Il lato umano di un intellettuale e regista: omaggio a Gian Vittorio Baldi

Gian Vittorio Baldi
Gian Vittorio Baldi
di Nunzia Catena

Era l’estate caldissima del 1980 a Bologna, prima della bomba alla stazione, quando mi venne proposto un lavoro dalla direzione delle Cooperative Culturali E.R., che consisteva nell’andare ad intervistare alcuni personaggi che avevano un ruolo riconosciuto nel paesaggio culturale bolognese.
Tra le persone da intervistare c’era Gian Vittorio Baldi, il regista scomparso pochi giorni fa.

Gian Vittorio Baldi, per chi non ne fosse a conoscenza, è stato un produttore e regista caparbiamente indipendente, impegnato su temi sociali e politici, non a caso ha prodotto e diretto, tra decine di film e documentari, anche alcuni lavori di, e con, Pasolini. E mi fermo qui per quanto attiene la sua presentazione artistica.

Cominciai quel lavoro. Ero davvero molto giovane, molto impacciata, timida al limite dell’aggressivo, come quasi tutte le ragazze che arrivavano dal sud – allora così arretrato nella cultura femminile – in una città sconosciuta, in cui quasi tutto per me era difficile e oscuro. Sarà stato per questo che, quando entrai nello studio dell’abitazione di Gian Vittorio Baldi, anche se tutto era stato preparato dal mio ufficio per dare una certa formalità e scorrevolezza all’intervista, e lo trovai in penombra, quasi al buio, dietro una scrivania con i libri che stratificavano l’intera stanza, mi sembrò “un uomo grande e minaccioso”.
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