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Bologna, Prati di Caprara: sono cominciati gli abbattimenti di alberi

di Coalizione Civica

Ai Prati di Caprara sono cominciati gli abbattimenti di alberi. Ai Prati di Caprara sono cominciati i lavori di bonifica bellica che, stando a quanto affermato dell’Assessora Valentina Orioli, sono ‘dovuti’. Alla consistenza, durata e invasività di questi lavori abbiamo già dedicato vari quesiti e le risposte sono sempre state elusive: da cosa esattamente si sta bonificando? La bonifica può essere fatta esclusivamente in questi termini? Quanti alberi saranno abbattuti e quanta vegetazione sarà eradicata in nome della bonifica? Quale superficie è compresa? Ma soprattutto: bonifica per fare cosa?

L’immagine che vedete, purtroppo, dà qualche risposta: vi invitiamo a trovare le differenze con lo stato attuale dell’area. Abbiamo presentato una nuova interrogazione e venerdì interpelleremo ancora una volta l’assessora in aula di consiglio. Nel frattempo qualche risposta è arrivata anche da un’intervista rilasciata dall’assessora a Radio Città del Capo che potete trovare qui.

Quello che ha detto non ci ha convinti affatto:

Bologna, sit in ai Prati di Caprara per gli alberi: in attesa di risposte politiche

di Silvia R. Lolli

Il Comitato RigenerazioneNoSpeculazione sta preparando un’ulteriore iniziativa per domani, sabato 21 aprile 2018, dopo aver promosso un percorso partecipato di sei incontri serali, nel quale i cittadini hanno prodotto e proposto tre piani per il recupero dell’area dei Prati di Caprara, a Bologna. Nonostante questo impegno comunicato dopo la raccolta di 3.400 firme di persone d’accordo con la richiesta di mantenere l’area alla prima destinazione quella di parco o di bosco urbano, il Comune o chi per lui (per ora non ci sembra troppo chiaro se proprietà dell’area è Invimit o Comune, almeno non è stato chiaramente detto) ha intrapreso i primi lavori di bonifica dell’area est che dovrebbe ospitare un nuovo plesso scolastico. Durante gli incontri di laboratorio l’architetto del Comune De Togni ha spiegato che qui sarà costruita una scuola primaria.

A questo punto sorgono altre domande, definibili di opportunità; le vorremmo rivolgere ai politici che decidono come vogliono o più precisamente come vogliono in primis i costruttori (vedi il libro consumo di suolo e la legge regionale urbanistica) di cominciare a costruire sui Prati partendo dalla scuola e poi dalla strada. Sarebbe la prima volta per l’Italia. Si prevede di aprire anche una strada in zona Saffi, zona già abbondantemente trafficata e che si presenta in un territorio di Bologna fra i più inquinati, vedere i dati dell’Arpa.

Le cucine popolari di Bologna: qui si trovano le parole smarrite dalla politica

di Bruno Giorgini, ha collaborato Amalia Tiano De Vivo

Mia nonna Lisetta irriducibile comunista ebbe a dirmi una volta quand’ero bimbetto: a Bologne sono rosse anche le pietre. Lei viveva a Ravenna, suo marito era anarchico, le sue figlie e il primogenito tutti comunisti al tempo del fascismo, che facile non era. Facile non fu nemmeno dopo la Liberazione, quando una delle figlie finì incarcerata da Scelba, odiato ministro degli interni di fede democristiana, e tutti ebbero difficoltà economiche e di lavoro, se non fosse che nacquero anche le cooperative rosse, eredi delle antiche cooperative socialiste che le squadracce avevano incendiato e bruciato. Cooperative che oggi chiameremmo eque e solidali, di produzione, agricole, di consumo, culturali.

Per Lisetta Bologna era la capitale di tutto questo fermento per rendere migliori le condizioni di vita, di lavoro e di libertà dei braccianti come lei e suo marito Potastila, delle figlie operaie e sarte, del figlio fornaio. Quando poi una delle figlie si sposò bene, trasferendosi a Bologna a fare la signora, Lisetta prese spesso la corriera per andare a trovarla, scoprendo che a Bologna rosse erano le pietre non soltanto in senso politico e figurato, ma rosse erano proprio le pietre con cui si costruivano le case.

