Cattolici e Costituzione: le vere cifre della democrazia

Referendum - Comitato per il no
Referendum – Comitato per il no

di Raniero La Valle

Non c’è bisogno di essere cattolici per avere buone ragioni per opporsi alla riforma costituzionale voluta dal governo Renzi. Basterebbero le ragioni futili e pretestuose che sono avanzate dai propagandisti del SI per comprendere le ragioni del rifiuto. Tra questi argomenti c’è quello del risparmio dei costi della democrazia, con il pietoso corollario che i soldi così risparmiati verranno finalmente distribuiti ai poveri,

Ma la tesi del risparmio è stata già demolita dalla Corte dei Conti, che ha mostrato come il risparmio degli stipendi dei senatori sarebbe di solo 58 milioni l’anno, mentre tutta la macchina del Senato, che continuerebbe ad esistere, ne fa spendere 550 milioni. Altre stime scendono sotto i 50 milioni di minori spese, neanche un euro per ogni italiano avente diritto al voto. Per cui si potrebbe coniare uno slogan: vuoi risparmiare 90 centesimi l’anno? Prendili dai senatori e manda a casa il Senato: che per sostenere il passaggio al monocameralismo non è un grande argomento.

Ma al di là delle cifre, la domanda è perché ci vogliono far comprare meno democrazia. Infatti di questo si tratta: mettere in Costituzione meno democrazia, come se in l’Italia ce ne fosse troppa, quando invece si sta esaurendo. L’altra tesi volgare a favore della riforma è che spogliando il Senato di una parte dei suoi poteri legislativi, si risparmierebbe il tempo della doppia lettura di molte leggi che oggi fanno la navetta tra Camera e Senato.
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Verso una Costituzione di minoranza per una democrazia dell’onnipotenza

di Luigi Ferrajoli

Questo referendum sarà un referendum sulla democrazia, un referendum sul carattere tendenzialmente autocratico, oppure democratico e pluralista della democrazia costituzionale. La Costituzione che è stata proposta e già votata più volte alle Camere, è un’altra Costituzione. Per il metodo con cui è stata approvata è un oltraggio non tanto e non solo alla Costituzione del ’48, ma al costituzionalismo in quanto tale, cioè all’idea stessa di Costituzione.

Le Costituzioni rigide sono nate nel secondo dopoguerra per unire, ma soprattutto sono nate come limiti e come vincoli ai poteri di maggioranza. Questa è la grande novità. Le Costituzioni dopo le tragedie del fascismo, del nazismo, dei totalitarismi nascono come “mai più”: mai più l’onnipotenza di qualunque potere costituito, anche se di maggioranza; esse nascono come sistema di limiti, di vincoli, di regole ai poteri, a qualunque potere. La Costituzione di Renzi si caratterizza sin dal metodo come una Costituzione non di maggioranza ma di minoranza.

Grazie a una legge dichiarata incostituzionale, il porcellum, un partito che aveva il 25% non degli elettori ma dei votanti, ha preso la maggioranza assoluta; e in questo 25% che equivarrà ad un 15% della popolazione, la maggioranza è costituita da meno della metà perché molti sono diventati “governativi” a seguito del cambiamento di equilibri interni al partito, quindi abbiamo un’infima minoranza a sostegno di questa riforma che è stata approvata, anzi è stata imposta, attraverso operazioni veramente scandalose: la fiducia, il taglio di emendamenti, forme di Aventino fino all’ultima gravissima deformazione consistente nel carattere plebiscitario che si vorrebbe imporre al referendum come referendum non sulla Costituzione ma su Renzi.
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Là dove la ragione vacilla: risposta a Panebianco sul Corsera a proposito di immigrazione

Lavoro immigrati - Foto Cau Napolidi Maurizio Matteuzzi

Dal compianto maestro e amico Pierugo Calzolari avevo appreso la lezione del “rasoio di Hanlon“, che il suddetto, da signore qual era, sintetizzava così: “non attribuire a malizia ciò che può essere adeguatamente spiegato con l’incompetenza”; e che io, popolano e tutt’altro che signore, formulerei invece così: “prima di pensare alla malizia prendi in considerazione l’idiozia”.

Ho usato questa massima in senso kantiano, facendola mia, in specie in considerazione della miseria umana. Ma c’è un limite a tutto, come diceva Totò, ogni limite ha la sua pazienza. Leggo sul Corriere della sera:

“Per esempio, certi gruppi, provenienti da certi Paesi, dovrebbero essere privilegiati rispetto ad altri gruppi, provenienti da altri Paesi, se si constata che gli immigrati del primo tipo possono essere integrati più facilmente di quelli del secondo tipo. È possibile che convenga favorire l’immigrazione dal mondo cristiano-ortodosso a scapito, al di là di certe soglie, e tenuto conto del divario nei tassi di natalità, di quella proveniente dal mondo islamico”.

Be’, qui il rasoio non mi sorregge. È un passo di “mein Kamf”? No, è di Panebianco, ed è uscito sul nostro giornale di più consolidata tradizione. Che dire? Selezioniamo dunque i cristiani, meglio, i cattolici? O magari gli misuriamo gli attributi, perché appunto abbiamo bisogno di più nascite? Si rimane veramente senza parole. E qui il “rasoio” non regge. Non può essere che si arrivi a tanto. E allora, che spiegazioni darsi?
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Referendum scuola pubblica - Uaar

Bologna, il referendum che fa tremare il mondo (clericale)

dell’associazione Unione degli atei e degli agnostici razionalisti (Uaar)

423, è il numero-chiave di questo referendum. 423 bambini tra i tre e i sei anni che si sono trovati, a settembre, senza una scuola dell’infanzia pubblica disposta ad accoglierli. 423 bambini che avevano come prospettiva più immediata quella di finire in una scuola cattolica, nonostante la volontà contraria dei loro genitori. Di quei 423 esclusi a inizio anno, 103 lo sono rimasti anche in seguito. E dire che con un milione di euro si potrebbero ottenere tra i 150 e i 200 nuovi posti alla scuola pubblica comunale e statale. Ai genitori che chiedono scuola pubblica il Comune di Bologna preferisce invece rispondere che “i posti sono finiti, ecco l’elenco delle scuole private”. Cattoliche.

È per evitare situazioni come questa che è nato il comitato articolo 33. A favore della scuola pubblica, contro gli ingenti contributi comunali alla scuola privata dell’infanzia: oltre un milione di euro l’anno, a cui se ne aggiungono altrettanti erogati da Regione e Stato. A una scuola quasi esclusivamente cattolica: 26 scuole su 27, 73 sezioni su 74. Servivano 9.000 firme, ne sono state raccolte 13.000 nella metà del tempo previsto. Un appello online supera a sua volta le 8.000 firme. E i primi firmatari sono illustri: Stefano Rodotà, Andrea Camilleri, Margherita Hack. Anche il collettivo di scrittori Wu Ming è particolarmente attivo nell’esporre le ragioni per il referendum. D’altronde la Costituzione parla chiaro e all’articolo 33 recita: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”. Questo principio viene aggirato da anni proprio per favorire il finanziamento delle scuole cattoliche.
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