Per salvare le città storiche: la proposta di legge dell’associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli

In occasione dell’incontro di martedì 4 giugno presso la biblioteca Giuseppe Guglielmi Una legge per salvare le città storiche, pubblichiamo una nota di Vezio De Lucia di Vezio De Lucia Il diritto alla città storica è il titolo del convegno organizzato dall’associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli il 12 novembre 2018 nel corso del quale è stata […]

Addio ad Andrea Emiliani, una vita spesa per la cultura

di Tomaso Montanari e Salvatore Settis Andrea Emiliani (1931-2019) è stato “un fedele servitore dello Stato, uno storico dell’arte e un museografo profondamente legato al territorio e al paesaggio”. Così hanno voluto ricordarlo i fratelli Vittorio e Rina: una definizione che contesta l’attuale stato delle cose dei Beni culturali italiani. Emiliani è stato innanzitutto un […]

Roma: beni culturali senza nessuna tutela

di Gianfranco Capitta

La chiesa di San Giuseppe dei Falegnami crollata, proprio sul colle del Campidoglio. Troppo facile fare ironie, paragoni e battutacce. Ma anche piangere sul tetto crollato non serve a molto. Bisognerebbe riflettere e agire di conseguenza. In Italia molto si è lavorato, sotto l’ex ministro Franceschini, a organizzare, suddividere e magari accentrare gli enti preposto ai Beni culturali.

Non si è quasi mai parlato, però, della loro conservazione, quasi fossero un dono di qualche cielo, destinato all’eternità. D’altra parte né soldi stanziati né progetti per questo motivo fanno titolo sui giornali o passerelle. L’attuale ministro Bonisoli ha perfino abolito l’ingresso gratuito ai musei una volta al mese (e qualcuno ci eviti le discussioni di Lega e 5Stelle su chi per primo si farà carico del restauro…).

Crolla la modernità che non dura cinquant’anni, figurarsi se non ha diritto a cadere un passato secolare! Il discorso si farebbe maledettamente serio: non solo bisognerà pensare a tenere in piedi i monumenti (e questo proprio sotto la casa comunale di Roma fa davvero senso), ma tutta la scultura storica italiana che galleggia malamente.
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Imbavagliati soprintendenti e direttori, denunciamo noi il caos nei Beni culturali

La situazione di caos e di paralisi creata dalla “riforma” Franceschini separando la valorizzazione (nel senso di monetizzazione) dalla tutela e privilegiando la prima a discapito della seconda passa praticamente sotto silenzio – con pochissime lodevoli eccezioni – nella stampa e nella televisione nazionale. Ciò è grave in sé. Ma è anche dovuto al fatto che i soprintendenti e gli altri tecnici della tutela non possono assolutamente fare dichiarazioni, denunciare lo stato di confusione fra Soprintendenze, Poli Museali e Fondazioni di diritto privato, di depotenziamento strutturale, di esasperata burocratizzazione in cui versano gli organismi e gli uffici che per oltre un secolo hanno operato per difendere dalle aggressioni speculative, dall’abbandono, dall’incuria il patrimonio storico-artistico-paesaggistico.

Tocca quindi a noi – in luogo dei tecnici imbavagliati e minacciati di sanzioni – denunciare pubblicamente la gravità di una situazione in cui ministro e Ministero continuano a magnificare conquiste straordinarie, mentre la spesa statale per la cultura rimane una delle più basse d’Europa, un terzo di quella francese, metà di quella spagnola, e i suoi recenti relativi incrementi, beninteso rispetto al minimo dello 0,19% del bilancio statale toccato nel 2011 (governo Berlusconi IV) rispetto al 39% del 2000 (governo Amato II), vengono indirizzati su obiettivi futili o sbagliati.
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Come stanno i “nostri” beni culturali di proprietà privata? Andate a vedere Palazzo Boyl a Pisa

Stato dei beni culturali a Pisa
Stato dei beni culturali a Pisa
di Lorenzo Carletti

La scorsa estate “La Nazione” ha lanciato una campagna stampa provocatoria per la chiusura (e quindi la privatizzazione) dei due musei nazionali lucchesi, Palazzo Mansi e Villa Guinigi, perché i visitatori sarebbero troppo pochi, numeri inferiori addirittura ai clienti di qualsiasi pizzeria. Il paragone tra musei e pizzerie è estremamente significativo ed è stato analizzato da un puntuale intervento del Soprintendente di Lucca assieme alla direttrice di quei musei (G. Stolfi – A. d’Aniello, Musei come pizzerie, ossia del patrimonio culturale come merce, in L. Carletti – C. Giometti, De-tutela, Pisa 2014, pp. 130-134).

Da oltre trent’anni tutti invocano il privato per la salvaguardia del nostro patrimonio culturale, che nel frattempo viene abbandonato e svenduto. Case, palazzi, castelli, caserme, il patrimonio immobiliare dello Stato viene dismesso da ogni legge finanziaria o di stabilità, offerto a prezzi stracciati a singoli o imprese italiane o estere; di recente è stata messa all’asta l’isola di Poveglia nella Laguna di Venezia, ma anche uno dei più importanti palazzi medicei fiorentini e un castello medievale nel viterbese e alcune ville storiche a Monza e a Ercolano (T. Montanari, Istruzioni per l’uso del futuro, Roma 2014; S. Settis, Se Venezia muore, Torino 2014).
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