Se non solo i cuori ma anche le mura a Bologna erano comuniste, secondo lei per sradicare da lì la bandiera rossa i padroni, i capitalisti, i democristiani avrebbero dovuto materialmente radere al suolo la città. Il che le pareva del tutto impossibile, “a meno non venga un’altra guerra”. Si trattava di un sentimento condiviso nella cerchia dei comunisti dove sono nato e cresciuto tra un raduno dell’ANPI e una festa dell’Unità. Cerchia che racchiudeva larga parte del popolo, coi socialisti spesso la maggioranza.

L’agorà del “Manifesto in rete”

L'associazione il manifesto in rete

di Silvia Napoli

Diceva De Andrè che dai Diamanti non nasce niente: allora, si potrebbe chiosare, negli scarti, nei materiali di detrito di questa tornata elettorale, potrebbero però trovarsi anche perle di saggezza da coltivare nel dibattito pubblico. Da una lunga vicenda di ricorrenti crisi economico-organizzative riguardanti un’area di pensiero orientata ma non dogmatica, curiosa ed “esperta” che pratica in qualche modo l’ecologia mentale e fa riferimento al giornale più blasonato e longevo delle nuove sinistre nostrane e non solo, nasce l’Associazione il Manifesto in rete.

Una associazione ben determinata a produrre pensiero non inquinato da tatticismi di varia natura e fecondo di nuovi stimoli critici assertivi e potenzialmente aggreganti. Praticare il rigore intellettuale e insieme il massimo di apertura nella ricezione dei contributi di tanti è in qualche modo impresa eroica, uno sporco lavoro assolutamente necessario e da compiersi con classe e pazienza certosina.

Cosi, non ci meravigliamo se all’indomani delle tanto attese e temute elezioni politiche 2018, largamente prevedibili negli esiti delle urne, molto meno nelle alchimie governative tutte da definirsi, è proprio il nostro capitano coraggioso Manifesto in rete, ad assumersi l’onere di convocare a Bologna un incontro dal titolo vagamente catastrofista: sinistra anno zero.

Bologna, un’esperienza decennale di comunicazione antagonista: Zero in condotta

della Redazione di Zic.it

[Bologna ha il privilegio di avere una testata di controinformazione quotidiana, ZIC (“Zero in condotta”, dal titolo che aveva quando usciva in edizione cartacea, ispirato al film di Jean Vigo). È informatissima, aggressiva, irriverente. Narra le molte forme di conflittualità presenti in una città che nessuno è mai riuscito a pacificare del tutto. Il 2 marzo sarà presentato un volume, intitolato appunto Zero in condotta, che riassume un decennio di giornalismo e di azione politica dal basso. Pubblichiamo l’introduzione degli autori. Per acquistare il libro, cui auguriamo meritata fortuna, si vada sul sito di Zic.]

Circa 12.500 articoli, quasi 15.000 fotografie, oltre 900 file audio, più di 400 video, all’incirca 10.000 appuntamenti di natura politica, sociale o culturale segnalati e alcune migliaia di lettrici/ori al giorno. Se bastassero i numeri, ecco dieci anni di Zic.it – Quotidiano on line autogestito @ Bologna, dall’inizio delle pubblicazioni regolari nel marzo 2007 alla metà del 2017. I numeri, però, non bastano. Non ci bastano e, a dirla tutta, neanche sono la cosa che più ci interessa.

Quello che ci interessa, dieci anni dopo, è poterci confrontare (a testa alta, confidiamo sia così) con una sfida che all’epoca ci sembrò non potesse essere ignorata in una città come Bologna: creare uno strumento di informazione antagonista e partigiana che, in modo trasversale e senza vincoli di appartenenza, contribuisse a dare voce alle esperienze di autorganizzazione ed autogestione, a realtà collettive e a singole persone che buona parte della società preferirebbe restassero in silenzio.

Bologna città dello sport: presentata la proposta politica

Stadio Dall'Ara

di Silvia R. Lolli

Il 20 gennaio 2018 è stata presentata la proposta politica “Bologna città dello sport”. Abbiamo cercato di seguire la comunicazione avvenuta nei mesi scorsi attraverso le presentazioni nei diversi quartieri, preceduta all’inizio del 2017 dal primo incontro al quartiere Savena, prima casa politica di Merola e Lepore cioè del sindaco in pectore e del sindaco effettivo di questa strana giunta bolognese. Giunta che fa e disfa preoccupata solo di avere dai cittadini un “consenso già programmato” da pochi; questa la percezione che abbiamo avuto nell’anno di incontri. E’ la stessa percezione che ormai da anni abbiamo per tante vicende comunali. Pochi scelgono, tanti sembrano approvare, ma non esiste una reale partecipazione; l’aiuto dei giornali in questa politica a senso unico è tanto.

C’è ora “Bologna per lo sport”, “Bologna città dello sport”; oltre a varie informazioni e numeri di investimenti con aiuti europei statali e regionali abbiamo avuto continuamente informazioni sullo stato ipotetico della “rigenerazione” dello Stadio Dall’Ara; già prima delle elezioni amministrative del 2016 dal cilindro dei prestigiatori politici è uscita questa nuova proposta, dopo che per anni si era parlato di stadio nuovo e con piani urbanistici dedicati e mai eliminati a Granarolo. Al suo interno si è cominciato a leggere di un mega intervento, con più interlocutori privati/pubblici (Bologna FC, Seci, INVIMIT) che interessava vari impianti sportivi e territorio: oltre allo stadio e all’antistadio, il Cierrebi, i Prati di Caprara, ma anche il centro sportivo Corticelli.

Alla presentazione finale, gennaio 2018 cioè a un mese e mezzo dalle elezioni politiche, non si mai accennato a questo progetto, nonostante nella locandina di invito si parlasse inizialmente dell’intervento di Fenucci del Bologna FC. Presentazione con tutti i crismi dell’ennesima passerella di personaggi politici e sportivi a cominciare dal presidente della regione Bonaccini fino all’assessore “tutto fare” del comune di Bologna, Lepore al quale pochi giorni prima si è data un’ulteriore delega.

Bologna, recupero degli spazi dismessi: continua il processo partecipativo

di Silvia R. Lolli

Giovedì 8 febbraio 2018 si svolge il quarto incontro dei Parteciprati; i cittadini cominceranno a disegnare il loro progetto finalizzato all’individuazione della destinazione futura dello spazio dismesso dall’esercito dei Prati di Caprara. Come si evince dal sito, che dà puntualmente il resoconto del processo partecipativo (con tutti i materiali finora presentati) e dopo aver raccolto informazioni (2° e 3° incontro in assemblea plenaria) da consulenti e istituzioni e associazioni interessate all’area, i cittadini esprimeranno le loro: idee, competenze, immagini, desideri e sogni.

Partecipazione è una parola importante in democrazia, sia essa passiva (di proposta, di voto, cioè delega rappresentativa), sia più attiva come in questo caso: proposta che va oltre la pura discussione, ma vuol dare qualcosa in più per il bene comune. A fianco della partecipazione ci sta l’ascolto, vero, in un Paese democratico. Qui sta la questione importante che si presenterà in tutti i suoi aspetti e conflitti al termine di questo processo.

I cittadini si sono impegnati; il comitato RigenerazioneNoSpeculazione ha dapprima raccolto firme, le ha portate agli organi politici della città, poi nel silenzio assoluto, risposte non ne sono state date se non dai giornali in forma diremmo indiretta, ha deciso di organizzare in modo estremamente scientifico un processo partecipativo cercando di ampliare il coinvolgimento, cioè la partecipazione attiva, a un numero di cittadini sempre maggiore.

Pierferdi per gli amici: dalla Dc di Forlani ai post comunisti bolognesi

di Sergio Caserta

Bologna è il centro apicale dello scontro tra diverse aree politiche e gruppi dirigenti che sono stati per dieci anni nello stesso partito, il Pd. Scontri e scissioni che avevano già vissuto in precedenza – per intenderci dalla svolta della Bolognina, non a caso compiuta qui – e che arrivano a quest’ultima tenzone in cui si incrociano le spade e le lance di quel che fu l’invincibile armada comunista e post comunista e i discendenti di Moro, di Zaccagnini ma anche di Forlani.

Paradossalmente la città che fece della sua “diversità” comunista l’emblema orgoglioso del buon governo in tutto il cinquantennio democristiano, oggi si ritrova a vivere in prima persona la metamorfosi che è avvenuta nel corpo, e nell’anima, del suo partito di riferimento. L’avvento di Renzi ha segnato il compimento di una definitiva trasmutazione: la giraffa di togliattana memoria, cioè quel Pci animale dal corpo grande e dal collo lungo che guardava lontano, ha assunto definitivamente le sembianze di un balenottero rosè, ovvero di un partito sempre più simile a quella balena bianca, che fu di dimensioni però ben maggiori, con qualche pallida sfumatura del colore antico della sinistra, ormai sbiadito da troppe svolte.

È questo il senso dell’ormai più che probabile candidatura, a meno di ripensamenti dell’ultimo secondo, di Pier Ferdinando Casini. Pierferdi per gli amici, già democristiano di lungo corso, era enfant prodige del gruppo che faceva riferimento proprio a quel Forlani che sulla pregiudiziale anticomunista aveva costruito la più solida alleanza con i socialisti di Craxi nella formula magica del pentapartito, non più tardi di trent’anni orsono.

Nessuno spazio a Forza Nuova: Bologna è antifascista

di Coalizione Civica per Bologna

La presenza di Forza Nuova a Bologna, come quella di Casa Pound, con gli indegni caroselli di Berselli, sono una provocazione nella città Medaglia d’oro alla Resistenza. Lo sono da sempre. Lo sono dichiaratamente. E male hanno fatto le istituzioni cittadine a sottovalutare il problema, per tutto questo tempo, obbligando la città a subire la situazione odierna. Formazioni politiche che si richiamano direttamente al fascismo sono fuori dall’arco costituzionale e, in un paese capace di fare i conti con il proprio passato e di applicare la Costituzione, sarebbero già state messe al bando e sciolte da tempo.

Per questo chiediamo con forza che sia revocato l’uso di Piazza Galvani per il comizio di Forza Nuova domani, venerdì 16 febbraio. A livello di potestà comunale, chiediamo nuovamente che sia accelerato l’iter, per dare corso a quanto sancito dal Consiglio Comunale con l’approvazione dell’ordine del giorno di Coalizione Civica (Bologna è antifascista): nessuno spazio sia concesso a chi non rispetta il dettato costituzionale. Un passo piccolo, ma necessario, che sta avendo riscontri anche nei comuni della città metropolitana, come in molte altre città.

Bologna: il centro per i rimpatri e lo strabismo del sindaco

di Emily Clancy e Federico Martelloni, Coalizione Civica per Bologna

Sulle strutture per il rimpatrio ricordiamo perfettamente ciò che il sindaco disse un anno fa manifestando la propria contrarietà a ospitare nuovamente a Bologna un Cie. Ricordiamo perfettamente anche come l’argomento sia stato usato per “corteggiamenti” a sinistra durante la campagna elettorale. L’anno scorso, quando si parlava della riapertura di una struttura simile, Merola disse “Non passa. C’è incompatibilità ambientale”.

Per il sindaco era infatti “inutile inseguire un clima di allarme, vogliamo far passare l’idea che, in quanto immigrati irregolari, siano delinquenti? Non è assolutamente così”. E ancora, se il ritorno del Cie è di per sé “sbagliato”, sosteneva, lo è “ancora di più perché si dà la stura agli opposti estremismi, come si diceva una volta”.

Ora il sindaco ha radicalmente cambiato idea e invoca la presenza sul nostro territorio di un Centro per i rimpatri, ma solo per chi ha commesso reati e solo se straniero naturalmente. Un bello spot elettorale che strizza l’occhio alla destra (come se non bastassero le candidature del Partito Democratico). Non è dato sapere se gli “stranieri delinquenti” che Merola vorrebbe recludere siano già stati giudicati, in attesa di processo, a pena già scontata… ma si sa: realtà, dati e propaganda non vanno d’accordo.