Checkpoint a Venezia: come gestire i flussi tra scienza e democrazia

di Bruno Giorgini

Premessa. Discutiamo ora dell’iniziativa del sindaco di Venezia per far fronte al turismo di massa introducendo dei tornelli e sbarramenti per l’accesso in città storica. Quindi in “Venezia città libera e aperta” cercheremo di dare conto dei più recenti studi sul tema che possono configurare una governance dei flussi in grado di coniugare scienza e democrazia.

Per Aristotele il movimento è per gli umani l’essenza della libertà. Inoltre la città è un sistema di differenze. In termini delle città moderne dobbiamo aggiungere: un sistema aperto. Soltanto i sistemi aperti ci racconta la fisica, sono creativi di nuove dinamiche, ovvero di nuove relazioni, strutture, geometrie: in ultima analisi produttivi di nuove forme di vita associata e individuale.

Parlando di città questo significa dire che una città chiusa trasmuta più o meno rapidamente in una città morta. Non a caso quando in tempi per fortuna lontani, ma non lontanissimi, una città veniva messa in quarantena perché investita dalla peste, o altra epidemia, accadeva che le sue forme di vita si riducessero man mano all’osso, anche per gli individui sani, diventando esili come fili di fumo fino a spegnersi – e se qualcuno ne vuole leggere una descrizione magistrale sfogli la Peste di Camus.
Leggi di più a proposito di Checkpoint a Venezia: come gestire i flussi tra scienza e democrazia

La tragedia dell’utilitarismo: il caso dell’acqua, diritto umano e bene comune pubblico / 3

Acqua Pubblicadi Riccardo Petrella

(Prima e parte)

Il predominio della concenzione utiliitarista. La costruzione del muro

Il fondamento teorico, ideologico, della concezione utilitarista sta nella tesi che il valore di un bene, di un servizio, di ogni cosa è strettamente legato al binomio rarità/utilità. Da qui il principio – elemento chiave del marginalismo- che il valore di un bene diminuisce con la quantità disponibile. Più il bene è raro, più esso ha valore. Pertanto, più un bene è utile ed è richiesto, più il suo valore aumenta ed il  prezzo di mercato ne dà la misura.

Contrariamente alle tesi dell’economia detta classica che ha cercato di definire il valore dei beni sulla base di elementi soggettivi (la terra, le risorse naturali, il lavoro incorportato nei prodotti…,) la svolta introdotta dal marginalismo sta nell’aver messo l’accento su elementi soggettivi (i bisogni individuali, le preferenze e le scelte personali, i desideri, i comportamenti degli investitori, dei consumatori, delle autorità pubbliche…).

Così facendo i promotori del marginalismo hanno dato forza non solo alle politiche di esaltazione del ruolo del mercato e dei meccasnismi di domanda/offerta, ma anche alle strategie di rarefazione dei beni da parte dei detentori di capitali come mezzo per aumentare il valore (e, quindi, i profitti) delle imprese da loro possedute e/o controllate. [5]

Come illustrato dalla figura 1, il ciclo socio-economico e politico dell’acqua secondo la concezione utilitarista comincia con la visione dell’acqua considerata essenzialmente come una risorsa naturale vitale d’importanza strategica per l’economia e la crescita economica. È cosi che è definita l’acqua nei primi documenti della Banca Mondiale e dell’ONU in occasione della prima conferenza internazionale dell’ONU sull’acqua del 1977 a Rio de la Plata. [6]
Leggi di più a proposito di La tragedia dell’utilitarismo: il caso dell’acqua, diritto umano e bene comune pubblico / 3

La tragedia dell’utilitarismo: il caso dell’acqua, diritto umano e bene comune pubblico / 2

Acqua Pubblicadi Riccardo Petrella

(Prima parte)

Le principali concezioni dell’acqua

È possibile identificare quattro principali concezioni dell’acqua:

  • la concezione naturalista
  • la concezione sacrale
  • la concezione politico-integrale
  • la concezione utilitarista

La concezione naturalista vede l’acqua a partire dal vissuto quotidiano: il mare, gli oceani, la pioggia, i fiumi, i laghi, le sorgenti, i pozzi, le inondazioni, la siccità. Il suo immaginario dell’acqua è realista e mitico. L’acqua è fonte di vita: per bere, lavarsi, l’igiene, l’agricoltura, l’alimentazione, la salute, l’energia, le attività industriali, il divertimento. Ma anche fonte di morte: inondazioni, siccità, pioggie devastanti, acqua inquinata, contaminata.

