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Malalbergo (Bologna): due giunte a settimana, per la Corte dei Conti non sono contestabili

di Massimo Corsini

Tutto è bene ciò che finisce bene. Alla fine la Corte dei Conti, come hanno riportato le cronache di questi ultumi giorni, ha assolto con formula piena l’ex sindaco di Malalbergo Massimiliano Vogli, anche se, a dire il vero, dopo due anni, un po’ di pena è come se l’avesse scontata lo stesso. La sentenza che libera l’ex sindaco da un’onta immeritata (Vogli è stato eletto con l’80 per cento dei voti ed è stato un sindaco piuttosto amato a Malalbergo) ridimensiona decisamente l’atto d’accusa della procura a poco più che un pettegolezzo.

Facciamo un passo indietro. Cosa era successo? In seguito ad un esposto di Raffaele Finelli, al tempo stesso predecessore ed aspirante mancato successore di Vogli, la procura aveva citato in giudizio quest’ultimo per un danno erariale causato da un indebito uso di permessi retribuiti, nella fattispecie veniva contestato l’eccesso della convocazione di due giunte settimanali anziché una.

Il concetto fondamentale evidenziato dalla Corte dei Conti in risposta alla procura, è il fatto che le due giunte comunali convocate a settimana anziché una, sono un atto politico non contestabile che rientra a pieno titolo nei poteri del primo cittadino. La sentenza riporta infatti: “Non è sindacabile in sede giurisdizionale l’atto politico del numero di convocazioni del numero di giunte comunali”.

Intanto su Bologna: il governo dei comitati d’affari

Bologna

di Silvia R. Lolli

Chi vorrà credere ancora che abbiamo un’amministrazione Politica a Bologna, città o città metropolitana o regione è indifferente il livello? Non ci siamo sbagliate, la “P” la intendiamo maiuscola. Quella attuale appare soltanto un comitato d’affari. Visto come si fa imprenditoria in Italia, speriamo anche di non avere brutte sorprese nei bilanci pubblici.

Ci potremmo poi chiedere a chi si rivolgono gli affari, molto poco ai cittadini. L’amministrazione attuale ha l’obiettivo di confondere chi ancora segue la politica (cioè va a votare e cerca di continuare ad interessarsi della cosa pubblica) con i proclami: attraverso i mass media continuiamo a conoscere, soprattutto a posteriori, gli incontri con ministri ed imprenditori; c’è una spasmodica ricerca di un business privato, sotto mentite spoglie del bene comune, perché della comunità si perdono tutti i riferimenti; si è alla ricerca continua di soldi. Per chi poi?

Non ci vengano a dire che è per continuare a sviluppare Bologna e la Regione, perché si mantengano a livelli mondiali, per dare lavoro o altre amenità del genere. Piuttosto ci sentiamo in un clima di Bologna “da bere” di milanese memoria, ma tra un po’ anche noi potremo parlare a pieno titolo di Bologna “da mangiare”.

Parliamo degli impianti sportivi a Bologna (seconda parte)

di Silvia R. Lolli

Esaminiamo quello che ancora sui documenti comunali viene definita “Associazione dilettantistica Nettuno Tennis Club” (ultimo in ordine di tempo PG 26954/17 N. odg 86/17, atto del Consiglio Servizi per l’Edilizia). Se guardiamo il sito dell’Osservatorio Regionale, il centro, che come vedremo si è espanso molto nel corso degli anni, è menzionato tra gli spazi adibiti al tennis con due campi di tennis ed anche con spazi per il calcio: sono censiti qui due campi di calcio, di cui uno dovrebbe essere adibito a calcetto.

Se guardiamo però la relazione dell’ingegnere, che accompagna la richiesta per l’ultimo ampliamento, ci sembrano indicati più campi di tennis e meno di calcio; non sappiamo se questa mappa proviene da google, oppure dai dati di catasto indicati nel documento. Cambiamenti comunque si notano: i campi di tennis ci sembrano almeno 4, vengono anche richiamati nella relazione quando si prospetta l’uso dei palloni pressostatici, relazione che all’inizio richiama appunto il catasto di Bologna.

