I nuovi clochard d’Europa: con il lavoro, senza la casa

di Alessandro Principe

In Europa sono in forte aumento le persone senza casa. Barboni, clochard, homeless, chiamateli come vi pare: la sostanza non cambia. Di romantico c’è poco o niente. Per qualcuno che, forse, sceglie questa vita, c’è un esercito di poveri che una casa non se la può permettere. Aumenti a due cifre, anche in paesi mediamente ricchi, e con tradizione consolidate di welfare: Danimarca +85%; Belgio + 34%; Olanda +50%. In Italia l’aumento è tra i più bassi, “solo” del 10%. Sta emergendo una nuova tipologia di clochard: il “lavoratore senza dimora”. Persone che un lavoro ce l’hanno. Ma non gli basta.

Cristina Avonto è la presidente della Federazione italiana organismi per le persone senza dimora, attiva dal 1985 e parte della Federazione europea che riunisce le associazioni nazionali.

“Sicuramente c’è in Europa un innalzamento nel numero delle persone senza dimora come tendenza generale. C’è però anche un problema di rilevazione statistica. In Italia ad esempio gli ultimi dati ufficiali sono quelli dell’indagine Istat che abbiamo realizzato insieme al ministero del lavoro nel 2014. Noi poi facciamo costantemente un monitoraggio attraverso le nostre associazioni. Da questo monitoraggio rileviamo un leggero aumento: circa il 10% in più negli ultimi 3 anni. Un dato tutto sommato confortante rispetto ad altri paesi europei”.
Leggi di più a proposito di I nuovi clochard d’Europa: con il lavoro, senza la casa

Chiara Saraceno: “La povertà in Italia è una emergenza sociale. Ecco cosa fare”

Chiara Saraceno
Chiara Saraceno
di Ignazio Dessì

Il tema è pressante, anche se inspiegabilmente se ne parla poco. È stato Tito Boeri a lanciare l’ultimo allarme parlando del pericolo povertà che incombe in Italia su talune fasce di popolazione. Il presidente dell’Inps ha denunciato la mancanza di strumenti efficaci di sostegno e ha parlato di sperequazioni sociali, a livello pensionistico e occupazionale. Ha rilevato come di questo passo saranno soprattutto i giovani e coloro che perdono il lavoro dopo i 55 anni a incontrare difficoltà. Ma com’è davvero la situazione nel nostro Paese? Ne abbiamo parlato con Chiara Saraceno, una delle sociologhe italiane più note e apprezzate.

Professoressa, negli ultimi 8 anni la povertà in Italia è aumentata. Crede siamo vicini ad una vera emergenza sociale?

“Non siamo ‘vicini’, siamo già in una emergenza sociale, anche se i nostri politici sembrano non accorgersene, o comunque non la considerano una priorità. L’Italia è uno dei paesi in cui la povertà è aumentata di più durante la crisi. In particolare, dal 2008 al 2013 è raddoppiata la povertà assoluta, passando dal 4 a quasi l’8% della popolazione che non riesce a consumare un paniere di beni essenziali. Si è anche riallargato il divario tra il Centro-Nord e il Mezzogiorno”.

Chi riguarda più precisamente tale emergenza? Il presidente dell’Inps fa riferimento a certe categorie e in particolare a chi perde il lavoro dopo i 55 anni.
Leggi di più a proposito di Chiara Saraceno: “La povertà in Italia è una emergenza sociale. Ecco cosa fare”

A Bologna la “V” non sta per vendetta, ma per vittoria

V per vendetta e per vittoria
V per vendetta e per vittoria
di Giorgio Tassinari

Qualche giorno fa tornavo a Bologna da Roma con il Freccia Rossa. Di fronte stava seduta una signora un poco più anziana di me, vestita modestamente. Avevo molto da fare, per tutto il viaggio rimasi attaccato al computer. Nei pressi di Bologna aiutai la signora a prendere giù la valigia e cominciammo a parlare. E lei mi raccontò, in poche frasi, come in una sorta di sfogo, la sua situazione familiare.

La figlia emigrata in Inghilterra, a fare la donna delle pulizie in albergo dopo anni di precariato come insegnante. Il figlio sposato con un figlio, licenziato in cerca di lavoro, con la moglie lavoratrice precaria e un mutuo. “Certo, li aiutiamo noi, ma siamo solo dei pensionati. Come possiamo avere fiducia nel governo Renzi?” concluse la mia interlocutrice. E da parte mia, nel mio saluto, mi uscì dal petto un sommesso ma risoluto “ci vendicheremo”.

