Matera 2019: un vero avvenimento culturale a Ruvo Del Monte

di Michele Fumagallo Non c’è alcun dubbio che, se si trattasse di una gara, Ruvo del Monte, paese della zona del Vulture (nord della Basilicata) di circa mille e cinquecento abitanti, meriterebbe il primo premio per l’iniziativa messa in campo e presentata nella giornata del 13 agosto. Il Comune ha tradotto, per la prima volta […]

Il grande balzo in avanti, magari a cavallo: Bologna e il bilancio di Biografilm

di Silvia Napoli Com’è stata questa edizione di Biografilm? Chiuse le programmazioni del Bio Parco mentre scrivo, da una manciata di giorni, come pure le ultime repliche a grande richiesta del pubblico, equamente suddivise tra cinema centrali e più periferici, possiamo a ben vedere dire che il Biografilm non è mai terminato o che comunque […]

Matera 2019: una città non all’altezza della sua “vocazione” cinematografica

di Michele Fumagallo Iniziamo a penetrare dentro i meccanismi della cultura e dell’arte a Matera affrontando le questioni nello specifico, una per una. Naturalmente non sarà una ricognizione approfondita ma solo accennata che spero sia utile però ad aprire un dibattito sul destino culturale e artistico della città. La musica, il teatro, i libri e […]

A tutto Pop: Biografilm Festival esce dagli schermi e sogna con Bologna

di Silvia Napoli Siamo giunti al cuore caldo, è il caso di dirlo, di uno dei festival più amati in città, questa festa mobile di exempla di vita, visioni, prodotti cinematografici che è il Biografilm Festival. Liberatosi, si fa per dire, perché come dice il suo deus ex machina Romeo, a Bologna si stringono accordi […]

I migliori anni delle loro vite: a Bologna il Biografilm Festival al giro di boa

di Silvia Napoli Il Biografilm, uno degli appuntamenti culturali più attesi del ricchissimo palinsesto festivaliero bolognese, torna puntuale a sancire l’inizio della bella stagione e ad invadere le strade con l’iconico rosso che veste il giovanissimo e motivato Guerrilla Staff di assistenti factotum pronti a reggere la pressione di un pubblico sempre più vasto, esigente […]

Bertolucci, gli intellettuali e la debolezza della sinistra

di Luciana Castellina

Toronto, 11 settembre 2001. Erano all’incirca le 8 del mattino e stavo consumando una frettolosa colazione in albergo prima di correre a una riunione (erano i tempi in cui ero presidente dell’Agenzia per il cinema italiano ed ero in Canada per uno dei più importanti festival/ mercato di film del mondo), quando, guardando distrattamente lo schermo sempre acceso della TV in un angolo della sala, vidi le immagini di un incidente aereo. Nelle vicinanze delle altissime torri costruite da poco a New York. Mi alzai senza dar troppo peso a quella notizia, di incidenti aerei ce ne sono tanti. Fu Bernardo Bertolucci – anche lui a Toronto per il Festival – che, poco dopo, mentre nessuno aveva ancora capito cosa era accaduto e io stavo tranquillamente raggiungendo la mia riunione, ad avvertirmi che, forse, non si trattava di un comune incidente. Era infatti accaduto l’«11/9», una svolta epocale.

Passai insieme a Bernardo e a sua moglie Claire l’intera giornata appiccicati allo schermo TV della loro stanza ascoltando e guardando per ore le notizie e le immagini in diretta che arrivavano da New York, stesso fuso orario di dove noi ci trovavamo. Se non fosse stato per lo sbigottimento e l’orrore della vicenda che ci si snocciolava dinanzi agli occhi, e soprattutto per le terribili conseguenze che quell’evento ha poi prodotto, potrei dire che quella giornata è stata per me una straordinaria esperienza. Ore e ore a discutere del mondo insieme a Bernardo, vale a dire a qualcuno che del mondo era stato un interprete lucidissimo e assai precoce. Per questo, assistere con lui allo stravolgimento che si annunciava aveva un valore particolarissimo.
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La regina delle amazzoni: essere Marina Abramovic

di Silvia Napoli

Se fu nel fatidico ’77 che Marina the Cleaner Abramovic, turbò per un’oretta o poco più gli incauti bolognesi avventuratisi tra lo Scilla e Cariddi dei corpi nudi suoi e del compagno Ulay, è tuttavia Firenze che si assicura per la curatela di Arturo Galansino, la prima esposizione dedicata ad una artista donna, udite udite, nella storia di Palazzo Strozzi, nonché sicuramente la più esaustiva personale mai tentata per un artista di stampo performativo.

Sicuramente la più grande retrospettiva italiana di una artista che per forza di cose si sovrappone senza apparenti sbavature alla donna e alla persona da un cinquantennio almeno. Palazzo Strozzi ripercorre questi anni passati cosi in fretta da un millennio all’altro attraverso un centinaio di opere di varia natura:video, fotografie, dipinti, oggetti, installazioni e, naturalmente anche le ri-performances, ovvero la riproposizione di alcune celeberrime azioni della nostra, compreso quel famoso Imponderabilia di cui sopra, che non viene oggi interrotto dalla polizia, ma viene molto fotografato e poco agito da un pubblico forse meno audace di quello dei tempi.

