Matera 2019: Carlo Levi e Rocco Scotellaro, stelle polari per molti ma non per questa manifestazione

di Michele Fumagallo

Rare volte l’arte ha avuto capacità di canalizzare l’interesse di tantissimi studiosi e artisti verso un territorio come è capitato in Basilicata a Carlo Levi e Rocco Scotellaro. Non c’è stato studio, viaggio, perlustrazione, addirittura “spedizione”, di sociologi, antropologi, critici, altri artisti, che non abbiano, dal dopoguerra in poi, nominato i due nelle loro analisi o inchieste o “viaggi letterari”. Levi e Scotellaro sono naturalmente del tutto diversi dal punto di vista artistico e vanno analizzati ognuno per sé. Anche se resta, non nuovo ma bello, l’appellativo dato ai due, nella rivista americana di cui accenniamo alla fine di questo pezzo, dal critico Goffredo Fofi: “fratello maggiore, fratello minore”.

Levi, “torinese del sud” secondo la felice espressione dei biografi De Donato e D’Amaro, era già assurto, dopo il grande successo di “Cristo si è fermato a Eboli” pubblicato nel 1945, a “nume tutelare” della Lucania. Molti, anche stranieri, chiedevano consigli a lui prima di inoltrarsi nel territorio lucano. È in gran parte a lui quindi che si deve l’attenzione di tanti studiosi verso la Lucania negli anni Cinquanta del secolo scorso.


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