Già, di cosa ci vendicheremo? E di chi? E perché questa frase da me, che sono un mite? Torno a casa a piedi, è ormai buio. Passo davanti all’ex istituto Beretta occupato da famiglie di immigrati. Quante sono le case occupate a Bologna? E quanti gli sfratti esecutivi? E gli appartamenti sfitti? E le proprietà pubbliche non utilizzate (come la sede Inps in via dei Mille sgombrata il 18 luglio)? Su questo tema il sindaco è sostanzialmente impotente: a parte l’allaccio dell’acqua, mancano del tutto gli strumenti per una politica pubblica della casa e di assicurazione del diritto di abitare. In pratica la situazione è gestita dalla procura della Repubblica. Non male come politica sociale.
Leggi di più a proposito di A Bologna la “V” non sta per vendetta, ma per vittoria

Una casa per tutti è un’utopia? Il monito del suicidio della mamma di Ponte Ronca (Bologna)

di Piergiovanni Alleva, consigliere regionale, L’Altra Emilia Romagna

La tragica vicenda della mamma di Ponte Ronca che si è tolta la vita a causa di problemi economici rappresenta una drammatica conferma dello stato pietoso in cui versa il nostro welfare. I soliti sciacalli leghisti non perdono occasione per fomentare la guerra tra poveri pur di non vedere che la causa di questa enorme sofferenza sociale risiede anzitutto nelle politiche neoliberiste che affamano chi è povero o sta per diventarlo per favorire rendite, capitali finanziari e speculazioni.

Questa vicenda inoltre, e lo dico con grande preoccupazione, rappresenta anche una risposta indiretta a quegli amministratori che sostengono che “dare una casa a tutti è un’utopia”. Sarebbe interessante capire da questi amministratori, l’assessore al Welfare Gualmini e il presidente Bonaccini, che fine secondo loro dovrebbero fare le persone che non riescono a trovare una casa a causa delle loro precarie condizioni economiche se come affermano “dare una casa a tutti è un’utopia”.

Invece quindi di scagliarsi contro le occupazioni abusive, spesso e volentieri unica soluzione emergenziale per intere famiglie anche con minori, Regione e Comune farebbero bene ad affrontare il problema casa seriamente. Per farlo non bastano le parole, ci vogliono le risorse, quelle che tutti i governi, incluso quello Renzi, continuano a tagliare agli enti locali in nome di un’austerità mai dichiarata ma spietatamente in vigore che sta uccidendo il nostro Paese.
Leggi di più a proposito di Una casa per tutti è un’utopia? Il monito del suicidio della mamma di Ponte Ronca (Bologna)

#PoveriNOi: aiuta Piazza Grande a realizzare il suo sogno, nessuno senza casa

di Piazza Grande Questa non è una raccolta fondi, questa è la nostra storia. Da vent’anni Piazza Grande si occupa di persone senza dimora. Abbiamo lavorato in strada, nelle mense e nei dormitori. Ci siamo però accorti che gestire l’emergenza non aiutava le persone ad uscire dalla vita in strada. Per questo, due anni fa, […]

La casa è di chi la abita - Foto di Dario BornAgain

Come risolvono il problema casa? Tagliano utenze e sgomberano

di Sergio Sinigaglia

L’inserto culturale di domenica del Corriere della Sera segnala, “a 250 anni dalla pubblicazione di ‘Dei delitti e delle penÈ”, la mostra allestita presso la Biblioteca Braidense di Milano: “Un laboratorio europeo. La riflessione sulla giustizia a Milano da Beccarla a Manzoni”. Naturalmente al centro della meritevole iniziativa c’è anche, oltre alle fondamentali opere dello stesso Beccaria e del Verri, anche la “Storia della colonna infame”. Dunque le vicende del 1630 e le persecuzioni contro gli untori. Ma a proposito di persecuzioni sembra che proprio il quotidiano milanese abbia individuato i nuovi untori. Infatti da qualche giorno ha lanciato una campagna forcaiola contro chi occupa le case. Testimonial del tutto Matteo Salvini, che non si è lasciato sfuggire l’occasione per tuonare contro “immigrati e zingari” invocando l’intervento dell’esercito. Del resto la trasformazione del leghismo lombardo in una forza si stampo lepeniano, passa attraverso anche crociate di questo tipo, del resto cavallo di battaglia storico della vecchia Lega.

