Elezioni nel bolognese: È wiva Casalecchio tra welfare, lavoro e legalità

di Massimo Masetti Esiste un posto, a 7 chilometri da piazza Maggiore, a Bologna, dove un gruppo di donne e uomini che vive, lavora, studia e fa volontariato si mette a disposizione della propria comunità. Questo posto di chiama Casalecchio di Reno. Da sempre Casalecchio è la porta sud della città felsinea, luogo di resistenza e memoria. […]

Elezioni del 26 maggio nel Bolognese: a Valsamoggia i civici raddoppiano

di Sergio Caserta Il prossimo 26 maggio oltre che alle europee si vota anche in molti comuni in Italia ed in Emilia Romagna, precisamente 235 di cui 4 capoluoghi di provincia Cesena Ferrara, Modena e Reggio Emilia e 35 comuni superiori a 15.000 abitanti. Uno dei fenomeni a più ampia diffusione è quello di liste […]

L’Altra San Pietro: un’alternativa possibile in provincia di Bologna

di Renato Rizz, consigliere uscente, candidato Sindaco, 56 anni, impiegato presso un’importante azienda alimentare Dopo cinque anni, alle prossime elezioni comunali del 26 maggio, la lista L’altra San Pietro si ripresenta consapevole che i punti salienti del suo programma restano attualissimi, anche perché l’amministrazione uscente ha continuato ad agire come le precedenti, senza conseguire risultati […]

Parma, che si festeggia Pizzarotti?

di Cristina Quintavalla, L’Altra Emilia Romagna

L’astensione è il primo partito a Parma e nelle altre città che sono andate al ballottaggio. È ormai un dato che non può essere ignorato. Esso dice che la fiducia della gente nei confronti della politica istituzionale è crollata, che il cosiddetto patto di rappresentanza tra eletti ed elettori è stato smascherato, travolto dalla ridda di menzogne, false rappresentazioni, costruite da agenzie pubblicitarie, per raccogliere consenso sull’immagine costruita.

Dice che la gente non vede più rappresentati i bisogni fondamentali da cui è afflitta: lavoro, casa, sanità, pensione, istruzione, servizi sociali. Ha ormai chiaro quanto è stata aggirata, ingannata, ed espropriata dei suoi diritti, così come ha chiaro che è stata spremuta all’inverosimile da tasse e tagli alla spesa sociale, senza contropartita alcuna, ma che le risorse ci sono-eccome-per le banche, per detassare le imprese, per costruire opere inutili e dannose.

A Parma, una campagna elettorale sciatta, ma abilmente costruita, non ha pagato. Le liste elettorali delle maggiori forze politiche hanno giocato strumentalmente sull’annacquamento delle posizioni: in una stessa lista era candidato chi difendeva la “buona scuola” e chi la criticava, chi era per le privatizzazioni e chi era contro. Tutti insieme “amorosamente”, confondendo l’elettore che non aveva più parametri di riferimento in base ai quali scegliere.
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Ballottaggio 2017, il Pd consegna Genova alla destra fascista e forzaitaliota

di Paolo Farinella

A Genova c’è una battuta: «È morto il sig. Parodi», dice uno al suo amico che risponde: «Si vede che aveva la sua convenienza». È quello che è successo a Genova, a La Spezia, a Piacenza, a L’Aquila, a Parma, «dall’Alpe alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno» (A. Manzoni, Il Cinque Maggio 1821). Scrivete questa data, 25 giugno 2017, ballottaggio del secondo turno in più di cento città, da cui il Pd esce sderenato, inesistente, bastonato. Fin dal principio del suo segretariato, fu l’obiettivo di Matteo Renzi. Oggi può cantare vittoria e pavoneggiarsi di essere riuscito alla grande nell’opera di distruzione del proprio partito, di cui peraltro non è mai stato parte perché non ha mai saputo cosa fosse di sinistra, ben sapendo tutto della destra e del berlusconismo fin da quando nel 2010, il caro risuscitato, profetico gli disse: «Tu mi somigli».

