Salone del libro di Torino: il problema sono i legami con Salvini, noi non ci stiamo

di Tomaso Montanari e Salvatore Settis Come il collettivo di scrittori Wu Ming e come Carlo Ginzburg, anche noi abbiamo deciso di annullare la nostra partecipazione al Salone del Libro di Torino: avremmo dovuto presentare il nostro manuale di storia dell’arte per le scuole, improntato alla Costituzione. Ma non lo faremo: per protestare contro la […]

Governo, parlamento e inosservanza della Costituzione: una deriva pericolosa

di Carlo Smuraglia

Non ho alcuna intenzione di procedere ad una verifica delle scelte politiche del Governo e del Parlamento, sulle quali avrei – magari – non poche osservazioni da fare, ma non in questa sede. L’intento è invece quello di verificare il livello di “rispetto” della Costituzione da parte della maggioranza di Governo, intendendo per tale non solo l’osservanza puntuale delle regole scritte nella Carta, ma l’aderenza, o meno, in concreto, a quello che molti definiscono, al di là delle singole disposizioni, “lo spirito” della Costituzione. A questo fine, occorre una brevissima premessa, solo per chiarezza.

Secondo l’art. 1 della Costituzione, la nostra è una Repubblica democratica fondata sul lavoro; la sovranità popolare appartiene al popolo, che la esercita attraverso lo strumento parlamentare. Implicita, in questa disposizione e in altre, la necessità di una reale partecipazione dei cittadini, in altre parole di un serio ed effettivo esercizio della sovranità popolare. Da ciò, il fondamentale rilievo della rappresentanza e della funzionalità rigorosa del sistema parlamentare, fondato sulla centralità del Parlamento.

Ma accanto a questi “pilastri” essenziali, c’è un sistema fatto non solo di princìpi, di regole e di valori, ma – come accennato – anche di un complesso di elementi che sono considerati lo “spirito della Costituzione” (il valore della persona, la dignità, il lavoro, la solidarietà, l’uguaglianza, la legalità e l’etica, l’antifascismo e l’antirazzismo, per limitarsi all’essenziale).
Leggi di più a proposito di Governo, parlamento e inosservanza della Costituzione: una deriva pericolosa

Antifascismo, l’Anpi lancia il fronte europeo: “Bisogna reagire alla paura alimentata dalle destre”

Raduno nazista - Foto di Polisblog.it

di Carmine Saviano

Una lenta ma costante infiltrazione di neofascismo, razzismo, antisemitismo, xenofobia. Un’ombra nera che si addensa sulle democrazie europee e non solo. Dai proclami della destra estrema che corrono sui social network agli atti semplicemente vergognosi cui assistiamo giorno dopo giorno: le pietre d’inciampo a ricordo dei cittadini ebrei romani divelte a Roma sono solo l’ultimo esempio. Come fronteggiare l’orda nera? Cosa significa, nel 2018, essere antifascisti?

Parte da questa analisi e da questa domanda la due giorni organizzata a Roma dall’Anpi, l’associazione dei partigiani italiani presieduta da Carla Nespolo. Analisi e diagnosi, ma anche la proposta di costruire un fronte comune europeo e una richiesta alla politica: “Impegno senza sconti per evitare comportamenti e stili di vita che possono alimentare questo clima deteriore che va montando”.

Numerosi gli interventi, firmati dai protagonisti dell’antifascismo provenienti da ogni parte del mondo. Come quello della senatrice a vita Liliana Segre. Prima il richiamo alle norme: “Le leggi che vietano ogni forma di attività e propaganda fascista e che dispongono la chiusura di sedi che sono autentiche scuole di violenza esistono e vanno applicate”.
Leggi di più a proposito di Antifascismo, l’Anpi lancia il fronte europeo: “Bisogna reagire alla paura alimentata dalle destre”

Destinazione Costituzione: i 5 punti salienti del patto su cui si è costruita l’Italia

di Carla Nespolo

Il 25 aprile è un simbolo. Simbolo di un patto che portò nel luogo dove questo patto si è manifestato e rivelato: la Costituzione della Repubblica; è la casa in cui ci ritroviamo uniti, cittadini liberi ed uguali, chiamati agli stessi diritti ed agli stessi doveri, a cominciare dalla solidarietà.

