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La strage di Bologna e il Paese allo specchio

Strage di Bologna

di Sergio Caserta

Sono trascorsi trentotto anni dalla strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna e ancora non c’è una verità storico-politica ufficiale, nonostante il processo a Gilberto Cavallini e l’indagine della procura generale sui mandanti, oltre quella processuale che condannò Mambro, Fioravanti e Ciavardini quali esecutori materiali dell’attentato, che possa aiutare a fare piena luce sui mandanti dell’efferato attentato, costato la vita a ottantacinque persone.

Bologna si prepara a ripercorrere nella ricorrenza il corteo da piazza Maggiore a quella delle Medaglie d’oro, davanti la stazione centrale; ci saranno come sempre con i parenti delle vittime, raccolti nell’associazione e insieme alle autorità, tanti cittadini a richiedere ancora come il primo anno verità fino in fondo.

La strategia della tensione che provocò, prima e dopo il due agosto, stragi e lutti nel nostro paese ha sempre rappresentato con le verità comunque emerse tra le cortine fumogene dei depistaggi, un disegno di ampio raggio per condizionare il corso politico d’Italia, colpevole di avere una sinistra troppo forte, a causa di quel partito comunista anomalo che raccoglieva eccessivi consensi e si temeva che potesse andare al governo. Furono anni di stragi di innocenti, omicidi di magistrati, docenti universitari e giornalisti.

Eleonora Danco: una medley bolognese

di Silvia Napoli

Arriva l’estate, ancorché avara di soddisfazioni meteorologiche, porta con sé a Bologna programmazioni estive di tutto rispetto, che sfidano gli abituali cliché relativi ai presunti cervelli stagionalmente in fuga da sé stessi, per proporre invece bei momenti performativi in compagnia di artisti che magari passano poco da queste parti. Daniele Del Pozzo, direttore artistico della nota rassegna di respiro internazionale Gender Bender, imperdibile appuntamento autunnale con quanto di meglio si produce sul crossover identitario, cifra distintiva dei nostri tempi, predispone per gli scenari quantomai suggestivi del circolo lgbt Cassero in versione bordo spiaggia urbana, una piccola rassegna teatrale di grande contenuto e poco moralismo che spiazza gli spettatori magari più pigri o annoiati con invenzioni di linguaggio e impertinenza di attitudine.

E certamente sfrontatezza e delicatezza fanno parte contemporaneamente della personalità di Eleonora Danco, artista di nascita e formazione romana, ma con il cuore alla sua Itaca, Terracina, proteiforme nelle sue declinazioni espressive, che atterra davanti a noi come stralunato folletto di scarruffata bellezza, producendosi in una sorta di medley o pastiche o contaminazione tra diversi lavori suoi del passato più antico e recente. Una sorta di biglietto da visita sui generis,un alter alias di Eleonora alle prese con brandelli di discorso che sostanzialmente hanno in comune un dato: l’impossibilità di essere assertivi e di definire la propria identità in base a categorie di genere o di sociologia per come vuole la vulgata mainstream.

Bologna e l’urbanistica: a cosa servirà la partecipazione?

Stadio Dall'Ara

di Silvia R. Lolli

Dal 2° incontro in commissione urbanistica svolto il 27 giugno 2018 e dalle successive comunicazioni giornalistiche sulle scelte del Bologna FC non possiamo che continuare a ragionare e a tener vivo un dibattito che, nonostante il movimento di cittadini creato da Rigenerazionenospeculazione, ci pare ancora troppo spesso l’espressione di un pensiero unico.

Oltre a ciò che si legge sui giornali che impone la ricerca della ristrutturazione dello Stadio e il passaggio quasi di proprietà, certamente di usucapione alla società di calcio per ben 99 anni. E’ un pensiero unico quello scaturito dalle conclusioni del temporaneo presidente della commissione (la presidente Leti aveva impegni familiari) e portavoce del PD consigliare Claudio Mazzanti. Anche questo secondo incontro con vari gruppi ed associazioni di cittadini è stato ricco perché la loro contro-informazione si è rivelata all’altezza della situazione, anzi molto più avanzata delle poche risposte ricevute. Del resto il processo partecipato concluso in aprile 2018 ha prodotto competenze notevoli.

Così al termine della commissione, alla stregua degli interventi delle assessore Orioli e Pillati, Mazzanti ha ritenuto doveroso rispondere ricordando che non si può oggi essere contro un POC che è stato approvato nel 2015 dopo due anni di discussioni nei quartieri e in consiglio e che ha previsto ai Prati la nuova scuola.

