Autonomia differenziata? No Grazie: i video dell’incontro (prima parte)

“Autonomia differenziata? No grazie” è il titolo dell’incontro che lo scorso 4 aprile, all’Auditorium Toscanini di Parma, dal Comitato Democrazia Costituzionale cittadino. Scuola, sanità, ambiente, lavoro: sono questi i temi che sono stati affrontati nel corso del dibattito per capire cosa succederà a questi settori strategici e a tanti altri, se passerà il progetto di […]

Italia, divisa e diseguale: la vera natura del regionalismo nell’ebook di Massimo Villone

Massimo Villone, professore emerito di diritto costituzionale all’università degli studi di Napoli Federico II, è l’autore di un ebook appena pubblicato dalla Editoriale Scientifica. Il libro si intitola Italia, divisa e diseguale – Regionalismo differenziato o secessione occulta? ed è liberamente scaricabile in formato pdf da questo link. Il testo che segue, invece, è la […]

Autonomia differenziata, diritti e unità nazionale: in campo la società per bloccare un processo pericoloso

di Alfiero Grandi L’ansia da elezioni spinge la Lega a insistere con forza sull’autonomia differenziata. Non deve trarre in inganno l’apparente fase di impasse, l’obiettivo dichiarato della Lega è di riavviare la procedura dell’autonomia differenziata ad ogni costo. Purtroppo l’esperienza ci dice che le resistenze del M5Stelle non hanno retto fino in fondo, almeno finora, […]

Le ragioni del no alla balcanizzazione della scuola

di Carlo Scognamiglio Sono molte le obiezioni possibili all’intenzione di determinare un’autonomia differenziata in materia d’istruzione, più chiaramente detta “regionalizzazione” del sistema scolastico. Paradossalmente, il più intuitivo e logico richiamo allo spirito costituzionale della scuola repubblicana risulta oggi poco persuasivo, perché in fondo all’idea di una dimensione comunitaria della vita pubblica, così come emerse – […]

In difesa della Repubblica: no all’autonomia che divide

Promotrici/ori: Paolo Berdini, Piero Bernocchi, Piero Bevilacqua, Marina Boscaino Loredana De Petris, Gianni Ferrara, Eleonora Forenza, Loredana Fraleone, Domenico Gallo, Alfiero Grandi, Silvia Manderino, Loredana Irene Marino, Roberto Musacchio, Rosa Rinaldi, Antonia Sani, Francesco Sinopoli, Giovanni Russo Spena, Guido Viale,Gianfranco Viesti, Massimo Villone, Vincenzo Vita, Eugenio Mazzarella, Alfonso Gianni, Pietro Adami, Mauro Beschi, Gaetano Rivezzi, Giulia Venia, Antonio Pileggi, Antonio Di Stasi, Fiorenzo Fasoli, Giulia Rodano, Maurizio Acerbo, Francesco Di Matteo, Rino Malinconico, Tomaso Montanari, Moreno Biagini, Maria Paola Patuelli, Mari Agostina Cabiddu, Maria Ricciardi, Fabrizio Bellamoli, Luigi Pandolfi, Antonio Caputo, Daniela Caramel, Raffaele Tecce, Claudia Berton, Miria Pericolosi, Beppe Corioni, Cristina Stevanoni, Francesco Baicchi, Dino Greco, Silvia Chiarizia, Enzo Camporesi, Maria Longo, Guido Liguori, Vittorio Agnoletto, Ugo Mattei, Sergio Caserta, Filippo Ronchi, Emilio Zecca, Vannino Chiti, Dante Loi, Mauro Cherubini, Vincenzo Laschera, Yorgos Panussis, Simonetta Venturini, Katia Zanotti, Nadia Urbinati, Nicola Fratoianni, Pancho Pardi, Cesare Antetomaso, Paolo Maddalena, Rosella De Troia

Rivolgiamo un appello a donne e uomini liberi, alle soggettività politiche e sindacali, al mondo dell’associazionismo, ai movimenti che si riconoscono nei principi di uguaglianza e nell’universalità dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione. Un appello per incontrarci e costituirci in un Coordinamento nazionale in difesa della Repubblica, dell’universalità dei diritti e della solidarietà nazionale contro il federalismo differenziale.

Va avanti l’approvazione “dell’autonomia regionale differenziata”, nel silenzio generale mentre l’opinione pubblica viene distratta dall’assordante propaganda razzista e xenofoba. Senza discussione politica diffusa e all’insaputa di milioni di cittadine/i si sta per determinare nel giro di poche settimane la mutazione definitiva della nostra architettura istituzionale, la destrutturazione della nostra Repubblica.
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Giove (Cgil Emilia-Romagna): “Ecco perché la nostra autonomia è diversa da quella di Veneto e Lombardia”

di Tommaso Nutarelli

In questi giorni si è riacceso il dibattito intorno all’autonomia differenziata, richiesta da Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. Un tema complesso, che ha sollevato dure polemiche e molte critiche anche da parte dei sindacati. Cgil, Cisl e Uil, infatti, vedono nell’autonomia un attacco all’unità del paese, con il rischio che si creino regioni di serie A e B e aumenti così il divario tra nord e sud.

Luigi Giove, segretario generale della Cgil Emilia-Romagna, spiega tuttavia al Diario del Lavoro che le richieste della sua regione sono completamente diverse da quelle di Veneto e Lombardia, regioni che, secondo Giove, puntano effettivamente a una vera e propria secessione. Nel caos comunicativo e politico di queste settimane, afferma Giove, non emergono le differenze tra la proposta dell’Emilia-Romagna rispetto alle altre due; e si corre il rischio che l’Emilia-Romagna svolga involontariamente il ruolo di ulteriore puntello a una proposta che in realtà non condivide assolutamente.

Giove, qual è la posizione dell’Emilia-Romagna sull’autonomia differenziata?

Stiamo discutendo con la Regione Emilia Romagna da circa due anni su questo tema. Il nostro giudizio in merito si articola in una duplice valutazione, da un lato è politica e, dall’altra, sui contenuti. In origine l’idea dell’Emilia-Romagna era quella di contrapporre al progetto sostanzialmente secessionista di Veneto e Lombardia, una forma di regionalismo rafforzato – che comunque comparta delle criticità – senza minare l’unità nazionale. Oggi questa impostazione permane, anche se è mutato il quadro politico di riferimento.
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Una petizione per dire no all’autonomia che divide

di Alfiero Grandi, Antonia Sani, Domenico Gallo, Eleonora Forenza, Francesco Sinopoli, Gianfranco Viesti, Gianni Ferrara, Giovanni Russo Spena, Guido Viale,Loredana De Petris, Loredana FraleoneLoredana Irene Marino, Marina Boscaino, Massimo Villone, Paolo Berdini, Piero Bernocchi, Piero Bevilacqua, Roberto Musacchio, Rosa Rinaldi, Silvia Manderino, Vincenzo Vita

Rivolgiamo un appello a donne e uomini liberi, alle soggettività politiche e sindacali, al mondo dell’associazionismo, ai movimenti che si riconoscono nei principi di uguaglianza e nell’universalità dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione. Un appello per incontrarci e costituirci in un Coordinamento nazionale in difesa della Repubblica, dell’universalità dei diritti e della solidarietà nazionale contro il federalismo differenziale.

Va avanti l’approvazione “dell’autonomia regionale differenziata”, nel silenzio generale mentre l’opinione pubblica viene distratta dall’assordante propaganda razzista e xenofoba. Senza discussione politica diffusa e all’insaputa di milioni di cittadine/i si sta per determinare nel giro di poche settimane la mutazione definitiva della nostra architettura istituzionale, la destrutturazione della nostra Repubblica.

La vicenda è partita con i referendum svolti in Veneto e Lombardia nel 2017, cui ora si vuole dare seguito senza tenere alcun conto dei principi di tutela dell’eguaglianza, dei diritti e dell’unità della Repubblica affermati dalla Corte Costituzionale.
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Autonomia differenziata: menzogne, omissioni e responsabilità di Lega e 5 Stelle

di Massimo Villone

Si avvicina la deadline del 15 febbraio, e parallelamente sale la temperatura sulla autonomia differenziata. Questo giornale documenta con analisi e cifre il danno che ne deriva al Sud, e il rischio grave per l’unità della Repubblica. Per tutta risposta, summit leghisti manifestano rabbia e avanzano velate minacce.

Il punto più intollerabile è che una questione indiscutibilmente rilevantissima per tutto il paese sia gestita a trattativa privata e in maniera semi-segreta. La ministra leghista Stefani obietta in una lettera a questo giornale che il metodo seguito oggi è quello già adottato per il pre-accordo tra l’on. Bressa (PD) e le regioni richiedenti nell’imminenza del voto del 4 marzo.

Ma è proprio là che comincia la grande menzogna. Perché quel governo era limitato al disbrigo degli affari correnti e non era vincolato a stipulare un pre-accordo, per di più in odore di conflitto di interessi. La legge 147/2013 (art. 1, co. 571) richiedeva solo l’attivazione della procedura, che poteva dunque essere avviata e rinviata al dopo voto. Per di più, comparve allora fugacemente la notizia che gli stipulanti concordavano di mantenere riservato l’accordo, per evitare che incidesse sul voto imminente. Vale a dire che il popolo italiano fu scientemente tenuto all’oscuro di una scelta che avrebbe pesato sul futuro di tutti. Un comportamento da ladri: di voti.
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La Cgil: “Nessuna ulteriore autonomia alle Regioni senza la garanzia dei diritti civili e sociali”

Cgil - Foto di Gianfranco Goria

della Segreteria Confederale della Cgil

La Cgil ha seguito con attenzione le iniziative intraprese dalle Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna finalizzate, con tutte le diversità di metodo e merito, al riconoscimento di maggiori forme e condizioni di autonomia in attuazione dell’art 116 terzo comma della Costituzione. La Cgil ha sempre valorizzato, dove possibile, i luoghi di confronto istituzionale, ma con altrettanta fermezza e decisione ha sempre ribadito che qualsiasi provvedimento non dovesse intaccare l’unità del sistema paese, la garanzia dei diritti civili e sociali e l’unitarietà della contrattazione, perché altrimenti si determinerebbe una ulteriore frammentazione delle politiche pubbliche e una disarticolazione del sistema di diritti, che sarebbero per la Cgil inaccettabili.

La Cgil ha sempre sostenuto la necessità di un sistema istituzionale decentrato, capace di valorizzare, in un quadro definito di principi inderogabili, il ruolo delle Regioni e delle autonomie locali nel realizzare un sistema fondato su un federalismo cooperativo e solidale, capace di garantire l’esigibilità dei diritti civili e sociali in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.

La Segreteria Confederale della Cgil esprime preoccupazione per la volontà politica del nuovo Governo di accelerare nell’attuazione delle procedure avviate dalle Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna in materia di autonomia differenziata, per la volontà delle regioni interessate di andare ben oltre le materie oggetto delle intese stipulate il 28 febbraio (su cui in ogni caso evidenziammo criticità), e per il coinvolgimento, seppur con intensità e modalità ad oggi differenti, di ulteriori 10 Regioni a statuto ordinario.
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