Alghero: ambiente, cultura e turismo finiscono nei liquami

di Stefano Deliperi

Alghero, serata d’agosto, turisti a passeggio lungo i Bastioni sul mare, residenti che preparano la cena sulle terrazze che s’affacciano su uno dei paesaggi urbani più ricchi di storia e di ambiente del Mediterraneo. Un clima e un’atmosfera che invogliano il turista a ritornare appena possibile. Si sa, Alghero per il suo ambiente, la sua storia, la sua cultura è una delle mete turistiche più rinomate. All’improvviso irrompe, violento, un pesante tanfo di liquami a devastare clima, atmosfera e narici…

Un mare di liquami sotto gli storici Bastioni. È quello che è successo, ancora una volta, l’ennesima, qualche settimana fa, per la gioia degli algheresi e dei tanti turisti presenti nella città catalana. L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha, quindi, inoltrato (13 agosto 2018) una specifica istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione di provvedimenti al Ministero dell’ambiente, al Comune di Alghero, all’A.R.P.A.S., al locale Ufficio circondariale marittimo, ai Carabinieri del N.O.E., informando nel contempo la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari.

Le risposte pervenute hanno delineato un folle quadro di una tipica vicenda italiana, dove ambiente, salute e attenzione per la risorsa turistica sono destinati al guardaroba dei Cani. Senza offesa per i Cani, naturalmente.
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Bombe ecologiche ad Alghero: assalti, predazioni e lavori mai visti

di Carlo Troilo

Alghero è un prezioso gioiello del Mediterraneo, ponte culturale fra Sardegna e Catalogna, ha un centro storico di grande interesse, coste dai paesaggi mozzafiato e l’affascinante campagna della Nurra. Ha tutto quanto possa permetterle di essere molto ambita sul piano del richiamo turistico, non c’è dubbio.

Ha anche, però, alcuni pessimi biglietti da visita. Fra essi le autentiche bombe ecologiche della Pineta Mugoni e dell’Arenosu. Come si ricorderà, nella notte fra il 19 e il 20 settembre 2015 mani criminali e non disinteressate hanno messo fuoco alla Pineta Mugoni, sul litorale di Porto Conte, ad Alghero. Una decina di ettari percorsi dal fuoco, materiali tossici fuorusciti dai campeggi abusivi posti sotto sequestro preventivo fin dal 2011 dalla magistratura, anche dietro numerose segnalazioni da parte del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus [1], per numerose ipotesi di reato di natura ambientale ed urbanistica il cui dibattimento penale è tuttora in corso presso il Tribunale di Sassari.

Coincidenza aveva voluto che il rogo fosse appiccato alla vigilia dell’apertura del relativo dibattimento penale e solo l’abnegazione e il coraggio di Vigili del Fuoco, Corpo forestale e di vigilanza ambientale, personale dell’E.F.S. e della Protezione civile aveva permesso di contenere i danni che avrebbero potuto estendersi ancor più. A fine gennaio 2015, poi, dopo anni di rimpallo delle responsabilità, era stato finalmente sgomberato il campo nomadi abusivo, realizzato in località Arenosu, su area di proprietà dell’Agenzia Laore: nel corso degli anni venivano sistematicamente realizzati casi di accumulo e incendio di rifiuti per la disperazione dei residenti della vicina Fertilia. Però, passa il tempo e di bonifiche ambientali non se ne vede l’ombra, per la felicità degli algheresi.
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