Sblocca Italia

Rottamazioni: perché lo Sblocca-Italia è una minaccia per la democrazia e per il nostro futuro

di Tomaso Montanari

«No, non si può sempre stare a guardare», dice il tenente Innocenzi (Alberto Sordi) di “Tutti a casa” di Comencini: e lo dice reagendo all’8 settembre del 1943, data fatale del «disfacimento dello Stato» (Emilio Gentile). Ogni generazione è chiamata a reagire ad un suo 8 settembre: il nostro si chiama Sblocca Italia. Tra le tante ‘riforme’ presentate dal governo Renzi-Berlusconi questa appare la più feroce, la più immediatamente distruttiva, la più regressiva. Pur di costruire, favorire la speculazione, oliare il binario degli interessi privati, il decreto di Maurizio Lupi che sta per arrivare in discussione alla Camera si propone di scardinare un intero sistema di tutele non dell’inerzia, ma della salute dei cittadini e di quella del territorio e del paesaggio. La parola d’ordine è deregulation: bomba libera tutti per il cemento. E per la corruzione: sottoprodotto inevitabile (ma forse nn imprevisto) di questa norma, come ha notato la Banca d’Italia. Il sistema Expo esteso all’Italia intera, insomma.

Così, una sera di settembre in cui chi scrive e Domenico Finiguerra (già sindaco del primo comune italiano a decidere il consumo di suolo zero) parlavamo di tutto questo con i cittadini di Scandicci riuniti da Slow Food, Sergio Staino ha lanciato un’idea: perché non proviamo a raccontare agli italiani cosa c’è di male nello Sblocca Italia? L’abbiamo fatto: e da oggi tutti possono scaricare gratuitamente Rottama Italia. Perché il decreto Sblocca Italia è una minaccia per la democrazia e per il nostro futuro dal sito della rivista Altreconomia.

L’abbiamo scritto in sedici: giuristi (Paolo Maddalena, Giovanni Losavio), urbanisti (Vezio De Lucia, Edoardo Salzano), giornalisti (Antonello Caporale, Luca Martinelli) e molti altri. Massimo Bray si chiede se «è davvero necessario per “sbloccare” l’Italia travolgere e stravolgere l’ordinamento con un provvedimento legislativo urgente di cui non si è valutato l’impatto». Salvatore Settis spiega perché il decreto trasforma il silenzio assenso delle soprintendenze «da tutela del cittadino contro l’inerzia della pubblica amministrazione in un trucco che cestina un principio fondamentale della Costituzione». E il fondatore di Slow Food Carlo Petrini interpreta con pacata desolazione il sentimento che si fa largo nel Paese:
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Mi cercarono l’anima, storia di Stefano Cucchi

Mi cercarono l'anima
Mi cercarono l'anima
di Altreconomia

Un libro imparziale – ma non neutrale – che ha bisogno del sostegno di chi crede nell’informazione indipendente e dal basso. Altreconomia, cooperativa d’informazione senza padroni politici o commerciali, è un editore tanto forte negli ideali quanto minuto nelle risorse: perciò non si vergogna di chiedere aiuto alle persone e ai gruppi sensibili a questo tema.

Ci piacerebbe che questo libro vedesse la luce proprio entro il 22 ottobre 2013, quarto anniversario della morte di Stefano Cucchi. Prenotate un numero libero di copie (o quote) che volete e diffondete il progetto a tutti i vostri contatti. La scommessa è garantire la minima sostenibilità economica dell’investimento. Ecco il link: http://www.produzionidalbasso.com/pdb_2803.html

Stefano Cucchi, geometra trentunenne con la passione per la boxe, muore a Roma il 22 ottobre 2009, nel letto del presidio ospedaliero protetto Sandro Pertini per “presunta morte naturale”. Una settimana prima era stato arrestato per possesso di sostanze stupefacenti. Per 7 giorni resterà nelle mani dello Stato: dai Carabinieri alla Polizia penitenziaria, dai funzionari del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria al magistrato che ne convalida il fermo per direttissima, dai medici del carcere di Regina Coeli e dell’ospedale Fatebenefratelli al personale del presidio Pertini. In 7 giorni, prima di morire, perderà quasi 10 kg. La famiglia lo rivedrà solo dopo la morte, dietro a una teca di vetro: sul suo corpo, inequivocabili segni di percosse. Dopo tre anni e mezzo di processo, la recente sentenza commina condanne lievi ai medici, assoluzione per tutti gli altri, compresi i tre agenti di Polizia penitenziaria accusati di aver pestato Cucchi nelle celle di sicurezza del tribunale di piazzale Clodio, in attesa dell’udienza.
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Banning Poverty 2018

Bologna, 4 dicembre 2012: la doppia iniziativa “Banning poverty 2018” e referendum articolo 18

Il Gruppo promotore dell’iniziativa internazionale Dichiariamo Illegale la Povertà – Banning Poverty 2018 unitamente a FIOM Emilia Romagna e Bologna, rivista “Inchiesta” e quotidiano “Il Manifesto” – Circolo di Bologna, invitano martedì 4 dicembre 2012 – nella Sala Di Vittorio – Camera del Lavoro, Via Marconi 67 Bologna –
alla presentazione delle iniziative:

  • DICHIARIAMO ILLEGALE LA POVERTÀ – BANNING POVERTY 2018
  • REFERENDUM PER L’ABOLIZIONE DELL’ART 8 E RIPRISTINO ART 18

Programma della giornata

Ore 10.30 Presentazione delle due Iniziative

Intervengono Maurizio Landini, segretario nazionale Fiom e Riccardo Petrella, gruppo promotore dell’iniziativa Dichiariamo Illegale la Povertà – Banning Poverty 2018. Hanno altresì confermato un loro intervento: Achille Rossi di L’Altrapagina, Vincenzo Comito di Sbilanciamoci, Mario Ruzzenenti di Missione Oggi, Mariateresa Ruggiero di Valori, Pietro Reitano di Altreconomia, Efrem Tresoldi di Nigrizia.
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Altreconomia: inchiesta sulle fondazioni, sui politici e sulla scarsa trasparenza sui contributi

Si intitola Chi sostiene l’onorevole l’inchiesta di Altreconomia su fondazioni e associazioni guidate da politici e non tenute a essere trasparenti a proposito di fonte dei contributi: Benvenuti nel grande mondo delle “fondazioni politiche” italiane. Chiunque volesse addentrarsi (comprese associazioni o think tank riferibili a parlamentari, o comunque uomini pubblici attivi nella politica italiana) sappia […]

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