Acqua Pubblica

Acqua: il re è nudo

di Marco Bersani, Forum italiano dei movimenti per l’acqua

Non sono passati che pochi giorni dalla rivendicazione da parte di Renzi dell’astensionismo nel referendum sulle trivellazioni (“referendum inutile”, come certamente hanno capito gli abitanti di Genova), che il governo e il Pd compiono l’ulteriore atto di disprezzo della volontà popolare.

Il tema questa volta è l’acqua e la legge d’iniziativa popolare, presentata dai movimenti nove anni fa, dopo aver raccolto oltre 400.000 firme. Una legge dimenticata nei cassetti delle commissioni parlamentari fino alla sua decadenza e ripresentata, aggiornata, in questa legislatura dall’intergruppo parlamentare in accordo con il Forum italiano dei movimenti per l’acqua.

La legge è stata approvata ieri alla Camera, fra le contestazioni dei movimenti e dei deputati di M5S e SI, dopo che il suo testo è stato letteralmente stravolto dagli emendamenti del Partito Democratico e del governo, al punto che gli stessi parlamentari che lo avevano proposto hanno ritirato da tempo le loro firme in calce alla legge.
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Acqua Pubblica

Acqua sotto attacco: fermare Renzi e Madia

di Marco Bersani, Attac Italia

Cinque anni dopo la straordinaria vittoria referendaria del movimento per l’acqua, Partito Democratico, governo Renzi e ministro Madia tentano un doppio affondo per chiudere definitivamente l’anomalia di un pronunciamento democratico dell’intero paese, frutto di un’esperienza di partecipazione dal basso senza precedenti e di un’alfabetizzazione sociale che ha imposto il paradigma dei beni comuni contro il pensiero unico del mercato.

Nei prossimi giorni la legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua, presentata con oltre 400.000 firme nel 2007, approderà nell’aula parlamentare: vi arriverà, tuttavia, con una serie di emendamenti, portati avanti dal Partito Democratico, che ne stravolgerà il testo e il significato, eliminando ogni riferimento alla ripubblicizzazione del servizio idrico integrato e alla sua gestione partecipativa, che ne costituivano il cuore e il senso.

È bene che il PD sappia fin da subito che tutto questo non solo non viene fatto nel nostro nome, ma che è un’espressione di disprezzo della volontà popolare chiara, netta e senza ritorno. E, mentre in Parlamento si consuma questa ignobile farsa, è finalmente disponibile il Testo Unico sui servizi pubblici locali, decreto attuativo della Legge Madia n. 124/2015.
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Acqua Pubblica

Bologna: l’acqua deve rimanere pubblica anche per “dar da bere agli assetati”

del Forum Acqua Bene Comune Bologna e provincia

Il comitato Acqua Bene Comune ha già espresso il proprio apprezzamento verso la decisione del sindaco Merola di riallacciare l’acqua alle occupazioni di via De Maria e Via Fioravanti. Lo abbiamo fatto in forza delle ragioni che abbiamo ribadito nell’esposto verso lo stesso Merola, anche in qualità di presidente ATESIR, presentato il 10 novembre dell’anno scorso sulle scuole occupate ex Scuole Ferrari. In quell’esposto denunciavamo il “rifiuto d’atti d’ufficio” per aver staccato l’acqua a 60 persone nonostante la legge regionale 23/2011 approvata il 23 dicembre 2011 dichiari: “la disponibilità e l’accesso individuale e collettivo all’acqua potabile devono essere garantiti in quanto diritti inalienabili e inviolabili della persona”.

Ma se da una parte ci sembra positivo che la politica riconosca finalmente le proprie responsabilità e si appelli agli stessi principi, dall’altra continuiamo a chiedere all’amministrazione cittadina come potrà assicurare che il servizio idrico rimanga pubblico e ancorato alle stesse finalità dopo aver approvato le modifiche dello statuto del patto di sindacato di Hera che per il futuro le permetteranno di scendere sotto il 51%.

Come potranno i cittadini chiamare ancora “acqua del sindaco” una gestione dentro una società per azioni che già nelle condizioni attuali assicura lauti dividendi ai soci pubblici e privati pagati con aumenti di bollette ingiustificati a fronte di una diminuizione degli investimenti per migliorare il servizio. Quale idea di democrazia potranno riconoscere nelle decisioni di una politica che fino ad oggi ha colpevolmente disatteso il referendum di quattro anni fa votato da 479.947 cittadine e cittadini nella provincia di Bologna e che per questo si espone all’accusa di strumentalizzazione per finalità elettorale.
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Vent’anni fa nasceva l’epoca della musica download

di Nicola Selliti

La rivoluzione digitale cominciava esattamente venti anni fa. Un clic e l’industria discografica andava nel pallone. Mentre oggi si legge del boom della musica in streaming, con YouTube che lancerà a breve un servizio a pagamento. La Geffen Records, una delle etichette più famose negli anni Novanta – produttori per esempio dei Guns N’Roses – piazzava on line il 27 giugno 1994 Head First, brano degli Aerosmith tratto dall’album Get a Trip, successo da otto milioni di copie vendute, numero uno su Billboard. Un donwload gratuito, per intero, tre minuti e 14 secondi di musica a disposizione degli utenti per un periodo di tempo limitato. E oltre diecimila internauti si affollavano a scaricare la canzone attraverso CompuServe, il service in Rete più utilizzato con due milioni di iscritti.
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Bologna, contro la vendita di azioni Hera

