Lampedusa: “Ministro Cécile, sono Daniel e su quella barca potevo esserci anche io”

del Corriere Immigrazione

Dura poco più di un minuto. È stata fatta sull’onda del dolore e dell’indignazione, da un comitato di ragazzi che non ha nessuno alle spalle se non la propria consapevolezza e il senso di appartenenza e di responsabilità. E ci è stata affidata. «Ministro Cécile, sono Daniel, un ragazzo italiano. I miei genitori vengono dall’Eritrea e dall’Etiopia», comincia con queste parole il messaggio del comitato che non si è ancora dato un nome.

Siamo sconvolti dal dolore per quello che è accaduto a Sampieri e a Lampedusa. Quei morti non sono solo nostri, ma di tutta l’Italia e dell’Europa intera. Sappiamo quanto si sta impegnando per rendere il nostro paese, l’Italia, un posto migliore e per questo ci rivolgiamo a lei per rendere pubblico il nostro messaggio. Queste tragedie non si devono più ripetere. E per impedirlo non serve a niente metere i militari alle frontiere o fare i respingimenti. Bisogna creare le condizioni per rendere effettivo il diritto d’asilo in Italia e in Europa. Chi scappa da una guerra o si sente in pericolo non deve essere costretto ad affidarsi agli scafisti per mettersi in salvo.

Ministro Cécile, so che queste cose lei le sa, ma devono saperle anche quelli che speculano su queste tragedie. Io su quella barca non c’ero, ma se i miei genitori avessero fatto scelte diverse, ai loro tempi, avrei potuto esserci anch’io. E forse adesso sarei in fondo al mare.

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Un appello, una carovana e un festival per lo ius migrandi e la libera circolazione

Festival della libera circolazione
Festival della libera circolazione
della Rete Primo Marzo

Una carovana e un festival per rilanciare concetti che appaiono scandalosi ma discendono direttamente dai diritti umani. Due iniziative targate Primo Marzo.

Il testo dell’appello

A partire dagli anni ‘90, la gestione delle frontiere europee si è trasformata in una vera “guerra ai migranti” con costi umani, sociali ed economici enormi. Lungo le frontiere esterne dell’Unione Europea si sta consumando un eccidio: uomini, donne e bambini vengono fermati, rinchiusi, torturati e/o respinti in palese violazione di diritti fondamentali. Migliaia i morti e i dispersi tra deserto e mare, centinaia di migliaia le vite sospese in remoti campi profughi, milioni i sogni infranti anche tra coloro che sono riusciti a raggiungere una deludente terra promessa. E le organizzazioni criminali che diventano sempre più forti e potenti lucrando sul proibizionismo delle migrazioni e sulla tratta degli esseri umani.

Occorre per questo riaffermare un “diritto a migrare”: tutelare e rinforzare lo ius migrandi. Un tempo lo ius migrandi era il diritto che rivendicavano i colonizzatori per giustificare il loro andare ovunque e spadroneggiare in terre lontane. Oggi questo diritto va riscritto per un progetto di mondo più libero, equo, cosmopolita e solidale.
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Estrema destra e lo ius soli: come ci si infiltra nel dibattito politico

Destre - Foto di Corriere Immigrazione
Destre - Foto di Corriere Immigrazione
di Sergio Bontempelli

Una serranda imbrattata di vernice rossa. Un volantino con la scritta «No allo Ius Soli, ministro Kyenge dimettiti». Così si presentava la sezione Pd del quartiere Salario-Trieste, a Roma, dopo l’incursione notturna di Forza Nuova giovedì scorso. Uno spettacolo non troppo diverso da quello di altre città. A Palermo, davanti alla sede Pd del quartiere Noce, una scritta sul muro recitava «l’immigrazione uccide. No ius soli, Kyenge dimettiti». A Bari, i militanti democratici hanno trovato un piccone e vernice rosso-sangue sull’asfalto; a Pesaro, a Pescara e a Pontedera (in provincia di Pisa) una bandiera italiana insanguinata e varie scritte, contro lo “ius soli” e il ministro dell’Integrazione.

Raid notturni, simboli violenti, slogan minacciosi. Così il gruppo di estrema destra cerca di inserirsi nel dibattito politico, cavalcando i sentimenti anti-immigrati e contestando la proposta di introdurre lo “ius soli” nelle norme sulla cittadinanza. L’obiettivo polemico è il Partito Democratico, accusato di voler stravolgere i fondamenti dell’identità nazionale.

C’è una strana convergenza tra le azioni intimidatorie di Forza Nuova e le polemiche contro le dichiarazioni del ministro Kyenge, cui abbiamo assistito in questi giorni. Pur con linguaggi diversi, e soprattutto con mezzi differenti, sono ormai molte le voci che identificano nello “ius soli” una proposta del Partito Democratico: dismesse le attenzioni veltroniane al tema della “sicurezza”, si dice, il Pd sarebbe tornato ad una politica “di sinistra” in materia di immigrazione. Sarà bene, allora, fare un po’ di chiarezza.
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Monumento di Affile: l’interpellanza di Kyenge, Ghizzoni e Beni contro Graziani, “criminale di guerra”

Il monumento di Affile - Foto di Corriere Immigrazione
Il monumento di Affile - Foto di Corriere Immigrazione
di Corriere Immigrazione

L’11 agosto 2012 nel comune di Affile, alta valle dell’Aniene, Parco Radimonte, in provincia di Roma, veniva inaugurato per volere del sindaco Ercole Viri (Pdl) e con stanziamento di soldi pubblici da parte della Regione Lazio per 130 mila euro, un monumento funebre, dedicato alla memoria di Rodolfo Graziani, ufficiale dell’esercito italiano nella prima guerra mondiale, conquistatore e Vicerè d’Etiopia dopo la guerra contro quel paese, quindi governatore della Libia durante la seconda guerra mondiale, nonché ministro della difesa della Repubblica Sociale italiana.

«Come si evince dalla registrazione dell’intervento di inaugurazione ad opera del Sindaco, il monumento, a 130 anni dalla nascita del generale Graziani, veniva a lui dedicato con la precisa intenzione di fare giustizia della sua memoria», si legge nell’interpellanza depositata al ministro dell’Interno e al ministro per i Beni e le attività culturali, dagli Onorevoli Pd Cécile Kyenge, Manuela Ghizzoni (già presidente della commissione cultura) e Paolo Beni (presidente Arci).

Il generale Graziani si è distinto come uno dei criminali di guerra più sanguinari del regime fascista: oltre ad essere stato uno dei primi firmatari del “Manifesto della razza” del 1938, come ricordato ripetutamente sulla stampa, fu uno dei principali responsabili di una delle più vergognose pagine della storia italiana, ossia del rastrellamento del ghetto ebraico a Roma, il 16 ottobre del 1943.
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