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Un Paese strano: ci sono fatti che sembrano coincidenze e invece sono un’altra cosa

di Dario Vassallo, presidente della Fondazione Angelo Vassallo

C’era un articolo su “La Città”, “Caso Alfieri, chiesta un’ispezione. Cirielli si rivolge al Ministro della Giustizia. Accuse prescritte per i tempi lunghi”. Il caso Alfieri, con le accuse di corruzione all’ex sindaco di Agropoli andate in prescrizione quando il processo di primo grado era appena cominciato, arriva all’attenzione del ministro.

È il deputato Edmondo Cirielli a presentare al ministro della Giustizia Andrea Orlando un’interrogazione parlamentare a risposta scritta in cui chiede di valutare

“per promuovere iniziative ispettive presso il tribunale di Salerno… per reati scoperti nel 2009, ma commessi nel biennio 2007- 2008, si è arrivati alle prime udienze solo nel 2014. Il procedimento penale è quello denominato “Due Torri bis”, seconda tranche di un’inchiesta su una serie di appalti affidati dalla Provincia di Salerno fino al 2008, quando Franco Alfieri era assessore ai lavori pubblici della giunta del centro sinistra.

Era il 31 luglio 2013 quando la procura firmò l’avviso di chiusura indagini per ottanta indagati, più di 1 anno dopo, il 10 ottobre 2014, il giudice dell’udienza preliminare dispose il rinvio a giudizio di 77 imputati, con accuse che andavano dall’associazione a delinquere, al falso alla turbativa d’asta. Nei confronti di Franco alfieri (ora consigliere regionale, delegato all’agricoltura) era stata formulata una sola ipotesi di reato: corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, in forza di rivelazioni di due costruttori che lo avevano accusato di aver intascato denaro per favorirli negli appalti negli anni in cui era assessore provinciale ai lavori pubblici”.

Vivi, Pollica! Per ricordare Angelo Vassallo

Angelo Vassallo

Angelo Vassallo

di Sergio Caserta

Il prossimo 5 settembre saranno trascorsi sei anni dall’omicidio di Angelo Vassallo il “sindaco pescatore”. Sei anni ancora senza colpevoli e/o mandanti. Se si trattasse di un omicidio con altre motivazioni, per ragioni private, come pure alcune voci malignamente in paese sussurrano, sempre più flebilmente, sarebbe già stato trovato.

L’avrebbero fatto scoprire coloro (non mancano) che hanno fastidio per i riflettori sempre accesi sul Cilento, dove vorrebbero costruire un’economia a uso e consumo dell’economia mafiosa con molti colletti bianchi, affari a gogò, l’impasto in cui tra traffici illeciti e abusivismo edilizio si “lavano” grandi somme di denaro. Il Cilento di Angelo è invece un’altra cosa, un luogo in cui la tutela dell’ambiente ha creato uno spicchio di economia diversa da tutto il resto della regione e perfino del meridione.

Turismo all’insegna della qualità (tanti vip e professionisti hanno la casa qui in mezzo alle colline), aria buona, mare pulito, dieta mediterranea nell’accezione più semplice e autentica. Vassallo aveva lavorato tutta la vita per realizzare questo sogno: riuscì, poche settimane prima di essere ucciso, a far ottenere alla sua Pollica il riconoscimento dall’Unesco, di luogo patrimonio dell’umanità per la dieta mediterranea. Un fatto enorme, inaudito per la Campania, terra dei fuochi! Forse in questa contraddizione si sarebbe dovuto indagare di più, ma non è ancora troppo tardi, gli omicidi non si prescrivono.

In questi anni il nome di Angelo Vassallo ha però fatto molta strada, non è finito nel dimenticatoio come pure poteva accadere per l’inconcludenza delle indagini e per una predisposizione alla passività del popolo cilentano, poco propenso a convivere con situazioni eclatanti. Diciamo che la figura di Angelo sembra perfino sproporzionata per un luogo tanto piccolo, dove tutti più o meno si conoscono e dove il tempo è talmente lento che sembra scorrere all’indietro, Vassallo grande sindaco, ma figura ingombrante anche oggi che non c’è più.