Heradi Acqua Bene Comune Bologna

“È solo la vendita di un altro pezzo di Hera”. Con queste parole Andrea Caselli, del comitato Acqua Bene Comune dell’Emilia Romagna, commenta la notizia dell’intenzione del comune di Bologna di vendere il 10,73% delle azione della multiutility emiliana pari a 7 milioni di azioni “Merola si giustifica dicendo che sono fuori dal patto di sindacato ed il 51% è salvo – continua ancora Caselli – ma la realtà è che questa operazione è figlia dell’assoggettamento al fiscal compact ed al patto di bilancio che strangola gli enti locali. Una politica portata avanti da tutti i governi che si sono succeduti fino ad esso, compreso quello Renzi, che continua a non rispettare l’esito del referendum”.

“La strisciante privatizzazione di Hera e un debito della società che ha già raggiunto i 3 miliardi di euro – conclude Caselli – unitamente all’incapacità di rispondere ai bisogni del territorio hanno già portato alcuni comuni come Ferrara e Forlì a dichiarare di voler uscire fuori dal patto di sindacato. E mentre altri piccoli comuni sono in sofferenza, si continua la politica delle manovre finanziarie come la fusione con AcerGas benedetta dalla Cassa depositi e Prestiti. Noi pensiamo, invece, che sia possibile una strada alternativa: avviare la ripubblicizzazione del servizio idrico partecipato dai cittadini e dagli utenti come sta già avvenendo a Reggio Emilia e sulla scorta di analoghe esperienze nazionali di trasformazione in aziende speciali nel resto del paese”.
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Beni comuni - Foto di Progetto Rebeldia

Acqua, energia e beni comuni: che ne è del referendum del 2011?

di Mario Agostinelli

1. Referendum 2011: la sovranità popolare disattesa

Per capire cosa pensi del voto referendario del 2011 il governo di Matteo Renzi, più che scorrere un programma avulso da qualsiasi impegno nella realizzazione di quella svolta, basterebbe leggere la biografia di quelli che, tra i suoi ministri, dovrebbero impegnarsi a convertire l’acqua da risorsa economica a bene comune e a strutturare una rete elettrica che favorisca la diffusione territoriale delle fonti rinnovabili e l’autosufficienza energetica senza il deterioramento dei cicli naturali.

Ma manca la volontà politica per sottrarre alla logica del profitto un accesso indispensabile alla vita e per chiudere irreversibilmente col ritorno all’atomo, garantendo altresì la necessaria sicurezza alla dismissione degli impianti e al trattamento delle scorie. La svolta più importante degli ultimi anni anche dal punto di vista concettuale, richiesta con un atto democratico tanto più esigibile quanto in contrasto con la crescente tendenza astensionista, sta annegando nell’indifferenza di gran parte dei cittadini e nella povertà progettuale dei governi tecnici e del renzismo “del fare”.

Tutti intrisi di smania di privatizzazione, alienazione del patrimonio comune, incapacità di pensare a sistemi energetici non centrati su grandi impianti, attraverso cui progettare invece una occupazione più stabile e dignitosa e offrire un ragionevole contributo al governo del suolo, al cambiamento climatico e fino, indirettamente, all’eliminazione delle armi nucleari stoccate nelle basi Nato.
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Unione dei comuni della Romagna forlivese: approvato odg su patto di stabilità e Cassa depositi e prestiti

Il sindaco di Forlì Roberto Balzani - Foto di Wikipedia
Il sindaco di Forlì Roberto Balzani - Foto di Wikipedia
del comitato “Per Una Nuova Finanza Pubblica e Sociale” e del comitato Acqua Bene Comune Forlì-Cesena

Lo scorso 23 aprile il consiglio dell’Unione dei comuni della Romagna forlivese, la più grande unione del territorio regionale e nazionale (composto dai 15 comuni con sede legale presso il comune capoluogo, Forlì, 190 mila abitanti e presidente il sindaco di quella città, Roberto Balzani), ha approvato un ordine del giorno su acqua, beni comuni, patto di stabilità e Cassa Depositi e Prestiti proposto dal forum “Per una nuova finanza pubblica e sociale”.