Dai rilevamenti fotografici, presi dal parco Nicholas Green – orti di Villa Contri, si possono osservare vari edifici, uno dei quali in costruzione proprio in questi mesi, ed uno spazio/parete per il tennis che supponiamo già in essere e costruito con precedenti manutenzioni del centro. Ricordiamo per esempio che è da almeno vent’anni che questa associazione dilettantistica fa richieste di ampliamento e vengono tutte puntualmente soddisfatte. Forse solo quella di incorporare uno spazio di parco per costruire un campo di beach volley pensiamo sia stata bocciata dal quartiere all’inizio del 2000.

Parliamo degli impianti sportivi a Bologna (prima parte)

di Silvia R. Lolli

Continuiamo l’approfondimento sullo sport da queste pagine cercando di dare, non solo agli addetti ai lavori, qualche informazione sullo stato di alcuni impianti sportivi di proprietà comunale, cioè pubblica, al fine di conoscere meglio la situazione complessiva, cercando di fornire ipotesi per una diversa politica. Partiamo dal riconoscere che negli ultimi trent’anni si è creata una situazione nuova, per noi paradossale, in nome dell’impossibilità del Comune di gestire direttamente il patrimonio pubblico.

Con l’attuale amministrazione emerge un’ulteriore lettura del sistema sportivo: la suddivisione dell’impiantistica fra impianti di terra e di acqua come se la politica dovesse avere sguardi diversi rispetto al proprio patrimonio nello stesso settore. Già lo sport è un fenomeno complesso e la divisione della sua gestione non può che rendere tutto più difficile, confuso ed opaco.

Non vorremmo essere solo contro qualsiasi decisione presa dal Comune di Bologna o dalla nostra città metropolitana, ma vogliamo rendere più trasparente, cioè conosciuto da tutta la cittadinanza, ciò che succede in campo sportivo, al di là dei resoconti giornalistici, spesso chiacchiere da bar e magari dare suggerimenti per un nuovo corso politico. Solo a volte troviamo informazioni un po’ interessanti sul sistema sportivo come per esempio martedì 12 settembre.

Tra il dire e il fare dei ministri

di Silvia R. Lolli

All’Opificio Golinelli, a Bologna, sabato 16 settembre, si è tenuta la conferenza “Intraprendenza ed emozioni. Idee per l’insegnamento”. Dopo la lezione magistrale sul ruolo delle emozioni nell’apprendimento, tenuta dal Prof. Maurizio Fabbri e dell’intervento sull’educazione all’imprenditorialità nel contesto della didattica per competenze della ricercatrice di European Schoolnet Anusca Ferrari, l’incontro è terminato con l’inaugurazione del Laboratorio Territoriale per l’Occupabilità della Città Metropolitana di Bologna alla presenza delle autorità cittadine e della Ministra Fedeli, nonché dei dirigenti Scolastici che hanno contribuito a creare questo polo formativo.

Abbiamo conosciuto così questa nuova sperimentazione, possibile grazie al bando finanziato dai fondi del MIUR previsti dalla L. 107/15. “Opus Facere – fare per capire” è un progetto educativo innovativo creato per mettere le scuole in rete e metterle: “in stretto rapporto con la nuova filiera per la formazione composta da istituzioni locali pubbliche e private, università, centri di ricerca e imprese, puntando sulle vocazioni produttive più all’avanguardia e trainanti per il futuro del territorio”.

Il virgolettato l’abbiamo copiato dal volantino che presenta il progetto e che è il biglietto da visita e ha costituito il leit motiv di tutta la seconda parte della mattinata, cioè gli interventi dei dirigenti scolastici promotori dell’iniziativa e le autorità presenti; in ordine di intervento: Stefano Versari Dirigente Ufficio Scolastico Regionale E-R, Francesco Ubertini, Rettore dell’Università di Bologna, Isabella Conti sindaca di S. Lazzaro di Savena, Virginio Merola sindaco di Bologna nonché qui in veste di Presidente Città Metropolitana, Patrizio Bianchi, assessore a coordinamento delle politiche europee allo sviluppo, scuola, formazione professionale, università, ricerca e lavoro ed infine la ministra Miur Valeria Fedeli.

