Inondazioni e disastri

Le mani sul territorio: considerazioni su disastri ormai quasi quotidiani

di Alexik (da illavorodebilita)

Dalle trivelle agli inceneritori, dall’alta velocità agli aereoporti fantasma, c’è di tutto nel potpourri del decreto “Sblocca Italia” (qui il testo) appena licenziato dal Parlamento. C’è la potenziale militarizzazione dei gasdotti di importazione di gas dall’estero (TAP?), dei terminali di rigassificazione e relative opere connesse che rivestono, da oggi, carattere di interesse strategico. Ci sono i costi di manutenzione degli alloggi del Progetto CASE (quelli dove crollano i balconi) da accollare ai terremotati dell’Aquila. Ovviamente non mancano tanto tanto asfalto e tanto tanto cemento.

Più che un decreto è una bomba ecologica a frammentazione, le cui schegge multiformi colpiranno il suolo italico da nord a sud nei più svariati modi. Il testo è complesso e “ricco” di novità, e la sua analisi necessiterà di una serie a puntate. Così potrete incazzarvi un po’ alla volta. Lo “Sblocca Italia” non parte benissimo già dai primi articoli, che riconfermano la vocazione “altavelocitaria” del governo Renzi. L’articolo 1 consegna all’Amministratore Delegato di Ferrovie dello Stato S.p.A – Michele Elia – il ruolo di Commissario per la realizzazione delle opere relative alle tratte ferroviarie dell’alta velocità Napoli/Bari e dell’alta velocità Palermo/Catania/Messina.

L’AV sulla tratta Napoli/Bari, dal costo teorico di 7,116 miliardi di euro (di cui 3,532 già stanziati) serve a far risparmiare tre quarti d’ora nel tragitto dal capoluogo pugliese a quello campano [1]. Il progetto viene così definito da Paolo Beria e Raffaele Grimaldi, i ricercatori del Politecnico di Milano che hanno analizzato i piani di espansione dell’AV confrontando i costi, la domanda esistente e quella attesa: “La linea Napoli-Bari sembra comparativamente debole da ogni punto di vista: pochi passeggeri, poco traffico e poco tempo risparmiato” [2]. Un parere decisamente difforme da quello degli estensori del decreto, che ritengono “gli interventi da praticarsi sull’area di sedime della tratta ferroviaria Napoli – Bari, nonché quelli strettamente connessi alla realizzazione dell’opera” come “indifferibili, urgenti e di pubblica utilità”.
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