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Bologna, recupero degli spazi dismessi: continua il processo partecipativo

di Silvia R. Lolli

Giovedì 8 febbraio 2018 si svolge il quarto incontro dei Parteciprati; i cittadini cominceranno a disegnare il loro progetto finalizzato all’individuazione della destinazione futura dello spazio dismesso dall’esercito dei Prati di Caprara. Come si evince dal sito, che dà puntualmente il resoconto del processo partecipativo (con tutti i materiali finora presentati) e dopo aver raccolto informazioni (2° e 3° incontro in assemblea plenaria) da consulenti e istituzioni e associazioni interessate all’area, i cittadini esprimeranno le loro: idee, competenze, immagini, desideri e sogni.

Partecipazione è una parola importante in democrazia, sia essa passiva (di proposta, di voto, cioè delega rappresentativa), sia più attiva come in questo caso: proposta che va oltre la pura discussione, ma vuol dare qualcosa in più per il bene comune. A fianco della partecipazione ci sta l’ascolto, vero, in un Paese democratico. Qui sta la questione importante che si presenterà in tutti i suoi aspetti e conflitti al termine di questo processo.

I cittadini si sono impegnati; il comitato RigenerazioneNoSpeculazione ha dapprima raccolto firme, le ha portate agli organi politici della città, poi nel silenzio assoluto, risposte non ne sono state date se non dai giornali in forma diremmo indiretta, ha deciso di organizzare in modo estremamente scientifico un processo partecipativo cercando di ampliare il coinvolgimento, cioè la partecipazione attiva, a un numero di cittadini sempre maggiore.

Pierferdi per gli amici: dalla Dc di Forlani ai post comunisti bolognesi

di Sergio Caserta

Bologna è il centro apicale dello scontro tra diverse aree politiche e gruppi dirigenti che sono stati per dieci anni nello stesso partito, il Pd. Scontri e scissioni che avevano già vissuto in precedenza – per intenderci dalla svolta della Bolognina, non a caso compiuta qui – e che arrivano a quest’ultima tenzone in cui si incrociano le spade e le lance di quel che fu l’invincibile armada comunista e post comunista e i discendenti di Moro, di Zaccagnini ma anche di Forlani.

Paradossalmente la città che fece della sua “diversità” comunista l’emblema orgoglioso del buon governo in tutto il cinquantennio democristiano, oggi si ritrova a vivere in prima persona la metamorfosi che è avvenuta nel corpo, e nell’anima, del suo partito di riferimento. L’avvento di Renzi ha segnato il compimento di una definitiva trasmutazione: la giraffa di togliattana memoria, cioè quel Pci animale dal corpo grande e dal collo lungo che guardava lontano, ha assunto definitivamente le sembianze di un balenottero rosè, ovvero di un partito sempre più simile a quella balena bianca, che fu di dimensioni però ben maggiori, con qualche pallida sfumatura del colore antico della sinistra, ormai sbiadito da troppe svolte.

È questo il senso dell’ormai più che probabile candidatura, a meno di ripensamenti dell’ultimo secondo, di Pier Ferdinando Casini. Pierferdi per gli amici, già democristiano di lungo corso, era enfant prodige del gruppo che faceva riferimento proprio a quel Forlani che sulla pregiudiziale anticomunista aveva costruito la più solida alleanza con i socialisti di Craxi nella formula magica del pentapartito, non più tardi di trent’anni orsono.

Nessuno spazio a Forza Nuova: Bologna è antifascista

di Coalizione Civica per Bologna

La presenza di Forza Nuova a Bologna, come quella di Casa Pound, con gli indegni caroselli di Berselli, sono una provocazione nella città Medaglia d’oro alla Resistenza. Lo sono da sempre. Lo sono dichiaratamente. E male hanno fatto le istituzioni cittadine a sottovalutare il problema, per tutto questo tempo, obbligando la città a subire la situazione odierna. Formazioni politiche che si richiamano direttamente al fascismo sono fuori dall’arco costituzionale e, in un paese capace di fare i conti con il proprio passato e di applicare la Costituzione, sarebbero già state messe al bando e sciolte da tempo.

