Un movimento autonomo e di massa: restiamo in campo, il 21 gennaio assemblea nazionale

Referendum e riforme
Referendum e riforme

di Alfiero Grandi

Abbiamo straperso, giudizio condivisibile di Renzi sulla vittoria del No. La condivisione sul referendum del 4 dicembre finisce qui. Il 70 % di votanti è una partecipazione d’altri tempi e ha smentito la previsione che la crescita dei votanti avrebbe favorito il Si. Inoltre ha reso evidente che i cittadini votano quando pensano di contare nelle decisioni. Il No ha superato i 19 milioni di voti. Risultato che si può raggiungere solo sommando ragioni diverse. Vediamole:

  • Insoddisfazione profonda di tanti che hanno trovato il racconto ottimistico di Renzi stridente con la dura realtà.
  • Fastidio per le presenze oltre il limite di Renzi nelle Tv, nelle radio, nei giornali, con un uso megalomenico e personale della comunicazione.
  • Costi esagerati della campagna elettorale, in contrasto con il proclamato taglio dei costi della politica.
  • Critica di fondo al governo non solo dall’opposizione politica ma anche da settori della maggioranza.
  • Contrarietà di massa alle deformazioni della Costituzione contenute nella Renzi-Boschi e all’Italicum, che ne è il completamento. Queste ultime motivazioni sono state sistematicamente ignorate dall’informazione durante la campagna elettorale, salvo lodevoli eccezioni. Prima si è tentato di ridicolizzare i gufi e i professoroni, poi di ignorarli, con il risultato di provocare la moltiplicazione di energie e iniziative. Decine di migliaia di iniziative a cui hanno partecipato costituzionalisti, magistrati, avvocati e tantissimi altri senza qualifica giuridica, scavando in profondità nella società e stabilendo un rapporto con le centinaia di migliaia di persone che a loro volta sono diventate protagoniste della campagna elettorale. Frustrarne la volontà sarebbe un delitto contro la partecipazione democratica.

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Referendum, la Cgil: bisogna cambiare, ma queste modifiche costituzionali sono sbagliate

Costituzione della Repubblica italiana
Costituzione della Repubblica italiana

dell’Assemblea Generale Cgil Nazionale

La Cgil è partita da una discussione tutta di merito delle modifiche costituzionali, proposte volute dal Governo, approvate dal Parlamento e che saranno sottoposte al Referendum costituzionale, non volendo essere rinchiusa in una logica di schieramento o pregiudiziale. In tal senso andava l’ordine del giorno approvato dal Direttivo nazionale della Cgil il 24 maggio scorso.

In questi mesi, a partire da quell’ordine del giorno, abbiamo organizzato centinaia di iniziative di confronto e approfondimento che hanno riscontrato anche posizioni diverse ma un consenso nei confronti dei giudizi espressi dalla Cgil. Per la nostra organizzazione, infatti, l’auspicabile obiettivo di superare il bicameralismo perfetto, che anche la Cgil richiede da tempo, istituendo una seconda camera rappresentativa delle Regioni e delle Autonomie locali, e di correggere le criticità della riforma del 2001, si è tradotto in un’eccessiva centralizzazione dei poteri allo Stato e al Governo.
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L’Altra Europa, l’Altra Emilia-Romagna, Liguria, Veneto, Toscana…

L'Altra Europa con Tsipras - L'assemblea di Bologna
L'Altra Europa con Tsipras - L'assemblea di Bologna
di Silvia R. Lolli

Al di là delle pur importanti, anche se forse non del tutto utili, discussioni di sabato pomeriggio-sera, l’assemblea dell’altra Europa e delle Altre Emilia-Romagna, Liguria, Calabria, Veneto ha lasciato una positiva impressione, almeno per chi vorrebbe avere ancora voce da cittadina in Italia, in Europa e nel mondo nei prossimi anni, cioè vorrebbe ancora esistere e non sopravvivere.

