Tortorella: “La riforma del Pci doveva essere quella dell’ultimo Berlinguer”

di Daniela Preziosi «No, la crisi della sinistra di oggi è molto diversa da quella del post 89», risponde Aldo Tortorella se gli si chiede di qualche tratto comune fra lo scossone provocato dalla svolta di Occhetto e la frana dei nostri giorni. Novantatré anni, partigiano, poi direttore dell’Unità di Genova, Milano e Roma, deputato […]

Aldo Tortorella: “Berlinguer al governo? I sovietici tramarono per fermarlo”

di Walter Veltroni Aldo Tortorella, tu sei stato nella segreteria del Pci con Berlinguer. Vorrei, in questo colloquio, che partissimo da lontano. Il fascismo che hai conosciuto da ragazzo è stato veramente l’autobiografia di una nazione? «Il fascismo aveva un grande consenso, persino quando è scoppiata la guerra. Ero al liceo, vennero gli studenti universitari […]

Fascismo - Foto di Ian M.

Aldo Tortorella: “Ecco perché crescono i neofascismi”

di Gianfranco Pagliarulo

Sembrerebbe che oggi, diversamente da quanto avveniva – per esempio – agli anni Settanta, alcune formazioni neofasciste godano di un consenso sociale non particolarmente elevato, ma in costante crescita, tant’è che riescono ad eleggere una rappresentanza in vari Comuni, da Bolzano a Todi, da Lucca ad Arezzo a tanti altri. E ad Ostia, com’è noto, CasaPound ha ottenuto un significativo risultato elettorale. C’è il rischio della formazione di una base sociale più o meno estesa a sostegno di queste formazioni politiche?

Certo. Il pericolo è più che evidente. La crisi economica unitamente alla perdita di competitività con la moneta unica (cioè con la fine delle ‘svalutazioni competitive’) ha generato molti danni sociali. È stata persa quasi il 30% della manifattura. Molte piccole e medie aziende sono state spazzate via. Ciò ha determinato direttamente e indirettamente la rovina di molti, l’impoverimento del ceto medio, l’aggravamento della disoccupazione già pesante per le nuove tecnologie sostitutive di lavoro umano.

Le forze maggioritarie della sinistra non hanno capito quello che succedeva e hanno riposto tutte le loro speranze nella linea economica neoliberista gestendola dal governo o non combattendola dall’opposizione. L’esempio fu Blair in Inghilterra e Clinton negli stati Uniti con i loro imitatori italiani e di altri paesi. In tutto il mondo sviluppato ciò ha generato zone di comprensibile rancore di quanti erano (e sono) a disagio o alla disperazione. Un rancore che si è rivolto contro l’establishment moderato (cioè contro i gruppi politici dirigenti) entro cui la sinistra maggioritaria si era venuta collocando.
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Aldo Tortorella: i novant’anni del partigiano “Alessio”

di Sergio Caserta

Aldo Tortorella compirà novant’anni domani, il 10 luglio 2016: novant’anni davvero ben portati, come si vede da questi filmati che riprendono gran parte del suo recente intervento al convegno della Fondazione Claudio Sabattini “Prima di tutto il lavoro”, svoltosi a Bologna il 27 aprile 2016. l’intervento completo è sul prossimo numero in uscita di “Inchiesta”

Il prossimo 19 luglio si terrà a Roma un grande evento per festeggiarlo degnamente insieme a moltissimi protagonisti della vita politica e culturale italiana: “Le avventure della sinistra”, alle ore 17.30 presso la Casa del Cinema, largo Mastroianni 2.
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Timore reverenziale: quella sera con Renato Zangheri

Renato Zangheri, foto Wikipediadi Sergio Caserta

Nel ricordare Renato Zangheri che ho avuto la fortuna e l’onore di conoscere, io migrante partenopeo in terra “rossa” felsinea, un tempo quasi suolo sacro per noi comunisti meridionali, non posso non raccontare l’episodio che accadde al primo incontro. Era una festa de l’Unità verso la fine degli anni Novanta, quando al vecchio e vituperato PCI (era questa l’opinione dei “novatori” di allora), veniva a essere sostituito una forma di partito ancora in qualche modo di sinistra ma sempre più influenzato da correnti di pensiero moderato.

Ci trovavamo lì per presentare l’>ssociazione per il rinnovamento della sinistra, presieduta da Aldo Tortorella che già allora, inascoltata, metteva in allarme dalla deriva che le pratiche, ancor più delle vieppiù scarne teorie, di montante centrismo potevano determinare nel corpo già scomposto della sinistra italiana. Al dibattito prese parte Zangheri che, pur se ancora da posizioni interne e di consenso, autorevolmente esprimeva i suoi moniti e le sue preoccupazioni per il futuro politico.

Mi sembrava tra i due giganti di essere ancor più piccolo di quel che ero. Finito l’incontro. che andò molto bene anche se snobbato dai gruppi dirigenti locali, andammo a cenare come si usa fare alla festa, c’era molta folla e i ristoranti erano pieni, cosicché rimediammo alcuni tavoli di fortuna in un’osteria di non ricordo di quale stand, forse quella friulana. Ero emozionatissimo, Zangheri era molto gentile e cordiale con il suo figliolo, allora di pochi anni ma vivacissimo e la giovane moglie.
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