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Il caso Riace: un appello internazionale per la libertà immediata di Mimmo Lucano

di Angelo d’Orsi

Il caso Lucano come specchio di un’Italia spaccata, anzi frantumata. Se l’arresto del sindaco di Riace suscita indignazione tra le persone oneste, gli italiani perbene, a prescindere dalla loro appartenenza politica, nel contempo eccita l’iroso gaudio di quella parte d’Italia (forse maggioritaria) che si è lasciata persuadere che i migranti costituiscano il problema del nostro presente (e del nostro futuro). V’è pure, minoritario, un “terzo partito”, a cui ha dato voce Marco Travaglio, sul “Fatto Quotidiano”, con un articolo stizzosamente in punta di diritto, che però manca la questione principale, o piuttosto finge di non capirla: la questione è che oggi, lo schieramento pro o contra Mimmo Lucano è non soltanto inevitabile, ma necessario.

La questione principale è che, da prima dell’insediamento di questo governo per il quale i flussi migratori sembrano rappresentare l’unica (in realtà fittizia) preoccupazione, grazie a una serie di atti di legge a dir poco discutibili (Turco/Napolitano, Bossi/Fini…), e all’ascesa al ministero di polizia di Marco Minniti, Lucano è entrato nell’obiettivo di quella parte d’Italia che, subornata da una martellante campagna mediatica e politica, ha accettato l’equazione migrante=pericolo.

Ci rubano il lavoro, sono troppi, delinquono, offendono il decoro delle nostre città… Tre giorni fa il renzianissimo sindaco di Firenze, Nardella, ha twittato complimentandosi con gli agenti di polizia che avevano bloccato e segnalato per il rimpatrio due ragazze che esercitavano lo scandaloso mestiere di mimi da strada, “molestando” perciò stesso, i turisti che hanno ben altro per la mente: le borse di Ferragamo, ad esempio, a cui Firenze ha dedicato un lussuoso museo nel cuore della città.

“Il 7 ottobre dobbiamo essere in tanti”: l’appello in vista della Marcia PerugiAssisi

di Flavio Lotti, comitato promotore Marcia PerugiAssisi

L’appello è stato pubblicato dal sito PerLaPace.it. Commenti, adesioni e reazioni si possono inviare da questa pagina

Quel giorno, quello della Marcia PerugiAssisi del prossimo 7 ottobre, dobbiamo essere in tanti a riaffermare il primato della dignità e dei diritti umani, a difendere e costruire una società aperta e ad aprire una prospettiva nuova fondata sulla pace e la fraternità. Ma questo dipende solo da noi, da quello che faremo, ognuno per la sua parte, nelle prossime settimane.

Con questo spirito, vi invitiamo a:

  • diffondere in ogni modo l’invito a partecipare;
  • pubblicare sul vostro profilo facebook e sul vostro sito il manifesto e il link alla Marcia (vedi di seguito);
  • richiedere i manifesti e volantini che potete attaccare e distribuire sul vostro territorio;
  • organizzare la partecipazione alla Marcia;
  • sollecitare la vostra rete di amici e contatti a partecipare;
  • chiedere al vostro Comune di aderire e sostenere la partecipazione alla Marcia.

Fateci sapere cosa state facendo, come vi state organizzando, le iniziative che avete in programma. Contiamo sulla vostra adesione e collaborazione.

Polizia e tortura: un appello a sostegno del pm Enrico Zucca

di Altreconomia.it

Alla Diaz, così come a Bolzaneto, fu tortura. L’ha sentenziato la Corte europea dei diritti dell’uomo, più volte. La “colpa” del sostituto procuratore generale presso la Corte di appello di Genova è di ricordare che le prescrizioni della Corte di Strasburgo sono state disattese.

Da tempo ci occupiamo a vario titolo della tortura praticata in Italia e delle risposte offerte dallo Stato e perciò crediamo che Enrico Zucca, nel suo intervento di ieri a un convegno a Genova, abbia espresso una verità che ci trova pienamente concordi.

