Social Justice Index, l’Italia agli ultimi posti

di Bruno Montesano

Quest’anno la pubblicazione del Social Justice in the EU. Index Report 2017, curato da Daniel Schtraad-Tischer e Christof Schiller, è avvenuta il giorno prima del vertice di Goteborg, dove si è discusso del Pilastro sociale europeo. Nel rapporto elaborato dalla Bertelsmann Stiftung – un think tank legato alla Bertelsmann GA, colosso mondiale dell’informazione – si plaude alla proposta della Commissione di istituire un Pilastro sociale europeo, sostenendo che, assieme al rapporto stesso, il pilastro potrebbe fungere da guida per permettere ai governi di affrontare i problemi sociali dei rispettivi paesi.

Il Pilastro sociale europeo dovrebbe essere basato su pari opportunità e accesso al mercato del lavoro, condizioni di lavoro eque e inclusione sociale. Tra le principali proposte c’è il salario minimo in ogni paese dell’Unione Europea, a cui Emma Marcegaglia, presidente di Business Europe (l’associazione delle imprese europee), si è subito detta contraria sentenziando che “Non è con nuovi interventi legislativi a livello europee che si possono creare nuovi posti di lavoro”. Al contrario, la Confederazione europea dei sindacati (ETUC), pur nell’attesa di vedere come verrà messa effettivamente in pratica, ha accolto positivamente la proposta.
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Dell’austerity e di altri falsi miti

di Guglielmo Forges Davanzati

Il combinato di politiche di austerità (ridenominate misure di “consolidamento fiscale”) e precarizzazione del lavoro, secondo la Commissione europea e i Governi italiani che si sono succeduti negli ultimi anni, dovrebbe garantire la ripresa della crescita economica attraverso l’aumento delle esportazioni. Il consolidamento fiscale viene perseguito con l’obiettivo dichiarato di ridurre il rapporto debito pubblico/Pil, mentre la precarizzazione del lavoro viene attuata con l’obiettivo dichiarato di accrescere l’occupazione. Le due misure – ci si aspetta – dovrebbero inoltre migliorare il saldo delle partite correnti, mediante maggiore competitività delle esportazioni italiane.

Si ipotizza, cioè, che la moderazione salariale, derivante da minore spesa pubblica e maggiore precarietà del lavoro, riducendo i costi di produzione, ponga le imprese italiane nella condizione di essere più competitive (ovvero di poter vendere a prezzi più bassi) nei mercati internazionali. Anche le misure di defiscalizzazione rientrano in questa logica, dal momento che ci si attende che minori tasse sui profitti implichino minori costi per le imprese e, dunque, maggiore competitività nei mercati internazionali.

Si tratta di un’impostazione che si è rivelata del tutto fallimentare e che, a meno di non pensare che dia i suoi risultati nel lunghissimo periodo, andrebbe completamente ribaltata. Le basi teoriche sulle quali poggiano queste politiche sono estremamente fragili, per i seguenti motivi.
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Bologna, in diecimila nel giorno della manifestazione europea contro l’austerity

Foto di Angelica Erta Come in tutta Europa, oggi si è manifestato anche a Bologna e in diecimila sono scesi per strada per sostenere i diritti dei lavoratori e dei cittadini e contro l’austerity imposta da governo ed Europa. Ecco alcuni scatti del corteo e di alcuni suoi momenti.

“Cura la tua destra”. Perché non tagliare le spese militari?

Nella serata di sostegno al Manifesto che si terrà venerdì 29 alle 18:30 nella Sala dello Zodiaco della Provincia – organizzata dal PdCI, con la partecipazione di Leopoldo Nascia di “Sbilanciamoci” e di Tommaso Di Francesco del Manifesto – si parlerà di crisi del debito e di spesa militare. Sul tema interviene Giorgio Tassinari* per segnalare come dalla messa a confronto della spesa militare tra i paesi del G8 emerga un’anomalia tutta italiana. Leggi di più a proposito di “Cura la tua destra”. Perché non tagliare le spese militari?

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