Perciò è particolarmente felice lo slogan che quest’anno campeggia sui manifesti dell’Anpi: “Destinazione Costituzione”. Infatti è proprio questo il luogo dove il patto si invera; e si aggiunge: “Antifascismo, pace, eguaglianza”, come tre contenuti essenziali del patto. L’antifascismo, e cioè il sentimento collettivo che dovrebbe unire un intero popolo che ha avuto la sventura di subire vent’anni di regime e le catastrofi da questo determinate, in primo luogo la guerra.

Ed ecco il secondo contenuto: la pace, che oggi come non mai dev’essere perseguita da tutti, davanti ai rischi che derivano dalla possibile esplosione della polveriera del Medio Oriente ed alle tante torce in fiamme che su questa polveriera hanno gettato, gettano e forse getteranno le grandi potenze, come insegna il recente bombardamento in Siria.
Leggi di più a proposito di Destinazione Costituzione: i 5 punti salienti del patto su cui si è costruita l’Italia

Berlusconismo e fascismo, il dovere della memoria

di Angelo Cannatà

Una delle poesie più belle di Jorge Luis Borges è Los justos (I giusti). Tocca un tema importante con la delicatezza, l’esattezza e la profondità che appartengono solo alla grande poesia. Chi sono i giusti? Le persone semplici e sensibili – dice Borges – che non si conoscono tra di loro (se ignoran), ma insieme stanno salvando il mondo. È giusto “un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire”, “chi accarezza un animale addormentato”, “chi scopre con piacere un’etimologia”, “chi è contento che sulla terra esista la musica”. È giusto – dice – “il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace” e “chi vuole giustificare un male che gli hanno fatto”.

Jorge Luis Borges mostra che a salvare il mondo non sono i grandi eroi della Storia, ma persone semplici, uomini comuni (“il ceramista che intuisce un colore e una forma”) che quotidianamente, con dedizione, svolgono il proprio lavoro. La lista non è completa, Borges inserisce tra i giusti – ed è sublime – “chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson”; ognuno, pensandoci, può continuare l’elenco e forse questo è uno dei suggerimenti impliciti del poeta a tutti noi. Dunque. Chi sono i giusti, oggi, in Italia?

Io dico giusto “chi è contento che il Paese abbia una Costituzione antifascista”, “chi, col passare del tempo, non dimentica”. L’esercizio della memoria è importante e consente di non cadere – mi scuso per il passaggio dalla poesia alla prosa – negli inganni della campagna elettorale. Accadono cose terribili in Italia. B. spiega, a reti unificate, che i rigurgiti fascisti non sono preoccupanti, che (non si sottovaluti) “il vero pericolo sono gli antifascisti”. Un uomo così, che calpesta un principio fondante della Costituzione, andrebbe indicato dai media al pubblico disprezzo; invece è un continuo osanna allo Statista garante in Europa contro il populismo.
Leggi di più a proposito di Berlusconismo e fascismo, il dovere della memoria

L’antifascismo non è un’arma di propaganda

di Marco Revelli

L’Italia antifascista è andata in piazza in un clima pesante. «Clima di violenza», recitano i media mainstream, falsando ancora una volta lo scenario, come se si trattasse di violenza simmetrica. Di opposte minoranze estremiste, ugualmente intolleranti, quando invece la violenza a cui si è assistito non solo in queste ultime settimane, ma negli ultimi mesi e negli ultimi anni è una violenza totalmente asimmetrica, distribuita lungo un rosario di intimidazioni, intrusioni, aggressioni sempre dalla stessa parte, per opera degli stessi gruppi, con le stesse divise, gli stessi rituali, gli stessi simboli e tatuaggi: Casa Pound e Forza nuova con i rispettivi indotti. E sempre col medesimo disegno politico: occupare parti di territorio fino a ieri off limits per l’estrema destra.

