No-stop elettorale sulla pelle dei migranti

di Vincenzo Vita

Una domenica bestiale, quella passata. Tanto per la vicenda della nave Aquarius, in cui si è appalesata la smania fascistoide dei leghisti, quanto per la clamorosa scorrettezza in tema di comunicazione politica.

I fini dicitori obietteranno che le disposizioni della «par condicio», essendo stata quella dello scorso 10 giugno una consultazione parziale al di sotto del 25% della popolazione complessiva, si applicavano solo sul piano locale, esentando le trasmissioni nazionali. Tuttavia, la delicatezza della stagione istituzionale in corso e il dramma dei profughi avrebbero richiesto un’attenzione particolare.

Non c’è stata, né da parte delle emittenti né dal versante dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni cui pure spetterebbero compiti di vigilanza permanente. Non solo gli esponenti politici, a cominciare da Salvini e Di Maio, hanno impunemente scorrazzato tra un programma e l’altro, ma sono stati lungamente intervistati e accolti in pompa magna nei talk. Domenica le urne erano aperte e buona creanza avrebbe voluto che il silenzio elettorale venisse rispettato non solo nei confini territoriali, bensì pure nell’offerta generalista. E fa specie che non ci si sia neppure pensato.
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A bordo della nave Aquarius che salva i migranti

di Annalisa Camilli

Tutto è cominciato con una fotografia: un barcone in difficoltà carico di persone, avvicinato da un’altra imbarcazione. È stato guardando quella foto scattata durante un’operazione di salvataggio nel Mediterraneo centrale che Alessandro Porro, 37 anni, originario di Asti, ha deciso d’imbarcarsi sulla nave Aquarius gestita dall’ong Sos Méditerranée con l’aiuto di Medici senza frontiere (Msf).

“La scorsa estate lavoravo con la Croce rossa sulle spiagge, in Toscana. Un giorno tornando a casa, ho trovato una copia di Internazionale e nelle prime pagine del giornale la foto di un salvataggio”, racconta Porro, che ha alle spalle quasi vent’anni di esperienza come soccorritore specializzato nelle emergenze mediche a bordo delle ambulanze. “Avevo appena compiuto 18 anni quando ho cominciato a fare il volontario alla Croce rossa”, racconta.

La foto ha colpito l’attenzione di Porro, perché mostrava il contrasto “anche tecnologico tra una barca molto precaria, che quasi non riusciva a galleggiare, e una molto attrezzata, pronta a intervenire”. Quell’immagine l’ha spinto a mandare il suo curriculum a tutte le organizzazioni non governative che pattugliano il Mediterraneo centrale.
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