Rifugiati climatici: non è soltanto un romanzo

Qualcosa, là fuori
Qualcosa, là fuori

di Telmo Pievani

Quando un problema è grande, grande come il nostro pianeta intero, si fa fatica ad affrontarlo, a prenderlo sul serio, finché all’improvviso non si manifesta. Ma quando ciò accade, la sua manifestazione è così grande, appunto, che già non c’è più niente da fare, bisogna soltanto scappare. L’ultimo appassionante romanzo di Bruno Arpaia[1] è dedicato all’impossibilità della lungimiranza, e alla speranza nonostante tutto. E’ ambientato in un futuro non troppo lontano, e dunque sufficientemente realistico, negli anni che saranno dei nostri nipoti, cioè l’ultimo quarto del XXI secolo in cui ci stiamo inoltrando. Per la precisione, è un futuro non abbastanza prossimo per fare previsioni scientificamente precise, e non abbastanza remoto per darsi alla fantascienza. Se ne sta in una dimensione temporale di mezzo, nella dimensione della possibilità.
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