“Case occupate, i prefetti agiscano”, titola l’apertura del giornale di domenica. L’ordine perentorio è del ministro Lupi, il quale in una intervista, nel ricordare la legge 80 del governo, invita i prefetti ad applicare il dispositivo che, appunto, prevede il distacco delle utenze. Sei in mezzo alla strada e occupi uno stabile abbandonato da anni? E io ti lascio al freddo e senza acqua. In nome dei diritti umani. Per carità il ministro è di cuore tenero e alla solerte giornalista che gli chiede: “Non serve l’esercito?” risponde commovente “Con il populismo non si va da nessuna parte. Non credo che dobbiamo schierare gli eserciti”. Bastano i manganelli degli agenti.
Leggi di più a proposito di Come risolvono il problema casa? Tagliano utenze e sgomberano

San Basilio, 8 settembre 1974

San Basilio, 8 settembre 1974: Fabrizio Ceruso e la lotta per il diritto alla casa

di Sandro Padula

Il contesto e la dinamica della battaglia determinatasi l’8 settembre 1974 a San Basilio non sono facili da spiegare. Alcuni testimoni di quegli eventi sono morti negli anni successivi, ad esempio il mio amico Roberto di cui parlerò qui; altri ricordano soprattutto la nebbia dei lacrimogeni o mettono in connessione lineare, se non addirittura mitologica, il passato col presente; certi sono diventati “pentiti” negli anni Ottanta e altri ancora hanno cercato di abiurare il proprio passato di militanza politica, ad esempio determinati ex dirigenti di Lotta Continua.

Pochi fra i testimoni rimasti in vita ricordano bene gli avvenimenti dell’8 settembre 1974 a San Basilio e i motivi che ne furono alla base. Esistono però alcuni fatti che, da soli, risultano sufficienti ad aprire o a riaprire le porte di una corretta ricostruzione storica. Il 20 febbraio 1973 l’Istituto Autonomo Case Popolari (Iacp) indisse il concorso per l’assegnazione di alloggi a San Basilio, Pietralata e Tiburtino III, tre borgate della periferia sud orientale di Roma, per un totale di 600 appartamenti, ma fra l’estate e l’autunno di quell’anno si capì meglio che le migliaia di famiglie bisognose di un alloggio non potevano farsi molte illusioni.

Come ha correttamente ricordato Massimo Sestili in “sotto un cielo di piombo. La lotta per la casa in una borgata romana. San Basilio settembre 1974” (saggio pubblicato in Historia magistra, Rivista di storia critica, anno I, n. 1, Franco Angeli editore, 2009) la graduatoria stilata per quel bando pubblico subì una modifica rispetto alla normale prassi seguita in precedenza. A Villa Gordiani e a Tiburtino III dovevano essere demoliti alcuni alloggi dello Iacp e agli abitanti interessati furono assegnati fuori graduatoria più della metà degli appartamenti disponibili. Per concorso furono assegnati “200 alloggi su un totale di 600”.
Leggi di più a proposito di San Basilio, 8 settembre 1974: Fabrizio Ceruso e la lotta per il diritto alla casa

Ancona, la “Casa de nialtri”: dall’emergenza abitativa a una realtà propositiva e partecipata

La Casa de nialtri
La Casa de nialtri
di Sergio Sinigaglia

L’emergenza abitativa provocata dalla crisi in corso, ma sarebbe più opportuno definirla una nuova fase della shock economy, si fa sentire anche nei territori fino a non molto tempo fa citati ad esempio per il diffuso benessere. In questo senso le Marche sono una regione emblematica. Dati recenti del Sunia fotografano una situazione sempre più pesante. Nei primi sei mesi del 2013 le richieste di sfratto erano ben 2000, più di ottomila famiglie in liste di attesa per una casa popolare, mentre 100.000 gli inquilini che non pagavano l’affitto. Cifre che parlano da sole. Nel capoluogo regionale, il quale pochi giorni fa era indicato da una classifica del Sole 24 ore come la provincia della regione più colpita dalla recessione, la questione casa è venuta clamorosamente alla luce grazie ad una esperienza di occupazione che non ha precedenti non solo ad Ancona ma nelle stesse Marche. Per intenderci neanche durante il lungo 68 italiano da queste parti era accaduta una cosa simile.