Specie in tempi piuttosto lontani, allorché le conoscenze degli esseri umani sulla vita erano limitate, l’approccio naturalista ha alimentato una visione dell’acqua fondata sull’ignoto, il non conosciuto, il mistero. Il che ha permesso a fantasiosi, stregoni, maghi ma anche poeti e narratori di assimilare l’acqua a forme di vita mitiche, surnaturali . Queste visioni non sono del tutto scomparse ai tempi nostri. Hanno preso nuove forme alimentate, talvolta, dalle stesse conoscenze avanzate acquisite nel frattempo sulla materia, l’energia, il vivente.
Leggi di più a proposito di La tragedia dell’utilitarismo: il caso dell’acqua, diritto umano e bene comune pubblico / 2

Acqua Pubblica

La tragedia dell’utilitarismo: il caso dell’acqua, diritto umano e bene comune pubblico / 1

di Riccardo Petrella

Introduzione. Il muro

Come spiegare l’impasse nella quale si trovano le azioni di salvaguardia e di promozione dei diritti umani e dei beni comuni pubblici, in questo caso l’acqua, di fronte alla massiccia e continua opera di demolizione della società dei diritti, dello Stato del Welfare e dei principi costituzionali di uguaglianza, giustizia, solidarietà, fraternità, libertà ? Si ha l’impressione che siamo davanti ad un muro che non consente di avanzare verso l’obiettivo maggiore del diritto alla vita per tutti gli abitanti della Terra.

Noi esseri umani siamo vicini agli 8 miliardi di persone. Di recente, uno studio di due ricercatori olandesi pubblicato in Science (n° febbraio 2016) ha dimostrato che 4 miliardi (4 mila milioni) di esseri umani vivono in condizioni di grave carenza d’acqua (quindi, in cattivissime condizioni di vita). [1]

Inoltre, coloro che vivono in situazioni di acqua disponibile ed accessibile sperimentano crescenti difficoltà ad accedere ad un’acqua buona per usi umani a causa della sua rarefazione, specie economica: sia perché le fonti idriche provvedono acque sempre più contaminate ed inquinate per cui «chi può» compera, per bere, acqua minerale inbittiglia al posto dell’acqua potabile del rubinetto, sia perché la priorità d’uso è, de facto, data all’irrigazione, alla produzione di energia (idro-eletricità), alle attività turistiche (caso, fra altri, dei paesi del Mediterraneo sud). Infine sta aumentando dappertutto il numero di persone che subiscono l’interruzione dell’erogazione idrica perché morosi o insolventi (causa impoverimento).
Leggi di più a proposito di La tragedia dell’utilitarismo: il caso dell’acqua, diritto umano e bene comune pubblico / 1

Expo, il Primo Maggio delle multinazionali

Expo a Milano
Expo a Milano
di Vittorio Agnoletto

“Allo stato attuale la produzione agricola mondiale potrebbe facilmente sfamare 12 miliardi di persone… Si potrebbe quindi affermare che ogni bambino che muore per denutrizione oggi è di fatto ucciso”: così scrive Jean Ziegler, già Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo.

Expo, stando allo slogan che lo qualifica: “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, dovrebbe rappresentare un’occasione unica per avviare una riflessione globale, sociale e istituzionale su questa enorme contraddizione che produce un miliardo di affamati e 800 milioni di obesi. Due facce dello stesso problema che abitano questo nostro tempo: la povertà, in aumento non solo nel Sud del mondo, ma anche nelle nostre periferie sempre più degradate.

Occasione che, se ben utilizzata, avrebbe potuto fare piazza pulita delle ragioni esposte da coloro, come il sottoscritto, che erano contrari alla realizzazione a Milano di tale evento, temendo che si trasformasse in un inestricabile intreccio di tangenti, consumo di suolo e in una indecorosa vetrina per le grandi multinazionali del cibo.