Pare che i candidati non lo vogliano in campagna elettorale e lui si tiene alla larga per il terrore concreto che, se nelle periferie, si fosse vista la sua faccia di Crozza, i candidati avrebbero straperso ancora di più, sprofondando sottoterra. Del 46,2% dei votanti, più di due terzi ha votato destra o M5S, il resto ha preso sul serio il progetto politico di Renzi di allearsi a destra con Berlusconi. Costoro hanno detto: se voto Pd vado con Berlusconi, è meglio votare direttamente Berlusconi e non ne parliamo più.

Il 53,7% non è andato a votare Berlusconi o Lega per interposto Renzi, il quale per perdere di sicuro, probabilmente, ha imposto al governo ombratile Gentiloni di varare il decreto salva-banche venete con 5,5 miliardi di soldi dei cittadini italiani, messi a perdere mentre a Banca Intesa vende le banche venete in crisi per un euro. Tutto detto e fatto nel giorno delle elezioni. I casi sono due: o uno è scemo o è demenziale o è consapevole. I cittadini, almeno quelli più avveduti sono andati a votare con la foto di Renzi che salva le banche, che sorvola sul conflitto d’interessi della Maria Elena Etruria e suo con i rispettivi papi.
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Padova sperimenta: l’esperienza di Coalizione Civica

di Giuliana Beltrame

Padova l’11 giugno voterà per scegliere il sindaco e per il rinnovo del consiglio comunale. Due anni e mezzo di giunta leghista capeggiata dal sindaco Bitonci hanno ridotto Padova ad una situazione di degrado politico, sociale e culturale difficile da immaginare qualche tempo fa. Dopo aver cacciato diversi assessori, ridotto al silenzio i suoi sostenitori che si permettevano deboli critiche, il prode Bitonci si è trovato sfiduciato dai suoi stessi supporter. E senza aver, non dico risolto, ma neppure affrontato nessuno dei suoi temi forti come sicurezza e nuovo ospedale, solo per citare i due più urlati.

L’esperienza di Coalizione civica nasce in questo contesto e si caratterizza subito per la novità e la capacità attrattiva: parte dalla proposta di Padova2020, lista civica presente alle elezioni del 2014 e protagonista di una sofferta vicenda di rapporti con il PD, che con un appello a dicembre lancia un primo appuntamento per costruire un percorso di alternativa in vista delle elezioni amministrative. A sorpresa accorre una folla che la sala non è in grado di contenere e a distanza di pochi giorni una seconda convocazione vede la presenza di più di 250 persone.
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Post amministrative: riflessioni di una candidata cittadina

Elezioni - Foto di Davide e Paola
Elezioni - Foto di Davide e Paola
di Silvia R. Lolli

Ore 18 del 5 giugno 2016. Sono quasi al giro di boa di una nuova esperienza: la partecipazione all’elettorato attivo per le amministrative 2016 a Bologna. La città metropolitana prevede di votare due schede: una per il candidato a sindaco del Comune di Bologna, quindi per il consiglio comunale ed una per le circoscrizioni, cioè per gli ex quartieri. Da quasi due mesi l’impegno politico ha occupato il poco tempo libero di una persona, lavoratrice nella scuola superiore, che ha già impegni notevoli nel mese di maggio, perché deve completare le attività annuali con le classi per poi terminare con le operazioni di scrutinio.

Esperienza, importante, faticosa, ricca di momenti di spaesamento e di tensione in cui le tante attività nuove si sono accavallate ed è stato veramente complicato portare a termine l’impresa in un clima sempre più inusuale per la città di Bologna. O è un clima di cui non mi sono mai accorta?

Esperienza? Sì; positiva? Non so ancora, non voglio dare giudizi, ma solo riflettere e lo faccio, continuando queste righe, dopo il ballottaggio, cioè a distanza di venti giorni dalla prima scrittura dopo aver fatto, ascoltato e letto parecchie analisi di voto delle ennesime elezioni, stavolta a scadenza naturale.
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Virginia Raggi e Chiara Appendino

Amministrative 2016: quando un voto parla chiaro

di Ida Dominijanni

Due giovani donne moderate e determinate, trasversali e discrete, hanno rottamato senza spocchia e senza urla il rottamatore Renzi, il suo inguaribile bullismo politico e il suo partito tutt’intero, che d’un tratto appare invecchiato d’un secolo. Il dato è tanto netto che nemmeno lo stesso Pd ha provato a offuscarlo nella nota ufficiale emessa in piena notte, anche se Renzi, attraverso i suoi giornalisti di fiducia (chiamiamoli così), fa sapere che non ha perso per un eccesso ma per un difetto di nuovismo, rottamazione e sicumera, e che dunque insisterà.

