Matera 2019: vittoria del centro-destra alle regionali, restano la crisi e le stesse domande

di Michele Fumagallo Risultati delle elezioni regionali del 24 marzo in Basilicata: centro-destra 42,2%; centro-sinistra 33,11%; Movimento5stelle 20,32%; Basilicata Possibile 4,37%. Consiglieri eletti (20 in totale più il presidente di Regione): centro-destra 12 (6 alla Lega, 3 a Forza Italia, 1 a Fratelli d’Italia, 1 a Idea, 1 a Bardi presidente), centro-sinistra 5 (2 Comunità […]

La Sardegna accelera lo schianto del M5S

di Alessandro Canella

Dopo l’Abruzzo, i risultati del voto regionale sardo confermano la crisi del M5S, che si acuisce ancora di più. Di Maio e Conte minimizzano e rassicurano, ma c’è già chi mette in discussione la leadership del movimento. Vince il centrodestra di Solinas. Allucinante il meccanismo dello scrutinio: dopo 7 ore nemmeno il 20% dei risultati. L’analisi di Giuliano Santoro e l’intervista a Claudia Sarritzu.

L’unico dato che emerge abbastanza chiaramente tra le nubi dell’allucinante meccanismo dello spoglio delle elezioni regionali in Sardegna è il tonfo del M5S. E, ancor più che dei dati che arrivano a spizzichi e bocconi, sono le reazioni a misurare il polso di quello che appare come uno schianto della formazione guidata a livello nazionale da Luigi Di Maio.

Dopo la batosta delle elezioni abruzzesi, infatti, i pentastellati sembrano andare molto velocemente in picchiata. E i commenti del premier Giuseppe Conte, della senatrice “ribelle” Paola Nugnes e dello stesso Di Maio confermano la sensazione.

Il vicepremier pentastellato gioca in difesa con un copione che pareva già scritto. “Per la prima volta entriamo in consiglio regionale – osserva Di Maio – È inutile confrontare il dato delle elezioni regionali con quello delle politiche”.
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Lo scossone e la sveglia: la particolarità italiana e l’incompreso disagio sociale / 1

Crisi - Foto di Roberto Giannotti
Crisi - Foto di Roberto Giannotti
di Aldo Tortorella

Nuovamente, la democrazia italiana mostra di essere la più inquieta e turbolenta rispetto a quella che si ritiene la normalità dei paesi dell’Europa. La crisi economica mette in discussione ovunque le basi materiali (la fiscalità, la redistribuzione del reddito prodotto) su cui si reggono gli Stati e il compromesso sociale democratico.

Si estende, non solo nella destra americana, l’interesse per il capitalismo asiatico (cinese) senza democrazia, che fu l’ultima preoccupazione del liberale democratico Dahrendorf. Ma, dall’altra parte, riprende vigore anche l’accusa (Occupy Wall Street ne è un modesto ma significativo segnale) al capitalismo finanziario, il cui trionfo a livello planetario non ne ha spento ma esaltato le contraddizioni. In un mondo economicamente globalizzato si eclissa la sovranità degli Stati nazionali entro cui sono racchiuse le istituzioni democratiche esistenti: l’Europa detta legge ma il suo Parlamento è senza poteri reali. C’è un passaggio d’epoca per le sorti della democrazia dall’esito incerto.

In Italia, all’interno di questa realtà generale, tutto il materiale infiammabile accumulato dalla crisi economica, dalla sua ostinata negazione da parte dei governi di destra, dalle cattive politiche a essa precedenti, e dalle misure inique per porvi rimedio, è venuto concentrando la sua carica dirompente sul sistema politico. Con il risultato della esplosione di un movimento esplicitamente volto ad azzerare tutti i partiti esistenti negandone la diversità secondo il motto, non nuovo, «partiti e politici sono tutti uguali».
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