Illusione di cambiamento

di Antonio Gibelli Da un quarto di secolo soffriamo in silenzio in attesa di qualcuno che dica qualcosa di sinistra. Oggi ci basterebbe qualcuno che facesse qualcosa di civile. Che mettesse riparo ai guasti spaventosi prodotti nel nostro Paese almeno a partire dall’avvento del padrone delle tv travestito da cantore della libertà, oggi aggravati dall’ondata […]

È un patto d’armistizio. Se fallisce la vittoria della Lega è solo rinviata

di Alfiero Grandi Un sospiro di sollievo. La formazione del nuovo governo Conte allontana la minaccia di una vittoria elettorale di questa destra becera, reazionaria, sanfedista coagulata dalla Lega. Che subisce una battuta d’arresto per l’azzardo fallito di Salvini. Evitare di favorire l’avversario è importante anche per chi è perplesso sulla soluzione di governo, nella […]

Cgil - Foto di Gianfranco Goria

Cgil, come gestire il cambio al vertice

di Alfiero Grandi

Oggi il sindacato non deve difendere la sua autonomia, il suo ruolo dai partiti, perché questi o non esistono più o hanno perso radicamento nei luoghi di lavoro. E tra poco ci sarà un importante passaggio al vertice della Cgil, organizzazione a cui sono legato da sempre. Conosco direttamente tre cambi di segretario generale: da Luciano Lama ad Antonio Pizzinato, da Pizzinato a Bruno Trentin e da Trentin a Sergio Cofferati.

Il primo passaggio non fu felice, Pizzinato è un’ottima persona ma per il ruolo di segretario generale – a mio avviso – non era adatto, anzi l’insistenza di Lama e altri che lo convinsero a superare le sue resistenze fu un errore. La crisi della segreteria Pizzinato scoppiò poco tempo dopo e ritornò in campo la candidatura di Trentin, che era la più forte già al momento dell’elezione di Pizzinato. La Cgil attraversò una lunga fase di crisi e finì per tornare al punto di partenza: a Trentin.

Cofferati e io siamo entrati in segreteria confederale insieme, su proposta di Trentin. Chi ne ha letto i diari ha capito che Trentin aveva una personalità complessa, ma con alcuni principi ben saldi. Trentin è stato un segretario generale di grande valore, dopo l’accordo del luglio 1993 ritenne conclusa la sua esperienza e propose di scegliere un nuovo segretario generale prima del congresso. Non mi ha mai detto quale fosse la sua preferenza, né io gli ho mai chiesto nulla, sarebbe stato estraneo all’etica del nostro rapporto.
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Jeremy Corbyn

La Gran Bretagna non può interrompere il suo percorso verso la prosperità. Dobbiamo costruirlo

di Jeremy Corbyn, traduzione di EsseBlog

L’elezione della leadership Labour è stata una straordinaria dimostrazione di democrazia di base e partecipazione pubblica, che ha rimesso il senso comune della politica al suo posto. Abbiamo parlato a centinaia di migliaia di persone di ogni età e provenienza da tutto il Paese, ben oltre le fila degli attivisti di vecchia data.

Chi adesso potrà seriamente sostenere che i giovani non sono interessati alla politica e che non vi è il desiderio di un nuovo tipo di politica? Soprattutto, è stato dimostrato che milioni di persone vogliono una reale alternativa, non come al solito, sia all’interno che fuori del partito laburista.

La speranza di cambiamento e l’apporto di grandi idee sono ora di nuovo al centro della politica: porre fine all’austerità, affrontare il tema delle disuguaglianze, lavorare per la pace e la giustizia sociale in Inghilterra e all’estero. Ecco perché il partito laburista è stato fondato più di un secolo fa. Le elezioni hanno dato questo scopo fondante ad una nuova forza per il 21° secolo: un partito laburista che dà voce al 99%.

L’esito chiaro del voto di sabato è un mandato inequivocabile per il cambiamento da un’onda democratica che è già diventata un movimento sociale. Sono onorato dalla fiducia riposta in me dai nostri iscritti e sostenitori e darò tutto quello che ho per ripagarla. Abbiamo combattuto e vinto sul terreno della politica, non su quello della personalità, senza torti o rancori.
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Pd - Foto di Francesca Minonne

Post-comunisti e (non) post-democristiani del Pd: tutto da prendere e niente da dare

di Loris Campetti

Chissà che idea hanno delle sfogline bolognesi o dei robusti responsabili del servizio d’ordine torinese, i dirigenti post-comunisti che insieme ai (non)post democristiani hanno dato origine al partito che non c’è. Devono pensare che sono nient’altro che utili idioti, quei compagni e quelle compagne, che da oltre settant’anni, generazione dopo generazione, nome dopo nome (Pci, Pds, Ds, Pd) offrono gratuitamente e con passione identitaria i loro servigi al partito per rendere possibili le feste, o per difendere i loro dirigenti e i cortei.

Gente a cui puoi chiedere tutto senza dare nulla, puoi chiedere loro di votare per il Partito democratico per mandare a casa Berlusconi una volta per tutte e poi fare, anzi rifare, il governo insieme a Berlusconi. Avevi garantito a sfogline e servizi d’ordine che non sarebbero morti democristiani, e poi consegni alla migliore e soprattutto alla peggiore Dc le speranze di milioni di persone perché ne facciano carne di porco. Ai giovani preferisci le famiglie, così come già da tempo alla scuola pubblica preferisci quella privata, e pensi che in fondo il nucleare…

L’esito della crisi politica esplosa dopo un voto che chiedeva cambiamento e ha ottenuto restaurazione ci interroga tutti (“chiedete giustizia e sarete giustiziati”, scriveva magistralmente Stefano Benni un secolo fa). Interroga la sinistra delle ammucchiate che non ha convinto neanche la pletora di partitini che l’ha promossa, la sinistra entrista che avrebbe voluto trasformare il brutto anatroccolo in cigno ed è rimasta impantanata nello stagno, la sinistra che ha smesso di votare, chi è in movimento e chi si è fermato, chi sogna la democrazia in rete e chi la democrazia in carne e ossa.
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