L’attacco alle Ong, laboratorio contro la democrazia

di Raffaele K. Salinari

Alla spirale di delegittimazione delle Organizzazioni non governative impegnate quotidianamente nelle azioni di sostegno ai Paesi in via di sviluppo e, di conseguenza, in difesa dei diritti umani legati ai processi migratori, si aggiunge un’accusa, non nuova, ma esacerbata nella forma e nei toni: tratta degli schiavi.

Ci ha pensato l’Onorevole Giorgia Meloni a rilanciare, dopo le inconcludenti indagini di qualche tempo fa da parte di magistrati inclini alla costruzione di teoremi accusatori che volevano le Ong colluse con gli scafisti, la definizione di veri e propri schiavisti per quanti continuano coerentemente a ricordare, con il loro lavoro, alla comunità internazionale quali sono gli impegni verso le parti più vulnerabili della popolazione mondiale, a partire dai minori.

Nel Mein Kampf scritto da chi di propaganda e disinformazione, falsificazione della realtà e, oggi si direbbe, di fake news, se ne intendeva, si trova una espressione che ben epitomizza questo modo di fare: la merda nel ventilatore. Non è necessario cioè provare l’accusa, basta sollevarla e, appunto, qualche schizzo arriverà certo ad infangare i nuovi schiavisti non governativi.
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Siria, ci sono mattine in cui ti svegli e non ci sono più letti da cullare

di Manuela Campitelli

Ci sono mattine in cui ti svegli e la giornata è ancora tutta da scrivere. Prepari in fretta le prime cose della lunga giornata e con gli appuntamenti a mente ti dai il ritmo per scandire tutto il resto. Ci sono i vestiti per la scuola da trovare, perché la sera prima li avevi preparati ma non ricordi di preciso dove. C’è la colazione frettolosa che tira la corda di un risveglio lento e lamentoso.

Ci sono i grembiuli che non hai stirato perché per farlo prima avresti dovuto lavarli, ma ti accorgi troppo tardi che non sono autopulenti. Ci sono i capricci per andare a scuola – con o senza figurine, con o senza album, con o senza pesce rosso – e in questa contrattazione ci sono attese infine sul pianerottolo di casa, con l’ascensore aperto e il vicino che chiama. Ci sono scambi volanti tra un prendi tu, porto io, chiamo la mamma di e l’amica del cuore.

C’è ginnastica, nuoto, l’edicola, il capo, il pediatra, la fila del pediatra, inglese, i compiti, le giustificazioni, l’aerosol, il bagnetto, il “che facciamo il weekend” (ma è lunedì, è troppo presto presto per il weekend). C’è la partita, il pigiama, la contrattazione per mettere il pigiama e poi c’è la sera. Vi porto a letto e vi addormento, tre ore per due, quattro libri, cinque ninne nanne, lascia la luce accesa, c’ho sete, c’ho sete anch’io, “ma perché non me lo ha detto quando stavo già in cucina”.
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Gaza - Foto Internazionale

Gaza, dove il piombo si fonde ancora e sta accadendo l’impensabile

di Handala

Non riesco a pensare. Qualcosa è cambiato, mi viene da dire, perché sta avvenendo l’impensabile, l’incredibile, e non ci sono parole ma solo rabbia. Al contempo, niente cambia, tutto ritorna: il piombo è ancora fuso ma già una colonna di nuvole si erge su Gaza. Ma non sono nuvole, è il fumo dei bombardamenti. Davanti all’orrore, allo sgomento, l’unico pensiero che ho in testa, dopo tutti i perché senza risposta, dopo l’incapacità di afferare anche solo un lembo di questa follia, l’unico pensiero è sciocco, maledettamente ininfluente. perché quella che in ebraico è l’operazione Pilastro di Nuvole è stato tradotta dall’Israeli Defense Force per il mondo in Pilastro della Difesa?

Quello che viene dato in pasto all’opinione pubblica israeliana (un’opinione che non opina un bel niente, tragica contraddizione di termini) è un messaggio biblico: l’unica via della salvezza per il popolo ebraico in Egitto, la mano di dio che interviene direttamente, che protegge e conduce al sicuro. Ma il mondo assimila un’altra suggestione: la virile solidità della difesa, perché Israele ha diritto a difendersi, come vanno ripetendo tutti i politici di tutti gli Stati occidentali, senza vergogna, davvero senza dignità. Nella nostra mente non si deposita la follia megalomane della pretesa giustizia divina, ma l’inviolabile dovere di proteggere i propri cittadini.

Il titolo del massacro fa breccia in entrambi i casi: da parte israeliana, quasi tutte le operazioni militari condotte hanno avuto riferimenti teologici (Wrath of God, Days of Penitence, e anche Cast Lead) ed evidentemente nessuno ha niente da ridire se si mescola religione con interessi strategici, con pulizia etnica, con sterminii di massa (vedi articolo dell’Huffington Post).
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