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Un’agora sullo spazio politico europeo

di Caterina di Fazio

Perché scegliere l’Europa come spazio politico decisivo per la sinistra? Mentre l’Aquarius naviga nelle acque del Mediterraneo verso il porto sicuro (certo non il primo) di Valencia, l’Europa è scossa da due venti contrastanti. Da un lato, quello liberista ed europeista, dall’altro, quello delle destre antieuropeiste e antimmigrazione. La decisione di Matteo Salvini, infatti, si inscrive nella vasta panoramica che si estende dai paesi del patto di Visegrad ai ministeri degli Interni tedesco ed austriaco, e che punta a rafforzare le frontiere esterne e a bloccare quelle interne.

Un vero e proprio blocco, a cui si contrappone quello della Francia di Macron, il quale accusa l’Italia di irresponsabilità dopo aver perseguito politiche di chiusura e di smantellamento dei campi di rifugiati, e di En Marche, la cui portavoce parla addirittura di «atteggiamento vomitevole», della Germania di Angela Merkel, insomma, dell’Europa di Bruxelles, che si trova ora ad accogliere al proprio interno la nuova Spagna socialista e solidale di Pedro Sánchez e della sua ministra della Giustizia, la quale minaccia di denunciare l’Italia per violazione dei trattati internazionali. Questi i due blocchi.

In mezzo, la vita di seicento persone lasciate a attendere nel Mediterraneo di fronte a una serie di porti sicuri che chiudono loro le porte (la Sicilia, Malta, la Corsica…). L’Aquarius, già ribattezzata la nave dell’Odissea, è costretta a cambiare rotta verso la traversata infinita. Ma la legge del mare parla chiaro, così come i numeri: l’Aquarius avrebbe dovuto approdare nel primo porto sicuro, quando si trovava a 35 miglia nautiche dalla costa italiana e 27 da quella maltese, contro le 750 che la separano da Valencia.

Varoufakis: “Evitare risposte inappropriate che creano terrorismo”

Yanis Varoufakis

di Roberto Ciccarelli

«Oggi è tempo di piangere i nostri morti, prendersi cura dei feriti e trovare i colpevoli. Domani sarà il momento per ripensare l’Unione Europea e la nostra democrazia continentale». È fermo nelle parole, Yanis Varoufakis che ha presentato a Roma «Diem25» – il Movimento per la Democrazia in Europa da realizzare entro il 2025 – in un’assemblea all’Acquario Romano.

Nella conferenza stampa dove ha illustrato l’iniziativa, sostenuta dall’associazione «European Alternatives», Varoufakis ha ripercorso gli errori che hanno condotto al fallimento l’Europa: la crisi economica dal 2008, l’emergenza dei profughi, i bombardamenti in Siria in risposta al terrorismo islamico che ha colpito prima Parigi e ieri Bruxelles, tragedie che hanno anche un’origine interna all’Europa.

Per l’ex ministro greco delle Finanze «i terroristi devono essere colpiti, non possiamo permettere che questi fatti terribili accadano nel cuore dell’Europa. Occorre evitare – ha aggiunto – risposte inappropriate che creano nuove fonti di sconforto e futuri attacchi terroristi». Risposte che, purtroppo, non tarderanno ad arrivare, considerata la feroce ottusità delle classi politiche europee.

Gli attentati di Bruxelles e noi: tra cattiva informazione e cattiva coscienza

di Marco Trotta

Il copione lo abbiamo già visto con gli attentati di Parigi. Domani le pagine dei giornali saranno piene di cronache più o meno dettagliate. Ma intanto i social network si stanno riempiendo di commenti di ogni tipo e di immagini virali come questa diffusa da Le Monde. Vale la pena avere qualche punto di riferimento per non perdersi. Elenco quelli che ho trovato più utili in queste ore. (aggiornato al 23/03/2016 – 11:22)

Le fonti prima di tutto

Valigia Blu aveva pubblicato alla fine dell’anno scorso un utile Manuale di sopravvivenza alle breaking news dove, tra le altre cose, si invita a diffidare della marea di informazioni diffuse sui social network senza una fonte certificata. E non è solo un problema di pagine di sedicente contro informazione e non meglio specificati testimoni oculari. Ci sono cascati. Anche fior di giornalisti blasonati che hanno diffuso la voce di “spari” e “grida arabe” dopo le esplosioni senza citare nessuna fonte. Del resto il problema dell’utilizzo di contenuti provenienti dalle miriade di cellulari che generalmente sono attivi in questi casi esiste. Le testate estere chiedono prima di certificare la fonte.

Salvini, lo sciacallo di Bruxelles

di Curzio Maltese [*]

Sono 73 gli europarlamentari italiani a Bruxelles e la maggior parte sono in questo tragico giorno qui, nella capitale d’Europa. Ma soltanto uno, Matteo Salvini, ha avuto il sangue freddo, la mancanza di scrupoli e di dignità umana d’inviare tweet e selfie dall’ingresso del Parlamento europeo, davanti alle camionette dell’esercito, per speculare al volo sulla tragedia che ha spezzato decine di vite innocenti e distrutto tante famiglie.

Al cinema dal 26 novembre: in sala film su soprusi e diritti

di Dario Zanuso e Aldo Zoppo

Dio esiste e vive a Bruxelles (Le Tout Nouveau Testament), di Jaco Van Dormael, Francia-Belgio 2015

Per quale dannata ragione una fetta di pane e marmellata cade sempre dalla parte della marmellata, e quando non accade è perché l’abbiamo spalmata sul lato sbagliato? E perché la fila vicino alla nostra è sempre più veloce? O ancora, come mai quando ci immergiamo nella vasca da bagno, regolarmente suona il telefono? Il film offre una risposta a questi essenziali interrogativi e per farlo non può che partire da Dio. La teologia ci ha offerto intere biblioteche nel tentativo di spiegare il paradosso di come sia possibile la coesistenza del male e di una divinità buona ed onnipotente. Secondo la visione surreale e grottesca di Van Dormael, questo punto di vista, in particolare nell’assunto sulla bontà di Dio, è radicalmente sbagliato.

La mobilitazione dei rifugiati e dei migranti a Bruxelles

Migranti a Bruxelles

di Marta Lotto

Il Consiglio europeo si riuniva il 26 e 27 giugno 2014, sordo alle proteste che si alzavano a un isolato dalle proprie porte laddove la critica e la contestazione sono ammesse in tempi di summit. I contenuti di un corteo che riempivano di un senso diverso le parole d’ordine del vertice “libertà, sicurezza e giustizia” rimbalzavano sui vetri dei palazzi del SEAE – Il servizio Europeo per l’azione esterna, di un quartiere fantasma e deserto all’ora di cena.

Si costruivano consapevolezze e legami, motivazioni a scavalcare le divergenze per azioni e lotte comuni. Qualcuno sperava di poter influenzare gli orientamenti strategici della programmazione legislativa e operativa dell’UE in materia di immigrazione affidandosi a Dio e alla bontà delle proprie ragioni, ma in molti echeggiava un senso di impotenza e cresceva la determinazione a costruire percorsi politici per guadagnare visibilità e per ottenere libertà di circolazione, di mobilità e di vita.

Nel palazzo si rafforzava l’impegno a “mettere in opera una gestione efficiente delle frontiere esterne dell’UE, attraverso la prevenzione e la lotta contro l’immigrazione irregolare, anche per evitare perdite di vite umane di migranti che intraprendono viaggi pericolosi”.