Bologna, 20 Pietre: “Una croce celtica sulla nostra bandiera”

del consiglio direttivo 20 Pietre

Ancora una volta i simboli dell’odio meschino e fascista sulle nostre 20 pietre. Venti Pietre è, e resterà sempre, antifascista. Non rispondiamo alle provocazioni accettando come terreno di confronto l’intimidazione e la celata violenza. Denunciamo questi atti (già avvenuti recentemente) perché si sappia della nostra intransigenza a proseguire questa esperienza di comunità autogestita, solidale, mutualistica, culturalmente conflittuale e alternativa, e per richiamare e risvegliare le sensibilità civili ad un impegno civico e politico di base che possa fare argine non solo a questi attacchi ma, ancor di più, alla deriva più generale che sta istituzionalizzando e dando sponda e riconoscimento culturale a logiche di odio razziale, agli egoismi sociali alla crescita delle disuguaglianze e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Proseguiamo questa esperienza, e le altre che cercano di muoversi dal basso della società più impegnata e solidale, recuperando energie, idee e partecipazione, le risposte migliori da offrire, ancor prima di tanti possibili attestati di solidarietà.

La Manifesta 2018 a Bologna: il programma completo della manifestazione del 6 all’8 luglio

Dal 6 all’8 luglio. Segnatevi le date della Manifesta 2018, la manifestazione dell’Associazione il manifesto in rete. Come annunciato, eccolo qua: tre giorni di dibattiti, proiezioni e cene. A cui non mancano sentimenti, ricerca delle origini e nuovo pensiero critico. Il tutto al Centro sociale e culturale Giorgio Costa di Bologna (via Azzo Gardino 44).

Bologna, lo stadio e i Prati di Caprara: fra una speculazione e l’altra

di Silvia R. Lolli

L’articolo scritto da Piergiorgio Rocchi propone una soluzione politica sensata ed economicamente possibile per lo stadio di Bologna; si potranno mantenere in mano pubblica le proprietà di luoghi importanti per la città. Dietro alla rigenerazione noi abbiamo sempre visto una svendita di proprietà pubbliche favorente speculazione commerciale ed edilizia; si profila però anche quella sportiva. Se dobbiamo parlare di ristrutturazione dello stadio Dall’Ara finalizzata al solo gioco del calcio, dovremmo soffermare l’attenzione a ciò che sta capitando a livello nazionale anche in campo sportivo.

Potremmo chiederci se la scelta attuale, successiva a quella di costruire uno stadio nuovo a Granarolo (il piano urbanistico ad oggi non è stato cambiato nonostante l’idea di non costruire più l’impianto sportivo), abbia qualche rapporto con le cronache nazionali, cioè le vicende Lanzalone/Parnasi. Ci chiediamo cioè se la politica bolognese sarebbe stata a rischio come quella di Roma o Milano o di tutte le città che aspirano a fare grossi investimenti per impianti sportivi grandissimi.

Negli stessi giorni in cui è scoppiata l’inchiesta Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità anticorruzione, ha fatto la relazione annuale in Parlamento. Ci ha colpito una sua affermazione sulla differenza fra il sistema corruttivo del 1992 e quello attuale che purtroppo non si riesce non solo a smantellare, ma neppure a diminuire; ha spiegato che mentre allora erano i partiti a cercare gli imprenditori per rimpinguare le casse partitiche o individuali, ora sono gli imprenditori a cercare i politici di tutti gli schieramenti per garantirsi, in ogni caso dopo le elezioni, spazi imprenditoriali, soprattutto nell’ambiti edilizio, ma purtroppo non solo.

Stadio di Bologna: un’alternativa sostenibile esiste

Stadio Dall'Ara

Il documento di Piergiorgio Rocchi che pubblichiamo sotto in versione integrale (e scaricabile), “Stadio di Bologna: un’alternativa sostenibile esiste”, si parla di un tema importante per la città e non solo. Come scrive in apertura l’autore:

Questo documento ha due intenti:

  • Ricordare le critiche all’ipotesi di contribuire a finanziare l’ammodernamento dello Stadio con una operazione speculativa ai Prati di Caprara.
  • Mostrare che la costruzione di un nuovo Stadio è possibile in un’altra area, che comporterebbe meno problemi, soprattutto in merito alla mobilità, con costi di realizzazione non certo superiori a quelli dell’ipotesi attuale. L’unico “svantaggio” sarebbe di non assecondare i progetti che interessano alcuni operatori economici privati, che però non coincidono affatto con il benessere della città e nemmeno, alla lunga, al suo sviluppo sostenibile. Inoltre alla più opportuna localizzazione del nuovo Stadio si sommerebbero i vantaggi di mantenere un “bosco urbano” e usarlo come parco e di disporre nel vecchio stadio dell’opportunità di realizzare la “cittadella dello sport”.