Il 22 dicembre una sessantina di senza casa, la maggior parte immigrati, ha occupato un ex asilo comunale abbandonato da circa tre anni. L’iniziativa è stata promossa dal neonato movimento per il diritto all’abitazione “Casa de nialtri” ( in dialetto casa nostra) sviluppatosi all’interno del progetto “Ancona Bene Comune” a sua volta risultato di un’aggregazione post elezioni comunali, che ha coinvolto pezzi di sinistra politica (Sel e Pdci) e settori dell’associazionismo locale.
Leggi di più a proposito di Ancona, la “Casa de nialtri”: dall’emergenza abitativa a una realtà propositiva e partecipata

Bologna: un nuovo appartamento per “Tutti a casa”

Piazza Grande
Piazza Grande
di Piazza Grande

Dopo il nostro appello in meno di un mese è arrivato un nuovo alloggio destinato al progetto Tutti a Casa. Ma che cosa succede quando un privato ci affitta la sua abitazione sfitta? È così che vogliamo raccontarvelo, con le parole di una nostra operatrice.

«Oggi è stata una mattinata speciale. Ero in ufficio, mentre le mie due colleghe si trovavano in un appartamento del progetto Tutti a Casa a fare un ingresso, come lo chiamiamo noi. Mi è arrivata una loro chiamata: la missione era semplice. Tre signori over 70, dopo molto tempo passato a dormire in una sala d’aspetto della stazione, stavano per entrare nella loro nuova casa. Sembra facile, forse, visto dall’esterno.

Il mio compito? Scendere nel grande magazzino in cui raccogliamo tutto ciò che i bolognesi ci regalano e trovare le cose giuste per questo momento particolare. Tre paia di lenzuola e tre paia di federe, tre coperte leggere, tre coppie di asciugamani… e tutto il necessario per la cucina. Tra gli scatoloni e le mensole del magazzino ho esaminato le tazze, i mestoli, lo scolapasta, la moca per il caffè. Volevo scegliere le cose giuste per tre signori che per noi sono importanti. Le cose giuste che sarebbero state in cucina ad accoglierli e a farli sentire a casa… perché chissà da quanto tempo non avevano una tovaglia e una teiera, ho pensato. Forse vi sembrerà banale, ma per noi non lo è.
Leggi di più a proposito di Bologna: un nuovo appartamento per “Tutti a casa”

Firenze, famiglie accolgono inquilini in difficoltà: una stanza in cambio di aiuto per le bollette

La casa è di chi la abita - Foto di Dario BornAgain
La casa è di chi la abita - Foto di Dario BornAgain
di Redattore Sociale

Sono circa 100 gli inquilini a Firenze che hanno aperto le loro case gratuitamente a persone o famiglie in difficoltà. È successo grazie al progetto ‘Abitare solidalÈ promosso da Auser Abitare Solidale, che crede fortemente in questo progetto. “Tra il proprietario dell’appartamento e il nuovo inquilino c’è un rapporto di reciprocità – ha detto il responsabile del progetto Gabriele Danesi – Il primo offre gratuitamente una o più stanze del suo immobile, il secondo aiuta il proprietario nella cura della casa pagando le bollette”. Questa mattina si è parlato di queste tematiche in un convegno all’auditorium Sant’Apollonia di Firenze.

Un progetto in cui crede anche la Regione Toscana: “Questi numeri – ha detto la vicepresidente e assessore al welfare Stefania Saccardi, presente al convegno – confermano l’importanza di questo progetto, è un modo innovativo e originale per dare risposte all’emergenza abitativa”. Ecco perché l’amministrazione regionale “intende sostenere questo progetto, anche economicamente, affinché si possa estendere in tutta la regione”. La vicepresidente Saccardi ha annunciato anche altri interventi in tema casa: “Abbiamo intenzione di utilizzare gli immobili privati invenduti in case popolari attraverso accordi con tra pubblico e privato”.
Leggi di più a proposito di Firenze, famiglie accolgono inquilini in difficoltà: una stanza in cambio di aiuto per le bollette

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi