Castenaso (Bologna): elezioni comunali nel segno di Sermenghi (che non si candida)

di Sandro Nanetti A Castenaso, nel bolognese, il 26 maggio, oltre che per l’Europa, si voterà pure per decidere chi amministrerà il comune nei prossimi cinque anni. Il panorama è quanto mai ingarbugliato e per cercare di capire le dinamiche occorrono alcune premesse. Il sindaco Stefano Sermenghi ha esaurito il secondo mandato e non può […]

Castenaso (Bologna): l’eterno tormentone del passante nord, ecco come cambiano le carte

Tracciato del passante nord
Tracciato del passante nord
di Sandro Nanetti

Il Consiglio Comunale di Castenaso dichiara “la propria contrarietà alla realizzazione del cosiddetto passante nord e si adopererà in ogni sede per evitare ogni ulteriore spreco di denaro e risorse pubbliche in uno studio che ha, sino ad ora, escluso ogni possibile contributo da parte di questo Comune e per evitarne la realizzazione, il proprio impegno, per quanto di propria competenza, a non concedere permessi o autorizzazioni che siano propedeutici alla realizzazione dello stesso che tutti i gruppi consiliari manifestano la loro contrarietà alla realizzazione del cosiddetto passante Nord in tutte le forme finora proposte, il proprio impegno per la risoluzione dei problemi della viabilità bolognese ed a valutare congiuntamente agli altri enti competenti, anche sovraordinati, ogni alternativa o vera soluzione senza pregiudizi ed in modo oggettivo, nonché il completamento di tutte le infrastrutture ancora incompiute”.

Così recita testualmente la mozione approvata il 29 gennaio, in una sala consiliare così gremita in ogni spazio da agricoltori e comuni cittadini da lasciare all’addiaccio parecchi altri che avrebbero voluto entrare. La risoluzione è stata votata all’unanimità, fra gli applausi dei presenti, sia dalla maggioranza di centrosinistra che dai due gruppi di opposizione, centrodestra e Movimento cinque Stelle.

Gli interventi che hanno preceduto il voto hanno fatto registrare una singolare identità di vedute tra consiglieri che di solito si esprimono in funzione della rispettiva appartenenza politica. E così successo che il capogruppo della destra pronunciasse parole forti contro i vertici della locale Confindustria, a suo dire non all’altezza della qualità degli imprenditori rappresentati, che si sono permessi di speculare vergognosamente sul recente ribaltamento di una cisterna in tangenziale, attribuendo l’accaduto alla mancata esistenza del passante, per difendere speculazione edilizia e cementificazione selvaggia.
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Castenaso, una storia alle porte di Bologna: come il Pd si spacca sul renzismo

Pd - Foto di Orsonisindacodi Sandro Nanetti

Le dinamiche politiche nella comunità di Castenaso, meno di quindicimila anime alle porte di Bologna, potrebbero tranquillamente passare sotto silenzio se non costituissero una declinazione del renzismo arrembante talmente paradigmatica da renderle un caso di studio. Andiamo per ordine.

Nel 2009 le elezioni comunali furono vinte, con un non formidabile 59%, dal centrosinistra (che da sempre governa il paese); nuovo sindaco divenne Stefano Sermenghi, un passato di assessore e di consigliere comunale durante i quinquenni precedenti quando lo scranno di Primo Cittadino era occupato da Maria Grazia Baruffaldi, in seguito promossa consigliere provinciale. Il principale gruppo di opposizione era costituito da una formazione che univa cittadini senza tessera di partito ed esponenti del centrodestra, forte di un buon 30%. A guidarlo era un “civico”, Andrea Marchi, funzionario di banca, che nei confronti del sindaco precedente – e del PD tutto – aveva il dente avvelenato per una storiaccia che si era protratta per anni.

Da semplice cittadino, Marchi individuò parecchio tempo fa un clamoroso errore nel bilancio comunale e lo segnalò pubblicamente. Prima che l’esattezza del rilievo fosse riconosciuta dalla giunta Baruffaldi passarono mesi durante i quali si alternarono scontri verbali e comunicati di fuoco, con reciproche accuse di incompetenza, conclusi nelle aule giudiziarie, sia in sede penale sia amministrativa. La nuova amministrazione Sermenghi pareva inizialmente muoversi nel segno della continuità amministrativa con la precedente e della stretta osservanza delle indicazioni provenienti dalla Segreteria Provinciale del PD; anche la dialettica maggioranza/opposizione si dispiegava lungo i consueti binari.
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Passerà il Passante? Se accadrà, ecco la grande muraglia bolognese

Tracciato passante norddi Sandro Nanetti

“Una specie di muraglia lunga 39 chilometri e alta mediamente 3,7 metri circonderà la parte Nord di Bologna e sarà la premessa per un’ulteriore urbanizzazione che cancellerà irreversibilmente una fetta di quella pianura fertile che è considerata la più pregiata in Europa”. Questa è l’allarmante prospettiva per i cittadini della provincia di Bologna, se sarà realizzato il Passante Nord. Lo spiegano Gianni Galli e Severino Ghini che, per conto del comitato che propone da anni un progetto alternativo, insieme alla consigliera comunale di Bologna Federica Salsi, hanno convocato una conferenza stampa a Palazzo D’Accursio.

Il fatto nuovo è l’accordo firmato il 29 luglio 2014 dal ministro Lupi, da Società Autostrade per l’Italia e dall’assessore regionale Peri (Vasco Errani si era appena dimesso), dal vice presidente provinciale Venturi (la Provincia è in via di estinzione) e da Virginio Merola (che della città metropolitana non è ancora sindaco) e che alla realizzazione dell’opera dà il via. E a fronte di ciò i relatori si sono proposti di illustrare i contenuti non fatti rlevare ai cittadini.

I principali? Non è vero che il passante, così come progettato sommariamente, interverrà efficacemente sulla viabilità della tangenziale e dell’autostrada bolognesi: la sua attrattività, considerate le complicazioni ed i balzelli, sarà limitata ad appena il 12% dell’attuale flusso di veicoli. Non è vero che diminuirà l’inquinamento: le emissioni di CO2 aumenteranno di un terzo. Non è vero che assicurerà lavoro italiano: le diverse tratte saranno realizzate con bando europeo e quindi potrebbero essere facilmente assegnate a quelle imprese straniere che nella gara si dimostrassero più competitive.
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Benedetta Renzi (sorella di Matteo) proposta come assessore a Castenaso

Matteo Renzi a Castenaso
Matteo Renzi a Castenaso
Non bastava il rottamatore, ora anche la sorella scende in politica (o almeno ci pensa) e vicino a Bologna, a Castenaso. Del resto, da quelle parti, già si era diventati renziani di ferro, come si è lungamento scritto su questo blog. Ecco le anticipazioni che circolano in rete.

Benedetta, la sorella di Matteo Renzi, assessore alla scuola e al welfare. Il sindaco di Castenaso Stefano Sermenghi la vorrebbe per conquistare il secondo mandato nel paese alle porte di Bologna dove Benedetta si è trasferita 15 anni fa.

“Sto valutando la proposta che mi è appena arrivata, non abbiamo ancora deciso e lo faremo tutti insieme nel gruppo di lavoro – dice Benedetta – io lavoro nell’azienda di famiglia, non ho competenze specifiche sul welfare legate alla mia professione, ma sono capo scout e sono sempre stata attiva nel volontariato. Credo siano queste le caratteristiche per cui sono stata ritenuta adatta a quella delega”.

Repubblica scrive:
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Elezioni a Castenaso: candidati renziani e la polemica con il Partito Democratico

Matteo Renzi a Castenaso
Matteo Renzi a Castenaso
di Massimo Corsini

Dal momento che quello che è accaduto alle ultime elezioni in provincia di Bologna, e più in generale nel resto della regione, è stato paradigmatico rispetto agli avvenimenti su scala nazionale, c’è da chiedersi che significato possa avere la conferenza di presentazione del folto gruppo di candidati renziani alle prossime elezioni comunali, sabato scorso a Castenaso. Il 23 febbraio si presenteranno a Castel San Pietro Graziano Prantoni, ad Argelato Andrea Tolomelli, a San Giorgio di Piano Paolo Crescimbeni, a Galliera Maurizio Lodi, a Castel Maggiore Francesco Baldacci, a Castenaso Stefano Sermenghi, Alessandro Ansaloni a Zola Predosa e a Malalbergo correranno sia Roberta Bonori che Monia Giovannini.

Il significato della conferenza sta tutto nella polemica che ha immediatamente sollevato all’interno dello stesso PD. Se il comunicato della conferenza di presentazione è stato diffuso giovedì scorso, il giorno successivo sono arrivati immediatamente i comunicati del segretario del PD bolognese, Raffaele Donini, e del candidato alla segreteria regionale, Antonio Mumolo, pronti a bacchettare l’iniziativa. Questa uscita non s’aveva da fare: “ci si candida per governare un territorio e il congresso è finito”.
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Pd di Castenaso, i travagli della provincia bolognese diventano specchio di lotte di partito

Matteo Renzi a Castenaso
Matteo Renzi a Castenaso
di Sandro Nanetti

I recenti accadimenti nel Pd a Castenaso, paese di neppure 15.000 anime alle porte di Bologna, potrebbero sembrare notizie scarsamente rilevanti. Eppure sono uno spaccato delle dinamiche e dei rapporti interni che agitano gli eredi di quello che fu il più grande partito comunista dell’Europa occidentale, oggi dilaniato da correnti e consorterie interne. Si comincia dalla notizia che le primarie per la scelta del prossimo candidato del partito alla carica di sindaco si faranno e ancora non si sa se a votare saranno tutti i cittadini o solo gli iscritti. La singolarità è che stavolta una parte degli iscritti vorrebbe contrastare la rielezione del renziano Stefano Sermenghi, classe ’72, attuale sindaco Pd al termine del primo mandato, con alle spalle anni di esperienza come consigliere comunale e assessore.

Gli si contrapporrà Ruben Viti, di dieci anni più giovane, consigliere comunale ed ex segretario della locale sezione del partito. Al termine di questa legislatura, l’attuale primo cittadino ha presentato i risultati dell’operato suo e della sua giunta che, a detta anche di qualche esponente dell’opposizione, possono essere considerati complessivamente soddisfacenti, con particolare riguardo (e non è poco di questi tempi) alle migliorate condizioni finanziarie anche grazie all’apporto della professionale figura che ricopre l’incarico di assessore al bilancio.
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Castenaso: il tour della giunta nel Comune bolognese e il malumore del Pd

Assemblea a Castenaso
Assemblea a Castenaso
di Sandro Nanetti

È iniziato il tour della giunta comunale di Castenaso nelle frazioni e nel capoluogo per incontrare i cittadini, spiegare loro il bilancio preventivo per il prossimo anno e, soprattutto, per presentare i risultati ottenuti durante i quattro anni e mezzo della legislatura che volge al termine.

Prima tappa il 12 novembre a Villanova: il sindaco Sermenghi e i suoi assessori danno la misura di un comune “virtuoso” che, in questi anni di minimi trasferimenti di danaro da parte dello stato, ha conseguito gli obiettivi prefissati di riduzione della spesa senza incidere troppo sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini, ha saldato i fornitori e ha mantenuto pressoché invariate le imposte locali per famiglie e imprese. Anche il peso degli oneri finanziari, conseguenza delle politiche di indebitamento delle amministrazioni precedenti, È diminuito in maniera sensibile grazie ad accorte manovre di revisione dei mutui bancari.

Sindaco e assessori ricevono così l’apprezzamento dei cittadini presenti e incassano anche l’elogio di un esponente dell’opposizione: ” bisogna riconoscere onestamente che di questi tempi sarebbe stato difficile per chiunque fare meglio”. Tutto bene, allora? Neppure per sogno. Il sindaco e la sua giunta sono l’espressione di una coalizione di centro-sinistra che ha nel PD il principale azionista di riferimento. Negli anni il rapporto tra partito e amministrazione È andato via via guastandosi, tanto che nella riunione spicca l’assenza degli esponenti di punta del PD locale. Per capire il motivo bisogna fare un passo indietro.
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Matteo Renzi

Quel fenomeno di Renzi visto da Castenaso e una sensazione di déjà vu

di Sandro Nanetti

Da Castenaso erano arrivati in tanti per ascoltare Matteo. Per noi lui è uno di casa e non solo perché sua sorella Benedetta abita qui. Il nostro sindaco Stefano Sermenghi è stato il primo a sposare la causa del collega di Firenze. Se è vero che doveva smarcarsi da un apparato locale del partito che non approvava alcune sue scelte amministrative e che per questo gli era divenuto ostile, gli va comunque dato atto di aver fatto una scommessa difficile in tempi non sospetti: dalle nostre parti i più consideravano il sindaco di Firenze alla stregua di un malefico guastatore.

Sorprende invece scoprire come, nel giro di pochi mesi, il clima nel PD sia diverso e sia in atto una beatificazione diffusa di Matteo Renzi. Avevo assistito un anno fa al suo “one man show” all’interno del palazzetto dello sport di Castenaso nell’occasione riempito oltre l’inverosimile e oltre ogni più ottimistica previsione. Per cercare di capire cosa è cambiato, sono andato ad ascoltarlo di nuovo. E a me la piacevolissima, efficace esposizione del monologante leader ha dato la stessa identica sensazione di “déjà vu” che mi suscitò allora.

Mi sono occupato di risorse umane in una primaria azienda bolognese e ricordo che alcuni anni fa, nell’ambito della formazione pomposamente definita al “saper essere”, affidammo a una delle società più quotate il compito di catechizzare dirigenti e quadri intermedi. L’intervento si basava su una due giorni in cui un abilissimo showman intratteneva diecine di dipendenti segregati in un hotel con una performance mirata a convincerli che solo con il gioco di squadra, lo spirito di servizio, la collaborazione, il sacrificio, l’entusiasmo individuale, la gioia del lavoro ben fatto si poteva ottenere il successo proprio e dell’azienda e, quindi, la felicità.
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Unione Terre di Pianura, una frattura che in provincia di Bologna riflette conflitti nazionali

Unione Terre di Pianura
Unione Terre di Pianura
di Sandro Nanetti

Nell’Unione Terre di Pianura sorgono contrasti tra i sindaci di Granarolo, Budrio, Minerbio e Baricella e il loro collega di Castenaso. I primi quattro comuni fanno già parte del raggruppamento mentre Castenaso dovrebbe entrare ma il suo primo cittadino, a dire degli altri, si mostra reticente ad aderire all’associazione nonostante una delibera in tal senso approvata dal suo consiglio comunale.

Sembrerebbe una diatriba di interesse locale ma, andando più a fondo, si possono leggere in questi bisticci i riflessi della situazione interna al PD dopo le primarie e, soprattutto, dopo le elezioni politiche. Posto che tutti i sindaci interessati sono targati PD, quello di Castenaso fu il primo a definirsi renziano e a dimostrare nella sua azione amministrativa sia una certa discontinuità con il passato sia una discreta autonomia dalle imposizioni di Via Rivani.

Non è quindi un caso che la maggioranza di centrosinistra del consiglio comunale si sia “sfarinata”: due consiglieri sono usciti e hanno formato un autonomo nuovo gruppo insieme a un altro consigliere ex DS che, causa contrasti con i locali esponenti PD, aveva preferito farsi eleggere nella lista che vede insieme civici e iscritti a partiti di centrodestra.
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