Lo stato di salute della sanità in Italia

di Giovanna Borrelli Gli ultimi giorni prima di Natale sono stati fondamentali per la sanità italiana. Con la firma del Patto per la salute 2019-2021 tra governo e regioni sono stati confermati i 3,5 miliardi previsti dal precedente esecutivo per il biennio 2020-2021 e previste altre misure per potenziare i livelli di assistenza e garantire […]

Un anno vissuto pericolosamente

di Domenico Gallo Si è chiuso un anno vissuto pericolosamente che ci ha fatto sprofondare nell’abisso di linguaggi pubblici e sentimenti collettivi che noi ritenevamo per sempre superati dalla storia; che ha messo sotto tensione i meccanismi dello Stato di diritto avviando una stagione di legittimazione degli abusi del potere politico e di contestazione delle […]

Matera 2020: la rinascita, politica ed europea, cominci davvero. Adesso

Con questo articolo Michele Fumagallo chiude la corrispondenza da Matera che ha accompagnato i lettori del Manifesto in rete per tutto il 2019. In tutto questo arco di tempo, Michele ha tenuto aperta una finestra su una città che si è conquistata la posizione di capitale europea della cultura. Ha evidenziato luci e ombre che […]

Il grande balzo in avanti, magari a cavallo: Bologna e il bilancio di Biografilm

di Silvia Napoli Com’è stata questa edizione di Biografilm? Chiuse le programmazioni del Bio Parco mentre scrivo, da una manciata di giorni, come pure le ultime repliche a grande richiesta del pubblico, equamente suddivise tra cinema centrali e più periferici, possiamo a ben vedere dire che il Biografilm non è mai terminato o che comunque […]

Manifesta 2018: un bilancio tra dibattiti e confronti (con tanto di Marx visto da Vauro)

di Sergio Caserta

Si è svolta a Bologna dal 6 all’8 luglio, la quinta edizione della Manifesta, la festa promossa dalla nostra associazione, il manifesto in rete, che propone in alcune giornate incontri, eventi culturali e gastronomia, per sostenere l’attività del blog d’informazione “il Manifesto Bologna” che da circa sei anni ininterrottamente fa informazione di attualità e approfondimenti, su temi di carattere locale e generale, cercando di fornire un servizio informativo su molti temi che non trovano normalmente spazio sui media o lo trovano in misura inadeguata o peggio ancora distorta.

Essendo la nostra una piccola associazione che vive con il lavoro volontario dei suoi militanti e dell’autofinanziamento dei soci e di coloro che ci sostengono con modeste sottoscrizioni, bisogna dire che non è poco faticoso “tirare avanti”, però non mancano anche le soddisfazioni: com’è avvenuto in questi tre giorni in cui ai nostri incontri ha partecipato un pubblico numeroso e attento. Abbiamo intitolato la festa “la vacanza di Marx” in omaggio ai duecento anni dalla nascita del filosofo di Treviri, volendo indicare nel doppio significato di “vacanza” l’aspetto estivo e festoso dell’evento ma soprattutto l’assenza del grande filosofo nel disorientamento generale della sinistra.

Infatti abbiamo sviluppato le giornate in due filoni d’incontri, il primo “dopo la tempesta… calma piatta (sinistra non pervenuta) dedicato al tema della grave crisi che attanaglia ormai in modo che sembra inestricabile le diverse sinistre, un incontro in una sala affollatissima che ha visto un ampio ed interessantissimo confronto tra Nadia Urbinati, Ivano Marescotti, Stefano Fassina e Vincenzo Vita, moderati da Marina D’Altri di Coalizione civica, un dibattito in cui molti molti aspetti che hanno determinato la sconfitta storica del 4 marzo, sono stati approfonditamente e nitidamente esposti. A seguire si è discusso di migranti e lavoro dopo la proiezione del docufilm “Torino 63” di Noemi Pulvirenti, sul fenomeno migratorio italiano degli anni sessanta, per ricordare da dove veniamo e come siamo fatti.
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Def 2016, un fallimento certificato

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di Sbilanciamoci.info

Il tentativo è quello di tirare il pallone in tribuna. O, meglio ancora, di alzare un polverone per sviare l’attenzione da quello che è l’atto più importante all’esame del governo, l’Aggiornamento del Def 2016, preludio della stagione di bilancio. Non si spiegherebbe altrimenti come un Presidente del Consiglio così attento comunicatore, proprio nel giorno del varo di un provvedimento così centrale decida di spararla grossa che più grossa non si può, dichiarandosi pronto alla ripresa dei lavori per il ponte sullo stretto e annunciando che ciò creerebbe la bellezza di 100 mila posti di lavoro.

In effetti, tutti i media hanno aperto sull’annunciata ripresa e le associate roventi polemiche, con l’Aggiornamento del Def che ha mancato di catturare l’attenzione che meriterebbe. Una cosa impensabile negli anni scorsi, quando il premier, presentando i documenti di bilancio, si spendeva in entusiastiche descrizioni delle prospettive di un Italia finalmente e saldamente guidata dal cerchio fiorentin-bocconiano.