Purtroppo lo spettacolo al quale stiamo assistendo conferma tutti i timori di chi fin dall’inizio si è mostrato più che scettico su tale evento. In questa sede mi limiterò ad analizzare quanto sta avvenendo sul tema oggetto di EXPO; tralascio, per questioni di spazio, tutto quanto riguarda gli aspetti della legalità o meglio della corruzione che, per altro, sono ampiamente documentati quotidianamente sui media.
Leggi di più a proposito di Expo, il Primo Maggio delle multinazionali

Acqua Pubblica

Bologna, ex scuole Ferrari: l’acqua della vergogna

di Sergio Caserta

E così Bologna si scopre anche crudelmente burocratica, taglia la luce e perfino l’acqua alle ex scuole Ferrari, occupata dai poveracci. La ragione spiegata dall’assessore Frascaroli è che i funzionari non potevano fare altrimenti, perché sarebbero incorsi, continuando a pagare le indebite bollette, nel reato di procurato danno erariale.

La forza della legge! Invece chissà perché, quando si tratta di autorizzare varianti ai piani regolatori per trasformare aree verdi in zone edificabili, allora cambiare le norme è possibile, in nome del profitto privato che diventa interesse pubblico. Sta qui il grande inganno e la ragione dell’involuzione di un territorio che era stato la culla degli ideali del socialismo dal volto umano, della giustizia sociale e delle opportunità.

Hanno dimenticato da dove sono nati, da quelle lotte bracciantili e operaie contro il latifondo e contro il fascismo, dalla resistenza che modellò una classe dirigente che rese queste città un modello di sviluppo economico e integrazione sociale. I figli e i figli dei figli dei cooperatori che realizzarono le società di mutuo soccorso che propugnavano gli ideali di uguaglianza e solidarietà, sono diventati, algidi burocrati, adoratori del dio profitto, nemici di chi è più debole, freddi esecutori delle leggi, quando si tratta di perseguire le diversità.
Leggi di più a proposito di Bologna, ex scuole Ferrari: l’acqua della vergogna

Beni comuni - Foto di Progetto Rebeldia

Acqua, energia e beni comuni: che ne è del referendum del 2011?

di Mario Agostinelli

1. Referendum 2011: la sovranità popolare disattesa

Per capire cosa pensi del voto referendario del 2011 il governo di Matteo Renzi, più che scorrere un programma avulso da qualsiasi impegno nella realizzazione di quella svolta, basterebbe leggere la biografia di quelli che, tra i suoi ministri, dovrebbero impegnarsi a convertire l’acqua da risorsa economica a bene comune e a strutturare una rete elettrica che favorisca la diffusione territoriale delle fonti rinnovabili e l’autosufficienza energetica senza il deterioramento dei cicli naturali.

Ma manca la volontà politica per sottrarre alla logica del profitto un accesso indispensabile alla vita e per chiudere irreversibilmente col ritorno all’atomo, garantendo altresì la necessaria sicurezza alla dismissione degli impianti e al trattamento delle scorie. La svolta più importante degli ultimi anni anche dal punto di vista concettuale, richiesta con un atto democratico tanto più esigibile quanto in contrasto con la crescente tendenza astensionista, sta annegando nell’indifferenza di gran parte dei cittadini e nella povertà progettuale dei governi tecnici e del renzismo “del fare”.

Tutti intrisi di smania di privatizzazione, alienazione del patrimonio comune, incapacità di pensare a sistemi energetici non centrati su grandi impianti, attraverso cui progettare invece una occupazione più stabile e dignitosa e offrire un ragionevole contributo al governo del suolo, al cambiamento climatico e fino, indirettamente, all’eliminazione delle armi nucleari stoccate nelle basi Nato.
Leggi di più a proposito di Acqua, energia e beni comuni: che ne è del referendum del 2011?

Hera e la cattiva strada delle multiutility

Heradi Vincenzo Comito

Hera spa è un’azienda con sede sociale a Bologna, nata nel 2002 dalla fusione di 12 aziende municipalizzate operanti in Emilia Romagna; è attiva della distribuzione del gas, dell’acqua, dell’energia e nello smaltimento dei rifiuti in Emilia Romagna e nelle Marche, ma si sta espandendo anche al di fuori di queste regioni. Azionisti di riferimento sono un numero rilevante di comuni. Partecipano al capitale anche delle entità esterne, quali Lazard Asset Management, Carimonte Holding, Gsgr srl., ecc. Dovrebbe presto diventare socia la Cassa Depositi e Prestiti, che acquisirà il 6% del capitale complessivo.

