Bologna, lettera aperta al sindaco Virginio Merola: prima educare, poi punire

di Claudio Corticelli, ambientalista

Le recenti contravvenzioni ai ciclisti mi hanno sorpreso, in un primo tempo condivise, poi le ho considerate inadeguate, cosi le scrivo un po’. Sono pedone, ciclista elettrico, passeggero-bus, trenista, automobilista, quindi mi muovo per la città, la provincia e la regione, conoscendo e applico le regole della buona mobilità e vedo in generale comportamenti corretti ma anche molto scorretti da parte di tutte le categorie, generi. Età.

Sindaco, le sanzioni non andrebbero rivolte solo ai ciclisti, anche se una parte di essi compiono parecchie infrazioni: passano con il rosso, vanno sotto i portici, in contromano, di notte senza luci e catarifrangenti, ecc. ma le infrazioni, sono di TUTTI gli utenti della strada, ma mi chiedo, le domando, perché solo ai ciclisti? Perché i ciclisti possono fare ciò che vogliono non avendo la targa? Perché lei non vuole tanta libertà di circolazione per la città? Perché a lei sono antipatici solo i ciclisti? Perché loro non utilizzano appieno le ciclabili che ha fatto costruire?

So già che Lei risponderà che sono perché un po’ sciocchi, sarà vero, eppure se leggiamo i dati sugli incidenti nella Città Metropolitana, sulle strade e sui marciapiedi, migliaia di incidenti in questi ultimi 10 anni, con migliaia di feriti e centinaia di morti, di auto-camion-furgoni contro bici, bici contro pedoni, di bus contro pedoni, bici, moto. Una bolgia.
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Pomodori, bici e molto altro

di Lorenzo Carapellese, urbanista

Avete presente il ketchup? Bene, all’Università di Davis in California a metà degli anni 60 un piccolo gruppo di ricercatori creò un nuova varietà di pomodori molto più resistenti alla raccolta meccanizzata con grande soddisfazione dell’industria conserviera che portò in breve questa sonnolenta cittadina della California ad essere punto di attrazione per molti studenti di agraria e scienze ( da 2.000 ad oltre 10.000 studenti in pochi anni).

Davis aveva già una cultura della bici fin dai primi anni 60 ed il rettore era preoccupato che l’arrivo consistente di studenti portasse con se (come nel resto degli States) troppe automobili o comunque tanto da poterne turbare il carattere e peggiorare l’ambiente. Diede quindi l’incarico ad un gruppo di architetti di elaborare un piano della ciclabilità, disse agli studenti in arrivo che sarebbe stato meglio andare in bici e non usare le automobili, convinse due membri del consiglio di facoltà a prendersi un anno sabbatico da trascorrere in Olanda e nel 1963 formò un forte gruppo di pressione per comunicare a tutta la città quel che succedeva ad Amsterdam ( già allora patria della bici), mettere in guardia dall’uso pervasivo dell’auto, inibire l’uso dell’auto agli studenti sino ad avvertire e rimproverare le autorità locali circa il fatto che “quando i leader non hanno visione, la popolazione langue”.

Il campus fu quindi vietato alle auto, piste ciclabili venero disegnate sull’asfalto, tutti e 37 i blocchi edificati della “down town” furono dotati di altrettante percorsi ciclabili, sino ad arrivare nel 1967 a vere e proprie piste ciclabili separate dal traffico automobilistico- cosa normale in Olanda, ma prima in assoluta negli stati uniti. Tanto che nel 1972 uno studio sull’uso delle bici affermava:
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