Per questo chiediamo con forza che sia revocato l’uso di Piazza Galvani per il comizio di Forza Nuova domani, venerdì 16 febbraio. A livello di potestà comunale, chiediamo nuovamente che sia accelerato l’iter, per dare corso a quanto sancito dal Consiglio Comunale con l’approvazione dell’ordine del giorno di Coalizione Civica (Bologna è antifascista): nessuno spazio sia concesso a chi non rispetta il dettato costituzionale. Un passo piccolo, ma necessario, che sta avendo riscontri anche nei comuni della città metropolitana, come in molte altre città.

Bologna: il centro per i rimpatri e lo strabismo del sindaco

di Emily Clancy e Federico Martelloni, Coalizione Civica per Bologna

Sulle strutture per il rimpatrio ricordiamo perfettamente ciò che il sindaco disse un anno fa manifestando la propria contrarietà a ospitare nuovamente a Bologna un Cie. Ricordiamo perfettamente anche come l’argomento sia stato usato per “corteggiamenti” a sinistra durante la campagna elettorale. L’anno scorso, quando si parlava della riapertura di una struttura simile, Merola disse “Non passa. C’è incompatibilità ambientale”.

Per il sindaco era infatti “inutile inseguire un clima di allarme, vogliamo far passare l’idea che, in quanto immigrati irregolari, siano delinquenti? Non è assolutamente così”. E ancora, se il ritorno del Cie è di per sé “sbagliato”, sosteneva, lo è “ancora di più perché si dà la stura agli opposti estremismi, come si diceva una volta”.

Ora il sindaco ha radicalmente cambiato idea e invoca la presenza sul nostro territorio di un Centro per i rimpatri, ma solo per chi ha commesso reati e solo se straniero naturalmente. Un bello spot elettorale che strizza l’occhio alla destra (come se non bastassero le candidature del Partito Democratico). Non è dato sapere se gli “stranieri delinquenti” che Merola vorrebbe recludere siano già stati giudicati, in attesa di processo, a pena già scontata… ma si sa: realtà, dati e propaganda non vanno d’accordo.

Bologna, centro per i rimpatri: il sindaco Merola propone una falsa soluzione

di Coalizione Civica per Bologna

Su un eventuale “centro rimpatri per stranieri che hanno commesso reati” il Sindaco Merola parla a vanvera, fingendo di ignorare, come sa invece benissimo e come chiunque può leggere nei rapporti parlamentare sui CIE, che la stragrande maggioranza dei trattenuti nei Cie sono sempre stati ex detenuti, sottoposti ad una pena aggiuntiva in vista di un rimpatrio quasi mai effettivamente avvenuto.

Senza contare che esistono varie previsioni di legge che consentono a certe condizioni l’espulsione a titolo di sanzione sostitutiva o alternativa alla detenzione o il trasferimento dei detenuti nei Paesi d’origine ai fini dell’espiazione della pena in patria, fino all’ultima norma che prevede l’avvio delle procedure di identificazione all’ingresso in carcere.

Nonostante questo, i dati reali delle espulsioni di detenuti sono talmente risibili che il Governo fatica a fornirli. Se il periodo detentivo e tutte le previsioni di legge non sono sufficienti all’identificazione e all’espulsione, a cosa potrà mai servire la proposta di Merola (subito sostenuto dal segretario PD Critelli)? In quella dimensione che noi ci ostiniamo a chiamare realtà: a nulla. Forse l’ennesima sparata del Sindaco è utile solo a fare politica nel modo peggiore, parlando il linguaggio della destra populista e razzista.

Bologna, carne da macello in giunta

di Sergio Caserta

In merito alla vicenda dei due assessori bolognesi Gambarelli e Malagoli, messi gentilmente alla porta dal sindaco Merola in un batter d’ali, al di la dell’aspetto umano, è certamente doloroso veder interrotta un’esperienza importante, coinvolgente e gratificante all’improvviso e, sembra, senza una ragione soggettiva, vittime di un gioco di potere. Sono gli effetti dello spoils system, in questo caso autospoils, dal momento che chi ha defenestrato i due è lo stesso sindaco che li aveva nominati e che ha agito per pure ragioni di “governo” come dice lui, leggasi ragion di partito.

