L’autonomia devasta paesaggi e beni culturali

di Salvatore Settis Pur di devastare impunemente paesaggio e patrimonio culturale, la Lega nordista cerca ispirazione nel già vituperato Sud. E infatti le richieste di “autonomia” avanzate da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna (nella quale ultima le istanze leghiste sono targate Pd) ricalcano l’autonomia speciale di cui gode la Regione Sicilia. Il 16 maggio le […]

Per salvare le città storiche: la proposta di legge dell’associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli

In occasione dell’incontro di martedì 4 giugno presso la biblioteca Giuseppe Guglielmi Una legge per salvare le città storiche, pubblichiamo una nota di Vezio De Lucia di Vezio De Lucia Il diritto alla città storica è il titolo del convegno organizzato dall’associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli il 12 novembre 2018 nel corso del quale è stata […]

Addio ad Andrea Emiliani, una vita spesa per la cultura

di Tomaso Montanari e Salvatore Settis Andrea Emiliani (1931-2019) è stato “un fedele servitore dello Stato, uno storico dell’arte e un museografo profondamente legato al territorio e al paesaggio”. Così hanno voluto ricordarlo i fratelli Vittorio e Rina: una definizione che contesta l’attuale stato delle cose dei Beni culturali italiani. Emiliani è stato innanzitutto un […]

Roma: beni culturali senza nessuna tutela

di Gianfranco Capitta

La chiesa di San Giuseppe dei Falegnami crollata, proprio sul colle del Campidoglio. Troppo facile fare ironie, paragoni e battutacce. Ma anche piangere sul tetto crollato non serve a molto. Bisognerebbe riflettere e agire di conseguenza. In Italia molto si è lavorato, sotto l’ex ministro Franceschini, a organizzare, suddividere e magari accentrare gli enti preposto ai Beni culturali.

Non si è quasi mai parlato, però, della loro conservazione, quasi fossero un dono di qualche cielo, destinato all’eternità. D’altra parte né soldi stanziati né progetti per questo motivo fanno titolo sui giornali o passerelle. L’attuale ministro Bonisoli ha perfino abolito l’ingresso gratuito ai musei una volta al mese (e qualcuno ci eviti le discussioni di Lega e 5Stelle su chi per primo si farà carico del restauro…).

Crolla la modernità che non dura cinquant’anni, figurarsi se non ha diritto a cadere un passato secolare! Il discorso si farebbe maledettamente serio: non solo bisognerà pensare a tenere in piedi i monumenti (e questo proprio sotto la casa comunale di Roma fa davvero senso), ma tutta la scultura storica italiana che galleggia malamente.
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Imbavagliati soprintendenti e direttori, denunciamo noi il caos nei Beni culturali

La situazione di caos e di paralisi creata dalla “riforma” Franceschini separando la valorizzazione (nel senso di monetizzazione) dalla tutela e privilegiando la prima a discapito della seconda passa praticamente sotto silenzio – con pochissime lodevoli eccezioni – nella stampa e nella televisione nazionale. Ciò è grave in sé. Ma è anche dovuto al fatto che i soprintendenti e gli altri tecnici della tutela non possono assolutamente fare dichiarazioni, denunciare lo stato di confusione fra Soprintendenze, Poli Museali e Fondazioni di diritto privato, di depotenziamento strutturale, di esasperata burocratizzazione in cui versano gli organismi e gli uffici che per oltre un secolo hanno operato per difendere dalle aggressioni speculative, dall’abbandono, dall’incuria il patrimonio storico-artistico-paesaggistico.

Tocca quindi a noi – in luogo dei tecnici imbavagliati e minacciati di sanzioni – denunciare pubblicamente la gravità di una situazione in cui ministro e Ministero continuano a magnificare conquiste straordinarie, mentre la spesa statale per la cultura rimane una delle più basse d’Europa, un terzo di quella francese, metà di quella spagnola, e i suoi recenti relativi incrementi, beninteso rispetto al minimo dello 0,19% del bilancio statale toccato nel 2011 (governo Berlusconi IV) rispetto al 39% del 2000 (governo Amato II), vengono indirizzati su obiettivi futili o sbagliati.
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Come stanno i “nostri” beni culturali di proprietà privata? Andate a vedere Palazzo Boyl a Pisa

Stato dei beni culturali a Pisa
Stato dei beni culturali a Pisa
di Lorenzo Carletti

La scorsa estate “La Nazione” ha lanciato una campagna stampa provocatoria per la chiusura (e quindi la privatizzazione) dei due musei nazionali lucchesi, Palazzo Mansi e Villa Guinigi, perché i visitatori sarebbero troppo pochi, numeri inferiori addirittura ai clienti di qualsiasi pizzeria. Il paragone tra musei e pizzerie è estremamente significativo ed è stato analizzato da un puntuale intervento del Soprintendente di Lucca assieme alla direttrice di quei musei (G. Stolfi – A. d’Aniello, Musei come pizzerie, ossia del patrimonio culturale come merce, in L. Carletti – C. Giometti, De-tutela, Pisa 2014, pp. 130-134).

Da oltre trent’anni tutti invocano il privato per la salvaguardia del nostro patrimonio culturale, che nel frattempo viene abbandonato e svenduto. Case, palazzi, castelli, caserme, il patrimonio immobiliare dello Stato viene dismesso da ogni legge finanziaria o di stabilità, offerto a prezzi stracciati a singoli o imprese italiane o estere; di recente è stata messa all’asta l’isola di Poveglia nella Laguna di Venezia, ma anche uno dei più importanti palazzi medicei fiorentini e un castello medievale nel viterbese e alcune ville storiche a Monza e a Ercolano (T. Montanari, Istruzioni per l’uso del futuro, Roma 2014; S. Settis, Se Venezia muore, Torino 2014).
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