Contro ogni evidenza, perché il messaggio è omogeneo e parla chiaro. Parla Roma, dove la fine del credito al Pd passato e presente è stata più travolgente di quanto chiunque si aspettasse. Parla Torino, dove gli effetti della crisi economica e sociale sono stati più forti del riformismo à la Marchionne del partito che vide la luce – non dimentichiamolo – al Lingotto. Parla perfino Milano, dove vince (di misura) una coalizione erede del centrosinistra più che il manager dell’Expo targato Renzi. Parlano, più di tutto, i 19 ballottaggi su 20 persi dal Pd contro il M5s, nonché i comuni persi a tappeto in Toscana, culla e già tomba del renzismo, evidentemente investita dopo la vicenda di Banca Etruria da una crisi di credito non solo finanziario.
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Virginio Merola

Amministrative 2016: Bologna, nonostante tutto

di Giusi Marcante

Fermo immagine 1. Virginio Merola arriva in piazza della Pioggia e ringrazia per l'”onore” di poter governare ancora Bologna e di essere il primo dal 1993 che fa dieci anni di mandato. Assicura che sarà un sindaco di strada, che non si arroccherà più nel palazzo e tornerà subito al parco dei Noci dove due settimane fa i cittadini l’hanno contestato perché lì “ci sono dei problemi di cui voglio occuparmi subito”.

Fermo immagine 2. Virginio Merola manda messaggi al Pd nazionale. Lui che ha vinto e che in fondo è il meno renziano tra tutti avvisa il presidente del Consiglio che “ci sono questioni che vanno affrontate” e che va bene il suo coraggio riformatore ma non si può pensare di fare l’uomo solo al comando.

Sul richiamo a una città di sinistra il sindaco ha battuto molto in queste due settimane evocando il cuore di una Bologna che mai avrebbe voluto svegliarsi leghista. Per questo sa che in quei 15 mila voti in più che ha avuto al secondo turno molti sono di cittadini e cittadine che rappresentano una forte domanda di sinistra e che sono delusi dal Pd, in particolare da quello nazionale. Non si può però dire che il partito qui a Bologna sia lo stesso che c’è a Roma. L’orientamento politico del Pd bolognese è lontano da quello che si respira al Nazareno.

Ma chi ha votato a sinistra pensa ugualmente male del Pd a Bologna come a Roma.
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Amministrative e riforme: l’Italia strappa la camicia di forza confezionata da Renzi

Matteo Renzi
Matteo Renzi
di Primo Di Nicola

Al di là della sconfitta pesante che Matteo Renzi porta a casa in questa tornata amministrativa e che colleziona la pesante bocciatura della sua linea politica fondata sul Partito della nazione; del suo modo di governare il Pd al quale neanche è riuscito a dare una nuova classe dirigente; del suo governo ormai impopolare per le misure messe in campo (riforma del lavoro, della scuola, ecc.) e per l’incapacità di risolvere problemi (evasione fiscale e corruzione tra i tanti) e rilanciare l’economia; c’è un dato che colpisce e che smentisce la bontà dell’altro suo cavallo di battaglia, quello al quale sta legando il suo futuro politico: l’indice di gradimento delle sue riforme politico-istituzionali.

Della riforma del Senato vedremo a ottobre che fine farà, anche se i primi indizi già rivelano come i No stiano crescendo nel Paese; per quanto riguarda invece l’altro pezzo delle grandi novità messe in campo dal premier, cioè la riforma elettorale, lo scarso gradimento di cui essa gode presso gli elettori è già evidente e clamoroso.

L’Italicum, con il premio di maggioranza assegnato alle lista con più voti, presuppone e auspica sostanzialmente un sistema politico bipartitico. Da noi invece vediamo come questa semplificazione sia lontana a vedersi. I risultati delle amministrative dimostrano anzi come il pluripartitismo sia connaturato con le esigenze dei cittadini, quasi un loro bisogno naturale.
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