Infatti Merola ha dovuto cedere ai rapporti di forza determinatisi nel suo partito. Il che la dice lunga anche su un’altra leggenda istituzionale, cioè che questa legge dell’elezione diretta dei sindaci con maggioritario personalizzatissimo, metta in secondo piano le lotte di potere correntizio dei partiti, tutt’altro. Come s’evidenza in questo caso è esattamente l’opposto di quando i sindaci venivano scelti con elezioni proporzionali, dopo che i partiti, quelli veri di un tempo, avevano a lungo discusso e valutato chi potesse ricoprire l’incarico più importante, e l’elezione avveniva in consiglio comunale con voto ei consiglieri che avevano una funzione e una responsabilità autentica, pur nel rispetto del mandato di partito.

Parliamo di tempi ormai andati quando la nostra democrazia istituzionale, pur non priva di difetti anche gravi aveva ben altro valore, oggi in rapporto a quel periodo siamo alle comiche. Le figure un po desolate dei due assessori licenziati, richiamano un altro aspetto di questa lunga crisi politica della sinistra.

Bologna, Parteciprati: questa sera 100 cittadini al fischio di inizio

di Silvia R. Lolli

Questa sera giovedì 18 gennaio, alle ore 20,30 a 20 pietre (via Marzabotto, 2), 100 cittadini del comune di Bologna, selezionati da un gruppo di pre-aderenti di quasi 300, si ritroveranno assieme per progettare il futuro dei Prati di Caprara. Dopo il 22 marzo presenteranno, anche in un’assemblea pubblica, il o i pre-progetti individuati nello studio che faranno partecipando ai tavoli di lavoro che il gruppo organizzatore del comitato “rigenerazione no speculazione” metterà a loro disposizione da giovedì.

Una visione ed un progetto che verranno offerti, gratuitamente, al Comune di Bologna e scaturiranno dall’impegno della cittadinanza attiva. Dopo i tentennamenti della società Bologna FC (vedi editoriale di D. Labanti) e la perdita della carica pre-elettorale (il megaprogetto è stato presentato dal Comune ai tifosi e agli atleti delle società operanti allo Stadio e Antistadio nella primavera del 2016 in piena campagna elettorale) e quella post-elettorale (la serie di incontri su “Bologna, città dello sport”; ora sembra in cantiere un’altra passerella: Bologna metropolitana e lo sport) degli eletti, cosa resta?

Non si sa. Daniele Labanti scrive sul Corriere della Sera del 15/01/18, nell’editoriale intitolato “Saputo e la città. Il culto della paura”:

“L’insussistenza di un qualsiasi progetto sportivo nella gestione di Joey Saputo viene acclarato, se ce ne fosse bisogno, dall’operazione che porterà Simone Verdi via da Bologna. Non è grave la cessione in sé, è grave collocarla in un contesto totalmente stravolto rispetto alle ambizioni iniziali della nuova società…Il club non ha alcun obiettivo, non ha alcuna programmazione sportiva: non sa quale calcio fare, né come potrà farlo. E, alla luce della recente frenata sul restyling dello stadio, non è chiaro nemmeno se mai lo avrà… ma il famoso… salto in avanti era stato collegato a un progetto edilizio determinante del quale si fatica oggi a scorgere i connotati…”.

Bologna, Prati di Caprara: luogo d’incontri – Seconda parte

di Silvia R. Lolli

Continuo a guardarmi intorno, verde da una parte, macchine dall’altra, e continuo a farmi le solite domande: abito in un territorio amministrativo e democraticamente indirizzato, oppure ho ormai solo di fronte consigli di amministrazione e amministratori delegati che ignorano l’idea di “interesse pubblico”?