  • Ada Colau, la sindaca di Barcellona a Bologna: “La Lega non rappresenta l’Italia”

    di Silvia De Santis

    “Salvini non rappresenta l’Italia. Non esiste nessuna crisi dei migranti, esiste solo una crisi di valori. È l’Europa che sta naufragando nel Mediterraneo perché non sta rispettando i suoi principi fondatori”. Ada Colau, sindaca di Barcellona, è in visita a Bologna dove ha partecipato alla manifestazione in Piazza Nettuno indetta dai collettivi per la Giornata internazionale del rifugiato.

    “Mi vergogno, come cittadina della Spagna e dell’Europa, di queste politiche”, ha detto Colau. Sul censimento dei rom invocato dal ministro dell’Interno “ricorda il fascismo”, ha detto, “bisogna dare battaglia in piazza e in tribunale, perché oggi sono i rom, domani a farne le spese sarà qualcun altro”. Colau ha definito antidemocratica la scelta del Parlamento e inserire il divieto di accogliere i migranti economici, mentre sulla proposta di Donald Tusk di dirottare le navi dei migranti verso altri paesi Nordafricani, “è un modo per dire che creiamo centri di detenzione dove si violentano i diritti umani come già succede in Libia”, ha concluso. “Non sarebbe solo immorale, ma l’inizio della fine”.

    Napoli chiama Bologna: tra urbanistica e nuova sinistra

    di Sergio Caserta

    Vezio De Lucia, insigne urbanista partenopeo ha scritto un pamphlet Promemoria Napoli (ed. Donzelli) che narra la vicenda del piano regolatore di Napoli dai primi anni settanta ad oggi: De Lucia è stato oltre che docente universitario, assessore all’urbanistica del Comune di Napoli e precedentemente ha collaborato ai piani di ricostruzione della città dopo il grave sisma del 1980. Dal punto di vista professionale ha ricoperto e ricopre tuttora prestigiosi incarichi pubblici.

    Personalmente l’ho conosciuto meglio dopo che ha lasciato l’incarico di assessore nella seconda giunta da Antonio Bassolino, quando le vicende nazionali e locali della sinistra volgevano al peggio e ci siamo ritrovati a condividere posizioni critiche, nella ricerca di una nuova strada per quel che definiamo il “rinnovamento della sinistra”, cui non siamo affatto giunti, anzi tutt’altro come anche le ultime vicende del Paese evidenziano. Ora che vivo a Bologna dove mi sono trasferito per motivi di lavoro oltre venticinque anni fa, mi rendo conto sempre più delle profonde differenze che esistono con la mia città natale, più grande, più complessa, più disgraziata ma anche senza dubbio meno provinciale.

    A Napoli le cose sono o veramente pessime o straordinarie, le vie di mezzo ci sono del tutto estranee, diciamo che la media normalità non è la cifra della capitale del mezzogiorno. Invece Bologna, è all’opposto la rappresentazione della virtù della medietà, nel senso che non è ne catastroficamente inguaiata come si dice solitamente di Napoli, ma nemmeno brilla di una particolare eccellenza se non in alcuni comparti, come l’industria meccanica, oppure in alcune facoltà universitarie, nel commercio, nella sanità.

    Bologna: arriva Saputo: e i Prati di Caprara?

    di Silvia R. Lolli

    Penultima settimana di maggio, al termine del campionato di calcio c’è stato l’arrivo di Saputo in città come puntualmente ci informano i nostri giornali, dandoci le conoscenze della squadra di calcio anche quest’anno accontentata della sola salvezza. Del resto una città-non città come Bologna, che fra l’altro ha nel suo pedigree un respiro sportivo più ampio del solo calcio, che futuro può prospettare per un campionato di calcio in cui contano marketing e merchandising e contratti ultramilionari per giocatori sempre meno capaci, ma che aiutano a mantenere i bilanci societari con meno debiti, ed i profitti degli investitori e dei procuratori?

    L’arrivo di Saputo mette a posto gli scarsi risultati sportivi della gestione Donadoni, ma non solo, perché vuole avere qualcosa in cambio da tutti noi cittadini: il progetto di speculazione sul territorio. Quindi il suo arrivo ci preoccupa soprattutto per ciò che si sta tracciando per il futuro di questo territorio, attraversato e consumato ambientalmente, economicamente e socialmente.

    Ormai sono passati due anni da quando per la prima volta abbiamo appreso del mega progetto di restyling dello stadio e della distruzione di impianti ed ambiente per sviluppare commercio e nuove ricche residenze; eravamo nel 2016 in piena campagna elettorale. È passato un anno da quando si è costituito il comitato Rigenerazione no Speculazione che ha cercato di far riflettere e bloccare lo scempio di un POC assurdo e solo speculativo e che passò abbastanza in sordina in scadenza del vecchio mandato amministrativo del 2015.