Bologna, lettera aperta al sindaco Merola: Venti Pietre contro il progetto ai Prati di Caprara

di Venti Pietre

Gentile Sindaco Merola, in qualità di associazione che ha aderito formalmente al comitato Rigenerazione no Speculazione, sentiamo il desiderio e il dovere di rispondere nel merito alle dichiarazioni da lei rilasciate nel video promozionale sulla “riqualificazione” dell’area Prati di Caprara. Vogliamo affermare ancora una volta che Prati di Caprara deve restare libera da nuovi inutili insediamenti abitativi e commerciali perché è un bene pubblico della città.

In particolare, Prati di Caprara Est sarà un meraviglioso parco di Bologna, indispensabile per la nostra città, in una zona avvelenata dall’inquinamento anche più di altre che non può resistere al vostro ennesimo progetto di “nuovo quartiere della città” che qui nessuno vuole, come ben dimostrano le firme di più di 3000 cittadini che le verranno presto presentate. Anche lei la pensava così solo un paio di anni fa; ricordiamo bene le sue parole:

“Sarà un’enorme foresta di alberi, grande più dei Giardini Margherita… ma davvero selvatica, senza panchine o giochi per bambini: un bosco da lasciare in eredità a chi verrà dopo di noi”.

A Bologna, per Bologna, oltre Bologna

di Coalizione Civica

Sono tante diecimila donne ed uomini che marciano a Bologna, lo sono ancora di più perché erano ben di più. La marea che ha attraversato la città, scuotendola dalle radici alla cima, è frutto virtuoso della convergenza di flussi potenti che scorrono, sotterranei o tumultuosi, nelle sue viscere: è la Bologna sociale, sindacale, associativa, delle forze politiche alternative, singolare e comune, una città fatta di molte città, in cui le sue cittadine ed i suoi cittadini fanno la differenza, quando si mettono in movimento, convergono e riempiono di nuovo senso la “costituzione della cittadinanza” che è lo spazio in cui esiste una reciprocità conflittuale tra la distribuzione del potere e l’amministrazione dello stesso.

La città che amiamo e per la quale siamo disposti a dare tutto. Anche a Bologna sono in corso processi globali di decostruzione della democrazia, che rischia di rimanere solo lo spazio del comando di pochi sul tutto, legale certamente, ma illegittima ed ingiusta quando usa la clava della repressione e della limitazione delle nuove forme politiche, perché “i nostri regimi possono essere considerati democratici, noi però non siamo governati democraticamente” nell’amara constatazione di Rosanvallon.

La marea è tale perché la convergenza che l’ha resa possibile si è data sia con la generosità di chi ha colto l’opportunità di esserci sia con l’umiltà di chi ha reso la propria battaglia occasione per tutti, chiarendo che non avrebbe mai potuto né voluto rappresentarne la complessità o esserne sintesi.

Il consumo di suolo e l’impiantistica sportiva (terza parte)

Stadio Dall'Ara

di Silvia R. Lolli

Riprendiamo l’analisi della legge sullo sport, sapendo che in termini politici dobbiamo far riferimento ad alcune situazioni. In Regione la delega allo sport non è stata assegnata a nessun assessore; è ancora in capo al Presidente Bonaccini. Il 30 maggio, alla conferenza stampa di presentazione della legge, così si esprimeva:

