L’irrisolta questione catalana: il dibattito alle 21 a Bologna

di Radio Città Fujiko “La Catalogna, l’Europa, la democrazia” è il titolo dell’incontro promosso dall’Associazione il Manifesto in Rete e Foreign Friends per fare il punto su una delle questioni irrisolte del nostro tempo. Tra i relatori, i curatori del libro “La nazione catalana”. L’appuntamento alle 21.00 di lunedì 15 aprile al centro Giorgio Costa. […]

Gli Ogm nel piatto, siamo quello che mangiamo: i video del dibattito

Gli Ogm nel piatto: siamo quello che mangiamo è un tema importante che abbiamo affrontato in un dibattito organizzato dall’Associazione il manifesto in rete e da GasBo. Ecco perché, sotto, riproponiamo i video della serata a cui ha partecipato la biologa esperta di ingegneria genetica Daniela Conti.


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La Manifesta

Bologna, Manifesta 2015: un bilancio a caldo

di Leonarda Martino

Domenica 12 luglio si è conclusa la tre giorni della ManiFesta 2015, giunta ormai alla quarta edizione e affermatasi come una presenza consolidata nel panorama delle iniziative estive in città. Proviamo, a caldo, a fare un bilancio, necessariamente impressionistico, dell’iniziativa. Il progetto di Simona Hassan sulla disoccupazione dei giovani ha dato il via alla festa con un dibattito emozionato e insieme ricco di analisi e di spunti pratici: le sue bellissime fotografie hanno fatto da filo rosso e da contrappunto, come a ricordarci qual è “il” problema, agli altri incontri e dibattiti che si sono susseguiti all’ombra degli alberi del Centro Costa.

Incontri che hanno visto un numero di presenze elevato, fino a toccare picchi di oltre 80 persone: applausi e domande hanno reso evidente una partecipazione attiva e informata, segno che sono stati toccati temi sensibili che attraversano da parte a parte la vita delle persone, dai movimenti, non solo di resistenza, ma di progettualità creativa, come quelli raccontati nel libro Periferie. Terre forti di Gaetano Alessi e Massimo Manzoli, alla critica di modelli come Expo-Eataly-FICO che entrano nella base primaria della nostra vita, condizionando il nostro modo di produrre e distribuire il cibo e quindi di consumarlo, alla riappropriazione degli spazi pubblici come condizione ineludibile dell’esercizio reale della cittadinanza.

Il nostro obiettivo è stato quello di mettere in dialogo l’inchiesta e la riflessione con le pratiche sociali attive: il progetto dell’Associazione Venti pietre di ridare a Bologna una Casa del popolo, quello di aprire in questa nuova casa un centro di ascolto e supporto psicologico per chi perde il lavoro, ma anche progetti che sono diventati splendide realtà come la Cooperativa Olearia Cilento, la NCO – Nuova cooperazione organizzata, l’Associazione Campi Aperti.
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La Manifesta

Torna la Manifesta: appuntamento a Bologna dal 10 al 12 luglio

dell’Associazione il manifesto in rete Chi l’avrebbe mai detto che siamo ancora qua a voler far festa! Il 10, 11 e 12 luglio ritorna la Manifesta. Stiamo dando le ultime limature al programma che metteremo online quanto prima e poi si parte. Quindi preparate lo zainetto con dentro tanta voglia di stare tra compagne/i e […]

Stiamo lavorando per tornare a raccontare le storie della sinistra

In questi ultimi due giorni, come i nostri lettori avranno potuto vedere, ci sono stati dei problemi tecnici che ci hanno impedito di procedere con la normale programmazione degli articoli. Li stiamo risolvendo e a breve la situazione tornerà alla normalità. Il che ci consentirà di continuare a proporvi le storie, nostre e di realtà […]

"Il mese più lungo" di Gabriele Polo

“Il mese più lungo”: una storia senza “reti di salvataggio ideologiche”

Domani, 13 marzo, alle 18.30, ci sarà a Bologna la presentazione del libro Il mese più lungo di Gabriele Polo, organizzata dall’Associazione Il manifesto in rete. Dopo la recensione scritta da Sergio Caserta, ecco la prefazione, firmata dalla moglie di Nicola Calipari, l’uomo che liberò la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena e che fu ucciso subito dopo.

di Rosa Villecco Calipari

«Il prossimo 4 marzo saranno dieci anni, Rosa. Vorrei scrivere di Nicola e di quel mese, del nostro incontro…». Così Gabriele Polo mi chiese di poter raccontare, mettere insieme i pezzi di un puzzle che, comunque li giri, devi forzare per farli combaciare. Quasi una necessità. Per lui, Nicola, per ricordare, ma anche per Gabriele, per elaborare quel lungo mese di febbraio 2005.

