Dopo Grillo, e considerata la situazione europea, una proposta per uscire dallo stallo attuale

Foto dal blog di Guido Viale
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di Guido Viale

L’esito delle elezioni ha “tolto il tappo” a un sistema politico bloccato, pietrificato dall’egemonia, condivisa da destra e sinistra, del pensiero unico (e in Italia consolidata, e in parte mascherata, dal dilagante berlusconismo). Ma non è stato Beppe Grillo a far saltare quel tappo; sono stati quelli che lo hanno votato, andando ad aggiungersi o a sovrapporsi al numero, altrettanto ampio, degli astenuti. Non è stato Grillo a intercettare il loro voto; sono stati quegli elettori a “intercettare” Grillo. E che altro potevano fare? Se si fossero astenuti, il sistema politico italiano – centro-destra, centro e centro-sinistra – avrebbe continuato le sue pratiche come se niente fosse, incurante del fatto che ormai solo il 50 per cento degli elettori lo vota. D’altronde negli USA è già così da tempo.

Ma è sbagliato confondere gli elettori di Grillo con il movimento cinque stelle o dare troppo peso al loro programma; perché a fare il pieno di voti è stata la rivolta contro il sistema dei partiti e le politiche economiche da questi sostenute. Come è sbagliato sostenere che il movimento cinque stelle non ha un programma: c’è l’ha, ed è più solido e sensato di quello del PD, anche se forse né Grillo né il movimento hanno idee chiare su come realizzarlo (Pizzarotti insegna). Ma gli elettori che lo conoscono sono una minoranza; e quelli che lo condividono, o vi si riconoscono, sono ancor meno.
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Sinistra - Foto di Andrea Pomini

Dalla “casta” alla “svolta”: per ricostruire la più grave frattura tra cittadini e partiti

di Sergio Caserta

“La Casta”, di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo e “Il costo della democrazia” di Cesare Salvi e Massimo Villone, sono libri pubblicati tra il 2006 e il 2007, il primo ben presto diventato un “cult”, il secondo in realtà più efficace nella diagnosi degli sprechi della politica e dei possibili rimedi. Salvi e Villone, da parlamentari dell’allora DS, avevano accompagnato la pubblicazione con la presentazione di tre proposte di legge con l’obiettivo di risparmiare ogni anno più di 6 miliardi di euro. Il primo, un disegno di legge costituzionale prevedeva la riduzione a 600 del numero dei parlamentari (400 deputati e 200 senatori), l’abolizione delle province e l’introduzione di un tetto al numero dei componenti del governo con un risparmio atteso di circa tre miliardi.

La seconda proposta stabiliva la soppressione molti enti inutili, tra cui l’Autorità dell’Energia e dei Lavori pubblici, la dismissione di Sviluppo Italia e la drastica riduzione dei consigli di amministrazione delle società pubbliche a non più di tre persone. Infine, il taglio dei rimborsi elettorali dei partiti, concessi in base agli effettivi votanti, con un risparmio di sessantacinque milioni l’anno. Il terzo disegno di legge, il più importante, con riferimento all’art.quarantanove della Costituzione, proponeva drastici cambiamenti ai partiti con l’obbligo d’introdurre nella loro vita interna regole democratiche, com’è nella prassi delle più solide e avanzate democrazie.

Sappiamo com’è andata, quei disegni di legge non furono presi in considerazione e il sistema politico nel suo insieme, senza distinzioni, proseguì ad alimentarsi di privilegi e sprechi, fino ai festini di Roma, alle spese folli dei consiglieri di tutte le regioni, ai casi giudiziari eclatanti d’importanti dirigenti di entrambi gli schieramenti, alle compravendite di parlamentari e voti, fino a queste ultime elezioni con la vittoria politica indiscutibile del movimento che ha fatto dell’abbattimento di tutti i partiti e degli attuali gruppi dirigenti il suo cavallo di battaglia.
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