La risposta delle istituzioni alle torture compiute su decine e decine di persone nelle giornate del G8 di Genova del 2001 è stata gravemente inadeguata e ha tradito largamente lo spirito e la lettera delle sentenze di condanna contro l’Italia inflitte dalla Corte europea per i diritti umani per i casi Diaz e Bolzaneto.

Sono state disattese sia le indicazioni sulle misure necessarie a prevenire nuovi abusi (vedi la contorta e inapplicabile legge dell’estate scorsa e la mancata introduzione dei codici di riconoscimento sulle divise), sia le prescrizioni circa la necessaria rimozione dei funzionari condannati in via definitiva (abbiamo invece avuto protezioni, promozioni, inopinati ritorni al vertice).

Appello in vista del 4 marzo: non votate per chi ha attentato alla Costituzione

Elezioni - Foto di Davide e Paola

di Alfiero Grandi

Con il voto del 4 marzo finisce una legislatura da archiviare come una delle peggiori della storia della Repubblica. Ci si sorprende della transumanza di parlamentari da una parte all’altra, ma se i parlamentari venissero scelti dai cittadini e non nominati dai capi partito questo fenomeno non ci sarebbe.

Dall’entrata in vigore del Porcellum si sono susseguite tre legislature, una peggio dell’altra. Purtroppo anche quella che sta per iniziare avrà parlamentari eletti con una pessima legge elettorale, approvata a scatola chiusa con ben 8 voti di fiducia, che ha imposto di nuovo l’elezione dei parlamentari sulla base della fedeltà ai capi impedendo ai cittadini di sceglierli. Eppure il tentativo di manomettere la Costituzione, con metodi e contenuti stravolgenti della Costituzione del 1947, si è infranto sul voto dei cittadini che il 4 dicembre 2016 al 60 % hanno detto No. Il governo pensava di ottenere un plebiscito e invece ha perso clamorosamente.

Ritorna, tuttavia, in molti programmi elettorali la volontà di non tenere in considerazione la volontà popolare espressa con il voto del 4 dicembre. Per questo, pur comprendendo la sfiducia ed il disagio di fronte alla crisi di una politica e di una classe dirigente, non è tempo di stare alla finestra: il colpo di mano realizzato nel 2012 con la riforma dell’art. 81 potrebbe ripetersi se non ci sarà in Parlamento il massimo numero possibile di parlamentari fedeli alla Costituzione. L’astensione può solo agevolare i responsabili del tentativo di manomettere la Costituzione e dell’approvazione di questa legge elettorale.

Italia Nostra, appello a Gentiloni: la legge urbanistica dell’Emilia Romagna va cambiata

di Oreste Rutigliano, presidente di Italia Nostra

Signor Presidente del Consiglio dei Ministri,

con legge n. 24 pubblicata il 21 dicembre 2017 la Regione Emilia Romagna ha dettato la nuova “disciplina regionale sulla tutela e l’uso del territorio” che in talune certamente non marginali sue disposizioni, a fermo giudizio di questa associazione, ha disatteso i principi fondamentali della materia governo del territorio e quindi ha ecceduto la competenza della Regione.

L’associazione Italia Nostra si rivolge alla Sua sensibilità istituzionale perché Ella valuti la esigenza di promuovere la questione di legittimità costituzionale su un dettato normativo lesivo del principio per cui la disciplina generale ordinatrice dell’assetto e della utilizzazione del territorio è attribuzione riservata al Comune, rappresentanza democratica della comunità insediata, come espressione della sua autonomia, sicché il relativo esercizio non può essere in alcun modo condiviso e fatto oggetto di accordo con i privati proprietari di suoli e immobili di volta in volta interessati.

Si tratta di una pubblica funzione (come tale indisponibile) che spetta ai Comuni a norma dell’art.13 del Testo Unico degli enti locali e riconosciuta loro propria dall’art. 118 Costituzione, prima ancora della applicazione del criterio di sussidiarietà. È la funzione di “disciplina urbanistica” che la legge urbanistica dello Stato, la 1150 del 1942, come integrata e aggiornata ai rinnovati indirizzi dalla legge ponte del 1967 e dalla sua legge attuativa (n. 1187 del 1968) vuole esercitata attraverso la pianificazione territoriale e urbana e nell’art.7 definisce il contenuto essenziale del piano regolatore generale (esteso cioè all’intero territorio comunale) ad esso assegnando un ruolo necessariamente prescrittivo, con la determinazione dei vincoli e dei caratteri da osservare nelle zone in cui si articola il territorio.