Gabriele, conosciuto la sera in cui, nella nostra casa piena di amici, conoscenti e curiosi accorsi alla notizia che Nicola era morto dopo la liberazione di Giuliana Sgrena, mi fu presentato da qualcuno del Sismi – «Il direttore del “manifesto” vorrebbe salutarti» – e io, stringendo la mano che mi porgeva, sotto choc e sotto sedativi, lo ammonivo dicendo che la salvezza di Giuliana non era il risultato di un governo, di qualunque segno fosse, ma di un uomo che aveva fatto quello che credeva fortemente fosse suo dovere fare.

Ci rivedemmo spesso negli anni successivi. Gabriele e sua moglie, Giovanna, mi sostennero con amicizia e affetto durante il «falso» processo contro il soldato Lozano, l’ispano-americano che dal disvelato rapporto statunitense risultò essere l’unico incriminabile di omicidio. In questi dieci anni sono diventati amici di famiglia, mentre altri sono scomparsi. Gabriele Polo ha il coraggio di narrare senza prudenze, senza ammantarsi di retorica, senza «reti di salvataggio ideologiche». Gabriele scrive laicamente.
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L'associazione il manifesto in rete

Associazione il manifesto in rete: bilancio dell’attività e prospettive

Dopo la giornata di lavoro e di confronto dello scorso 31 gennaio, si possono tratte alcune considerazioni sulla vita e sul futuro dell’Associazione il manifeso in rete. Il confronto prende l’avvio da una breve analisi dell’attività dell’Associazione in questi tre anni di vita, traguardo non scontato per le condizioni economiche e sociali in cui si è venuti ad operare.

Il movimento dei Circoli aveva preso vita dalla necessità/volontà di salvare il manifesto, obiettivo venuto meno dopo l’assemblea del novembre 2012 con il disconoscimento da parte degli attuali redattori del giornale sia della proprietà collettiva che della realtà stessa dei Circoli; conseguenza ne è stata la chiusura di alcuni Circoli e l’allontanamento dei singoli non interessati ad altre prospettive. Prospettive che non si sono concretizzate nella misura sperata per l’impossibilità di dare vita ad un altro progetto a livello nazionale con i fuoriusciti-estromessi.

La dimensione ridotta ha portato ad un appesantimento dell’azione, spesso condizionata dalla necessità di autofinanziamento; pertanto si rende necessaria da un lato un’operazione di rilancio dell’attività e visibilità e dall’altro di reperimento di risorse in gradi di garantire una tranquillità economica di medio periodo. Partendo dai propositi che stanno alla base dell’Associazione occorre ributtarsi nella mischia, coniugando problematiche locali e non, con continuità; ed occorre farlo nel territorio, spostando le iniziative al di fuori di Bologna.
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Se il comunismo fosse un blog

Il Manifesto in Rete
Il Manifesto in Rete
di Guido Ambrosino

Con questo messaggio, cerca di riprendere il filo di quel che ci dicevamo a voce il luglio scorso a Bologna. Vorrei anche rispondere alle giuste domande di Michele Fumagallo sul perché le nostre proposte di giornale comunardo sono state respinte. Quando a Berlino mi chiedono che ne è del manifesto, la racconto così: “Il vecchio vascello è affondato nel 2011, in liquidazione per debiti. La scialuppa di salvataggio aveva posto per una ventina di persone. La capitana, con la sua squadra di redattori di macchina, se ne è impadronita, anche se la scialuppa sarà prima o poi messa in vendita, e non è detto che la cooperativa “il nuovo manifesto” riesca a comprarla. Giornalisti e impiegati in sovrannumero si sono dispersi tra i flutti, cercando scampo in direzioni, purtroppo, diverse”.

Insomma una vicenda di feroce ristrutturazione e riduzione del personale, in seguito a un “banale” fallimento, senza bisogno di scomodare dissensi politici. La vulgata “renziana” su una presunta spaccatura tra giovani innovatori e vecchi tradizionalisti è stata escogitata solo a posteriori per giustificare in qualche modo all’esterno il colpo di mano. La divisione semmai era tra chi, con Rossanda, chiedeva di interrogarsi sull’orientamento politico del giornale, e chi pensava a prendersi quel che ne restava, senza tante chiacchere, perché tanto “un giornale è un giornale è un giornale”.

Come mai un giornale ultrapolitico si è sfarinato, più che per netti contrasti, per mancanza di un senso politico comune? La risposta va cercata nella crisi strisciante del decennio precedente, la cui esplosione fu solo rinviata dalla stampella dei finanziamenti pubblici (in realtà fatali per il giornale, perché allentarono il suo iniziale forte rapporto con i lettori). La nostra crisi corse in parallelo con il fallimento dei tentativi di “rifondazione” comunista.
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