Periferie metropolitane e piccoli centri, aree in cui la marginalizzazione e il declassamento sociale hanno creato disagio e rabbia, con lo scopo “strategico” di diventare referenti politici di quel disagio e di quella rabbia. Vicofaro, il 27 di agosto dello scorso anno. Roma, Tiburtino III, il 6 di settembre. Como, il 28 novembre.

Sono solo le tappe principali di un percorso che culmina nell’atto estremo di terrorismo razzista a Macerata, il 3 febbraio. Dall’altra parte un solo episodio, quello di Palermo, che per odioso che possa essere considerato – ed è atto odioso il pestaggio di una persona legata, incompatibile con i valori dell’antifascismo quale che ne sia l’idea dei suoi autori -, non può certo mutare il profilo di un quadro politico estremamente preoccupante.
Leggi di più a proposito di L’antifascismo non è un’arma di propaganda

Nessuno spazio a Forza Nuova: Bologna è antifascista

di Coalizione Civica per Bologna

La presenza di Forza Nuova a Bologna, come quella di Casa Pound, con gli indegni caroselli di Berselli, sono una provocazione nella città Medaglia d’oro alla Resistenza. Lo sono da sempre. Lo sono dichiaratamente. E male hanno fatto le istituzioni cittadine a sottovalutare il problema, per tutto questo tempo, obbligando la città a subire la situazione odierna. Formazioni politiche che si richiamano direttamente al fascismo sono fuori dall’arco costituzionale e, in un paese capace di fare i conti con il proprio passato e di applicare la Costituzione, sarebbero già state messe al bando e sciolte da tempo.

Per questo chiediamo con forza che sia revocato l’uso di Piazza Galvani per il comizio di Forza Nuova domani, venerdì 16 febbraio. A livello di potestà comunale, chiediamo nuovamente che sia accelerato l’iter, per dare corso a quanto sancito dal Consiglio Comunale con l’approvazione dell’ordine del giorno di Coalizione Civica (Bologna è antifascista): nessuno spazio sia concesso a chi non rispetta il dettato costituzionale. Un passo piccolo, ma necessario, che sta avendo riscontri anche nei comuni della città metropolitana, come in molte altre città.
Leggi di più a proposito di Nessuno spazio a Forza Nuova: Bologna è antifascista

La lezione di Macerata: la posta dell’antifascismo

di Sergio Sinigaglia

Nella storia della nostra Repubblica ci sono stati momenti topici che, soprattutto dal punto di vista politico-sociale, ne hanno determinato i destini. Dall’attentato a Togliatti (“A D’Onofrio dacce er via” urlò dalla tumultuosa piazza romana un militante, nelle ore successive, ma D’Onofrio “er via” non lo diede), alla rivolta del luglio ’60 delle famose magliette a strisce, fino all’occupazione di Palazzo Campana del 1967, prologo dell’italico 68, fino all’Autunno caldo della moltitudine operaia, sono stati diversi diversi i momenti/svolta. Questo dal punto di vista della Storia.

Poi c’è la storia depositata nella memoria dei protagonisti. Di chi c’era e ha trasmesso il patrimonio di lotte e mobilitazioni che, seppur parzialmente meno conosciuto, ha determinato in quei momenti il verificarsi degli eventi. Accadde ai funerali delle vittime della Strage di Piazza Fontana, quando una folla oceanica invase Piazza Duomo ai funerali delle vittime. E disse al “partito della tensione”: “Noi non abbiamo paura”. Accadde ne 1972 quando i treni operai partiti dal Centro-Nord arrivarono a Reggio Calabria, nella città sconvolta dalla rivolta gestita dai fascisti guidati da Ciccio Franco, per “Reggio capoluogo”, a portare nel profondo Sud il patrimonio di lotte maturato tre anni prima.

