Libri contro il fascismo: la Tangentopoli del duce

di Mario Avagliano È una sera qualsiasi del 1975, a Genova. Sul palco si esibisce l’attore Walter Chiari e all’improvviso lancia una provocazione al pubblico. «Quando Mussolini fu appeso per i piedi a Piazzale Loreto – afferma -, dalle sue tasche non cadde nemmeno una monetina. Se i nuovi reggitori d’Italia subissero la stessa sorte, […]

Libri contro il fascismo: iniziò dal linguaggio, si fece Stato e non l’abbiamo mai rimosso

di David Bidussa Nella discussione sul senso del Novecento, il fascismo italiano, rispetto ai grandi sistemi totalitari carichi di morti, appare come un elemento di contorno, per certi aspetti un governo illiberale (una roba di provincia, quasi a denuncia della sua “italianità”). Un’approssimazione per difetto rispetto ad altre realtà (Germania nazista, Russia sovietica) che, invece, […]

Libri contro il fascismo: “Alba nera”, l’ascesa di Mussolini e la cronaca di oggi

di Furio Colombo Prendete in mano il libro “Alba Nera”, di Antonio Carioti, prefazione di Sergio Romano, Edizioni del Corriere della Sera e andate a pag. 312. È Mussolini che parla, siamo a Bologna, il 21 aprile 1921. La potenza del fascismo è ancora piccola, la prepotenza è grande fin dall’inizio. Si nota subito una […]

Libri contro il fascismo: Mussolini campione di bluff

di Corrado Stajano Sembra un ritornello inestirpabile del modo di pensare di una certa comunità nazionale il titolo di questo libro di Francesco Filippi, “Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo”. Pubblicato da Bollati Boringhieri, con una prefazione di Carlo Greppi, lo studio di Filippi è di grande […]

Sindrome 1933 e sindrome leghista

di Sergio Caserta L’ascesa del nazismo negli anni Trenta del secolo scorso ebbe come corollario la deriva democratica e l’illusione che Hitler non avrebbe mai potuto vincere e in seguito che non avrebbe compiuto quel che poi fece agli ebrei e a tutti i suoi oppositori. Leggendo il bel saggio di Siegmund Ginzberg Sindrome 1933 […]

Zangrandi e le manipolazioni sull’antifascismo dei giovani fascisti

di Dario Borso

Nell’ultimo annale dell’Istituto Romano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza pubblicato dalla FrancoAngeli, Ruggero Zangrandi: un viaggio nel Novecento, spicca un contributo di Luca La Rovere che, esaminando un diario inedito steso da Zangrandi durante l’estate ’43, conclude la sua lunga ricerca iniziata nel 2002 con Storia dei Gruppi universitari fascisti e proseguita nel 2008 con L’eredità del fascismo, Bollati Boringhieri entrambi.

Siccome infatti nel diario si propugna non già un passaggio al regime democratico, ma un’evoluzione totalitaria del fascismo in crisi[1], ne viene che: a) falso è l’assunto-base del Lungo viaggio, l’autobiografia politica pubblicata da Einaudi nel 1947 dove Zangrandi sosteneva di essere stato dal ’36 antifascista attivo; b) sospetta è la corposa appendice di “documenti e testimonianze” alla seconda edizione Feltrinelli del 1962 (rititolata Il lungo viaggio attraverso il fascismo e sottotitolata Contributi per la storia di una generazione), dove Zangrandi portava a conferma esperienze cospirative analoghe a quelle del suo Partito socialista rivoluzionario.

La prima edizione lasciò perplessi molti, ma non Togliatti che la elogiò con l’intento di “amnistiare” una generazione di giovani intellettuali e recuperarli al Pci; la seconda fu accolta favorevolmente dai più, al punto da divenire in breve tempo se non una bibbia, il paradigma con cui inquadrare un passaggio cruciale della storia d’Italia.
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Storici in cerca d’identità (e di un ruolo pubblico): un museo del fascismo a Predappio?

Museo del fascismo a Predappio
Museo del fascismo a Predappio
di Luca Baldissara

In periodi di magra informativa, si sa, l’appetito di notizie e di clamore mediatico può spingere alla reinvenzione di informazioni note. È quanto accaduto il 16 febbraio, quando “La Stampa” ha annunciato che il governo Renzi ha deciso che per l’Italia è arrivato il momento di fare i conti con il passato ed è pronto a rompere un tabù che dura da oltre settant’anni: il Paese avrà un museo dedicato al fascismo. Predappio è la sede prevista per il museo, al quale il governo garantirebbe un contributo di due su cinque dei milioni di euro necessari alla realizzazione. Per insaporire la notizia, il quotidiano lancia anche un sondaggio, chiedendo ai lettori di rispondere al seguente e malizioso quesito: “Due milioni di euro per finanziare il museo del fascismo a Predappio: sei d’accordo con la scelta del governo?”. Non ci soffermeremo sullo scontato esito negativo.

Preme piuttosto notare che l’idea di erigere un museo non è una novità, poiché il “cosa fare” di/a Predappio è una questione ricorrente. È del 30 luglio 2014 il documento che annuncia il riuso della ex Casa del fascio, dove istituire un centro di ricerca e documentazione sulla storia del Novecento dotato anche di spazi espositivi. “Il Fatto quotidiano”, “Il Giornale”, “L’Espresso” e altre testate ancora ne scrivono tra il 2014 e il 2015, chiamando a esprimersi studiosi di vario orientamento. Ma nel febbraio 2016 accade il fatto nuovo: il governo sostiene questo progetto ed è disposto a investirvi significative risorse. L’evento fa (di nuovo) notizia, suscitando il rituale referendum pro o contro, con una tempestiva quanto inusuale micro-mobilitazione di studiosi – tra i quali i sostenitori del progetto del 2014 – in una sorta di comitato del “sì”. In 48 ore una cinquantina di storici, non solo italiani, firmano un appello a sostegno del sindaco di Predappio, Giorgio Frassineti, determinato fautore di un museo che possa educare e coinvolgere attorno ai valori della conoscenza e della verità storica i cittadini, che hanno ormai introiettato da tempo i valori presenti nella nostra Costituzione.
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Fascismo - Foto di Daniel Lobo

25 aprile: gli italiani si sono assolti dalla vergogna fascista

di Aldo Cazzullo

La recente campagna elettorale sarà ricordata anche come quella in cui l’apologia di fascismo divenne consuetudine. Proprio perché non è più considerata un reato, non fa più scandalo, e anzi – purtroppo – fa prendere voti. Su un punto, e solo su quello, l’ex ministro Renato Brunetta ha ragione: Silvio Berlusconi ha detto cose che molti italiani pensano. Voglio sperare che non sia la maggioranza, come ha detto Brunetta; ma il timore ce l’ho. Perché gli italiani si sono autoassolti dalla vergogna del fascismo.

Imputano al nazismo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale e dello sterminio degli ebrei. E si raffigurano il Duce come un buon padre di famiglia, un amante focoso, uno statista avveduto che fino al ’38 le aveva azzeccate quasi tutte. Che è poi quel che ha detto Berlusconi, oltretutto nel contesto della Giornata della Memoria. Non, si badi bene, che “il Duce fece anche cose buone”, come da banalizzazione successiva (e ci mancherebbe altro che in vent’anni di potere assoluto il Duce non avesse fatto anche qualcosa di buono); ma che “per tanti altri versi aveva fatto bene”, ad eccezione si capisce della persecuzione degli ebrei.

Il problema – e questo non solo Berlusconi, ma molti altri italiani lo ignorano – è che nel ’38 il Duce aveva già provocato direttamente o indirettamente la morte dei suoi principali oppositori: Giacomo Matteotti, Piero Gobetti, Antonio Gramsci, Carlo e Nello Rosselli, don Minzoni, Giovanni Amendola. Aveva fatto bastonare don Sturzo, un sacerdote, e Piergiorgio Frassati, un santo. Aveva preso il potere nel sangue: solo a Torino, decine di morti, con il segretario della Camera del Lavoro ucciso, il corpo legato a un camion e trascina to per le vie della città. E aveva preparato – a parole – per quasi vent’anni una guerra poi ignominiosamente perduta.
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Bologna, una sala in memoria di donna Rachele? Sono altri i modelli femminili da ricordare

La famiglia Mussolinidi Mauria Bergonzini, coordinamento delle donne ANPI

“Donna Rachele come riconosciuto da tutti è stata una grandissima figura di donna italiana, è sempre rimasta fuori dalla politica, ha sempre cresciuto e difeso i figli con una grande umiltà e onestà in momenti difficilissimi dedicando tutta la sua vita a loro”. Queste sono le motivazioni in base alle quali il consigliere di quartiere bolognese di Santo Stefano Michele Laganà ritiene che la nostra città dovrebbe intitolare una sala pubblica alla moglie di Mussolini.

Noi donne dell’Anpi non identifichiamo affatto nel rimaner fuori dalla politica un titolo di merito. Anzi, notiamo come questo non sia propriamente il modello di cittadina e di cittadino che la nostra Costituzione promuove quando, nell’articolo 4, dichiara che:

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

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Gli spettri del Ventennio e gli “omaggi” di oggi: se Affile si libera

Foto di Sebastia' Giraltdi Daniele Barbieri

«Come si dice vendetta in cinese? Si dice: racconta la storia a 5 famiglie. Ecco, il nostro lavoro di memoria è questo».
(Sandro Portelli)

Sabato pomeriggio arriviamo ad Affile per manifestare contro il “sacrario” (meglio chiamarlo schifezzario) dedicato a Graziani e sbagliamo bar. Entriamo da «Gatto» e dopo un piacevole ma ingannevole ritratto di Frank Zappa vediamo quadretti con molte frasi di Benito Mussolini fra cui la celebre «Vincere. E vinceremo» (si è visto infatti che vittoria). Aspettando il pullman dell’Anpi da Roma e il corteo, lascio i miei due compagni e giro il paese. Davvero bellina la parte vecchia, più banale (ma neanche tremenda) quella nuova. Ma un posto del genere ha bisogno di diventare “una nuova Predappio” – così si sussurra – per richiamare i turisti?

Ecco un po’ di gente che sfila per le strade. Mi avvicino ma è un funerale. Per il corteo c’è tempo. Così vado a vedere la mostra sui criminali di guerra italiani: ben fatta (il curatore è Davide Conti) e aggiornata (in un pannello c’è anche il bel dossier di Wu Ming 1; lo trovate anche qui Perché parlare ancora di un boia) ma forse non è esposta tutta: molto sui Balcani, mancano i crimini in Africa. Fra l’altro leggo in un pannello che il 13 luglio 1920 a Trieste i fascisti italiani bruciano il centro culturale Narodni Dom, colpevole di essere frequentato da sloveni; il giorno dopo il quotidiano «Il piccolo» commenta così: «Le fiamme purificano finalmente Trieste, purificano l’anima di tutti i noi». Giornalismo misurato, obiettivo, etico.

Intanto arriva il pullman dell’Anpi, gente dai paesi vicini, 2-3 macchine da Roma: c’è anche una rappresentanza della comunità etiopica. E gli affilani? Volete prima la cattiva (anzi pessima) notizia o quella buona (eccellente direi)? La cattiva è che metà paese circa sta col sindaco (ma l’impressione è che fra queste persone tante non sappiano chi davvero fosse Graziani), quella ottima è che l’altra metà – e tanti giovani – non è d’accordo a dedicare monumenti (molto costosi oltretutto) a un assassino.
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