Catalogna, il caso speciale 20907/2017: cos’ha di tanto speciale?

di Fulvio Capitanio

Si è appena avviato a Madrid il processo per il caso speciale 20907/2017, il processo contro i prigionieri politici catalani. Facciamo un poco d’ordine in questa complessa vicenda e cerchiamo di capire chi sono le persone processate, quali sono i capi d’imputazione e le richieste delle accuse. Inoltre, per evitare confusione, sarà necessario spiegare alcune differenze importanti del procedimento penale spagnolo rispetto a quello italiano.

Ricordiamo innanzitutto chi sono gli imputati in questo processo. Oriol Junqueras, Jurdi Turull, Joaquim Forn, Raül Romeva, Dolors Bassa, Josep Rull, rispettivamente ex vice presidente ed ex membri del governo della Catalogna, Carme Forcadell ex Presidente del Parlamento della Catalogna, Jordi Cuixart, presidente della associazione culturale “Omnium Cultural” fondata nel 1961 con oltre 130.000 soci e infine Jordi Sanchez, ex presidente dell’associazione di promozione civica e politica Assemblea Nazionale Catalana fondata nel 2011 e con circa 100.000 soci.

Tutti attualmente in prigione preventiva, alcuni di loro da 15 mesi. Merixell Borràs, Carles Mundó, Santi Vila, tutti ex membri del Governo della Catalogna, imputati anche loro in questo processo sono invece in libertà condizionale sotto cauzione. Poi, essendo stato il processo sdoppiato in due tronconi, altri sei ex parlamentari in libertà condizionale saranno invece giudicati dal Tribunale Superiore di Giustizia della Catalogna.
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Il boom di Vox: chi è e cosa pensa l’estrema destra spagnola

di Steven Forti [*]

Un fulmine a ciel sereno. Un tuono che annuncia una tempesta. Sì, perché il risultato di Vox alle elezioni regionali andaluse di questa domenica segna senza dubbio un cambiamento. Non si tratta del cambiamento tanto sognato da Podemos, dal neo-municipalismo e dalla sinistra spagnola. È il cambiamento annunciato da Trump, Salvini, Bolsonaro, Le Pen e l’immancabile Steve Bannon che, infatti, mesi fa ha stretto rapporti con il partito di estrema destra guidato da Santiago Abascal. La Spagna non è più l’eccezione, insieme al Portogallo, nel Vecchio Continente: gli unici paesi immuni, così si pensava, all’onda nera degli ultimi anni. Gli anticorpi della società spagnola, uscita solo quattro decenni fa dalla dittatura franchista, non hanno funzionato: l’estrema destra, inesistente fino all’altro ieri, mette ora un piede nel paese iberico.

E non si tratta di una cosa passeggera. Tutt’altro. Lo vedremo nell’Election Day di fine maggio, quando in Spagna si voterà, lo stesso giorno, per le Europee, tutti i Comuni e tredici regioni su diciassette. Senza contare la possibilità delle elezioni politiche anticipate vista la debolezza dell’esecutivo guidato da Pedro Sánchez. Insomma, quel che si è visto in Germania con Alternative für Deutschland durante quasi due anni, con un lento ingresso in tutti i Parlamenti regionali della formazione di estrema destra tedesca e poi l’exploit alle politiche del settembre 2017, a Madrid succederà in un sol giorno. Perché su questo non c’è dubbio: Vox prenderà molti voti. E influirà notevolmente sulla politica spagnola. Bisognerà solo capire quanto.
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In Andalusia la cultura si fa sui tetti

In Andalusia la cultura si fa sui tetti - Foto Pagina99
In Andalusia la cultura si fa sui tetti - Foto Pagina99
di Silvia Ragusa

Ai Beatles sarebbe piaciuto senz’altro. Più di quarant’anni fa la band di Liverpool saliva sul tetto della loro casa discografica, la Apple Records, per improvvisare un concerto all’aperto, l’ultimo: cinque canzoni, quaranta minuti di esibizione e decine di persone che si erano concentrate in strada. Poi i vicini chiamarono la polizia e la sessione acustica finì con un «Grazie per il provino» di John Lennon. Sarà per questo che nel manuale di raccomandazioni sull’uso dei tetti, stilato da Redetejas, c’è una norma specifica a riguardo: non dimenticatevi di avvisare i vicini, per favore, con tanto di orario di inizio e fine evento per il quieto vivere.

Da un po’ di tempo a Siviglia, sui tetti delle case non si stendono più solo i panni al sole. La sera, quando l’afa estiva della regione più a sud della Spagna si attenua e le belle di notte si schiudono, si aprono le porte di ferro che danno su tetti e terrazze, tra antenne paraboliche e fili per il bucato, affinché la gente del quartiere possa sistemarsi come «a casa propria». C’è chi si conosce già, chi è vicino del vicino, chi sorseggia un tinto de verano, chi si accaparra subito la sedia, chi si fionda sul tavolino all’angolo a mangiare tapas. Poi c’è chi si guarda attorno un po’ spaesato. Per lui è forse la prima volta. Sul terrazzo, tra i vasi di menta e basilico della signora del quarto piano, è tutto pronto. Benvenuti e buon ascolto.
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