Accadde nel 1973 e nel 1974 con le grandi mobilitazioni contro le stragi della Italicus e di Piazza della Loggia. Accadde nel settembre del 1977 a Bologna con il “convegno contro la repressione” dopo i “fatti del marzo”, convegno che sancì in modo netto la fine di un’epoca. E se poi andiamo al movimento dei movimenti “esploso” dopo la rivolta di Seattle, sono stati numerosi i momenti di massa che ne hanno scandito il percorso. A partire dalla grande mobilitazione contro la guerra in Iraq.
Leggi di più a proposito di La lezione di Macerata: la posta dell’antifascismo

Sabato tutti a Macerata: contro il razzismo, contro i divieti del ministero dell’Interno

delle realtà di movimento delle Marche

«Ringrazio Anpi, Cgil, Libera, Arci e le altre associazioni per avere rinviato la manifestazione del 10 febbraio raccogliendo l’appello del sindaco di Macerata. Hanno fatto un atto di amore verso la comunità. Mi auguro che anche le altre organizzazioni che hanno fatto richiesta di svolgimento manifestazioni accolgano la richiesta del sindaco. Se risponderanno positivamente sarà dimostrazione di responsabilità da parte loro, se così non fosse ci penserà il ministero dell’Interno a impedire che si faccia la manifestazione». (Marco Minniti).

Queste sono le incredibili e gravissime parole del Ministro dell’Interno. È opportuno brevemente riepilogare gli accadimenti delle ultimi folli ore. Le realtà di movimento delle Marche nel volgere di poche ore, dopo il gravissimo attentato di sabato hanno indetto la manifestazione nazionale che si terrà a Macerata sabato 10 febbraio. Già nel presidio spontaneo tenutosi nel pomeriggio del 4 febbraio la manifestazione è stata annunciata e messa a disposizione di chiunque condividesse la necessità urgente di scendere in piazza dietro lo slogan semplice e chiaro “contro ogni fascismo contro ogni razzismo”.
Leggi di più a proposito di Sabato tutti a Macerata: contro il razzismo, contro i divieti del ministero dell’Interno

La Costituzione, cioè lo Stato antifascista

di Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell’Anpi

Abbiamo assunto l’impegno di dedicare il 2017 alla Costituzione, perché è l’anno della Costituente, l’anno delle grandi discussioni e infine dell’approvazione con un voto significativo (85%), su cui, in partenza, nessuno avrebbe potuto scommettere.

La nostra Costituzione ha sicuramente bisogno di essere attuata, in tante parti ancora carenti, ma forse, prima ancora, ha bisogno di essere pienamente conosciuta. Un illustre politologo ci disse, in un incontro all’Istituto Cervi, che c’era bisogno di un maggior “patriottismo costituzionale”. E dunque più conoscenza, più amore, non solo per i singoli articoli, spesso richiamati, ma soprattutto per i princìpi di fondo ed i valori che hanno bisogno di essere rivalutati, in un Paese troppo spesso smarrito.

Ma il primo valore che dovrebbe essere posto in luce e rilanciato è quello dell’antifascismo. L’art. 1 della Costituzione dice che la nostra è una Repubblica democratica; dunque democratica vuol dire – come affermavano gli ateniesi 430 anni prima di Cristo – il governo di molti e non di pochi e partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica. E già questo basterebbe per dire che la Costituzione è il netto contrario di ogni forma di autoritarismo. Ma poi non c’è, in tutta la Carta, la parola “fascismo”, salvo nella XII disposizione finale, che vieta la ricostituzione del partito fascista.
Leggi di più a proposito di La Costituzione, cioè lo Stato antifascista

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi