Carlo Smuraglia: la nuova Resistenza

di Pietro Raitano “Non sono portato per il racconto autobiografico”, spiega ad Altreconomia il professor Carlo Smuraglia nel suo studio a Milano. “Per me, parlare della Resistenza non è parlare della mia Resistenza. A me della Resistenza interessano, soprattutto, il contenuto, il significato, il processo formativo che è valso per me come per tanti” (non […]

“Moralismo e moralità”: i giovani e la scelta antifascista nella battaglia delle idee

di Rossana Rossanda Si è svolto il 18 luglio 2019 nella biblioteca del Senato a Roma il convegno intitolato “Antonio Banfi, intellettuale e politico”. Promosso dal Presidente del Comitato per la biblioteca e l’archivio storico del Senato, Gianni Marilotti, in collaborazione con l’Ufficio studi del Gruppo Pd, sono intervenuti Aldo Tortorella, Roberto Rampi e Fabio […]

La biografia partigiana di Otello “Battagliero” Palmieri

di Simeone Del Prete Non è la vita di uno degli uomini ex, come li ha definiti Giuseppe Fiori nell’omonimo romanzo ispirato alle gesta di alcuni esuli politici italiani nella Cecoslovacchia dell’immediato dopoguerra. La vita del partigiano bolognese espatriato «Battagliero», al secolo Otello Palmieri, ricostruita da Alfredo Mignini ed Enrico Pontieri nel libro-intervista Qualcosa di […]

La bolla sovranista è bucata ma il progetto europeo è latitante

di Ida Dominijanni C’è ancora un giudice ad Agrigento, e c’è ancora uno stato di diritto che limita il potere di chi si considera unto dal popolo. In un clima assai cambiato – nel governo e nel paese – dai tempi della Diciotti, la vicenda della Sea Watch impedisce al capo della Lega di lucrare […]

Salone del libro di Torino: il problema sono i legami con Salvini, noi non ci stiamo

di Tomaso Montanari e Salvatore Settis Come il collettivo di scrittori Wu Ming e come Carlo Ginzburg, anche noi abbiamo deciso di annullare la nostra partecipazione al Salone del Libro di Torino: avremmo dovuto presentare il nostro manuale di storia dell’arte per le scuole, improntato alla Costituzione. Ma non lo faremo: per protestare contro la […]

Governo, parlamento e inosservanza della Costituzione: una deriva pericolosa

di Carlo Smuraglia

Non ho alcuna intenzione di procedere ad una verifica delle scelte politiche del Governo e del Parlamento, sulle quali avrei – magari – non poche osservazioni da fare, ma non in questa sede. L’intento è invece quello di verificare il livello di “rispetto” della Costituzione da parte della maggioranza di Governo, intendendo per tale non solo l’osservanza puntuale delle regole scritte nella Carta, ma l’aderenza, o meno, in concreto, a quello che molti definiscono, al di là delle singole disposizioni, “lo spirito” della Costituzione. A questo fine, occorre una brevissima premessa, solo per chiarezza.

Secondo l’art. 1 della Costituzione, la nostra è una Repubblica democratica fondata sul lavoro; la sovranità popolare appartiene al popolo, che la esercita attraverso lo strumento parlamentare. Implicita, in questa disposizione e in altre, la necessità di una reale partecipazione dei cittadini, in altre parole di un serio ed effettivo esercizio della sovranità popolare. Da ciò, il fondamentale rilievo della rappresentanza e della funzionalità rigorosa del sistema parlamentare, fondato sulla centralità del Parlamento.

Ma accanto a questi “pilastri” essenziali, c’è un sistema fatto non solo di princìpi, di regole e di valori, ma – come accennato – anche di un complesso di elementi che sono considerati lo “spirito della Costituzione” (il valore della persona, la dignità, il lavoro, la solidarietà, l’uguaglianza, la legalità e l’etica, l’antifascismo e l’antirazzismo, per limitarsi all’essenziale).
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Antifascismo, l’Anpi lancia il fronte europeo: “Bisogna reagire alla paura alimentata dalle destre”

Raduno nazista - Foto di Polisblog.it

di Carmine Saviano

Una lenta ma costante infiltrazione di neofascismo, razzismo, antisemitismo, xenofobia. Un’ombra nera che si addensa sulle democrazie europee e non solo. Dai proclami della destra estrema che corrono sui social network agli atti semplicemente vergognosi cui assistiamo giorno dopo giorno: le pietre d’inciampo a ricordo dei cittadini ebrei romani divelte a Roma sono solo l’ultimo esempio. Come fronteggiare l’orda nera? Cosa significa, nel 2018, essere antifascisti?

Parte da questa analisi e da questa domanda la due giorni organizzata a Roma dall’Anpi, l’associazione dei partigiani italiani presieduta da Carla Nespolo. Analisi e diagnosi, ma anche la proposta di costruire un fronte comune europeo e una richiesta alla politica: “Impegno senza sconti per evitare comportamenti e stili di vita che possono alimentare questo clima deteriore che va montando”.