Uguali diritti e contro la ghettizzazione di migranti e profughi: l’appello e la manifestazione nazionale

Siamo quelle donne e quegli uomini che attraversano il pianeta, decine di milioni di persone strappate alla loro terra e ai loro cari dalle scelte geopolitiche, economiche e ambientali dei potenti, costrette ogni giorno a combattere contro i fili spinati e i muri fisici e ideologici. Siamo i dannati della globalizzazione e delle politiche antisociali imposte dall’Unione europea e dalla Banca centrale europea (BCE) alle popolazioni d’Europa e d’Italia, che privano le persone del reddito, del lavoro e dell’alloggio indipendentemente dalla provenienza geografica.

Basta parlare di noi, su di noi, contro di noi, o al posto nostro. Basta fare affari sulla nostra pelle, basta guadagnare voti sulla scelta di accoglierci o di cacciarci. Non abbiamo bisogno di retorica interessata, abbiamo bisogno di fatti. Il razzismo, lo sfruttamento sociale e lavorativo che viviamo concretamente non è possibile batterlo con la carità né speculando sulle nostre vite. Il razzismo si sta diffondendo proprio tra chi sta più in difficoltà, tra le persone più povere. Il cambiamento che vogliamo non può riguardare solo la nostra condizione ma anche quella di quanti soffrono uno stato di ingiustizia e di privazione.

È grazie ai tagli allo stato sociale e alla ghettizzazione di ampie fasce della società che molti territori, secondo una logica di confino e militarizzazione, sono stati trasformati in discariche di bisogni e depositi di ingiustizie sociali.

Rosatellum, la lettera di un cittadino: presidente Mattarella, non firmi questa legge

di Valerio Coppola

Gentile Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, io so che in questi giorni arriverà sulla Sua scrivania un testo di legge inerente le regole elettorali con cui si dovrà formare il prossimo Parlamento, per rappresentare tutti noi. Signor Presidente, io so che, come la Costituzione della Repubblica italiana prescrive, Sua sarà la scelta di firmare il testo o rimandarlo alle Camere.

Signor Presidente, io so che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha sancito che modificare la legge elettorale in prossimità delle elezioni costituisce un gravissimo vulnus ai diritti dell’uomo, e mina la salute democratica dello Stato. So pure che le sentenze della Cedu fanno diritto nella nostra Repubblica. Dunque so che se non vogliamo svuotare la legittimità della nostra architettura democratica e istituzionale, non dovrebbe essere affatto possibile approvare leggi elettorali, di alcun tipo, in questo momento.

Signor Presidente, io so che la legge è stata approvata dalle Camere solo in virtù di una lunga serie di strappi alle norme. So che il governo ha posto la fiducia su un provvedimento di iniziativa parlamentare. So che esistono validissime ragioni (che Lei certo conosce meglio di me) per cui molti ritengono che le leggi elettorali non potrebbero in assoluto essere approvate ricorrendo alla fiducia. So che alla Camera dei Deputati una contraddizione sostanziale nel testo è stata sciolta senza ricorrere al voto dell’Assemblea.

L’appello di docenti ed educatori: sì allo ius soli e allo ius culturae

Noi insegnanti guardiamo negli occhi tutti i giorni gli oltre 800.000 bambini e ragazzi figli di immigrati che, pur frequentando le scuole con i compagni italiani, non sono cittadini come loro. Se nati qui, dovranno attendere fino a 18 anni senza nemmeno avere la certezza di diventarci, se arrivati qui da piccoli (e sono poco meno della metà) non avranno attualmente la possibilità di godere di uguali diritti nel nostro paese.

