Per una protezione civile dal basso

a-rigopiano

di Sergio Sinigaglia

Emergenza. È la parola chiave proposta per ogni situazione difficile. Soprattutto se si parla di eventi legati alla gestione del territorio. Alluvioni, frane, terremoti. È sempre emergenza. Una calda coperta sotto la quale la classe dirigente si copre al riparo da qualunque responsabilità. Così è stato anche in questi giorni. Tre scosse di terremoto sopra la magnitudo 5 e una forte nevicata.

“Si è verificata una emergenza con l’accavallarsi di eventi straordinari”. E questo basta per sentirsi la coscienza a posto. Ma è davvero così? Dalla prima ondata sismica sono passati sei mesi, poi c’è stata la seconda fase a fine ottobre. Le rassicurazioni riguardanti la garanzia che l’inverno non avrebbe colto di sorpresa chi di dovere sono state parole al vento.

La parte di popolazione che ha scelto (giustamente e comprensibilmente) di rimanere nei territori, soprattutto coloro che hanno in loco una attività economica, in particolare gli allevatori, avevano sottolineato quanto fosse necessario approntare delle strutture in grado di riparare persone, animali e cose dal rigore invernale. Nello stesso tempo erano state date ampie garanzie per quanto riguarda l’allestimento di prefabbricati per ospitare chi aveva scelto di restare.

Le temperature relativamente miti fino a dicembre avevano favorito i possibili lavori. Invece con l’arrivo delle massicce nevicate degli ultimi giorni è andato in onda uno spettacolo vergognoso. Prendiamo le Marche. Le autorità avevano garantito che per il 9 gennaio sarebbero state pronte 69 stalle. Nella data in questione ne erano stata installate due e, a quanto sembra, neanche funzionanti. All’improvviso ci si è accorti che la ditta , che aveva vinto l’appalto, non era in grado di fare fronte alla situazione.
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Corno alle Scale, Abetone e Doganaccia: impianti sciistici e i soliti mega progetti folli

Corno alle Scale

di Claudio Corticelli

In questi giorni si parla di rilancio turistico dell’Appennino, attraverso un progetto sovra regionale che vuole unire le tre stazioni sciistiche di Corno alla Scale, Doganaccia e Abetone, rispolverando un’idea del 1963 che prevedeva una funivia Doganaccia-Scaffaiolo e un impianto di seggiovia con partenza da Tavola del Cardinale ed arrivo sotto al vecchio rifugio del lago.

Quindici milioni di euro la spesa prevista per la realizzazione delle opere, di cui 11 milioni reperibili da un possibile finanziamento nazionale con fondi destinati al rilancio dell’Appennino Tosco-Emiliano, gli altri 4 da trovare chissà dove. «Il percorso per il finanziamento di queste opere è cominciato qualche giorno fa, ora si tratta di realizzarlo in tempi brevi» è, secondo i presenti, l’annuncio fatto dal dirigente del settore Turismo della Regione Emilia Romagna a Vidiciatico, in occasione di un convegno tenutosi negli scorsi giorni.

In pieno periodo di cambiamenti climatici, di tagli ai bilanci pubblici e di riflessione sull’economia verde appare assurdo che a cavallo di Emilia Romagna e Toscana si stia parlando di un progetto di implementazione della rete di seggiovie e funivie per sviluppare il turismo sciistico invernale. Se si dà uno sguardo a piovosità e temperatura media dal 1961 al 2008 a Lizzano in Belvedere, si nota come la temperatura media annuale sia aumentata di 1 grado e la piovosità media annuale sia diminuita di 117 mm all’anno.
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Ferrovie locali: la Porrettana, quel treno per Yuma

La Porrettana - Foto RivistaSitiUnesco.it
La Porrettana - Foto RivistaSitiUnesco.it
di Sergio Caserta

Il bellissimo film interpretato magistralmente da Glenn Ford, nei panni di un allevatore che deve accompagnare un fuorilegge catturato al carcere di Yuma, lo fa per soldi sapendo che dovrà affrontare i banditi; intanto quel treno sembra non arrivare mai. È la stessa sensazione che i nostri pendolari, più o meno tutti i giorni, patiscono in attesa dei treni locali, in eterno ritardo se non soppressi.