Sapendo che la sinistra è capace di confondersi e di perdersi in un bicchiere d’acqua, per questo continuano discussioni inutili vista l’urgenza di non perdere ancora più quote di democrazia, l’assemblea ha dimostrato che con contenuti precisi da studiare, diffondere si può trovare una via comune per collaborare e prevedere un reale cambiamento di prospettiva socio-economica che non dimentichi i diritti ricercati da più di due secoli nelle società in cui viviamo.

Devo ringraziare tutti gli intervenuti, soprattutto chi ha delineato domenica mattina i temi su cui studiare e proporre correttivi perché si mantengano i diritti umani, oltre che di cittadinanza. Su tutti la lectio magistralis di Pier Giovanni Alleva sul Job Act, ormai legge dello Stato, alla quale il Governo, per l’incapacità dei parlamentari di bloccare una delega in bianco, ci ha fatto capire quali sono in questo momento le questioni fondamentali in campo: la perdita di diritti dei lavoratori, cioè perdita di diritti di cittadino.
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Bologna, cronache dall’assemblea Nazionale L’altra Europa con Tsipras

L'Altra Europa con Tsipras - L'assemblea di Bologna
L'Altra Europa con Tsipras - L'assemblea di Bologna

di Adelaide Grella

Le molte attese suscitate dall’affermazione di Syriza in Grecia, che si appresta a diventare il partito maggioritario nella imminente tornata elettorale, hanno fatto da detonatore per la convocazione dell’Assemblea Nazionale dell’ALTRA EUROPA con Tsipras tenutasi a Bologna il 17 e 18 gennaio presso il cinema Nosadella. “Abbiamo scelto Bologna perché qui c’è stata una bellissima campagna elettorale per le regionali della nostra lista ” l’altra Emilia-Romagna” ha dichiarato l’euro parlamentare Barbara Spinelli. Un riconoscimento che ci ha fatto molto piacere.

Dopo il lungo letargo, seguito alle elezioni europee del maggio scorso, che pur erano sfociate nell’elezione di tre europarlamentari, per l’Altra Europa si sono riaccese le speranze di poter avviare un percorso che possa dare vita anche in Italia ad una “casa comune della sinistra e dei democratici” (Revelli) al pari di Syriza in Grecia e di Podemos in Spagna. Si è riaccesa la speranza di ” costruire un soggetto politico radicale e radicato nella società” che sappia dare “unità a tutto quel popolo che sta pagando il prezzo delle politiche di austerità ” per usare le parole dell’europarlamentare Eleonora Forenza.

La partecipazione ė stata ampia con militanti provenienti da tutta Italia , esponenti di Sel, Pdc, Prc, Articolo 33, Comitati per l’Acqua pubblica, No people mover , TpO, movimenti per i Beni comuni. In totale si sono registrate 701 presenze nella giornata di sabato, e 400 nella mattinata di domenica, circa 70 gli interventi e più di 3200 contatti per la diretta Streaming. L’accoglienza e la macchina logistica predisposta dal gruppo degli organizzatori, cui va un sentito ringraziamento, coordinato con guida sapiente e discreta da Sergio Caserta, è stata fondamentale per la buona riuscita dell’evento, si è rivelata all’altezza della impegnativa situazione ed ha raccolto un grato riconoscimento dalla Presidenza dell’Assemblea e da tutti i partecipanti.
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L'associazione il manifesto in rete

Assemblea dell’Associazione Il Manifesto in Rete: proposte per una discussione

di Michele Fumagallo

Questo testo è stato scritto in vista di domani, 29 marzo 2014, quando a Bologna è convocata l’assemblea dell’associazione Il manifesto in rete.

La prima cosa che voglio dirvi è che il documento di preparazione dell’assemblea del 29 marzo che avete pubblicato su questo blog è interessante su alcuni punti ma per me reticente sull’essenza di un dibattito che dovrebbe vertere sulla questione centrale – altrimenti perché chiamarsi “circolo del manifesto”? – del Manifesto.

