Stolpersteine: a imperituro ricordo di chi era ritenuto asociale

di Franco Di Giangirolamo

Chi visita Berlin è indotto più facilmente a stare a testa all’insù che a guardare a terra, a meno che non si tratti di strisce pedonali, di opere dei “madonnari”, di tracce segnalate del “muro” o di artisti di strada dalla fantasia molto sviluppata. Perciò, benché siano poco meno di 7.000, non è raro che passino inosservate le “stolpersteine”, letteralmente “pietre d’inciampo”, sparse per tutta la città.

Simili ai sanpietrini, sono pietre con una placca di ottone delle dimensioni di 10×10 centimetri, che vengono collocate a terra sul marciapiedi o sulla strada, in ricordo di persone perseguitate dal nazionalsocialismo. Il progetto fu avviato dal 1996 dall’artista Gunter Demnig di Colonia e si sta realizzando in circa 1.000 città e comuni tedeschi e in 18 paesi europei. Sono oltre 55.000 le stolpersteine collocate a ricordo di persone di religione ebraica, di etnia Rom e Sinti, di giovani e adulti inseriti nel programma di eutanasia, di membri della Resistenza politica e religiosa, di omosessuali, di Testimoni di Geova e di chiunque fosse ritenuto asociale.

Le pietre hanno inciso il nome, data e luogo di nascita e di morte e la ragione per cui sono stati perseguitati, internati, maltrattati, torturati e deportati e sono deposte nei luoghi dove le vittime del nazionalsocialismo vivevano o dove sono stati prelevati.
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