Le ferrovie locali in italia sono da ormai da trent’anni un progressivo e desolante declino: stazioni e linee soppresse, materiale ferroviario obsoleto, sospensione di corse, poca manutenzione, sporcizia, degrado e insicurezza. Mentre tutta la strategia ferroviaria ha scelto di puntare sull’alta velocità, sui treni superveloci che ci portano da Milano a Roma in tre ore e mezzo. È la parabola di un Paese meno efficiente ma soprattutto più ingiusto, apparentemente moderno ma di fatto irrazionale, dominato da interessi oligopolistici e sospinto verso una privatizzazione dell’intero sistema pubblico, per caricare sulle spalle di chi lavora tutti i possibili costi e disservizi. Questa situazione diffusa in tutto il paese, con punte drammatiche di caduta fino alla scomparsa del servizio in intere zone del sud ed anche in regioni del Nord; in Emilia Romagna registra una situazione solo in parte diversa.

Il decreto legislativo n. 422 del 19 novembre 1997 stabilisce il conferimento alle Regioni ed agli Enti locali di funzioni e compiti in materia di trasporto pubblico locale, a norma dell’articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59 In forza di queste norme la gestione di molte linee ferroviarie, è stata trasferita alle regioni, senza però che ciò contribuisse a migliorare il servizio; in particolare nella provincia di Bologna, una parte delle ferrovie è in capo al Fer (Ferrovie Emilia Romagna), mentre altre linee come la Porrettana sono rimaste nella gestione delle ferrovie nazionali.
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Appennino tosco-emiliano: meno capitalismo dei rifiuti e più ambiente sostenibile

Sistema Cosea
Sistema Cosea
di Legambiente SettaSamoggiaReno

In tema di rifiuti abbiamo recentemente letto dell’invito che il ministro allo sviluppo economico Zanonato, che ama l’energia nucleare, ha rivolto a livello nazionale alle 4 grandi multi utility, protagoniste negli ultimi anni di importanti fusioni, affinché nelle proprie politiche espansionistiche diano la priorità all’assorbimento delle piccole e medie aziende di proprietà pubblica. Come Legambiente, lo consideriamo un messaggio inquitante e sbagliato nella forma e nei conteniti.

Negli ultimi giorni è apparsa inoltre sulla stampa locale la notizia che 24 Comuni dell’Appennino tosco-emiliano, proprietari del consorzio e delle società che costituiscono il cosiddetto “Sistema-Cosea” che gestisce il ciclo integrato dei rifiuti sulla montagna Bolognese e Pistoiese, in vista della scadenza dell’affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti a Cosea Ambiente SpA, e di un ormai prossimo esaurimento della discarica del Co.Se.A. Consorzio Servizi Ambientali, sono chiamati a valutare il futuro di queste realtà (circa 100 dipendenti diretti e altrettanti nell’indotto) ipotizzando la cessione dell’attività, in tutto o in parte, alla mulitutility Hera.
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Spazio Evasione: a Pavullo una scuola targata Arci dove la musica favorisce l’integrazione tra ragazzi e territorio

Laura Trapanidi Alice Facchini

“Un uomo non può essere ebbro di un romanzo o di un quadro, ma può ubriacarsi della Nona di Beethoven, della Sonata per due pianoforti e percussione di Bartók o di una canzone dei Beatles”, scriveva Milan Kunder. “Senza musica, la vita sarebbe un errore”, ripeteva Nietzsche. La musica dunque è una dimensione importante dell’esistenza, innalza l’uomo e allo stesso tempo gli permette creare profondi legami con i suoi simili. In molti casi, svolge il ruolo di forte collante sociale.

È proprio con questa sua funzione che a Pavullo, comune nel Frignano, sull’Appennino modenese, nasce lo Spazio Evasione, scuola di musica aperta a ragazzi e adulti di tutte le età, ora gestita dall’associazione culturale Antares. Si tratta ancora oggi di uno dei pochi centri legati all’Arci che si occupi della diffusione della musica classica.

Questa scuola nasce quindici anni fa, su iniziativa dell’amministrazione comunale. Per anni viene seguita dall’associazione Musica e comune, ma dal luglio 2012, a seguito della vittoria di un bando, la scuola passa in gestione all’associazione Antares. Racconta Laura Trapani, flautista e oggi presidentessa di Antares: “Il cambio di gestione ha portato a significative novità: i locali della scuola sono stati aperti al teen space, centro di aggregazione giovanile di Pavullo, per favorire l’integrazione tra i giovani e il territorio. I corsi di insegnamento si dividono in due rami: quelli di musica pop e quelli di musica classica, questi ultimi ancora in avviamento”.
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