Mi pare ci sia la tendenza a parlare d’altro (un “altro” molto valido, sia chiaro), quasi per sfuggire alla motivazione principale della vostra nascita come Circolo e delle sconfitte mano a mano subite in questi ultimi due anni. Come leggerete nei documenti allegati, io non ho voluto/potuto far parte dei circoli pur avendo messo a disposizione qualsiasi aiuto per loro, con la motivazione della loro nascita troppo in ritardo sui tempi.

I Circoli del Manifesto sarebbero dovuti nascere 15/20 anni fa per avere un senso storico preciso e una funzione assolutamente produttiva di cambiamento e di senso. Così non è stato ma tant’è. La loro mobilitazione è stata del tutto generosa (troppo, per un giornale e un collettivo che non la meritavano) ma segnata da questo sfasamento dei tempi. Perché sfasamento? Ma perché il Manifesto da almeno 15/20 anni aveva perduto la “spinta propulsiva” delle sue origini, e si era ormai accovacciato in un limbo autoreferenziale dove non c’era più possibilità di invertire la rotta e tornare alla politica alta delle sue origini.
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Assemblea dell’associazione “il manifesto in rete”: aprire il dibattito sull’informazione

Manifest@ 2013 - Foto di Daniele Leardini
Manifest@ 2013 - Foto di Daniele Leardini
di Valentino Parlato, Giuliana Beltrame, Felice Doria, Tiziana Ferri, Loris Campetti, Susanna Kuby, Ilaria Ignelzi, Beniamino Grandi, Giovanni Mottura, Daniele Leardini, Maria Di Cecco, Graziano Ferrari, Giacinto Cimino, Mauro Chiodarelli e Sergio Caserta

Documento conclusivo dell’assemblea dell’associazione “il manifesto in rete”. Il giorno 14 luglio ’13, riuniti in assemblea i rappresentanti dei circoli di Bologna, Padova, Modena, Treviso, Rimini e Venezia, altre compagne e compagni che si riconoscono nell’associazione “il manifesto in rete”, hanno discusso della situazione della sinistra, dell’informazione e del Manifesto.

Di fronte all’aggravarsi della crisi economico-sociale e politico-istituzionale nel Paese, è necessario riaprire una discussione su come l’informazione possa contribuire alla lotta per salvare le sorti dei lavoratori, dei cittadini e della stessa democrazia oggi in grave pericolo, anche a causa dei forti condizionamenti della destra.

La rete dei circoli e dell’associazione rilancia la proposta di un dibattito aperto per la costruzione di strumenti collettivi, coordinati a livello locale e nazionale per rafforzare un’informazione critica, indipendente ed efficace, valorizzando in primo luogo le esperienze in corso con i siti e i blog locali.
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La filosofia e i pungoli della letteratura: il caso Bartleby

Bartleby lo scrivanoIl 13 marzo si è svolta, presso l’aula Pascoli del Dipartimento di italianistica, una giornata di studio sulla celebre figura di “Bartleby lo scrivano”, romanzo breve di Herman Melville, organizzata dal gruppo dei così detti Docenti preoccupati. Hanno partecipato vari scrittori, critici, saggisti e italianisti, oltre che i rappresentanti del collettivo Bartleby, al centro della cronaca per le note vicende, di cui ci siamo più volte occupati. Sono intervenuti Ermanno Cavazzoni, Maurizio Matteuzzi, Daniele Giglioli, il collettivo Wu Ming, Christian Raimo, Bruno Giorgini, Donata Meneghelli e Federico Bertoni. Pubblichiamo di seguito l’intervento di Maurizio Matteuzzi, filosofo del linguaggio.

di Maurizio Matteuzzi, Università di Bologna

Il pensiero filosofico moderno, e per moderno intendo da Cartesio in poi, si manifesta attraverso grandi sistemi onnicomprensivi e monolitici, a forte coerenza interna, e incentrati sulle risposte ai così detti “massimi problemi”, ancorché il punto di partenza fondativo sia l’analisi degli strumenti, dei modi e dei limiti della conoscenza umana. Questa tendenza, che si può riscontrare facilmente in tutto il razionalismo seicentesco, si pensi ai sistemi di Spinoza o di Leibniz, tanto per esemplificare, si accentua fortemente con Kant e con tutto l’idealismo romantico, e trova la sua massima espressione nella forma enciclopedica hegeliana. Il positivismo (comtiano prima e spenceriano poi), pur in contrapposizione antitetica sulle fondamenta, costruisce a sua volta un grande sistema monolitico; si pensi alla gerarchia delle scienze di Comte.
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Bologna, Atlantide non si arrende: “I bandi? Guerra tra poveri. Da tutelare le associazioni esistenti”

Foto di di Francesca Mezzadridi Francesca Mezzadri

Erano numerosi ieri sera all’assemblea bolognese organizzata al Barracan, i sostenitori di Atlantide, lo spazio del cassero di Porta Santo Stefano gestito ormai da 14 anni dai collettivi di auto-organizzazione femminista, lgbtiq e auto-produzione musicale, attualmente dal futuro incerto. Un bando, al quale gli stessi collettivi hanno partecipato ma senza successo, sembra aver assegnato la vittoria ad altre associazioni Xenia, Evoè e Mondodonna ma la mobilitazione è forte e quelli-di-Atlantide non sembrano arrendersi facilmente.

Tutti i gruppi erano compatti: il laboratorio Smaschieramenti di Clitoristrix che durante l’assemblea ha ricordato la storia e i personaggi di Atlantide che da sempre hanno lottato per la sua autonomia, ricevendo calorosi applausi, Quelle che non ci stanno, Antagonismogay, NullaOsta, gruppo di autoproduzione musicale che ha rivendicato la libertà della musica senza copyright, i gruppi separatisti; collettivi che difendono la loro identità e che hanno trovato la loro unità proprio in Atlantide. “Atlantide si riproduce grazie alle relazioni e ai rapporti umani che hanno fatto di questo spazio un luogo. Siamo contro questa logica dello sportellismo che vuole contabilizzare ogni cosa”.

“La logica dei bandi è una guerra tra poveri. Il Comune dovrebbe assegnare alle nuove associazioni i numerosi spazi vuoti che già ci sono”. propongono all’interno dell’assemblea. Secondo le ultime novità, Mondodonna, una delle 3 associazioni vincitrici, sembra essersi schierata dalla parte di Atlantide e aver rinunciato allo spazio. “Noi ci auguriamo che anche le altre associazioni si tirino indietro perché Atlantide è la storia di quel luogo e deve rimanere lì. Noi non abbiamo convenzioni, ma abbiamo le nostre convinzioni da sempre”.
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Il futuro del Manifesto: da dove ricominciare

Foto di Massimo Canario
Foto di Massimo Canario
di Valentino Parlato

L’editoriale di Norma Rangeri e di Angelo Mastrandrea sul manifesto del 12 ottobre scorso ha provocato molte critiche anche gravi, fino al rischio di dimissioni di alcuni di noi. Ed è paradossalmente proprio per non avere buttato il sasso nello stagno che quell’articolo è criticabile. Senz’altro i direttori sono stati mossi da buone intenzioni nel tentativo di rappattumare le divisioni nel manifesto.

Ma voler far passare il documento di Rossana Rossanda come la linea del giornale, quando si sa che alle assemblee del collettivo, il suo documento è stato solo citato da alcuni ed è stato accolto (anche per colpa mia) nell’indifferenza generale, ha provocato la giusta reazione di Rossana. E la mia. Con la differenza che do atto ai direttori di aver svolto un compito ingrato in questi mesi di liquidazione coatta, quando da dimissionari sono stati rinominati direttori dai liquidatori.

Al punto in cui siamo giunti penso che l’ultima speranza di rilanciare il manifesto è rappresentata dalla convocazione, domenica 4 novembre a Roma, dell’assemblea dei circoli, dei sostenitori, dei collaboratori e dei lettori del manifesto che giustamente hanno titolato l’assemblea «da dove ricominciare». Manca meno di una settimana, il tempo stringe e in questi pochi giorni dobbiamo definire, sulle pagine del nostro giornale, cosa ci proponiamo di fare. Certo la crisi non è solo nostra ma di tutto quel che resta della sinistra.
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