La crisi in Grecia

Grecia, la battaglia sul debito

di Dimitri Deliolanes

L’accordo tecnico raggiunto tra il governo greco e i creditori il 2 maggio porta a compimento il processo di accordo politico intrapreso dal premier Alexis Tsipras fin dal vertice di Malta: usando la consueta strategia di rifiutare sempre ogni concezione “tecnica” e “puramente economica” delle strategia imposta al paese, Tsipras aveva sollecitato la cancelliera Merkel e i massimi responsabili dell’UE a mettere freno al pericoloso gioco che portava avanti il Fmi con la complicità del ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schauble. Il risultato è stato un compromesso, doloroso per Atene, ma necessario per portare avanti lo scottante problema del debito.

Si può dare per scontata la conclusione favorevole della seconda valutazione, che era in sospeso fin dalla fine di novembre, alla prossima riunione dell’Eurogruppo. Obiettivo importante per Atene, non tanto per la tranche di quasi 8 miliardi che saranno versati per il pagamento di varie scadenze del debito. L’importanza consiste nel fatto che la Grecia può ragionevolmente sperare di potere oramai entrare nel programma Quantitative Easing della Bce.

Tsipras ha correttamente compreso che la parte più importante dell’adesione a questo programma non consiste nei miliardi che saranno incassati, quanto invece nel messaggio che Draghi manderà ai mercati e a chi studia possibili investimenti: un messaggio di svolta rispetto al passato: il paese si accinge a entrare in una fase di sviluppo.
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