Il neocolonialismo è una questione seria, non uno spot elettorale

di Alessandro Canella

La questione del neocolonialismo in Africa esiste, ma non riguarda solo la Francia e non si limita alla moneta. Molteplici sono gli interessi e i condizionamenti occidentali e una valutazione seria passa attraverso la profondità dell’analisi, non attraverso uno spot elettorale a favore di telecamere per ragioni di equilibri e alleanze europei.

Sta facendo ancora discutere l’uscita di Alessandro Di Battista, rilanciata poi dal vicepremier Luigi Di Maio, sulle politiche neocoloniali francesi, in particolare sul Franco Cfa. Da un lato si è registrata in Italia una levata di scudi filomacroniana, ad opera di quotidiani mainstream, alcuni esponenti della politica uscita sconfitta dalle elezioni del 4 marzo 2018 ed alcuni economisti. Dall’altro una difesa per così dire antisistema, anche in ambienti che un tempo furono della sinistra radicale e che comunque non sono automaticamente riconducibili alla base pentastellata.

Penso che per la comprensione della questione occorra distinguere il merito dal metodo. E purtroppo in questo caso, come in molti altri della politica attuale, il metodo è diventato centrale per un’analisi corretta della vicenda. Un argomento così serio come le politiche neocoloniali di molte potenze globali (non solo la Francia) in Africa è finito nel tritacarne del marketing elettorale in vista delle elezioni europee.
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