Ma perché la lotta alla mafia è sparita dalla campagna elettorale?

di Enzo Ciconte

La mafia non esiste. Quante volte abbiamo ascoltato queste parole? Tante volte, troppe e per tanto tempo. Oggi nessuno si sognerebbe di ripeterle. All’apparenza è così, eppure sono in tanti che fanno di tutto, surrettiziamente, per accreditare l’idea che la mafia non esiste. Chi sono costoro? Sono quelli che in campagna elettorale non parlano di questo argomento, come se non esistesse, come se non fosse un problema di primaria grandezza o come se fosse solo e soltanto una questione criminale che devono affrontare e risolvere magistrati e forze dell’ordine.

Evitiamo fraintendimenti: non sto dicendo che si debba parlare ogni giorno di questo argomento, sto dicendo che è un errore non parlarne per niente, o quasi, espellendo di fatto il tema dalla competizione elettorale. Se si dà una scorsa ai programmi elettorali si vede come questi temi, accanto a quelli della corruzione e della legalità, sono molto marginali e trattati sbrigativamente.

È un errore serio. Perché? Perché si rischia di perdere quei voti (e sono tanti) di quegli elettori che si rifugiano nel non voto perché non c’è nessuno che fa una limpida, chiara, coerente e trasparente battaglia antimafia; perché qualcuno s’illude che così facendo possano arrivare voti da ambienti contigui alla mafia e s’illude ancora di più se pensa di non pagare pegno per quel pugno di voti che si pensa possano fare la differenza nei collegi in bilico.
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Felicia Impastato

La mamma di Peppino Impastato: Felicia è una donna straordinaria

di Piero Bosio

“Felicia Impastato è stata una piccola, grande siciliana, una combattente vera, con un sguardo fiero ed estremamente femminile. Una donna, una madre che ha preso in mano il testimone dal figlio, ucciso dalla mafia, e che ha lottato con tutte le sue forze per la verità, per la giustizia”. Sono le parole dell’attrice Lunetta Savino che sarà Felicia Impastato nel film che racconta la storia della mamma di Peppino, ucciso su ordine del boss di Cosa Nostra Tano Badalamenti il 9 maggio 1978 a Cinisi, in Sicilia. Il film andrà in onda su Rai1, in prima serata, martedi 10 maggio. La regia è di Gianfranco Albano, la sceneggiatura di Diego De Silva con Monica Zapelli (che ha firmato I cento passi di Marco Tullio Giordana).

Nel film, prodotto da Rai Fiction con Matteo Levi, ci sono i protagonisti dell’antimafia: Felicia (interpretata da Lunetta Savino) e Giovanni Impastato (Carmelo Galati). I magistrati Rocco Chinnici (Antonio Catania) e Franca Imbergamo (Barbara Tabita). Giovanni Impastato è stato consulente nella realizzazione del film.

“È molto difficile per un’attrice – ci spiega Lunetta Savino – preparare un personaggio come Felicia Impastato. Mi sono documentata, ho visto le sue interviste e ho capito che lei è stata una persona straordinariamente diversa dalle donne siciliane dei suoi tempi, spero che possa essere d’esempio per le giovani di oggi. Aveva la quinta elementare, ma era molto intelligente. Ero affascinata e intimorita dalla figura di Felicia. Giovanni Impastato durante le riprese mi ha molto aiutato, e si è emozionato quando mi ha visto sul set, per la prima volta, vestita da Felicia”.
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Dai campi di Libera: beni confiscati alle mafie e le nuove generazioni dell’antimafia

Libera
Libera
di Silvia R. Lolli

Cosa mi rimane dell’esperienza di “campista” sui beni confiscati alle mafie? È la domanda che ho rivolto ai miei compagni di lavoro al termine di dieci giorni a Cerignola, lavorando per un campo di Libera, organizzato in collaborazione con l’ARCI e lo SPI-CGIL dell’Emilia-Romagna, di Foggia e di Cerignola.

Dovevamo presentare in piazza, nella serata conclusiva di festa organizzata dalla sede locale SPI CGIL, le nostre impressioni. Dopo aver spiegato i quattro momenti da noi ritenuti più importanti, abbiamo letto le nostre impressioni, emerse in un brain storming collettivo fra noi 14 campisti: parole significative con brevi spiegazioni e tanta emozione che con la lettura fatta da cinque ragazzi, abbiamo riversato nelle persone presenti in piazza.
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Foto di Cau Napoli

Dossier sulle mafie in Emilia Romagna: l’analisi un anno dopo

Gaetano Alessi, curatore del laboratorio

Un anno dopo. Sono passati dodici mesi da quando, in compagnia di Gaetano Saffioti e grazie a Stefania Pellegrini, consegnammo all’opinione pubblica il primo dossier sulle mafie in Emilia Romagna a cui adesso segue il secondo. Una frustata lo considerò qualcuno, un importante strumento contro le mafie la voce di molti. In realtà era solo lo splendido lavoro di un gruppo di ragazzi legati dalla volontà comune di rendere questo territorio “nemico” per la criminalità organizzata.

Un lavoro che nell’arco di dodici mesi ha girato per tutta la regione, dai luoghi istituzionali agli oratori di periferia, creando rete e consapevolezza e la bozza di un’alternativa di società.Sarà Spartà, studente e redattrice di entrambi i laboratori, nell’introduzione disegna, in venti righe, il senso di questo corso. Rumori, treni, anticamere, polvere, intuizioni, segretarie “sui generis”, solitudine, dinieghi questo è il giornalismo di base.Un contatto simbiotico con il luogo che ti circonda, le antenne tese a captare il mutamento, una necessità di risposte continua, la ricerca della verità, un tentativo di unire in una sola rete le mille solitudini di chi in silenzio, ogni giorno, si oppone alle mafie, questa è l’antimafia sociale.

Il lavoro di quest’anno cerca di legare questi due aspetti ed è il naturale completamento del report del 2011. Una ricerca a 360 gradi, tra mafie italiane e straniere, inseguendo traffici di droga, armi, la tratta selvaggia di uomini e donne e paradisi fiscali sull’uscio di casa. E la ricerca anche di quei fenomeni, non direttamente connessi alle mafie, che sono però “humus” vitale per l’arrivo della criminalità organizzata nel territorio, come l’oscenità dei “massimi ribassi” negli appalti pubblici e privati.
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