Cosa rimane della cittadinanza? Vorrei ancora essere una cittadina attiva; allora mi fermo e parlo con una signora anziana ben vestita; certamente abita nelle vicinanze, perciò posso chiederle se conosce il comitato di cittadini rigenerazionenospeculazione. L’idea è spiegarle i nostri programmi, ma lascio perdere, perché è molto agitata e mi dice che il suo cane, Buck, si è allontanato e non è ancora ritornato. Ha provato a chiamarlo, a cercarlo, ma senza esito. L’ha lasciato libero e, come sempre, ha cominciato a correre, ma è entrato nel bosco da uno dei tanti buchi della rete.

Mi dice che normalmente non si allontana troppo e per tanto tempo. È disperata. Le chiedo di che razza è: un beagle, con le orecchie lunghe. Mi spiega che non ci sono troppi cani come questo, è una razza inglese della famiglia dei braccoidi; è un cane da caccia. Non m’intendo troppo di razze canine, ma penso che non sarà facile ritrovarlo; se ha trovato qualcosa da fiutare lo sta seguendo.

Bologna, Prati di Caprara: luogo d’incontri – Prima parte

di Silvia R. Lolli

È una domenica di novembre; ho passato la mattina al centro Pontelungo dove c’è la tradizionale castagnata; per andare in centro decido di passare dalla pista ciclabile di via del Chiù, di fianco ai Prati di Caprara; anche se non c’è traffico non voglio fare la via Emilia. Chissà, mi dico, forse incrocio persone per chiedere se vogliono impegnarsi e pre-aderire al laboratorio sui Prati di Caprara, attività decisa nel comitato di rigenerazionenospeculazione, che comincerà il 18 gennaio. Dedico la giornata anche a questo impegno e ho già raccolto alcune adesioni.

Il giorno non è soleggiato; è un tipico giorno novembrino, ma almeno non piove e non c’è neppure la nebbia. La bicicletta è un bel mezzo per guardare da punti strategici questo paesaggio che corre parallelo alla Via Emilia e si trova dietro l’ospedale Maggiore. I Près ed Cavrèra, come dice la canzone dialettale di Fausto Carpani, sono ancora un bel polmone verde della zona Ovest di Bologna, attigua ad un ospedale rinnovato e ingigantito solo pochi anni fa: fu “la repubblica ed cén” dopo la guerra. Ora, oltre agli orti urbani, ci sono alberi ed arbusti, un bosco non curato che cresce sulle spoglie militari; i Prati di Caprara costituiscono un’area dismessa che da tempo doveva diventare il parco più ampio di Bologna come disse il sindaco Merola, in area diametralmente opposta ai giardini Margherita.

Bologna: una mappa interattiva degli edifici e delle aree urbane abbandonate

di Coalizione civica

Quello che presentiamo è un piccolo contributo di conoscenza, da parte di Coalizione Civica, al tessuto insediato della città di Bologna. Nessun processo di rigenerazione urbana può prescindere dall’analisi della realtà urbana. Anche quando questo significa misurarsi, da un lato con un panorama abbastanza preoccupante di abbandono e inutilizzo di risorse, e dall’altro dalla sensazione di degrado diffuso che ne può derivare.

È un inizio, può essere fatto meglio, sicuramente ci sono errori e molte involontarie omissioni, ma è un inizio per stimolare chi ha più mezzi a farlo di più e meglio, come forse spetterebbe ad un’amministrazione pubblica. Non è un promemoria per occupazioni, ne indicazioni per agenzie immobiliari, ci piacerebbe che fosse un ausilio a quanti lavorano al riuso temporaneo a fini sociali e culturali del patrimonio pubblico e privato, di cui a Bologna cominciano ad esserci esempi importanti.

In questo studio realizzato da Piergiorgio Rocchi, architetto, referente del Gruppo Urbanistica di Coalizione Civica, si è cercato di quantificare e descrivere il fenomeno dell’abbandono e dell’inutilizzo di contenitori edilizi e aree urbane. Gli immobili individuati sono 199, e rappresentano un discreto campione della realtà territoriale (sono compresi anche 5 Comuni della prima cintura metropolitana).