Un Donald Trump da mille e una guerra

di Tommaso Di Francesco

I paragoni si sprecano e si sprecheranno sul discorso di Donald Trump a Riyadh con quello di Obama al Cairo nel 2009. Lì c’erano gli studenti e le giovani generazioni mediorientali come interlocutori, qui i potenti del Medio Oriente solo sunnita, vale a dire le leadership che dipendono dalla centralità regionale e mondiale delle petromonarchie del Golfo, in primo luogo dall’Arabia saudita non a caso location del discorso di Trump.

Perché l’obiettivo del discorso era anche quello, per ammissione dei funzionari della Casa bianca che l’hanno allestito, di «resettare» il modo in cui Trump è recepito da una parte del mondo islamico, soprattutto dopo gli editti presidenziali del Muslim Ban.

Un «reset» propiziato dalla motivazione affaristico-commerciale per l’«America first»: vale a dire il carico di ben 300 miliardi di affari subito, di cui 110 miliardi in armi americane (con la prospettiva in dieci anni di arrivare ad un volume di 350 miliardi di armi Usa) consegnato dall’inquilino della Casa bianca al regime medioevale del monarca saudita Salman.

«Non sono venuto a darvi lezioni, non sono io a dirvi come dovete vivere. Ma occorre una coalizione internazionale contro il terrore. Le nazioni del Medio Oriente non possono aspettare che si l’America a sconfiggerlo. Dovete battere voi questo nemico che uccide in nome della fede».
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Anche nello Yemen si combatte una guerra senza senso

a-yemen

di Gwynne Dyer, traduzione di Giusy Muzzopappa

“Colpiscono qualsiasi cosa, ospedali, orfanotrofi, scuole”, raccontava sei mesi fa al Guardian Hisham al Omeisy. “Vivi con la paura costante che la scuola dei tuoi figli possa essere il prossimo bersaglio”.

Non sta parlando dei russi che bombardano l’area orientale di Aleppo in Siria, un fatto che sta provocando tanta indignazione posticcia a Washington e a Londra. Parlava dell’aviazione dell’Arabia Saudita, grande alleata dell’occidente, che bombarda i suoi amici e vicini a Sanaa, la capitale dello Yemen.

La campagna saudita di bombardamenti sullo Yemen va avanti ormai da diciotto mesi ed è responsabile della maggioranza delle cinquemila vittime civili stimate fino a oggi. Ogni volta che il numero dei morti è particolarmente alto, le autorità saudite giurano che non è colpa loro. “Le nostre forze aeree hanno l’ordine esplicito di non colpire aree abitate e di evitare i civili” è il ritornello; non fosse che i sauditi sono i soli a disporre di forze aeree.
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