I beni comuni spiegati a chi ne ha paura

di Salvatore Settis Il grande tema dei beni comuni guadagna spazio nel Paese. Raccoglie consensi, ma suscita aspre divisioni: perché? L’idea dei beni comuni piace perché implica una collettività capace di gestire se stessa, e perciò suscita speranza, a contrasto con la crisi della democrazia rappresentativa. Ma come definire i beni comuni e la loro […]

Un fronte popolare vietato a fascisti e razzisti

L’appello di Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, per una coalizione civica popolare è una buona notizia nella notte profonda in cui la sinistra è precipitata, ormai da un tempo troppo lungo. Finora tutti i tentativi di aggregare un ampio fronte antiliberista e di rinnovamento politico, sono naufragati nella contraddizione tra principi enunciati e solite pratiche. Anche quando i risultati non sono stati particolarmente negativi, dando adito alla speranza, immediatamente dopo i diversi protagonisti hanno provveduto a spegnere ogni entusiasmo, perseguendo logiche contraddittorie, per lo più autoreferenziali per usare un eufemismo. Se il progetto avanzato da De Magistris, si concretizza in un movimento ben organizzato e non in un’armata Brancaleone, dipenderà innanzitutto da lui stesso e da coloro che coopereranno a costruire in primo luogo un programma politico credibile e un sistema di regole affidabile per garantire protagonismo collettivo e democrazia (Sergio Caserta).

di Luigi De Magistris

Un appello pubblico, rivolto alla società civile, al mondo dei movimenti e delle associazioni: così il sindaco di Napoli Luigi de Magistris dà appuntamento a sabato 1 dicembre a Roma per il lancio di una nuova coalizione politica, che si propone di “aprire un campo più largo”, che sappia andare anche oltre le esperienze della vecchia sinistra. Ecco il testo integrale della lettera aperta:

È venuto il momento dell’unità delle forze che vogliono finalmente attuare in pieno la Costituzione e, quindi, è giunta l’ora della costruzione di un fronte popolare democratico. È il periodo storico giusto per realizzare un campo largo, senza confini politici predeterminati, senza recinti tradizionali. Non è un quarto polo, non si deve ricostruire il collage delle fotografie già viste e sconfitte. È il luogo questo in cui l’ingresso è vietato solo a mafiosi, corrotti, corruttori, fascisti e razzisti.
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Prati di Caprara - Foto di Simona Hassan

Beni comuni: idee a partire da sanità, Bologna e Prati di Caprara

di Silvia Lolli

Di beni comuni si parla spesso. Ma volendo passare a un piano concreto in attesa di un’istruttoria, ecco alcune ipotesi.

Sanità

Minori costi in sanità, perché sia a livello diagnostico sia a livello sanitario generale, le malattie possono diminuire, e si può dire senza studi epistemologici specifici perché evidenze scientifiche sull’incidenza che l’inquinamento ha su tutto ciò vengono segnalate da anni a livello internazionale.

Riguardano tanti settori sanitari e le malattie tumorali sono solo uno dei tanti problemi della salute. Si possono elencare: malattie cardio-vascolari, alla pelle, all’apparato respiratorio e da qui si può passare al notevole aumento delle malattie dovute ad allergie; poi non si possono dimenticare le malattie neurologiche, soprattutto di tipo psico-sociale che l’assenza del contatto con un ambiente naturale, in cui il verde è predominante, comporta. Tutto ciò può essere definito benessere.

Quanto possiamo quantificare in cifre di bilancio sanitari l’attenzione alla prevenzione della salute che un ambiente sano ci dà? Potrebbe non solo dare minori costi in termini di basse quote di malattia, ma anche di minori costi nell’utilizzo degli esami diagnostici continui per fare fronte all’ambiente malsano. Perché non si studia ed approfondisce?
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Dopo il crollo del ponte Morandi, pubblico o privato? No, comune

di Guido Viale

Il crollo del ponte Morandi ha resuscitato l’eterno dibattito se sia meglio il pubblico o il privato. Ma sul punto c’è ormai un ampio materiale probatorio: quasi tutti i settori produttivi e infrastrutturali del paese hanno sperimentato entrambi i regimi. Il confronto è impietoso. Una volta privatizzati e fatti spezzatino, settori come l’elettronica e l’elettromeccanica sono quasi scomparsi dall’Italia.