Metti una sera a Piano Vetrale, Cilento-Salerno-Italia

Piano Vetrale

di Sergio Caserta

Carmelo Infante è un giovane cilentano tenace, da quattro anni organizza nel suo piccolo paese del Cilento, Orrio nella frazione di Piano Vetrale, un eco-rave, una festa popolare con obiettivi di tutela e sviluppo ambientale del territorio. Carmelo vive a Bologna però non c’è estate in cui non torni in Cilento per trascorrervi le vacanze, essenzialmente lavorando ‎al “Vet-Rave”. Con altri giovani compaesani, Antonio Inverso, Francesco di Matteo, Felice Infante, la collaborazione delle famiglie e la supervisione di Carmine Paolino, si danno tutti un gran da fare per realizzare al meglio l’evento.

Orrio con le sue frazioni è incastonato in una cornice verdissima nel parco del Cilento, un paese dell’interno che gode di una posizione felicissima, tutt’intorno circondato da colline (quasi montagne) che discendono verso la piana di Velia e il mare, questi borghi erano rifugio dalle scorrerie piratesche fin dai tempi dei Greci. Di fianco scorre l’antica via “del sale” che dal mare portava il prezioso elemento verso destinazioni lontane d’Europa.

Piano Vetrale, noto soprattutto per la tradizione di affreschi che adornano i muri di abitazioni e uffici, come altri gioielli in tutto il sud d’Italia corre il rischio di scomparire perché i giovani non hanno altro modo di lavorare che emigrare. Però le cose anche se lentamente possono cambiare. E così in un dibattito molto attraente si è discusso tra associazioni e organizzazioni giovanili del Sud impegnate nei loro territori a creare occasioni di sviluppo locale sfruttando le straordinarie risorse che il nostro meridione offre, molte volte nascoste come in uno scrigno di cui non si vuole trovare la chiave.

Il Cilento: la “terra dell’osso” abbandonata e lasciata morire

Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano - Foto di Irene Grassi

di Andrea D’Ambrosio, regista

Il cilento muore ogni giorno. Strade chiuse, frane, smottamenti, terremoti e alluvioni. Il mio Cilento sta naufragando come le promesse mancate di politicanti di terz’ordine che promettono l’Eden ma poi lasciano la palude. Da anni sotto scacco dei soliti potentati locali, una sorta di feudalesimo barocco che ormai è penetrato nel dna degli stessi cilentani. Le aree interne, diceva Manlio Rossi Doria, sono quelle che andrebbero maggiormente tutelate e protette, sono lo scheletro vero del Paese. Definì alcune aree interne della Campania e dell’Appennino proprio “la terra dell’osso”. La nostra “terra dell’osso” della provincia di Salerno è proprio l’area a Sud di Eboli.

Dove Cristo si è fermato, ma non è più ripartito. Dove per ottenere i propri diritti bisogna urlare in uno spazio vuoto. Dove si chiudono gli ospedali, dove si cercano di insediare discariche, dove si chiudono gli uffici postali, dove i servizi essenziali di sopravvivenza vengono barattati come patate o funghi. Dove ancora oggi, anno del signore 2014 si muore sulle strade, bagnate dal sangue di chi le percorre alla ricerca della vita e di un futuro spezzato. Così è morta Emma, giovane ambientalista che tornava da Pollica. Da un paese che pochi anni fa è stato bagnato dal sangue di un uomo perbene.

Dove c’è un parco del cilento che dovrebbe maggiormente tutelare il territorio e non essere una gabbia in cui lottare per ottenere un posto da presidente. Chi vive nei paesi interni si sente come un cittadino di serie B, lasciato solo, come se non fosse Campania, come se non fosse Italia. Ognuno è migrante nella propria terra, vivendo su un barcone come i naufraghi che dalla Libia partono per credere ancora che valga la pena di provare a vivere. Il nostro barcone è l’inedia, l’apatia in un mare di attese.