Ciò porta a rivendicare il superamento del patto di stabilità per riportare la Cassa Depositi e Prestiti all’originale funzione sociale, quale ente finanziatore a tassi calmierati degli investimenti degli enti locali. Inoltre dove indurre ad opporsi, in ogni sede opportuna, a ogni tentativo normativo di utilizzare le modifiche al patto di stabilità interno per promuovere la vendita delle partecipazioni comunali nelle società di gestione dei servizi pubblici locali, favorendo processi di privatizzazione dell’acqua, delle reti del gas e dei beni comuni in netto contrasto con la volontà espressa dalla maggioranza assoluta del popolo italiano con il voto referendario del giugno 2011.
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Beni comuni - Foto di Progetto Rebeldia

Intervista a Joseph Halevi: il fascino discreto della crisi economica / 2

di Vincenzo Maccarrone e Lorenzo Piccinini. Ha collaborato Gemma Gasseau

Prima parte Domanda. In occidente la dottrina economica neoclassica è a livello accademico da più di 30 anni a questa parte completamente dominante. In maniera analoga, anche le visioni sulla politica economica e sulla crisi hanno una matrice ideologica comune. Come deve posizionarsi un teorico eterodosso oggi? Ovvero ha senso una guerra di posizione all’interno dell’accademia, ha senso intervenire sulle modalità di gestione della crisi? Ha senso partecipare al dibattito istituzionale su ciò che andrebbe fatto, o è meglio lavorare in altri luoghi e spazi? In sostanza, il capitalismo è riformabile e quindi bisogna parteciparne alla gestione, magari in una direzione più “egualitaria”, oppure no?

Risposta. Bisogna essere consapevoli del dibattito, diciamo così, di economia politica e di politica economica. Bisogna sapere entrare, non per dibattere, ma per capire cosa vogliono (i teorici mainstream, ndr), non solo cosa si cela, ma anche proprio come questi pensano, come ragionano, che criteri, che orizzonti hanno. Quindi, bisogna conoscere il dibattito di politica economica. Però penso che non bisogna entrare in contatto con nessuno di questi. La mia idea, è che qui bisogna fare un gruppo gramsciano, cioè il Gramsci dell’ordine nuovo.

Tu ti studi tutto, ma con loro non parli. Tu ti studi per poi parlare quando compaiono le forze da mobilitare, ma con quelli lì non parli: ai convegni ci vai solo per prendere i documenti (tanto adesso li puoi avere online). Si va a vedere come pensano, non a interagire, perchè non solo è inutile, ma devi anche accettare una grossa base dei loro punti di partenza, per integrarti nel dibattito devi accettare un terreno comune, e loro non accetteranno mai il tuo, devi accettare il loro, almeno parte del loro per poter intervenire. Non bisogna parlare con quelli. Infatti io quando ogni tanto, se mi invitano a fare un discorso, va bene ci vado, tanto sono io a parlare, ma se mi invitano a discutere,dibattere, no, non ci vado.
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Beni comuni - Foto di Progetto Rebeldia

Intervista a Joseph Halevi: il fascino discreto della crisi economica / 1

di Vincenzo Maccarrone e Lorenzo Piccinini. Ha collaborato Gemma Gasseau

Con Joseph Halevi iniziamo un ciclo di interviste ad economisti ed economiste sulla perdurante grave crisi economica. Benché la crisi abbia messo in discussione,  il pensiero economico dominante negli ultimi 30 anni, ci sembra che sia mancato finora a sinistra, un dibattito appropriato che provasse a mettere a fuoco le determinanti del crollo e le prospettive future.

In ciò ha avuto un ruolo anche il “Manifesto” stesso, che ha ormai eliminato l’uso di alcune chiavi di lettura del presente, finendo a concentrarsi solo su certi aspetti della crisi (la questione ambientale, i beni comuni). Proviamo quindi a smuovere le acque, intitolando l’ iniziativa “Il fascino discreto della crisi economica”, prendendo spunto da un articolo di Fernando Vianello e Andrea Ginzburg pubblicato su “Rinascita” nel 1973. Benché gli scriventi abbiano una prospettiva teorica diversa dagli autori di quell’articolo, l’intenzione è di rendere omaggio alla tradizione eterodossa italiana (chi scrive si è laureato a Modena, in cui hanno insegnato sia Vianello che Ginzburg), oggi marginalizzata.

Halevi è docente di economia presso la University of Sidney ed è stato per anni collaboratore del “Manifesto”. I suoi interessi di ricerca coprono l’economia politica, le teorie della crescita e del commercio, l’Asia ed il pensiero marxiano e post-keynesiano. Il suo libro più recente è “Modern Political Economics. Making Sense of the Post-2008 World.” (con Y. Varoufakis e N. Theocarakis), mente fra i suoi articoli accademici ricordiamo “Could be raining: The European Crisis After the Great Recession”, scritto insieme a Riccardo Bellofiore.
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Hera esca dal progetto di centrale a carbone di Saline Joniche: i video dell’iniziativa

Sul sito del comitato referendiario di Bologna e provincia Acqua Bene Comune sono stati pubblicati i materiali prodotti nel corso dell’incontro Hera esca dal progetto di centrale a carbone di Saline Joniche, che si è tenuto lo scorso 5 aprile. Qui c’è l’elenco completo dei video mentre qui quelle relativi alle attività del comitato.

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