Numerosi gli interventi, firmati dai protagonisti dell’antifascismo provenienti da ogni parte del mondo. Come quello della senatrice a vita Liliana Segre. Prima il richiamo alle norme: “Le leggi che vietano ogni forma di attività e propaganda fascista e che dispongono la chiusura di sedi che sono autentiche scuole di violenza esistono e vanno applicate”.
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Destinazione Costituzione: i 5 punti salienti del patto su cui si è costruita l’Italia

di Carla Nespolo

Il 25 aprile è un simbolo. Simbolo di un patto che portò nel luogo dove questo patto si è manifestato e rivelato: la Costituzione della Repubblica; è la casa in cui ci ritroviamo uniti, cittadini liberi ed uguali, chiamati agli stessi diritti ed agli stessi doveri, a cominciare dalla solidarietà.

Perciò è particolarmente felice lo slogan che quest’anno campeggia sui manifesti dell’Anpi: “Destinazione Costituzione”. Infatti è proprio questo il luogo dove il patto si invera; e si aggiunge: “Antifascismo, pace, eguaglianza”, come tre contenuti essenziali del patto. L’antifascismo, e cioè il sentimento collettivo che dovrebbe unire un intero popolo che ha avuto la sventura di subire vent’anni di regime e le catastrofi da questo determinate, in primo luogo la guerra.

Ed ecco il secondo contenuto: la pace, che oggi come non mai dev’essere perseguita da tutti, davanti ai rischi che derivano dalla possibile esplosione della polveriera del Medio Oriente ed alle tante torce in fiamme che su questa polveriera hanno gettato, gettano e forse getteranno le grandi potenze, come insegna il recente bombardamento in Siria.
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Berlusconismo e fascismo, il dovere della memoria

di Angelo Cannatà

Una delle poesie più belle di Jorge Luis Borges è Los justos (I giusti). Tocca un tema importante con la delicatezza, l’esattezza e la profondità che appartengono solo alla grande poesia. Chi sono i giusti? Le persone semplici e sensibili – dice Borges – che non si conoscono tra di loro (se ignoran), ma insieme stanno salvando il mondo. È giusto “un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire”, “chi accarezza un animale addormentato”, “chi scopre con piacere un’etimologia”, “chi è contento che sulla terra esista la musica”. È giusto – dice – “il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace” e “chi vuole giustificare un male che gli hanno fatto”.

Jorge Luis Borges mostra che a salvare il mondo non sono i grandi eroi della Storia, ma persone semplici, uomini comuni (“il ceramista che intuisce un colore e una forma”) che quotidianamente, con dedizione, svolgono il proprio lavoro. La lista non è completa, Borges inserisce tra i giusti – ed è sublime – “chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson”; ognuno, pensandoci, può continuare l’elenco e forse questo è uno dei suggerimenti impliciti del poeta a tutti noi. Dunque. Chi sono i giusti, oggi, in Italia?

Io dico giusto “chi è contento che il Paese abbia una Costituzione antifascista”, “chi, col passare del tempo, non dimentica”. L’esercizio della memoria è importante e consente di non cadere – mi scuso per il passaggio dalla poesia alla prosa – negli inganni della campagna elettorale. Accadono cose terribili in Italia. B. spiega, a reti unificate, che i rigurgiti fascisti non sono preoccupanti, che (non si sottovaluti) “il vero pericolo sono gli antifascisti”. Un uomo così, che calpesta un principio fondante della Costituzione, andrebbe indicato dai media al pubblico disprezzo; invece è un continuo osanna allo Statista garante in Europa contro il populismo.
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L’antifascismo non è un’arma di propaganda

di Marco Revelli

L’Italia antifascista è andata in piazza in un clima pesante. «Clima di violenza», recitano i media mainstream, falsando ancora una volta lo scenario, come se si trattasse di violenza simmetrica. Di opposte minoranze estremiste, ugualmente intolleranti, quando invece la violenza a cui si è assistito non solo in queste ultime settimane, ma negli ultimi mesi e negli ultimi anni è una violenza totalmente asimmetrica, distribuita lungo un rosario di intimidazioni, intrusioni, aggressioni sempre dalla stessa parte, per opera degli stessi gruppi, con le stesse divise, gli stessi rituali, gli stessi simboli e tatuaggi: Casa Pound e Forza nuova con i rispettivi indotti. E sempre col medesimo disegno politico: occupare parti di territorio fino a ieri off limits per l’estrema destra.

Periferie metropolitane e piccoli centri, aree in cui la marginalizzazione e il declassamento sociale hanno creato disagio e rabbia, con lo scopo “strategico” di diventare referenti politici di quel disagio e di quella rabbia. Vicofaro, il 27 di agosto dello scorso anno. Roma, Tiburtino III, il 6 di settembre. Como, il 28 novembre.

Sono solo le tappe principali di un percorso che culmina nell’atto estremo di terrorismo razzista a Macerata, il 3 febbraio. Dall’altra parte un solo episodio, quello di Palermo, che per odioso che possa essere considerato – ed è atto odioso il pestaggio di una persona legata, incompatibile con i valori dell’antifascismo quale che ne sia l’idea dei suoi autori -, non può certo mutare il profilo di un quadro politico estremamente preoccupante.
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