Le performance vengono effettuate da una trentina in tutto di giovani opportunamente formati,che si turnano, nell’arco delle mattine e dei pomeriggi della settimana con una maggior concentrazione di appuntamenti nel fine settimana. In altri casi si dà al pubblico la possibilità comunque di misurarsi con piccole azioni o giochi di pazienza. Abramovic, si legge nelle didascalie in verità molto semplici e chiare che accompagnano il percorso, desidera sempre piu misurarsi con il tema della relazione e dell’interazione, chiamando in causa spettatori-testimoni.
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Cinema migrante: cineforum 2018 della Fondazione Forense Bolognese

di Sergio Palombarini

Il tema dell’immigrazione non ha solo risvolti politici (nel senso delle dinamiche parlamentari) o di ordine pubblico (che peraltro pare essere un falso problema), ma anche artistici e culturali. In questo senso anche nel 2018, come nel nel 2017, la Fondazione Forense Bolognese e il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Bologna organizzano il Film Festival del cinema migrante, nell’ambito del più ampio e variegato progetto di formazione sui cosiddetti “diritti fragili”.

Il cineforum si avvale della direzione progettuale e artistica di Associazione Amici di Giana, con cui la Fondazione collabora, condividendo l’interesse ed il valore delle sue iniziative a favore di giovani registi provenienti dai paesi del sud e dell’est del Mondo. Viene dunque proposta una seconda rassegna tratta da una selezione dei film premiati e sostenuti dal Premio Mutti – AMM, rivolta al pubblico degli avvocati bolognesi ed alla cittadinanza in genere, con il titolo “Il cinema specchio della realtà multiforme e multicolore-riflessi di diritto”, in considerazione dei temi culturali e giuridici messi in evidenza dai film, tra cui, esemplificativamente, i diritti della persona, i diritti umani, lo ius soli, i diritti dei rifugiati, il diritto alla cittadinanza e il tema molta attuale delle cosiddette G2 (seconde generazioni).
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In morte di Ermanno Olmi: se ne va un mondo e un modo di interpretarlo

di Mario Agostinelli

Leggo meno i giornali e sempre più spesso mi infastidisce la televisione. Di conseguenza, la notizia della morte di Ermanno Olmi non mi è giunta online né metabolizzata da Wikipedia, ma attraverso il dolore già rimuginato da amici, il rincrescimento per un vuoto che non si può riempire a parole, l’apprezzamento sofferente per l’autenticità e la creatività di un uomo che sceglieva i tempi lunghi, sapeva collocarsi nella storia con le sue contraddizioni e riusciva a scrollarsi di dosso la rincorsa affannata del presente.

Come dice Tonio Dell’Olio, “non è moneta corrente che la storia contempli l’azione di registi ispirati e inventivamente geniali che hanno dato la parola agli ultimi”. E nemmeno che esalti quelli che hanno trasformato in poesia il dolore e la quotidianità senza cedere un frammento alla retorica né un granello alla verità nuda di storie solo apparentemente anonime e minori. Poveri, dialetto, terra e lavoro e poi qualche volo poetico e maestoso oltre le nostre pianure nebbiose – anch’io sono nato a Treviglio – per sognare la pace dopo la crudeltà delle guerre: un auspicio che viene sempre più rimosso, come se la pace non fosse il diritto da cui emanano e traggono senso tutti gli altri.

Il timore è che con lui se ne vada un mondo e anche un modo di interpretarlo. Provo una certa vena di pessimismo e non credo ai prodigi. Così, dietro la morte di Ermanno, vedo con rammarico una solidarietà infranta, tanti frammenti separati, ognuno dotato di ostinazione, poca sensibilità al pluralismo, perdita di meraviglia di fronte al vivente, che, anche quando muore, può invece trasferire la sua identità, la sua unicità in una eredità comune e incancellabile, se la si è potuta e voluta valorizzare a suo tempo nelle forme più aperte di comunità.
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Lo spettro di Marx torna ad aleggiare

di Sergio Caserta

Metti due ottimi film in programmazione ravvicinata e un week end post elettorale senza riunioni. Capita di vedere “Il giovane Karl Marx” di Raoul Peck, film storico di grande impatto emotivo, sugli anni giovanili del grande filosofo economista e dell’incontro con Friedrich Engels, la nascita di un sodalizio destinato a cambiare il mondo. Un film che lascia senza parole per quanto riesce a proiettarci con realismo e passione nel turbine del periodo che prelude alle grandi trasformazioni della prima rivoluzione capitalistico industriale, agli albori della nascita del movimento operaio e dell’anelito alla giustizia sociale.

Un film romantico e nello stesso tempo asciutto che inquadra in modo puntuale, attraverso la descrizione delle vite dei protagonisti e dei diversi personaggi storici in campo, la furiosa dialettica, all’interno del pensiero socialista che si andava diversificando e l’affermazione impetuosa “sturm und drang” delle idee comuniste che in modo stringente indicavano nella lotta di classe, per l’uguaglianza economica, la liberazione del mondo del lavoro e quindi dell’intera umanità dalla servitù.


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