Il fatto è che l’Aggiornamento del Def 2016 segna il punto forse più basso finora raggiunto da questo governo. Partiamo da quello che è forse l’unico dato positivo: come ha notato un autorevole esponente dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, il deficit strutturale, quello corretto per l’andamento economico, non peggiora così tanto rispetto alle previsioni… ma solo perché la crescita è risultata talmente bassa che la correzione ciclica assorbe il peggioramento dei conti pubblici.
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Jobs act: il grande bluff con il trucco

di Piergiovanni Alleva È ormai possibile tirare le somme dell’operazione Jobs Act e incrementi occupazionali che è stata, nell’ultimo biennio il cuore politico e pubblicitario del governodi Matteo Renzi. Che il Jobs Act in sé considerato consiste solo in una sistematica distruzione dei diritti che assicuravano dignità ai lavoratori italiani, è ormai chiaro a tutti […]

Jobs act

Più profitti, meno diritti. Il Jobs Act un anno dopo

di Domenico Tambasco

Cosimo, un mite operaio di mezza età, si presenta in studio accompagnato dal figlio quasi diciottenne: mi fa tenerezza, e non riesco a capire se lo abbia portato con sé per sentirsi più sicuro o invece per aprirgli gli occhi su quello che, domani, potrebbe capitare anche a lui una volta entrato nel “nuovo” mondo del lavoro riformato.

Parla sommessamente, leggendomi i contenuti di una lettera in cui il datore di lavoro, dopo numerosi anni svolti come coordinatore dei responsabili dei servizi di pulizia ferroviari, gli comunica che a causa di “un’importante riorganizzazione che interessa tutta la struttura operativa e gestionale nell’appalto relativo alla commessa”, al fine di elaborare “una struttura organizzativa più snella con figure di responsabilità e coordinamento maggiormente corrispondenti all’assetto organizzativo previsto dal progetto di gara”, sarà adibito alla funzione di capo-squadra, pur rimanendo inalterato il suo attuale livello di inquadramento e di retribuzione.

Il che vuol dire, al di là degli aridi tecnicismi gestionali, passare da un ufficio munito di computer e telefono aziendale come responsabile del coordinamento e dell’organizzazione di tutti i referenti del deposito agli sporchi e bui corridoi dei vagoni, essendo addetto alla pulizia fianco a fianco con gli altri operai che, fino a qualche giorno prima, vedevano in lui “il capo”; il che significa, in definitiva, essere sottoposto alle dirette dipendenze di coloro che, fino ad allora, ne avevano seguito le direttive e oggi, da “capi impianto”, ne comandano le prestazioni.
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Passata la nuova scuola, sarà veramente buona? / 3

di Silvia R. Lolli

(La prima e la seconda parte dell’articolo). Purtroppo ci resta, almeno per ora, solo da commentare quella che è stata definita la Buona Scuola fin dal settembre scorso. Non è un’impresa facile perché troviamo di tutto, non solo indicazioni didattiche metodologiche. Anzi queste si presentano come un mare magnum di finalità ed obiettivi.

A distanza di un anno dal sondaggio rimane l’obiettivo di fondo: è il governo che farà il decreto legislativo e che deciderà in modo autocratico per l’annullamento definitivo della scuola statale. L’attacco frontale è iniziato fin dal primo governo Prodi con l’autonomia e la parità scolastica del ministro Berlinguer. Oggi come si può spiegare questa legge delega uscita dal cilindro del rampantismo renziano, scritta da giovani senza conoscenza reale della scuola, forti solo sui temi dell’economia liberista?

La riforma poi è passata da un Parlamento incapace (o impossibilitato?) di studiare le sue devastanti e anticostituzionali conseguenze. Del resto l’approvazione è arrivata con le solite fiducie e nel già troppo sperimentato ambiente mediatico-comunicativo ridondante e finalizzato al consenso delle masse.

Si è sempre sottolineato quanto la democrazia abbia bisogno della scuola aperta a tutti che individui nel merito e non nel censo i suoi obiettivi primari per l’avanzamento culturale della società. Con questo provvedimento legislativo, oltre che allontanarci dalla scuola come è pensata dalla Costituzione (artt. 33 e 34), si avrà un’anarchia formativa in linea con gli ultimi interventi legislativi sul lavoro e sulla sanità che hanno l’obiettivo di depauperare i diritti fondamentali di tutti.
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Passata la nuova scuola, sarà veramente buona? / 2

di Silvia R. Lolli

(La prima parte dell’articolo) Continuiamo la lettura “commentata” dell’art. 1 di questa controriforma. In tutti i 212 commi si richiama il sistema integrato per tutti gli ordini di scuola, perché all’interno delle scuole si dà importanza all’apertura pomeridiana e all’ampliamento dell’offerta formativa con l’aiuto delle associazioni esterne.

Le risorse che lo Stato metterà saranno poi divisibili con meno problemi su tutto il sistema scolastico. Da tantissimi anni le scuole paritarie chiedono quote-alunno di finanziamento maggiore, perché ormai i termini di raffronto si fanno con le scuole statali, come se, costituzionalmente, fosse la stessa cosa.

Negli anni Ottanta si cominciò a parlare di ciò che didatticamente negli anni Sessanta e Settanta era considerata un’importante innovazione: l’apertura delle scuole verso il territorio, lo studio si faceva partendo dalle conoscenze ed esperienze dirette degli studenti. A livello sociologico negli anni Ottanta dunque si trasferì questa idea sul sistema scuola: si parlò di policentrismo e di integrazione; fra i due termini prevalse il secondo, l’apertura delle scuole diventò il modo per far entrare il mondo esterno nella scuola.
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