I ricavi della società, che erano stati pari a circa 1,1 miliardi di euro nel 2002, sono saliti sino ai 4,1 miliardi del 2011. Il tasso di crescita medio annuo della cifra d’affari si colloca nel periodo intorno al 16,2%. I dati del 2012 vedono una ulteriore crescita sino a 4,5 miliardi, con un incremento del 9,4% sull’anno precedente.

Dal 1° gennaio 2013 la società AcegasAps, che concentra la sua attività sulle aree di Padova e di Trieste, è entrata a far parte del gruppo. La cifra d’affari di Hera per il 2012, se considerassimo nel conto anche tale nuova struttura, dovrebbe superare i 5 miliardi. In prospettiva, essa potrebbe diventare ancora più rilevante con la ventilata, ipotetica, fusione con Iren spa, un altro complesso di grandi proporzioni. Nel 2011 l’energia elettrica rappresentava il 35,1% del totale della cifra d’affari, il gas il 33,0%, l’acqua il 13,2%, l’ambiente il 16,4%; gli altri servizi raccoglievano il residuo 2,2%.
Leggi di più a proposito di Hera e la cattiva strada delle multiutility

Alba: “Affrontiamo il terremoto partendo dalla democrazia. Sabato 13 aprile inizia un percorso”

Alba

di Alba (Alleanza, Lavoro, Beni Comuni, Ambiente), comitato operativo nazionale

L’Italia non è più la stessa. Il blocco che ha immobilizzato la politica e il suo rapporto con la società è stato improvvisamente spazzato via.
Tutto questo forse era desiderato, di certo era atteso.

Un anno fa, Alba nasceva con la previsione di questo sconvolgimento, dalla presa d’atto della crisi ormai irreversibile di partiti politici non più rispondenti, nei contenuti e nella forma, alle domande poste drammaticamente dalla devastazione della crisi economica sociale e culturale. Incapaci di rappresentare qualcosa che uscisse dalla grammatica perversa di un’offerta commerciale di sigle e volti, prodotti da acquistare ogni cinque anni sul mercato elettorale. Per poi affidarsi. Partiti che non avevano più nulla a che fare con le speranze, i desideri e i bisogni, la vita delle persone, le loro relazioni con il mondo.

Il fiume in piena dei “senza rappresentanza”, disgustati dai partiti che nel 2012 hanno retto la maggioranza del governo Monti, ha adesso trovato nel voto a Grillo lo strumento efficace per spezzare il sequestro della realtà da parte del teatrino di questa politica. Per evadere da una rappresentanza che non solo non li ha rappresentati, ma gli si è rivolta contro: sacrificando alla logica spietata – ma presentata come naturale – dei grandi poteri finanziari, ogni residuo di equità e di legame sociale.

Di fronte all’evaporazione del PD, che mette in scena da anni l’inarrestabile agonia del proprio “finale di partito”, le proposte elettorali sia di Rivoluzione civile che di SEL sono apparse drammaticamente insufficienti rispetto ai bisogni di cambiamento. Hanno continuato a offrire una forma della rappresentanza tesa più a salvaguardare la propria esistenza come sigla o somma di sigle, tristi apparati di testimonianza dentro o accanto ad alleanze senz’anima, che a misurarsi con le trasformazioni della sfera della cittadinanza e della politica. Trasformazioni che già erano sotto gli occhi di tutti – per chi volesse vedere – in questi anni di crisi e sconvolgimento anche antropologico della società italiana.
Leggi di più a proposito di Alba: “Affrontiamo il terremoto partendo dalla democrazia. Sabato 13 aprile inizia un percorso”

Zic.it: Hera-Acegas, la protesta blocca il consiglio comunale a Bologna

Da Zic.it, Hera-Acegas, la protesta blocca il Consiglio comunale: Lavori già sospesi due volte da decine di manifestanti, che protestano contro la fusione tra le multiutility. Il palazzo del Comune era presidiato dalla Polizia fin dalla mattina. Alcune decine di persone, armate di striscioni e cartelli, pochi minuti fa hanno bloccato i lavori del Consiglio […]

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi