Un bonus al giorno toglie il welfare di torno

di Alfonso Gianni

I due pilastri portanti della Renzinomics, gli incentivi alle imprese e i bonus al popolo, continuano a reggere l’impianto della politica economica del governo Gentiloni. Si potevano nutrire pochi dubbi al riguardo, trattandosi di un governo fotocopia che per di più condivide con il precedente il ministro dell’Economia e delle Finanze. Questi consentono da un lato di sorreggere un mondo delle imprese che non si accontenta della liberalizzazione del mercato del lavoro e deve essere continuamente stimolato dagli sgravi fiscali e dagli iperammortamenti.

Cui si aggiunge per i singoli una sorta di nuovo condono attraverso la riapertura dei termini per la “rottamazione delle cartelle”, ovvero della chiusura dei contenziosi con l’Agenzia delle entrate, contenuta nel collegato fiscale. Dall’altro lato permettono di cercare consensi tra strati popolari vessati da una crisi che ha visto ridurre i loro redditi dal 2008 ad oggi. Gli istituti statistici ci ricordano che il dipendente medio può comprare con i proventi del suo lavoro una quantità di beni e servizi inferiore di 320 euro rispetto a quella che poteva tranquillamente permettersi nel 2007.
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