“Abbiamo voluto mettere lo sport al centro della nostra azione politica- afferma il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini- perché è un elemento di forte coesione sociale. Abbiamo puntato sul rapporto con la salute per la promozione di corretti stili di vita e del benessere delle persone e sul rapporto con le comunità e i territori attraverso il sostegno agli enti locali per la realizzazione, la gestione e il miglioramento degli impianti sportivi, in modo da favorire la pratica sportiva per tutti. E ancora, puntiamo sulla scuola con un cambio di paradigma, per promuovere la pratica motoria a partire dalla primaria e, infine, sul turismo sportivo, con la promozione di eventi in grado di favorire l’attrattività dell’Emilia-Romagna. Sport e attività motoria anche per riportare i ragazzi a una realtà vera e meno virtuale, per crescere in gruppo, coi compagni di squadra, anche solo tornando a inseguire i sogni dietro un pallone in un prato verde o dentro un palazzetto di periferia. Il tutto- chiude il presidente della Regione- senza escludere nessuno. Per questo abbiamo praticamente inaugurato il mandato aumentando i fondi per lo sport e quest’anno metteremo 20 milioni di euro per l’impiantistica e gli spazi sportivi nell’ambito della programmazione dei Fondi europei per lo sviluppo e la coesione, per un investimento complessivo di 25 milioni di euro nell’ambito della legislatura”.

Bologna: Labas, l’uso sociale dei luoghi cittadini e l’ottusità della politica

di Sergio Caserta

La vicenda della caserma Masini e l’espulsione manu militari di Labas pone un problema di carattere generale: la politica in senso alto e ampio serve proprio a cambiare la realtà, attraverso il cambiamento di regole e norme. Cos’altro è la pianificazione pubblica, quando ben fatta, se non confermare e/o modificare la destinazione d’uso di porzioni di un territorio, spazi o edifici per dare una destinazione coerente col progetto che la cittadinanza (qui la differenza) ha scelto? La modifica di destinazione d’uso della caserma Masini, luogo di proprietà pubblica all’origine, non dimentichiamolo, secondo gli intendimenti del Comune diverge radicalmente da ciò che una parte largamente maggioritaria della popolazione residente e non residente a Santo Stefano e nell’ intera città ha mostrato di prediligere.

Un uso socialmente utile e non un uso meramente profittevole, ammesso che lo sia, quello previsto. Labas ha dimostrato che si può trasformare un luogo abbandonato in un corpo vivo e integrato nel territorio e nella comunità. Ciò è molto piu’ importante anche sul piano di un’economia pubblica complessiva di un altro albergo o di residenze di lusso o di un parcheggio. Attenzione questo confronto, pone un tema ancor piu’ generale: chi è padrone delle decisioni…il popolo oppure solo la classe dei suoi rappresentanti? Se le volontà divergono fortemente come in questo caso, non è più saggio sospendere ogni decisione e ripensare, l’intera questione?

Il consumo di suolo e l’impiantistica sportiva (prima parte)

Stadio Dall'Ara

di Silvia R. Lolli

Gli interventi di Tomaso Montanari, di Paola Bonora e di Piergiovanni Alleva tengono alta l’attenzione sulla riapertura dei lavori del consiglio regionale. Il consiglio tenterà di emanare la legge sull’urbanistica in tempi brevi, nonostante i pochi consiglieri di minoranza, le molte associazioni e i tanti cittadini siano contrari.

Accanto ai vari “gridi di dolore” di tutti gli esperti e dei consiglieri regionali, Alleva per l’AER i “pentastellati” e Silvia Prodi che si dissocia dagli altri democratici, aggiungiamo la preoccupazione derivante dall’approvazione della recente legge regionale sullo sport. Una legge passata in sordina e molto in fretta, grazie alla maggioranza bulgara del nostro consiglio regionale; contiene importanti ripercussioni anche sul versante urbanistico che dovrebbero essere maggiormente conosciute: potrà facilitare l’aumento di consumo di suolo prima dell’approvazione della legge da discutere.

C’è l’occasione di riempire di impianti sportivi un territorio che non è certamente deficitario. La stessa regione Emilia-Romagna poteva stabilire che i nostri standard impiantistici erano quasi a livello europeo quando creò l’Osservatorio regionale dello sport; anche se ci sono stati errori di rilevazione da parte dei Comuni, l’obiettivo principale di questo strumento rimane il censimento degli impianti sportivi e contemporaneamente la conoscenza per i cittadini dell’offerta di sport in regione.