Il ’68, questo anno formidabile e indimenticabile

di Silvia Napoli

Di celebrazione in celebrazione, sarà l’euforia enciclopedista del nuovo già stanco millennio, forse per ora il meno lungimirante della Storia, siamo arrivati al turno del ’68, espressione sempre vaga nei termini cronologici, quanto precisamente evocativa in termini di spirito dei tempi. Evocativa di un mood o modo di essere in primis, la famosa attitudine ribelle, diffusa allora su scala planetaria e per ora senza repliche annunciate.

Forse per questo, ci si approccia a tutte le molteplici esposizioni di feticci e memorabilia e testimonianze sull’arco temporale che va dai tardi anni ’60 ai primi Settanta con due prevalenti atteggiamenti: quello del bimbo nella stanza delle meraviglie o quello del pellegrino colpito da timore reverenziale e fideistico per ciò che oggi si configura come sorta di mistero o prodigio.

Difficile stilare un elenco ragionato e selettivo delle tante iniziative più o meno azzeccate, talvolta riflessive, talvolta scanzonate che si sono susseguite e continuano a farlo in questo scorcio di anno, un po’ in tutta Italia. In qualche modo, più o meno generate da padri nobili che siano, più o meno polifoniche che risultino, sono infatti inabilitate ad essere esaustive nella rappresentazione di tanta ricchezza di stimoli e di scambi e contaminazioni globali, non globalizzati, attenzione, che si produssero allora.
Leggi di più a proposito di Il ’68, questo anno formidabile e indimenticabile

Pasolini e gli anni Sessanta

Pasolini, gli anni Sessanta e l’attualità di certe situazioni / 1

In tempi di acuto scontro sulle culture giovanili e d’incomprensione perfino dei linguaggi, tra movimenti e istituzioni ( Bartleby insegna), un’acuta riflessione di Aldo Tortorella, nell’ambito del convegno svolto a Bologna su “Pasolini e gli anni Sessanta”: le conseguenze degli errori commessi dalla sinistra nel rapporto con la questione studentesca, posta lucidamente da Pasolini, approfondisce il nesso tra economia, potere e democrazia: la visione della storia come semplice processo lineare e la negazione del pensiero critico, alla base dell’oblio della memoria e della negazione della realtà.

di Aldo Tortorella

Caro Terzi,

un antipatico malanno di stagione – e dell’età – mi impedisce di essere oggi con voi. Me ne dispiace molto perché lo desideravo sia per l’interesse dell’argomento e la qualità dei relatori sia perchè condivido il metodo e il merito della iniziativa così come tu li esponi nella introduzione che ci hai inviato. Il metodo, innanzitutto, che – com’è ovvio – è sostanza in se stesso. Ho sempre pensato, come tu dici, che l’oblio del passato così come la sua contemplazione nostalgica hanno il medesimo effetto di impedire una visione critica della storia – nel caso: della nostra storia – e dunque una analisi degli errori compiuti, con il risultato fatale di una loro ripetizione peggiorativa.

E concordo anche nel merito che, se non ho letto male, è quello di considerare determinanti gli anni 60 del secolo scorso, segnati dalla guerra del Vietnam, dai tentativi di rinnovamenti falliti in URSS con la deposizione di Krusciov e negli Stati uniti con l’assassinio di Kennedy, meglio riuscito nella Chiesa cattolica con Giovanni XXIII, e dal tentativo cecoslovacco soffocato con la violenza di una società socialista diversa da quella sovietica. Anni aperti, in Italia, dal moto antifascista e giovanile del 1960 e chiusi dalle lotte del movimento studentesco e di quello operaio del 68-69 sicchè è giusto chiedersi come mai gli slanci e le speranze della generazione che allora giungeva da protagonista nel conflitto sociale e politico abbiano visto un esito tanto amaro.
Leggi di più a proposito di Pasolini, gli anni Sessanta e l’attualità di certe situazioni / 1

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi