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Continuiamo: a sinistra pesa una divisione, ma la sua ricostruzione non si ferma

di Roberto Musacchio

Migliaia di persone in piazza in un corteo colorato, ricco di rappresentanze di movimenti sociali e politici, veramente europeo e mediterraneo. Trenta tra seminari, incontri, eventi, durante tre giorni intensi. Presenze politiche importanti, da Tsipras e Gysi a Varoufakis, per citare quelle non italiane. Poco o nulla a stare ai mass media. Molto per chi, come noi, ci ha lavorato e ha vissuto la Nostra Europa. Molto, perché non era facile riannodare fili che si erano in parte sfibrati dopo la grande stagione del social forum europeo. Perché era difficile in una situazione che si vorrebbe tutta riassunta nella “contesa tra establishment” e “populismi” (a proposito, le manifestazioni delle destre sono state ben poca cosa).

Perché a sinistra pesa una divisione, che alcuni hanno scelto di marcare, sulla moneta e sulla Ue. Perché, ed è il fatto più significativo alla fine, c’è un disincanto popolare che ha svuotato la città e ridotta la partecipazione. Su cui ha pesato per altro la prima prova sul campo della filosofia del decreto Minniti. Come se il disfacimento di questa Europa fosse un problema di ordine pubblico. Dunque, un lavoro importante è stato fatto e rimane. Anzi, continua. Perché i componenti di quel vero e proprio embrione di coalizione che è la Nostra Europa vogliono andare avanti. Guardando in primo luogo alle persone in carne ed ossa, così come si è fatto nei mesi in cui si è preparato l’evento.

2017, l’anno cruciale di Atene

La crisi in Grecia

di Dimitri Deliolanes

Il 2017 sarà un anno cruciale nel lungo confronto tra il governo di Alexis Tsipras e le autorità europee che, proprio sul caso greco, dovranno prendere decisioni importanti anche per gli equilibri di tutta l’eurozona.

Un primo assaggio delle intenzioni della Commissione si avrà a metà gennaio, quando il “quartetto” (ex troika) tornerà ad Atene per concludere la seconda valutazione. Si tratta di una scadenza importante perché dalle loro conclusioni dipenderà l’ingresso della Grecia nel programma di quantitative easing della BCE e anche l’inizio di un primo tentativo di tornare ai mercati finanziari internazionali.

Se i creditori metteranno al primo posto delle loro richieste questioni che riguardano il nuovo diritto del lavoro, allora sarà evidente che si cerca una mediazione ragionevole. Il governo di Alexis Tsipras ha già manifestato la sua disponibilità ad andare incontro alle richieste europee, mantenendo in vigore il diritto del lavoro europeo. In pratica, si tratta di abbandonare le richieste radicali, espresse dal FMI l’anno scorso, di legalizzare le serrate e i licenziamenti in massa ma di mettere ordine nel diffuso lavoro nero, ridurre i casi di falso lavoro autonomo, disciplinare i permessi sindacali e altre questioni del genere.

Se invece i creditori adotteranno le richieste del FMI di imporre già da ora nuovi tagli di bilancio per 4,2 miliardi di euro per gli anni 2019- 2020, allora è evidente che sarà difficile trovare una mediazione.

Spagna, Italia ed Europa: il no è un no collettivo

Referendum - Comitato per il no

Referendum – Comitato per il no

di Roberto Musacchio e Massimo Torelli

È il segretario (ex) dei socialisti spagnoli, Sanchez l’ultima vittima di quella che nella discussione in corso si definisce contraddizione tra governo e rappresentanza. Eletto col voto popolare è stato defenestrato in una riunione ristretta. Chiedeva che fosse un congresso a precedere il governo. Per altro Sanchez un governo lo voleva, ma non con Rajoy e non in continuità con la austerità. Quindi il tema non è governo o rappresentanza ma impedire una rappresentanza e governi alternativi. Sappiamo di ciò che ha passato, e passa, la Grecia.

Era poi aprile di questo anno quando Mario Draghi prendeva parola davanti al Consiglio di Stato portoghese. Era stato da poco eletto il nuovo Presidente del Consiglio, Costa, socialista sostenuto dalle sinistre e con un programma anti austerità. Le parole del capo della BCE, come riportato dalla stampa, non si limitavano a “difendere le riforme”, cioè le lacrime e sangue imposte dai vari memorandum, ma ripropongono concetti “cari” a Draghi per il quale le Costituzioni nazionali sono spesso di ostacolo a riforme come quelle fatte. Per aggiungere che tra quelle necessarie c’è anche la modifica della legge elettorale, nell’ottica della governabilità (come è importante allora che Tsipras abbia riproposto il proporzionale!). Non sono concetti nuovi ma riprendono un refrain che sta a cuore a Draghi ma anche a molti altri protagonisti della grande finanza, JP Morgan in testa.

L’Europa mediterranea alza la voce, ma i falchi di Berlino la rimettono a cuccia

Vertice di Atene

Vertice di Atene

di Alessandro Somma

Che la Brexit fosse un’opportunità per rimescolare le carte del potere politico ed economico in Europa, era facile intuirlo. Meno facile era prevedere che i primi segnali in questo senso sarebbero arrivati in fretta, innanzi tutto con la notizia di un ripensamento nel settore delle politiche europee volute in particolare dagli Stati Uniti, e per questo sponsorizzate da Londra. Si spiega così il tentativo di affossare definitivamente il progetto di Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti, il famigerato Ttip, che pure era da tempo sgradito a pezzi importanti delle amministrazioni tedesca e francese. Contrariamente a quanto è stato scritto, non è ancora detta l’ultima parola [1], e tuttavia assistiamo finalmente a prese di posizioni impensabili solo qualche settimana fa, quando si doveva ancora evitare di irritare agli inglesi: quando occorreva offrire loro di tutto e di più per convincerli a restare.

Qualche timido segnale si registra anche sul fronte delle politiche economiche complessive, e a monte degli schieramenti formatisi a supporto dell’austerità ottusamente imposta dai tedeschi. Si tratta di segnali molto deboli e soprattutto non riconducibili a comportamenti univoci, ma comunque degni di essere registrati, se non altro per tenere viva la speranza di un cambio di rotta.

Tsipras riunisce il Sud e Schaeuble si infuria

Alexis Tsipras - Foto di Wikipedia

Alexis Tsipras – Foto di Wikipedia

di Roberto Musacchio

A giudicare dalle rabbiose reazioni di Schaeuble e di altri leader conservatori tedeschi, la riunione dei capi di governo dei Paesi del Sud d’Europa ha lasciato un segno. E piovono già contumelie e minacce. Contro i socialisti che si fanno egemonizzare da un leader di estrema sinistra. E contro Tsipras cui si manda a dire che potrebbe non avere la prossima rata del prestito. Sta di fatto che non solo la riunione c’è stata, ma ha anche prodotto un testo condiviso e un nuovo appuntamento già previsto in Portogallo.

Si può dire che si comincia a intravedere la strada per un avvio di multilateralismo con la presenza di un polo mediterraneo. Non ancora un multipolarismo con il riconoscimento di punti di vista diversi e alternativi quale sarebbe necessario ad una Europa che fosse un vero soggetto politico democratico. Le cose condivise nella riunione, per quello che ho letto, sono naturalmente anche discutibili.

La Grecia lotta per liberarsi dal debito

Alexis Tsipras - Foto di Wikipedia

Alexis Tsipras - Foto di Wikipedia

di Argiris Panagopoulos

Probabilmente la parola “χρεος”, che vuol dire “debito”, sarà la prossima che passerà nel vocabolario europeo dopo Syriza, Tsipras e oxi.

La Grecia continua ad accumulare punti nella sua battaglia contro i “falchi” nel neoliberismo, mentre l’ottimismo dalle decisioni dell’Eurogruppo del 9 maggio ha portato Tsipras, Tsakalotos e il vicepresidente del governo greco Dragasakis di puntare direttamente sullo sviluppo e la creazione di nuovi posti di lavoro a breve. Le riunioni dell’Eurogruppo il 24 maggio e della Bce il 2 giugno sembra che decideranno la valutazione positiva del programma greco, la tranche per il pagamento dei debiti in scadenza e una forte iniezione di liquidità dell’economia reale con 9-12 miliardi e del sistema bancario greco con 5-6miliardi permettendo ad Atene di trattare con ancora più determinazione la questione del debito contro i pochissimi ma sempre pericolosi “falchi” che sono rimasti fedeli a Schäuble.

Dragasakis aspetta a breve 9-12 miliardi all’economia reale

“Il 24 maggio avremo un accordo, forse meglio di quanto ci aspettassimo”, ha detto il vicepresidente del consiglio dei ministri Giannis Dragasakis, sottolineando dagli schermi di Alpha TV che dopo la valutazione del programma greco ci saranno le condizioni per il recupero dell’economia e la sua e crescita.

Requiem per l’Altra Europa? “Noi non ci siamo”

L'altra Europa con Tsipras

L'altra Europa con Tsipras

di Cristina Quintavalla, Imma Barbarossa, Sauro Digiovanbattista, Nando Simeone e Riccardo rossi

Il diavolo insegna a fare le pentole ma non i coperchi. Tutto “l’impegno” profuso nella direzione di impedire un’assemblea nazionale dell’Altra Europa, richiesta da circa il 30% dei componenti del CN, volta a discutere del progetto politico e delle prospettive strategiche e per verificare l’esistenza delle condizioni per un rilancio dell’iniziativa politica, ha confermato purtroppo quanto fondate fossero le nostre critiche.

Per impedire accuratamente il dibattito interno, un bilancio dell’attività di questi due anni, l’assemblea milanese ha partorito un topolino. Che “noi ci siamo” non se n’è accorto nessuno, non gli attivisti dei movimenti, nessun organo di stampa, nè le forze della cosiddetta residuale “sinistra”.

Non se ne sono accorti perché i militanti dell’AE se ne sono andati e tutto il lavoro generosamente messo in piedi dai comitati territoriali è stato ancora una volta vanificato. Poco più di un centinaio di persone a Milano se la è contata e se n’è andata, forse senza nemmeno problematizzarsi sul fallimentare bilancio raggiunto.

Zygmunt Bauman: “È il carnevale della democrazia”

Zygmunt Bauman

di Alessandro Gilioli

Zygmunt Bauman, il grande sociologo teorico della “società liquida”, di recente ha riservato molte riflessioni a Internet, in particolare ai social media accusati di creare l’illusione di una rete affettiva in realtà inesistente. Parte quindi da questi temi la conversazione de “l’Espresso” con Bauman (al Future Forum organizzato dalla Camera di Commercio di Udine) per allargarsi però all’attualità politica, dai cosiddetti “partiti antisistema” europei alle primarie americane.

Professor Bauman, la sua è una critica esistenzialista alla Rete?

«Internet rende possibili cose che prima erano impossibili. Potenzialmente, dà a tutti un comodo accesso a una sterminata quantità di informazioni: oggi abbiamo il mondo a portata di un dito. In più la Rete permette a chiunque di pubblicare un suo pensiero senza chiedere il permesso a nessuno: ciascuno è editore di se stesso, una cosa impensabile fino a pochi anni fa. Ma tutto questo – la facilità, la rapidità, la disintermediazione – porta con sé anche dei problemi. Ad esempio, quando lei esce di casa e si trova per strada, in un bar o su un autobus, interagisce volente o nolente con le persone più diverse, quelle che le piacciono e quelle che non le piacciono, quelle che la pensano come lei e quelle che la pensano in modo diverso: non può evitare il contatto e la contaminazione, è esposto alla necessità di affrontare la complessità del mondo. La complessità spesso non e un’esperienza piacevole e costringe a uno sforzo. Internet è il contrario: ti permette di non vedere e non incontrare chiunque sia diverso da te. Ecco perché la Rete è allo stesso tempo una medicina contro la solitudine – ci si sente connessi con il mondo – e un luogo di “confortevole solitudine”, dove ciascuno è chiuso nel suo network da cui può escludere chi è diverso ed eliminare tutto ciò che è meno piacevole».

Governance europea: completare o rovesciare?

Europa

Europa

di Roberto Musacchio

Alfiero Grandi pone giustamente l’esigenza che la sinistra avanzi una propria proposta di ripensamento complessivo della UE. Ne offre l’occasione, scrive, l’autorevolezza con cui Mario Draghi pone la questione che ci si doti di un vero ministro dell’economia dell’area euro. Ciò consentirebbe di profittare dello spazio di riflessione che si è aperto anche in settori conservatori e di provarsi a modificare il quadro, compreso quello dei trattati, facendo perno sostanzialmente sull’area euro per un cambiamento politico di fondo.

Chiedo scusa a Grandi per la sommarietà e forse l’imprecisione con cui ho riassunto la sua proposta. Dico subito che condivido l’esigenza. Io stesso, per chi interessa, ho scritto in varie occasioni del lavorio in corso in materia di ripensamento della governance europea e in particolare del documento cosiddetto dei 4 Presidenti, della Commissione, del Consiglio, della BCE e dell’euro gruppo, poi diventato dei 5 per l’arrivo di quello del Parlamento e dell’interfaccia realizzato dallo stesso PE con un testo approntato dalla socialista francese Beres e recentemente votato. Purtroppo questa discussione è rimasta fin qui confinata in ambiti assai ristretti.

Non c’è quella partecipazione democratica che sarebbe necessaria data la evidente crisi della UE stessa. E, sempre purtroppo, siamo in totale continuità con il modo in cui si è proceduto da sempre nell’edificazione di quella che oggi ritengo di dover chiamare l'”Europa Reale” proprio per segnalarne la profonda differenza con le aspettative ideali e la mancanza di democrazia. C’è stato, sin dall’inizio, una sorta di doppio binario. Quello di un europeismo idealista e quello di un europeismo funzionalistico.

Perché Tsipras ha fatto il bis. Parla Deliolanes

Alexis Tsipras - Foto di Wikipedia

Alexis Tsipras - Foto di Wikipedia

di Sveva Biocca

Il partito del premier vince le elezioni, le quinte in sei anni, distaccando gli avversarsi ben oltre quanto si aspettavano stampa e politica (seppur il tasso di astensionismo sia stato molto alto). E a quanto pare aveva ragione il giornalista e saggista Dimitri Deliolanes quando, appena un mese fa, affermava che la popolarità di Tsipras, anche dopo le sue dimissioni, non sarebbe stata intaccata.

Ma chi ha votato Syriza? Cosa pensava chi non è andato a votare? Che cosa dovrà affrontare adesso la Grecia? Ecco le risposte di Deliolanes, ex corrispondente per il canale televisivo greco Ert in Italia e osservatore delle cose politiche (e non solo) di Atene, che sferza un po’ i giornalisti italiani…

In Italia si è scritto che la minoranza scissionista a vocazione Varoufakis esce sconfitta dal voto greco e Syriza acquista una centralità nel suo paese senza la parte sinistra di Syriza

È una cosa demenziale. Queste analogie forzate non le sopporto. Ma Tsipras quindi per loro dovrebbe essere Renzi e Lafazanis (capo minoranza Syriza ora leader di “Unità popolare”) dovrebbe essere Bersani?

Per loro chi?

Per i giornalisti italiani: hanno seria difficoltà a capire e interpretare cosa succede in Grecia. Oppure sovente è frutto di un pensiero fortemente provinciale.