Ci troviamo così nella condizione paradossale di doverli educare alla «cittadinanza e costituzione», seguendo le Indicazioni nazionali per il curricolo – che sono legge dello stato – sapendo bene che molti di loro non avranno né cittadinanza né diritto di voto. Questo stato di cose è intollerabile. Come si può pretendere di educare alle regole della democrazia e della convivenza studenti che sono e saranno discriminati per provenienza?

Per coerenza, dovremmo esentarli dalle attività che riguardano l’educazione alla cittadinanza, che è argomento trasversale, obbligatorio, e riguarda in modo diretto o indiretto tutte le discipline e le competenze che siamo chiamati a costruire con loro. Per queste ragioni proponiamo che noi insegnanti ed educatori martedì 3 ottobre ci si appunti sul vestito un nastrino tricolore, per indicare la nostra volontà a considerare fin d’ora tutti i bambini e ragazzi che frequentano le nostre scuole cittadini italiani a tutti gli effetti.

Napoli, la verità sulla morte di Ibrahim Manneh

di Novella Formisani

È dal 10 luglio che Napoli vive una costante e crescente mobilitazione, un grido di dolore e di rabbia che stenta a raggiungere il resto del paese, silenziato dai media nazionali, perché è evidentemente intollerabile o pericoloso che anche i dannati della terra, anche gli “ultimi” di questa società, alzino la testa e chiedano diritti, giustizia, uguaglianza. Non è un paese civile quello che accetta che razzismo e malasanità possano mietere vittime impunemente. Un appello da firmare.

Ibrahim aveva 24 anni, era nato in Costa d’Avorio, cresciuto in Gambia e da 10 anni viveva in Italia. Ibrahim è morto nella notte tra il 9 e il 10 Luglio di malasanità e di razzismo. I suoi amici, i suoi familiari, i suoi compagni, non sanno ancora come sia stato possibile morire così. Eppure, ciò che ha ucciso Ibrahim non è frutto del caso: il semplice racconto delle sue ultime 24 ore di vita è esemplare dello stato attuale di questo Paese, del clima di odio e di indifferenza all’interno del quale vogliono gettarci, di un sistema ingiusto e spietato dove i diritti più elementari vengono negati.

Ibrahim se n’è andato tra sofferenze indicibili. Il suo calvario è iniziato la mattina del 9 luglio, quando ha cominciato ad accusare forti dolori addominali e si è recato all’ospedale Loreto Mare di Napoli. In Pronto Soccorso ha ricevuto una semplice iniezione e senza alcun accertamento diagnostico, senza una visita medica, è stato rimandato a casa. Immediatamente dopo essere uscito, le condizioni di Ibrahim sono peggiorate.

Verso una nuova sinistra: appello per uno schieramento unitario e di cambiamento

Questo appello è stato pubblicato su Change.org. Per firmare, il link è questo.

dell’Associazione il manifesto in rete

Manca meno di un anno (forse pochi mesi) alla scadenza elettorale, il Paese resta in una situazione di stagnazione economica e le condizioni di vita della parte più debole della società peggiorano, soprattutto per i giovani. Dopo il referendum che ha bocciato senza appello il progetto di stravolgimento costituzionale di un uomo solo al comando, il partito democratico totalmente egemonizzato da Renzi, ha assunto definitivamente i connotati liberisti ed uno spiccato orientamento ad allearsi con la destra.

Perdura l’assenza di una forza all’altezza del compito di costruire una prospettiva diversa per il Paese, che non può essere il M5S con le sue incongrue contraddizioni e la sua fisionomia ondivaga che lo rendono, al di là delle intenzioni, non in grado di assicurare un reale cambiamento secondo le attese che ha pur saputo generare.

Solo una forza ancorata al mondo del lavoro, portatrice dei valori costituzionali di democrazia e giustizia sociale, che si ponga l’obiettivo di un riequilibrio delle diseguaglianze, di una rifondazione della comunità europea delle donne e degli uomini e non dei poteri economici e finanziari, che cancelli i vincoli determinati dai trattati in vigore, può rappresentare la vera novità e riaccendere le speranze di un paese più giusto e più prospero.