Considerazioni in vista di un nuovo autunno caldo su molti fronti

Gaza Burns - Foto di Al Jazeera English
Gaza Burns - Foto di Al Jazeera English
di Silvia R. Lolli

Il sangue è reale e molto caldo nelle guerre di questi giorni, ma certamente ci aspetta un dopo ferie che richiederà una notevole capacità di sangue freddo. La maggior parte dei cittadini, quelli cioè che si stanno avviando in modo accelerato verso quei parametri di povertà non previsti ormai da tempo nei paesi occidentali, ha bisogno di mantenere serenità e prontezza per affrontare problemi quotidiani sempre maggiori.

A settembre, ma per molti già oggi, avremo di fronte l’aumento della disoccupazione, del precariato in una parola la crisi economico-finanziaria con il suo prodotto, la guerra, sempre più totale e consolidata. Essa non dovrà diventare consuetudine solo perché non ci tocca da vicino. In Italia la crisi non sarà più affrontabile solo con parole incoraggianti e con spot di fiducia che le manovre strategiche del presidente della Repubblica hanno evidenziato in questi ultimi anni con la gestione dei tre cambi alla presidenza del Consiglio.

Anche in Europa e proprio nel semestre italiano (che tra l’altro sarà poco gestibile per la difficoltà politica incontrata dopo le elezioni), la crisi si sta già facendo sentire, se la Germania sta rivedendo al ribasso tutte le previsioni. In queste ore si può scoprire che se si fosse riusciti a dare un peso diverso alle priorità politiche nel Mediterraneo e del Sud del mondo invece che rincorrere gli interessi di chi sta più lontano, forse ci sarebbero oggi maggiori capacità per affrontare le sfide che Putin, il nuovo zar russo, ci imporrà già dal prossimo inverno.
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