Altri, ridimensionati come la siderurgia, sono a rischio; per tenere in piedi l’Ilva dopo vent’anni di malgoverno bisogna passare come un rullo compressore su vite e salute di decine di migliaia di persone; l’alimentare pubblico è stato tolto di mezzo. Privatizzare Alitalia è stata una truffa per far rieleggere Berlusconi; con autostrade e Telecom, dopo una girandola di “capitani d’industria” improvvisati, D’Alema aveva fatto di Palazzo Chigi «l’unica banca di affari dove non si parla inglese»; privatizzati, i collegamenti marittimi con le isole ne hanno moltiplicato l’isolamento.

Delle banche, una volta tutte pubbliche e ora tutte private, il campione è senz’altro Mps; altre sei sono fallite per aver finanziato speculazioni e progetti strampalati di soci e amici e le due banche maggiori sono in gran parte impegnate a speculazioni edilizie che hanno devastato città e campagne, lasciando edifici vuoti e impianti inutilizzati in una girandola che rischia di affondare tutti. Il settore elettrico, il solo costruito da privati, aveva dovuto essere nazionalizzato proprio per accompagnare uno sviluppo guidato dall’industria di Stato che altrimenti rischiava di soffocare.
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Bologna e beni comuni: qualche calcolo potrebbe essere utile – Seconda parte

Stadio Dall'Ara

di Silvia R. Lolli

Sappiamo che l’Ue contabilizza in termini economici la presenza di Co2 (anidride carbonica) in atmosfera. Per la salute pubblica si dovrebbero contabilizzare anche i costi sanitari per la presenza di polveri sottili, ma ancora il potere è in mano ai produttori di polveri sottili e la pigrizia dei cittadini che usano l’auto, anche quando non servirebbe, non aiuta certo a portarci verso livelli di benessere complessivo migliori. Inoltre non ci risulta che la nostra Ausl stia facendo studi epidemiologici sull’incidenza delle polveri sottili o della Co2, neppure a fisiopatologia respiratoria presso Università e S. Orsola.

Dal documento Ue del 7/11/17 Com (2017) 646 final – Relazione della commissione al parlamento europeo e al consiglio – Due anni dopo Parigi – Progressi realizzati per conseguire gli impegni dell’Ue in materia di clima (prevista dall’articolo 21 del regolamento (Ue) n. 525/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013, relativo a un meccanismo di monitoraggio e comunicazione delle emissioni di gas a effetto serra e di comunicazione di altre informazioni in materia di cambiamenti climatici a livello nazionale e dell’Unione europea e che abroga la decisione n. 280/2004/CE):

“Si stima che la quota di emissioni mondiali di gas a effetto serra imputabile all’Ue sia diminuita dal 17,3% nel 1990 al 9,9% nel 2012. La sua quota di emissioni di sola Co2 è scesa dal 19,7% nel 1990 al 9,6% nel 2015. Un confronto delle emissioni pro capite dei tre principali gas a effetto serra (Co2, CH4 e N2O) per le tre maggiori economie mostra che l’Ue e la Cina avevano emissioni pro capite nettamente inferiori rispetto agli Stati Uniti…
Nel 2015, il settore Lulucf nell’Ue ha fornito un bacino di assorbimento del carbonio pari a un valore dichiarato di 305 Mt Co2 eq (inclusi terre coltivate e pascoli). Il credito registrato, che rappresenta la differenza tra il valore dichiarato e una base di riferimento, è salito da 115 a 122 Mt Co2 eq tra il 2013 e il 2015. La gestione delle foreste rappresenta gran parte di tale credito…. L’Ue rimane quindi sulla buona strada per non avere debiti dal settore Lulucf ed è molto probabile che rispetterà il proprio impegno assunto nell’ambito del protocollo di Kyoto”.

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Bologna e beni comuni: qualche calcolo potrebbe essere utile – Prima parte

Stadio Dall'Ara

di Silvia R. Lolli

Non vogliamo essere considerate sprezzanti o ignoranti sull’operato di chi ha in mano le decisioni per Bologna in questi anni, però vorremmo proporre qualche calcolo in merito all’imminente progetto che toglierà beni comuni ai cittadini bolognesi in nome di pareggi di bilanci che ci sembrano impossibili in questa cultura solo di “finanzacapitalismo”, per riprendere un termine usato da Gallino.

Intanto giovedì 6 settembre ore 18 a 20 pietre in Via Marzabotto, 2 si terrà l’assemblea mensile del comitato Rigenerazionenospeculazione a cui sono invitati tutti i cittadini che vorranno continuare a partecipare al confronto pubblico con l’amministrazione cittadina che riprende la mattina del 31 agosto con una commissione comunale urbanistica.

La scelta di rigenerare lo stadio di calcio e di dare agli imprenditori privati spazi finora pubblici dovrebbe essere maggiormente meditata in termini di confronto pubblico. Speriamo che prima di arrivare alla seconda metà di settembre le ferie abbiano portato qualche dubbio anche a molti consiglieri della maggioranza comunale. Al di là della questione puramente politica di capire se dobbiamo continuare a svendere beni pubblici importanti, vogliamo qui affrontare questioni economiche di lungo periodo per capire quanto la città (se vogliamo ancora vedere Bologna come città) perderà da un’operazione che consideriamo da tempo fatta solo a favore di un’imprenditoria più di rapina che per il benessere di tutti.
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Bologna: arriva Saputo: e i Prati di Caprara?

di Silvia R. Lolli

Penultima settimana di maggio, al termine del campionato di calcio c’è stato l’arrivo di Saputo in città come puntualmente ci informano i nostri giornali, dandoci le conoscenze della squadra di calcio anche quest’anno accontentata della sola salvezza. Del resto una città-non città come Bologna, che fra l’altro ha nel suo pedigree un respiro sportivo più ampio del solo calcio, che futuro può prospettare per un campionato di calcio in cui contano marketing e merchandising e contratti ultramilionari per giocatori sempre meno capaci, ma che aiutano a mantenere i bilanci societari con meno debiti, ed i profitti degli investitori e dei procuratori?

L’arrivo di Saputo mette a posto gli scarsi risultati sportivi della gestione Donadoni, ma non solo, perché vuole avere qualcosa in cambio da tutti noi cittadini: il progetto di speculazione sul territorio. Quindi il suo arrivo ci preoccupa soprattutto per ciò che si sta tracciando per il futuro di questo territorio, attraversato e consumato ambientalmente, economicamente e socialmente.

Ormai sono passati due anni da quando per la prima volta abbiamo appreso del mega progetto di restyling dello stadio e della distruzione di impianti ed ambiente per sviluppare commercio e nuove ricche residenze; eravamo nel 2016 in piena campagna elettorale. È passato un anno da quando si è costituito il comitato Rigenerazione no Speculazione che ha cercato di far riflettere e bloccare lo scempio di un POC assurdo e solo speculativo e che passò abbastanza in sordina in scadenza del vecchio mandato amministrativo del 2015.
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Bologna, spazi nella città: vuoti a prendere

di Paolo Cacciari

Le città sono implose, fatte a brandelli. In parte gentrificate sotto l’assalto dei fondi speculativi, in parte degradate, abbandonate a sé stesse. Non potrebbe essere altrimenti: le città sono le fedeli concretazioni delle crescenti disuguaglianze sociali e dell’abdicazione dei poteri pubblici. Sull’utilizzo degli spazi urbani si gioca una partita fondamentale dell’assetto dei poteri economici e politici. Protagonisti sono i movimenti urbani di riappropriazione dei luoghi della socialità, a partire dalla residenza e di resistenza alla “messa a reddito” delle aree di pregio (turistiche, residenziali di lusso, commerciali, direzionali di rappresentanza… dove maggiore é la possibilità di estrarre rendite).

