Acqua Pubblica

Bologna, ex scuole Ferrari: l’acqua della vergogna

di Sergio Caserta

E così Bologna si scopre anche crudelmente burocratica, taglia la luce e perfino l’acqua alle ex scuole Ferrari, occupata dai poveracci. La ragione spiegata dall’assessore Frascaroli è che i funzionari non potevano fare altrimenti, perché sarebbero incorsi, continuando a pagare le indebite bollette, nel reato di procurato danno erariale.

La forza della legge! Invece chissà perché, quando si tratta di autorizzare varianti ai piani regolatori per trasformare aree verdi in zone edificabili, allora cambiare le norme è possibile, in nome del profitto privato che diventa interesse pubblico. Sta qui il grande inganno e la ragione dell’involuzione di un territorio che era stato la culla degli ideali del socialismo dal volto umano, della giustizia sociale e delle opportunità.

Hanno dimenticato da dove sono nati, da quelle lotte bracciantili e operaie contro il latifondo e contro il fascismo, dalla resistenza che modellò una classe dirigente che rese queste città un modello di sviluppo economico e integrazione sociale. I figli e i figli dei figli dei cooperatori che realizzarono le società di mutuo soccorso che propugnavano gli ideali di uguaglianza e solidarietà, sono diventati, algidi burocrati, adoratori del dio profitto, nemici di chi è più debole, freddi esecutori delle leggi, quando si tratta di perseguire le diversità.
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Ancora sulla fortuna delle parole: “settore”

Idee - Foto di Omar Cafinidi Maurizio Matteuzzi, università di Bologna

Esistono saperi sovraordinati e sottoordinati, si dà, si deve dare una “gerarchia delle scienze”? Il problema viene posto già da Aristotele, nei Secondi Analitici. Aristotele, pur pronunciandosi per l’esistenza di scienze sovraordinate e subordinate, non si espone in via definitiva: il suo interesse è stabilire che, se ha da esservi una “scienza prima”, essa è quella che tratta dei primi principi.

E qui potremmo discutere a lungo (ma lo hanno già fatto per un paio di millenni) se volesse riferirsi alla “philosòphia prima”, o ciò che in seguito abbiam chiamato “metafisica” (ciò di cui lo Stagirita è assolutamente incolpevole), o alla “logica”, termine che ai tempi non esisteva nella nostra accezione, ma probabilmente era surrogato da “dialettica”.

Il problema della “gerarchia delle scienze”, se nasce i quel quarto secolo a.C., è tutt’altro che risolto. Il dibattito è più che attuale, e il lettore mi comprenderà se non posso tentare neanche un vago accenno agli sviluppi, perché dovrei rifare la storia del pensiero; cosa alla quale si contrappongono in primis la mia ignoranza, e di seguito la pazienza del lettore e lo spazio che l’Editore potrebbe sopportare.

Una cosa va detta in premessa, a scanso di equivoci: l’essere sovraordinato o sottoordinato da parte di un sapere non ha nulla a che fare con la “dignità” scientifica. Il problema qui è quello di determinare un percorso fondativo, non una scala di valori: che una scienza sia “subordinata” ad un’altra non vuol dire affatto che sia meno importante, o più facile (di solito è il contrario), o abbia meno “valore”.
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