padova ha deciso di chiudere non rinnovando l’iscrizione al registro comunale delle associazioni. È stata una decisione non facile e maturata in maniera sempre più consapevole nei mesi successivi all’assemblea dei Circoli e redazione del novembre 2012. In quella occasione abbiamo avuto la certezza che da parte del gruppo che costituiva la redazione ci fosse il rifiuto, determinato dalla paura di ingerenze indebite dei lettori, di discutere qualsiasi ipotesi di uscita dalla crisi finanziaria e organizzativa del giornale che tenesse conto di soluzioni come la proprietà collettiva e un ruolo diverso e maggiormente partecipato dei lettori e dei Circoli.

L’ultimo a sostenere l’utilità politica dei Circoli per la comunità del manifesto è stato Valentino Parlato, fino al momento in cui anche lui è stato costretto a gettare la spugna. Per mesi poi la nuova cooperativa ci ha detto, negli scarni e rari comunicati, che tutto andava per il meglio, grazie alla loro bravura e dedizione. Anche l’addio di gran parte di coloro che hanno fatto nascere e vivere il giornale e ne hanno costruito l’autorevolezza, non ha scalfito le loro sicurezze. Mai un dubbio, un ripensamento, neanche un plissè! È sembrata la riedizione del nefasto motto: epurare per crescere.

Evidentemente eravamo noi che sbagliavamo, pensando che una impresa culturale e politica come il manifesto potesse vivere al meglio solo sulla base della maggior condivisione possibile tra tutti/e coloro che di quella impresa si sentono partecipi, ognuno per la parte che gli compete: redattori, collaboratori e lettori più o meno organizzati.

Associazione Il Manifesto in Rete: chi siamo e come aderire

Il manifesto in rete

di Mauro Chiodarelli, presidente dell’Associazione Il Manifesto in Rete

Dopo l’annuncio della nascita dell’associazione “Il Manifesto in Rete” di cui si trova qui lo statuto, adesso siamo diventati una realtà a cui è possibile aderire. I motivi per farlo anche adesso li trovi qui.

Per iscriversi basta compilare la scheda di adesione, che potrete spedire via mail all’indirizzo ilmanifestoinrete[at]gmail.com o consegnarla a uno dei nostri incontri, e versare dieci euro, oltre chiaramente a ogni ulteriore gradito contributo.

Manifest@ 2013: il racconta dal lato di chi ci ha lavorato

Manifest@ 2013 - Foto di Daniele Leardini

Manifest@ 2013 - Foto di Daniele Leardini

di Mauro Chiodarelli

Venerdì

Ore 14.00 – Chi deve preparare il riso freddo è bloccato in ospedale: non c’è tempo per pensarci ora, bisogna correre a Ponticelli a ritirare il menu della serata. Alla nuova Casa del Popolo è tutto pronto mi accolgono sorridenti ma non hanno tempo da perdere, devono preparare i cibi per sabato e domenica. Corro a Bologna, scarico il cibo, chiedo ad un altro compagno di comprare meloni e cocomeri e preparo il riso freddo.

Ore 18.00 – Per ora ce l’abbiamo fatta; il cibo è in frigo, l’area dibatti è allestita non ci resta che aspettare, studiando un po’ la logistica del servizio.

Ore 19.30 – La festa inizia con la musica della Jazz Norris Band. Sono arrivati anche le compagne ed i compagni per stare in cucina e servire: alcuni non li conosco.

Ore 20.00 – Arriva Natalino Balasso, lo accolgo e lo presento ai suoi commensali nonché interlocutori; Balasso c’è ma la gente dovè? Scatta l’ansia. Andiamo a tuffarci in cucina bisogna preparare. Si decidono i compiti, le strategie di preparazione dei piatti, di apparecchiatura e di tempistica del servizio e si parte con il cuore in gola per la paura del flop.

Emilia Romagna: i circoli del Manifesto chiamano, le liste civiche rispondono

Liste civiche - Foto di La Carbonara Blog

Liste civiche - Foto di La Carbonara Blog

di Giovanni Moi

Il fenomeno delle liste civiche che operano fra Modena e Bologna comincia a destare interesse anche al di fuori della loro tradizionale area di collocazione. Se n’è parlato sabato 13 luglio 2013 al Centro “G. Costa” di Bologna nell’incontro dal titolo “Cittadini attivi, dai movimenti alle liste civiche”, organizzato dal Circolo del Manifesto in Rete. Moderatore del dibattito, Sergio Caserta, con la collaborazione del giornalista Loris Campetti del Manifesto.

Si dice spesso che in provincia le novità arrivano dopo. Nel caso della nascita dei movimenti civici sembra si stia seguendo il percorso esattamente contrario. Con la zona che va da Castelfranco nel modenese fino a Crespellano nel bolognese, in cui non c’è Comune nel quale non sia presente almeno una lista o un comitato di cittadini. Tutto il contrario della città di Bologna, dove il tentativo di costituire un movimento civico autonomo, invece, segna il passo. Lo si è visto all’indomani delle dimissioni del Sindaco Delbono quando furono organizzati i “Consigli fuori dal Comune”, assemblee a cui aveva partecipato un numero sempre crescente di bolognesi. Quando però si è trattato di concretizzare questo tipo di esperienza in una forma di organizzazione politica più strutturata, “ci si è arenati per l’incapacità di staccarsi dal modello partitico tradizionale”, ha ricordato Sergio Caserta. Insomma, in questo caso, sembra proprio che possa essere la “provincia” a fare da apripista alla grande città.

Assemblea dei circoli: non per ripetere, ma per rinnovare

I circoli

I circoli

Quella che segue è l’introduzione di Valentino Parlato all’assemblea dei circoli che si è tenuta lo scorso 29 giugno a Roma.

di Valentino Parlato

Siamo precipitati (ma lentamente) in un pozzo assai profondo (non solo noi ma il mondo attuale, se Gunther Grass scrive di “Sindrome di Weimar” e se studiosi di alto livello ci dicono che è prossima l’esplosione mondiale della grande bolla speculativa). Noi, qui riuniti, subiamo la sconfitta del manifesto quotidiano comunista. Alle nostre spalle 42 anni di vita, difficile, ma di combattimento, che però negli ultimi tempi si era indebolita, fino all’allontanamento di alcuni di noi, dopo aver vanamente cercato di aprire un dibattito non solo interno sul che fare del giornale. Ora siamo fuori e il giornale all’agonia.

Nostro obiettivo è riportare il giornale alle originarie funzioni di sinistra autentica e adeguata alla difficile e drammatica situazione presente, della quale – ritengo io – neppure noi abbiamo piena coscienza. Questa assemblea vuole essere l’avvio della rinascita del giornale (anche acquisto della testata, però a tempo e luogo. Non con l’attuale cooperativa). Abbiamo già cominciato con la Fondazione Luigi Pintor, che ha un sito frequentato e raccoglie (ma su questo dobbiamo precisare) contribuzioni. Questo sito deve impegnarci a fondo, si deve costituire una vera redazione che lavori al sito, che lo faccia soggetto attivo di un dibattito culturale e politico. Io sono disponibile, ma non basto. Non possiamo rimanere inerti (e anche un po’ litigiosi).

Non solo. A questo punto dobbiamo impegnarci a produrre, già per ottobre, una rivista mensile o trimestrale, per sviluppare una serie di analisi dell’attuale crisi epocale che sembra destinata a travolgere la civiltà contemporanea. Una crisi assai più grave di quella del ’29, che produsse fascismi e nazismi e una guerra mondiale. I pericoli di destra ci sono: lo annunciano la dissoluzione dei partiti, i successi di Grillo, l’astensionismo. Ma quel che è più temibile (e anche noi lo sottolineamo) è la prossima esplosione dell’attuale modo (mondiale) di fare denaro con il denaro, con i derivati e quant’altro. Salteranno grandi banche. Maturerà una guerra tra gli Usa e la Cina, che attualmente è grande creditrice degli Usa. Quel che i più seri studiosi ci dicono è che tutto non sarà più come ora e che sarà molto peggio.

Il manifesto: e adesso spiegateci come riacquistare la testata

di Susanna Kuby

Vi scrivo in merito all’ultimo scambio di lettere tra il nuovo collettivo (15 giugno) e Valentino Parlato (14 giugno) come socio della manifesto Spa, società ancora in fase di liquidazione, e spero che queste righe trovino posto insieme alla risposta del 13 giugno a Norma Rangeri da parte di 18 membri della vecchia redazione si legge – purtroppo – solo sul blog de ilmanifestobologna.it).

Non entro in merito alla penosa scissione tra vecchio e nuovo collettivo del manifesto, le cui conseguenze sono molto più gravi di ogni dissidio o abbandono individuale precedente, a cui il nuovo collettivo l’accosta con inquietante superficialità. L’ennesima ripetizione di una verità “di parte” dell’attuale direzione non la rende più credibile, né spiega le cause profonde della divisione stessa.

Intervengo invece sulla fondamentale questione della proprietà del giornale, riportata all’ordine del giorno nella lettera del 15 giugno, per la quale il collettivo ora rilancia: bisogna ancora “riacquistare la testata”. Afferma di non aver mai voluto escludere i “circoli del manifesto” , ma solo impedire che “un’associazione privata di lettori” (?) diventasse proprietario del giornale. Un’ipotesi mai esistita.

Storia recente e prospettive della rete del Manifesto

Il manifesto in retedi Sergio Caserta

Il 15 maggio 2013, a Cagliari si commemorava Luigi Pintor a dieci anni dalla scomparsa con la partecipazione del sindaco della città Massimiliano Zedda, docenti universitari, storici e politologi, c’era Valentino Parlato per i fondatori, molti giornalisti della “vecchia guardia”, Sullo, Campetti, Pascucci, Maone e altri; c’erano i circoli del Manifesto della Sardegna, di Bologna, di Ravenna, di Roma e tantissime persone, compagne e compagni dell’epoca di Luigi ma anche più giovani, un pubblico numerosissimo, un convegno molto interessante che ha raccontato la figura di Pintor sotto molteplici punti di vista che ne hanno delineato tutto il valore intellettuale, letterario, politico e umano: un fine giornalista, un grande combattente e un sapiente formatore politico!

Quest’evento giunge al termine di un ciclo d’iniziative, assemblee, eventi culturali e politici che da oltre un anno si stanno tenendo in tutt’Italia, dopo l’esplosione della crisi più grave del quotidiano comunista, giunto alla liquidazione coatta amministrativa, a causa di un grave deficit economico.

In quest’anno si sono incontrati e hanno attivato una proficua collaborazione i diversi e numerosi circoli del manifesto esistenti in Italia, in alcuni casi fin dalla fondazione del giornale, cioè da più di quarant’anni; come descrivere queste realtà: forse come “detriti” di una risacca politica che la tempesta della sinistra ha lasciato al suo ritrarsi nella storia più o meno recente.

A dieci anni della scomparsa, il ricordo di Luigi Pintor e la sua eredità da portare avanti

Convegno Pintor - Foto di Vincenzo Fuschini

di Vincenzo Fuschini

L’appuntamento era a Cagliari lo scorso 15 maggio. E tema centrale è stata la memoria e l’eredità intellettuale di Luigi Pintor nel decimo anniversario della sua morte. Un appuntamento che inizia con la commemorazione ufficiale a cui è stato presente il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, presso la sala consiliare. Nonostante l’ufficialità, non sono mancati momenti di ricordo personale di quel grande giornalista comunista da parte di chi lo ha conosciuto. Inoltre, alcuni giornalisti e docenti universitari hanno ricordato il Pintor letterato e polemista, attraverso i suoi libri e i suoi articoli.

Proprietà collettiva: l’originale e le imitazioni. Una replica a Norma Rangeri

di Guido Ambrosino (Berlino), Giuliana Beltrame (Padova), Sergio Caserta, Mauro Chiodarelli (Bologna), Marco Ligas (Cagliari), Lidia Menapace (Bolzano) e Daniele Barbieri (Imola)

Cara Norma,

in un editoriale del 20 febbraio (La testata dura del manifesto) inviti “le care lettrici e i cari lettori” a prepararsi a sottoscrivere per un progetto di “proprietà collettiva” della testata, e metti in guardia dalle “imitazioni”. A noi sembra invece che proprio il tuo progetto sia un’imitazione o, peggio, ricorra all’etichetta di “proprietà collettiva” per camuffare una sostanziale privatizzazione della testata: il suo passaggio in forma esclusiva, e escludente, al gruppo che ora gestisce il giornale.

Il tuo “noi”, il soggetto collettivo che aspira a diventare padrone della testata (non “tornare” a esserlo, perché non l’ha mai posseduta prima) è la cooperativa “il nuovo manifesto”, ovvero una cerchia di 10 + x persone. Dieci erano i soci al momento della costituzione il 18 febbraio. Il loro numero potrà crescere fino a qualche decina. Certo dovrà essere sostanzialmente inferiore ai 67 soci con cui si è sciolta a dicembre la vecchia cooperativa editrice in fallimento, schiacciata dal peso di un personale sovradimensionato rispetto alle vendite. Insomma un collettivo di produttori, giornalisti e poligrafici, di qualche decina di persone.

La prima cooperativa editrice nel 1994 aveva accettato di condividere la proprietà della testata, nell’ambito della “manifesto Spa”, con più di seimila azionisti, nostri lettori-sostenitori. Rispetto alla situazione precedente, il tuo progetto restringe radicalmente l’area coinvolta nella proprietà: priva i seimila azionisti della Spa (anch’essa prossima alla liquidazione) anche della loro partecipazione di minoranza, priva di ogni influenza giornalisti e collaboratori dissidenti (o comunque “eccedenti”).

Tesseramento dell’Associazione “il manifesto in rete”: sabato la cena nella notte pre-elettorale

La notte prima delle elezioni

L’Associazione il manifesto in rete parte ufficialmente con l’apertura della sua campagna di tesseramento. In parallelo chiacchiere e tagliatelle aspettando il governo che verrà. L’appuntamento è dunque per sabato 23 febbraio 2013 alle ore 20.30 presso il centro Sociale Ricreativo Rosa Marchi, via Pietro Nenni 11. Partecipano Gabriele Polo (giornalista) e Michele Cosentini (satirista).