I nodi pulsanti di questi movimenti urbani sono i centri autogestiti dalle comunità degli abitanti. “Arche di autonomia”, le definirebbe Raul Zibechi. Aree verdi e immobili liberati e riattivati per dare vita a servizi interculturali, welfare mutualistico, piccole attività economiche cooperatistiche ed ecosolidali, coworking…, insomma, autentica “rigenerazione urbana”. Ogni città è punteggiata da lotte per la conquista di questi spazi pubblici, uniche alternative alla individualizzazione solipsistica delle relazioni umane nell’età dell’iperliberismo. Nelle crepe del lacerato tessuto urbano sono nate esperienze di tutti i tipi: dai centri sociali occupati alle case del popolo, dalle banche del tempo ai comitati di quartiere, fino ai “beni comuni” riconosciuti tramite percorsi partecipativi.
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Nuovo dizionario delle parole italiane: impatto ambientale e dintorni

di Cristina Biondi

Dal «Nuovo dizionario delle parole italiane».

Impatto

Sostantivo maschile (l’agente dell’azione d’impatto è invariabilmente di sesso maschile) il cui primo significato è: punto d’incontro del proiettile con il bersaglio. In senso figurato significa urto, cozzo violento, botta, collisione.

Impatto ambientale

Il concetto nasce in America negli anni Sessanta, un po’ tardi, dunque, per valutare preventivamente l’impatto ambientale di un paio di cosette già fatte e mai sconfessate. La prima regola, deducibile dagli sviluppi storici a livello internazionale, è che la valutazione dell’impatto ambientale è fortemente condizionata da dove si trova casa tua. Purtroppo l’italiano tende a interpretare alla lettera il concetto di casa e perimetra le aree protette considerando solo l’estensione della propria abitazione (sindaci compresi).

I lungimiranti ci sono e si dividono in due categorie: quelli che fanno danni lontano da casa e quelli che sono disposti a trasferirsi, una volta devastato l’esistente intorno a sé. Far danno lontano da casa è appannaggio delle grandi potenze e più in generale di chi può disporre di capitali e risorse ingenti, chi fa danno a casa propria spera che le sue azioni sconsiderate ricadano soprattutto sul vicino, di modo che il suo prato non sia più così verde.

I rappresentanti di entrambe le categorie di devastatori (ecologici) tendono ad allearsi tra loro e producono sinergie in nome di quel progresso nella cui pubblica utilità non crede più nessuno, loro compresi. Essi tacciano i loro oppositori di oscurantismo, soprattutto perché costoro vorrebbero evitare di morire di una malattia moderna come il cancro e preferirebbero, se fosse ancora possibile, patologie più banali, come la polmonite o la decrepitezza.
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Acqua Pubblica

Acqua: il re è nudo

di Marco Bersani, Forum italiano dei movimenti per l’acqua

Non sono passati che pochi giorni dalla rivendicazione da parte di Renzi dell’astensionismo nel referendum sulle trivellazioni (“referendum inutile”, come certamente hanno capito gli abitanti di Genova), che il governo e il Pd compiono l’ulteriore atto di disprezzo della volontà popolare.

Il tema questa volta è l’acqua e la legge d’iniziativa popolare, presentata dai movimenti nove anni fa, dopo aver raccolto oltre 400.000 firme. Una legge dimenticata nei cassetti delle commissioni parlamentari fino alla sua decadenza e ripresentata, aggiornata, in questa legislatura dall’intergruppo parlamentare in accordo con il Forum italiano dei movimenti per l’acqua.

La legge è stata approvata ieri alla Camera, fra le contestazioni dei movimenti e dei deputati di M5S e SI, dopo che il suo testo è stato letteralmente stravolto dagli emendamenti del Partito Democratico e del governo, al punto che gli stessi parlamentari che lo avevano proposto hanno ritirato da tempo le loro firme in calce alla legge.
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